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Leonardo da vinci e la storia delle sue opere più misteriose.

Ingegnere, architetto, matematico, filosofo, pittore, scultore, disegnatore, inventore, matematico, anatomista e addirittura musicista.

Questo e tanto altro è stato Leonardo da Vinci, il genio assoluto del Rinascimento, l’italiano più famoso al mondo di tutti i tempi e il più ricercato artista di corte del suo tempo.

Da Firenze a Milano, da Mantova e Venezia, da Roma alla Loira un lungo percorso di studi e rappresentazioni, di passioni e esplosioni artistiche irripetibili.

Tra gli aspetti più affascinanti che ancora oggi impegnano tanti studiosi alla ricerca di risposte, c’è quel fitto mistero che si cela dietro ogni opera.

Quasi come se si trattasse di una firma, di una sua opera nell’opera, un tracciato metafisico lasciato come sfida alle future generazioni e che, dopo 500 anni, ancora affascinano.

I Misteri del Ritratto di Ginevra de’ Benci.

Tra le più celebri opere di Leonardo intrise di mistero, c’è senza dubbio il Ritratto di Ginevra de’ Benci, esposto alla National Gallery of Art di Washington.

Figlia di un ricco banchiere amico del padre di Leonardo, fu costretta a sposare un uomo che non amava.

Ginevra, donna colta e che aveva tra i suoi ammiratori l’ambasciatore di Venezia, Bernardo Bembo, probabilmente colui che commissionò il ritratto a Leonardo, viene raffigurata con una espressione velata di tristezza, talmente realistica da far dire al Vasari che più che un ritratto «sembra Ginevra stessa».

Il pannello è stato privato di almeno un terzo della sua originale dimensione, la parte in cui erano presenti le mani della donna. Sul quando e perché l’opera venne effettuato il taglio resta fitto il mistero.

La stessa opera nasconde un altro enigma, svelato dagli studi effettuati dalla filologa Carla Glori, che allo studio delle opere di Leonardo e alla interpretazione dei messaggi subliminali in esse nascosti ha dedicato anni ed anni di studio.

Sul retro del ritratto di Ginevra de’ Benci, da un esame ai raggi infrarossi effettuato dal museo americano, è emerso un cartiglio contenente un ram di alloro e uno di palma intrecciati e la frase “virtutem forma decorat”.

La studiosa ha ricavato dalla frase circa 50 anagrammi che, letti in sequenza, racconterebbero la vera storia di Ginevra de’ Benci, la sua “tristezza”, il suo amore per l’ambasciatore veneziano Bembo e la costrizione nello sposare Luigi di Bernardo Niccolini.

I Misteri della Dama con l’Ermellino.

Altro straordinario dipinto di Leonardo, ricco di fascino e mistero, è La dama con l’ermellino, che raffigura Cecilia Gallerani, amante del duca di Milano Ludovico Sforza il Moro.

L’opera è esposta al Museo Nazionale di Cracovia dopo essere stata acquisita dal governo polacco, nel 2016, dalla collezione privata dei principi Czartoryski.

Se il dipinto rappresenta una testimonianza eccezionale delle sperimentazioni leonardiane sulla postura oltre che sui costumi dell’epoca, il mistero legato al quadro si concentra più che altro sull’ermellino che la dama tiene tra le braccia.

In tanti si sono chiesti, nei secoli, come avesse potuto utilizzare da “modello” un animale tutt’altro che docile e, soprattutto, perché far riferimento proprio all’ermellino, non certo un animale da compagnia.

La risposta al primo quesito starebbe nel fatto che a posare per Leonardo sarebbe stato un furetto, animaletto presente nelle corti del XV secolo.

Quanto al motivo della scelta dell’ermellino, due sono le interpretazioni: la prima è che Leonardo abbia voluto fare un riferimento al cognome della persona ritratta (in greco ermellino si dice Galé). L’altro è che il genio di Vinci abbia inteso riferirsi al riconoscimento ottenuto nel 1488 da Ludovico il Moro, nominato cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino dal re di Napoli.

I Misteri della Gioconda.

Il più celebre e misterioso dipinto di Leonardo, ammantato da oltre cinque secoli di misteri, ipotesi e congetture, oltre che oggetto di furti e tentati atti di vandalismo, resta la Gioconda, il “quadro” per eccellenza.

Conservato al Louvre di Parigi, sul suo conto sono state scritte pagine e pagine di critica dell’arte oltre che di cronaca e di storia: dal luogo immortalato sullo sfondo alla identità della donna dal sorriso più enigmatico.

Senza dimenticare il (falso) mito della sottrazione del dipinto da parte dei francesi che, invece, fu regolarmente pagato dal re Francesco I.  

A Giorgio Vasari, che non conobbe mai Leonardo né ebbe mai la possibilità di ammirare il suo dipinto più celebre, di deve il nome e l’attribuzione dell’immagine ritenuta per secoli quella esatta.

Nella sua più celebre opera, il Vasari racconta di un ritratto di Monna Lisa Gherardini sposa di Francesco del Giocondo dipinto da Leonardo durante il periodo fiorentino.

Ma di un abbinamento certo tra l’opera di cui parla Vasari e quella custodita oggi al Louvre in realtà non vi è mai stata traccia. Suggestiva l’ipotesi che ad essere raffigurata sia il volto della mamma di Leonardo, attraverso una sorta di autoritratto del maestro toscano.

Al volto della Gioconda sono poi stati accostati i nomi di Pacifica Brandani, Costanza d’Avalos, Isabella d’Este.

Abbastanza per alimentarne il mistero e l’enigma di un sorriso unico al mondo.

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La Foresta del Parco nazionale di Bialowieza e il suo immenso patrimonio naturalistico

Ciò che rimane dell’immensa macchia verde che migliaia di anni fa copriva l’intera Europa centrale, nominata Riserva della biosfera nel 1976 e Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1979, tra le più vaste aree naturalistiche che conserva intatta la sua natura mai danneggiata dall’intervento dell’uomo: stiamo parlando della foresta di Bialowieza, al confine tra Bielorussia e Polonia.

Precisamente nella regione polacca di Bialystok e in quelle bielorusse di Brest e Grodno.

Cosa vedere nel parco di Bialowieza

L’area appartenente al territorio bielorusso include uno zoo, che ha garantito la salvezza dell’ultima popolazione di bisonte europeo, un museo, laboratori, piccoli alberghi e alcuni ristoranti.

Quella polacca comprende la grande radura composta da immensi alberi e ristoranti per fare escursioni nella natura o in sella a un cavallo. Parlando di animali, si sottolinea anche lo sforzo nel tutelare dall’estinzione il cavallo selvatico di Przewalski, ultimo rappresentante in libertà dei primitivi cavalli selvatici del ceppo euroasiatico.

Flora e fauna

L’intera area della foresta include una grande varietà di flora e di fauna, tra cui erbe, funghi, insetti di ogni specie, animali piccoli e grandi.

Sono presenti infatti oltre 200 specie di volatili e circa 60 di mammiferi. Di grande fascino le querce presenti nella distesa naturale, tra cui la quercia di Jagiello, tra le più note, e la grande Mamamuszi, la più grande con una circonferenza che supera i 6 metri.

L’area sulla quale si estende la Foresta di Bialowieza è molto vasta (1500 Km2 circa) ed è fortemente protetta da vincoli paesaggistici e tutelata per il suo enorme valore ecologico, è quindi normale essere sottoposti a restrizioni da parte delle guardie durante le visite.

Birdwatching nel parco di Bialowieza

Il periodo più adatto per ammirare da vicino questa foresta di rara bellezza è tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, accompagnati da giornate abbastanza lunghe e da un clima più mite nonostante la costante presenza di umidità, fattori che consentono una tranquilla attività di birdwatching oppure di dedicarsi alle osservazioni naturalistiche.

Il luogo più indicato per soggiornare è proprio il villaggio rurale di Bialowieza, che dispone di alcuni piccoli hotel e ostelli, raggiungibile in automobile oppure in autobus.

Il Castello di Schonbrunn a Vienna, l’antica residenza austriaca patrimonio dell’Unesco.

In Austra nella città di Vienna, a Hietzing nella periferia occidentale del capoluogo austriaco, si apre maestoso il Palazzo di Schonbrunn che con il suo lussureggiante giardino è stato incluso, fin dal 1996, tra i Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO.

La sua storia risale alla metà del 1500 ed ha rappresentato residenza di numerosi rappresentanti della famiglia imperiale. Dal XVI luogo prediletto dagli Asburgo, il maestoso complesso rappresenta una sintesi perfetta tra gli stili estetici e gli apporti artistici che nei decenni si sono succeduti.

Tra questi spiccano gli interventi voluti da Maria Teresa d’Austria, che arricchì gli appartamenti, l’arredamento, i giardini, l’enorme serra. Un palazzo dalle dimensioni mastodontiche, basti pensare che conta ben 1440 stanze ricche di arredi e fasti, di cui circa 190 sono aperte al pubblico in veste di museo.

Attraversato il largo cortile del palazzo, si accede alla Gran Galleria attraverso un ampio scalone, ricca di affreschi e illuminata da enormi lampadari di cristallo.

A seguire la Piccola Galleria che porta sul Salone Cinese ovale e sul Salone Cinese circolare. Tra gli ambienti più noti la camera da letto, finemente decorata di arazzi, conosciuta anche come “Sala di Napoleone”, che qui soggiornò durante l’occupazione.

Molto interessanti anche il Salone delle Cerimonie, che racchiude delle grandi tele che rappresentano alcuni momenti della vita di Maria Teresa, e il Salone dei Cavalli, caratterizzato dai disegni che raffigurano cavalli presenti sui rivestimenti delle pareti.

Da non perdere infine il Salone degli Specchi, la stanza nella quale Mozart, alla tenera età di sei anni, diede il suo primo concerto.

Ma, oltre agli immensi spazi al chiuso, la tenuta è ricca di vegetazione e di ampi spazi all’aperto.

A est del palazzo trovano spazio le serre, fatte costruire da Maria Teresa, grande appassionata di piante esotiche e tropicali.

L’area situata al centro del giardino forma invece il Grande Parterre, caratterizzato da prato e aiuole affiancate sui lati da alberi e statue ispirate a personaggi della storia greca e romana.

Alla fine del parterre, la Fontana di Nettuno che, insieme alla Fontana dell’Obelisco rappresenta le vasche d’acqua più maestose della tenuta.

Oltre allo splendore dei giardini, il complesso è conosciuto per ospitare uno degli zoo più antichi al mondo.

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La Chiesa Santa Maria delle Grazie ed il Cenacolo di Leonardo a Milano

Secondo sito italiano in ordine temporale a essere stato incluso tra i Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO (nel 1980), la Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano è tra le più alte rappresentazioni del Rinascimento italiano settentrionale.

La Storia

Edificata nella seconda metà del XV secolo da Guiniforte Solari su espresso volere dell’Ordine Domenicano, fu in seguito portata a termine e ampliata dal grande architetto Donato Bramante, su committenza del duca Ludovico Sforza che voleva collocare al suo interno la tomba che avrebbe contenuto le proprie spoglie e quelle della moglie. Bramante si occupò anche della costruzione del grande refettorio.

La Chiesa dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci

Oltre a rappresentare un importante monumento architettonico italiano, ulteriore motivo di valore della Chiesa è rappresentato dal fatto che in essa è custodito uno dei capolavori del genio di Leonardo da Vinci, il “Cenacolo”, anch’esso protetto dalla designazione di “Patrimonio dell’Umanità” e custodito nell’ex refettorio.

Databile tra il 1497 e il 1498, è la più alta rappresentazione dell’Ultima Cena, dotato di una forte carica innovativa rispetto alle precedenti raffigurazioni della medesima scena.

Oltre la solita staticità, il dipinto di Leonardo infonde al contrario movimento a tutte le figure, compresa quella di Giuda, non più isolato dal resto degli apostoli fisicamente ma solo a livello emozionale, come dimostrato dall’incredulità che si legge sul suo viso e dal gesto involontario e improvviso del suo braccio appoggiato al tavolo.

Espressività nei volti e nelle mani, colori brillanti, eccezionale effetto prospettico che consente alle figure di risaltare sullo sfondo. Elementi che ne evidenziano la straordinaria unicità.

Il sito è costantemente oggetto di visite da parte di persone provenienti da tutto il mondo, punto di riferimento nell’ambito del percorso Vinciano che prende forma nel capoluogo lombardo e che consente di scoprire i capolavori artistici del periodo milanese di Leonardo.

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Butrinto, il sito archeologico più importante dell’Albania.

Dal 1992 proclamata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, la città di Butrinto si trova in Albania a circa 180 km a sud di Tirana, quasi al confine con la Grecia.

Rappresenta una delle più importanti aree archeologiche del Paese, le cui rovine racchiudono al loro interno diversi secoli di storia: a partire dalla fondazione corinzia, passando per la dominazione romana, quella bizantina, l’occupazione veneziana e ancora quella ottomana.

L’importanza di Butrinto si manifesta in modo particolare nella coesistenza di tutte le rovine delle diverse civiltà che vi si sono avvicendate nel corso dei secoli, facendone per questo un sito protetto e di interesse mondiale.

La cittadina è circondata da una cinta muraria dominata da una torre romana e da un torrione veneziano.

Di grande interesse l’acropoli, il teatro e le terme con il battistero paleocristiano.

Il sito conserva infatti le rovine di numerose case private, da cui si raggiunge il teatro, ben conservato, molto vicino alle rovine del tempio dedicato a Esclulapio.

Per quanto riguarda le terme, esse sono state costruite nel IV secolo a.C. e sono vicine al battistero, edificato però qualche secolo dopo, di cui si evidenziano le pavimentazioni a mosaico di rara bellezza.

Poco lontano si può ammirare ciò che resta di un’antica basilica di origine romana, un altro sito termale e ancora una grande chiesa costruita tra il VI e il VII secolo.

Attraverso una delle porte di accesso alla cittadina, è possibile salire verso un maestoso castello veneziano, scrigno di tanti tesori di cui molti sono stati trasferiti in Italia, altri sono rimasti in Albania, come la “Dea di Butrinto” conservata nel Museo Archeologico di Tirana.

Butrinto, per la maestosità del suo sito archeologico e per la ricchezza storica in esso racchiusa, è prova tangibile della compenetrazione e della sovrapposizione delle differenti civiltà che, nel corso della storia, si sono succedute in Albania.

La cittadina è raggiungibile via strada dalla città di Saranda, che si trova proprio di fronte a Corfù cui è collegata tramite aliscafo o traghetto.

Per questo motivo Butrinto è attualmente un’attrazione turistica molto frequentata da coloro che passano le vacanze nella vicina isola greca.

Siti Unesco in Italia: Castel del Monte ad Andria.

Nel suggestivo paesaggio collinare delle Murge, a circa 40 chilometri a ovest di Bari nel territorio comunale di Andria, sorge una delle realizzazioni più caratteristiche dell’architettura medievale del Mezzogiorno con innovazioni del gotico civile, Castel del Monte.

Maestoso e solitario in posizione dominante, fu edificato per volere di Federico II nel XIII secolo probabilmente come castello di caccia e residenza estiva nella sua tipica forma ottagonale.

La costruzione è priva di merlature, le pareti costruite con grossi blocchi di pietra calcarea, ma la caratteristica che subito salta all’occhio è la costante presenza del “numero otto”.

In ogni angolo della pianta ottagonale sorgono infatti otto torri anch’esse di forma ottagonale, mentre su ognuno dei due piani si trovano otto stanze corrispondenti alle otto facciate. Un elemento che lascia pensare a qualche preciso significato esoterico e che ancora appassiona gli studiosi.

Di particolare interesse l’impianto idraulico di ispirazione orientale, poco diffuso all’epoca.

Per il suo indiscutibile fascino e per l’unicità che rappresenta, Castel del Monte è stato proclamato nel 1996 Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

Effettivamente, osservandolo con attenzione, si scoprono innovativi e armoniosi legami con i modelli dell’antichità classica, con quelli culturali nord europei e con il mondo islamico e orientale in generale, motivi stilistici di rilevanza tale da inserire il “castello” fin dal 1936 tra i Monumenti Nazionali e renderlo attrazione turistica di portata internazionale.

Attualmente, visitando gli spazi interni si può notare come essi risultino piuttosto spogli, ma destano molto interesse le strutture degli ambienti, le scale a chiocciola, le strette feritoie nelle torri, così come il sistema che manovra la saracinesca di chiusura dell’antico portale principale.

Il cortile interno, quasi come a dare la sensazione di ritrovarsi in un grande pozzo, dà la possibilità di comprendere bene il perimetro ottagonale del maestoso edificio.

Tutt’intorno si apre un paesaggio ricco di vegetazione lussureggiante, di tradizioni e di enogastronomia, ideale per unire alla visita storica ulteriori e piacevoli momenti di culturali.

Leonardo da Vinci in mostra in Italia e nel mondo.

Architetto, ingegnere, scultore, pittore, inventore, letterato, musicista. Tutto questo e molto altro ancora è stato Leonardo da Vinci , il genio del Rinascimento italiano.

Personaggio unico e ambiguo, ricercato e contestato, spesso incompreso, triste sorte dei cervelli superiori.

Le sue opere oggi vengono ammirate nei musei di tutto il mondo.

Leonardo da Vinci in mostra a Parigi

Il Louvre di Parigi è, inevitabilmente, il luogo simbolo di Leonardo.

La Gioconda, la sua opera pittorica più famosa, è il quadro più visitato al mondo. Alcuni dei suoi progetti, delle sue invenzioni, delle sue idee rimaste sulla carta, hanno anticipato anche di trecento anni il corso della storia.

Qui è ospitata, in una sala super protetta, La Gioconda, ma anche l’Annunciazione (1478),  La Vergine delle rocce (1483-1486), Ritratto di donna, detto La Belle Ferronnière, (1490-1495), San Giovanni Battista (ca. 1513 – 1516), Sant’Anna, la Madonna, il Bambino (ca. 1510).

  • Pieter Paul Rubens, Battaglia di Anghiari, disegno, Parigi, Museo del Louvre
  • Ritratto di Isabella d’Este, 1500 circa, 63×46 cm, sanguigna e pastello su carta, Parigi, Museo del Louvre
  • Studio di drappeggio per una figura seduta, 1470-1484 circa, pennello e tempera grigia su tela grigia, 26,6×23,3 cm, Parigi, Cabinet des Dessins
  • Vergine delle Rocce, 1483-1486, olio su tavola trasportato su tela, 199×122 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, 1510-1513, olio su tavola, 168×112 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Bacco, 1510-1515, olio su tavola trasportato su tela, 177×115 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Osservatore che guarda attraverso un modello vitreo di occhio umano, 1508-1509, disegno, Parigi, Bibliothèque de l’Institut de France

Le opere di Leonardo da Vinci esposte negli Stati Uniti d’America

Tra le più celebri opere di Leonardo intrise di mistero, c’è senza dubbio il Ritratto di Ginevra de’ Benci, esposto alla National Gallery of Art di Washington.

  • Madonna Dreyfus (Madonna della melagrana), 1469-1470, olio su tavola, 15,7×12,8 cm, Washington, National Gallery of Art (attribuita anche a Lorenzo di Credi o opera di collaborazione)
  • Studio, 1478-1480, disegno a penna e inchiostro su carta, Londra, British Mus
  • Schizzo per la Madonna del gatto, 1480-1481, disegno, Londra, British Museum
  • Madonna dei Fusi, 1501 circa, olio su tavola trasferito su tela e incollato su tavola, 50,2×36,4 cm, New York, collezione privata

Le opere di Leonardo da Vinci esposte nel regno Unito.

Nel Regno unito sono numerose le opere presenti a Londra ed al Castello di Windsor,

  • Profilo di capitano antico, 1475 circa, punta d’argento su carta preparata, 28,5×20,7 cm, Londra, British Museum
  •  Tobiolo e l’angelo, 1470-1475 circa, tempera su tavola, 84×66 cm, Londra, National Gallery (opera di Andrea del Verrocchio con alcune parti attribuite a Leonardo)
  • Studio di manica per l’Annunciazione, 1470-1473, disegno a sanguigna su carta, 8,5×9,5 cm, Oxford, Christ Church Picture Gallery
  • Studio di orso che cammina, 1483-1485, disegno a punta metallica su carta preparata a tinta marrone e luce rosa, 10,3×13,4 cm, Castello di Windsor, Royal Library
  • Gola rocciosa con anatre, 1482-1485 circa, disegno a penna e inchiostro su carta, 22×15,8 cm, Castello di Windsor, Royal Library
  • Vergine delle rocce, 1494-1508, olio su tavola, 189,5×120 cm, Londra, National Gallery
  • Allegoria con volpe e aquila, 1516 circa, sanguigna su carta, 17×28 cm, Castello di Windsor, Royal Library
  • Diluvio universale sopra una città, 1517-1518, disegno a gessetto nero su carta, 16,3×21 cm, Castello di Windsor, Royal Library
  • Catastrofe naturale, 1517-1518, disegno a gessetto nero, penna e inchiostro su carta, 16,2×20,3 cm, Castello di Windsor, Royal Library

Le mostre di Leonardo da Vinci in Italia

In Italia le opere di Leonardo da Vinci sono distribuite tra i musei Firenze, Roma, Venezia e Milano.

Anche altre città italiane espongono opere del maestro

  • Scapigliata, 1508 circa, ambra inverdita e biacca su tavola, 24,7×21 cm, Parma, Galleria nazionale
  • Studio delle gambe anteriori di un cavallo, 1490 circa, disegno, Torino, Biblioteca Reale
  • Studio per macchina da guerra (Carri falcati), 1487-1490, disegno, Torino, Biblioteca Reale
  • Autoritratto, 1515 circa, sanguigna su carta, 33,5×21,3 cm, Torino, Biblioteca Reale

Leonardo da Vinci in Mostra a Venezia.

Alle Gallerie dell’Accademia a Venezia è possibile ammirare l’ Uomo vitruviano, 1490 circa, matita e inchiostro su carta, 34×24 cm

Altre opere

  • Studio di proporzioni per la Battaglia di Anghiari: fanti e cavalieri, 1503-1504, disegno, Venezia, Gallerie dell’Accademia
  • Studio di tre figure danzanti, 1515 circa, disegno, Venezia, Gallerie dell’Accademia
  • Caricature, Venezia, Gallerie dell’Accademia
  • Testa di vecchio, Venezia, Gallerie dell’Accademia

Leonardo da Vinci in mostra a Firenze

Alla Galleria degli Uffizi di Firenze è possibile ammirare un’altra versione de l’Annunciazione (1472-1475) e l’Adorazione dei Magi (1481-82).

Altre opere

  • Testa di donna, 1470-1476, disegno a penna, inchiostro e pigmento bianco su carta, 28,2×19,9 cm, Firenze, Gabinetto dei disegni e delle stampe
  • Annunciazione, 1472-1475 circa, tempera e olio su tavola, 98×217 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Paesaggio con fiume, 1473, disegno su carta, 19×28,5 cm, Firenze, Gabinetto dei disegni e delle stampe
  • Adorazione dei Magi, 1481-1482, olio su tavola, 246×243 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Battesimo di Cristo, 1475-1478, olio e tempera su tavola, 177×151 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi, (collaborazione col Verrocchio e altri)

Leonardo da Vinci in mostra a Milano

Milano, infine, oltre ad ospitare il più monumentale dei dipinti di Leonardo, l’Ultima Cena (o Cenacolo), nel refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, consente la possibilità di ammirare altre due opere del genio toscano: il Ritratto di musico (1490) alla Pinacoteca Ambrosiana, e le Decorazioni del soffitto della Sala delle Asse, una tempera su muro al Castello Sforzesco.

  • Ritratto di musico, 1485 circa, olio su tavola, 44,7×32 cm, Milano, Pinacoteca Ambrosiana
  • Vecchio e giovane affrontati, 1495 circa, disegno, Milano, Biblioteca Trivulziana
  • Testa di Cristo, 1494 circa, gessetto e pastello su carta, 40×32 cm, Milano, Pinacoteca di Brera
  • Ritratti dei duchi di Milano con i figli, 1497, tempera e olio su parete, 90 cm circa di base ciascuno, Milano, Refettorio di Santa Maria delle Grazie
  • Vecchio e giovane affrontati, 1495 circa, disegno, Milano, Biblioteca Trivulziana
  • Ritratti dei duchi di Milano con i figli, 1497, tempera e olio su parete, 90 cm circa di base ciascuno, Milano, Refettorio di Santa Maria delle Grazie
  • Schizzo di borsetta da signora, 1497, disegno, Milano, Biblioteca Ambrosiana
  • Intrecci vegetali con frutti e monocromi di radici e rocce, 1498 circa, tempera su intonaco (ripassata in età moderna), Milano, Castello Sforzesco, Sala delle Asse
  • Bastione a stella con indicazione delle troniere rivolte verso un cavedio circolare, 1502-1503, disegno, Milano, Biblioteca Ambrosiana
  • Piazzaforte poligonale, 1502-1503 circa, disegno, Milano, Biblioteca Ambrosiana

Leonardo da Vinci in mostra alla pinacoteca del Vaticano

A Roma, presso la pinacoteca della Città del Vaticano, c’è il bellissimo San Girolamo del 1478.

Il Museo di Leonardo da Vinci a Roma.

A Roma spicca il Museo di Leonardo da Vinci un’esperienza unica dove la percezione sensoriale e la conoscenza in materia di “Leonardo” si sposano dando al visitatore la sensazione di immergersi in un passato di straordinaria attualità.

Un punto di riferimento per visitatori visto che contiene le vere macchine tratte dai codici vinciani.
Un imponente lavoro, eseguito con minuzia e maestria al fine di realizzare le vere e proprie macchine, tutte funzionanti, di grandi dimensioni, e costruite con procedimenti speciali, realizzate interamente in legno.

Programma Teatro Verdi di Salerno, stagione estiva 2021.

Per la nuova stagione lirica 2021, il Teatro Verdi di Salerno avrà in cartellone cinque titoli di repertorio più un classico del balletto e una location strepitosa che ospiterà le prime quattro opere. Quest’anno il lirico salernitano, nella sua sessione estiva, si trasferisce nel magnifico anfiteatro sotto le stelle del Parco Urbano dell’Irno adiacente il Teatro Ghirelli.

Uno spazio che conferirà un’atmosfera magica capace di amplificare il fascino degli allestimenti operistici.

Programma Luglio 2021

Giovedì 7, mercoledì 8 e giovedì 9 luglio 2021 il lirico salernitano inaugura la stagione con Tosca, capolavoro di Giacomo Puccini, tratto dal dramma francese di Sardou, andata in scena la prima volta al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900.

In scena voci superbe: il timbro forte e deciso di Fabio Sartori si alternerà con la potenza espressiva di Azir Zada; la voce intensa di Maria Josè Siri, sopranonrichiesto nei più blasonati teatri d’opera; il fascino vocale di Roberto Frontali, baritono richiesto ed osannato da tutte le platee internazionali.

Programma Agosto 2021

Mercoledì 25, giovedì 28 e venerdì 29 agosto 2021, si torna in scena con il dittico Cavalleria Rusticana- Pagliacci. Riccardo Canessa firmerà la regia dell’allestimento rendendolo, fedele ed elegante.

Sul palcoscenico en plein air si alterneranno voci di caratura internazionale: la maestosa bellezza scenica e vocale di Nino Machaidze “dialogherà” con la voce di Martina Belli mezzo soprano dalla caratura vocale elegante e vibrante, con il timbro potente di Carlo Ventre e con la voce intensa di Franco Vassallo.

Programma Settembre 2021

A settembre (15, 17, 19) in scena Rigoletto di Giuseppe Verdi. Firmerà la regia dell’opera Pier Francesco Maestrini, profondo conoscitore della macchina teatrale, .
Il duca di Mantova sarà interpretato dal giovane tenore ucraino Valentyn Dytiuk, il cui timbro
vocale forte e robusto è uno dei più richiesti del momento; nel ruolo del titolo George
Petean, uno dei baritoni più apprezzati e richiesti a livello internazionale; Gilda sarà Hasmik
Torosyan soprano armeno che, con la sua estensione vocale, ha incantato platee internazionali
regalando emozioni fortissime.

Il 24, il 26 e il 28 andrà in scena L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti.
In scena grandi nomi del panorama lirico internazionale. Irina Lungu soprano dalla maestosa
estensione vocale interpreterà il ruolo di Adina; Nemorino sarà Valentyn Dytiuk; Dulcamara sarà
interpretato dalla bella voce baritonale e dalla notevole presenza scenica del baritono georgiano
Misha Kiria.

Programma Dicembre 2021

A dicembre gli allestimenti operistici ritorneranno in Teatro per una strepitosa chiusura di stagione
con due capolavori assoluti: La Traviata e il Lago dei Cigni.

Dove si trova il Teatro Municipale Verdi di Salerno

E’ ubicato in Piazza Matteo Luciani in una delle zone più frequentate della città di Salerno. a pochi metri dall’orto botanico sul quale si affaccia. ed è uno dei luoghi di maggiore richiamo culturale di Salerno.

La Storia del Teatro Verdi di Salerno

Il “Teatro Municipale Verdi di Salerno” è stato inaugurato nel 1872 con la messa in scena del Rigoletto.

La struttura architettonica presenta elementi decorativi di epoca rinascimentale e classica.

Gli interni sono finemente definiti ed affrescati con decorazioni floreali. Al centro della sala vi è un dipinto di Di Criscito realizzato nel 1800.

Reso inagibile dal terremoto del 1980, il Teatro, rimasto chiuso per quasi 14 anni, ha riaperto i battenti il 6 luglio 1994. Il restauro ha riportato alla luce particolari storico-artistici che rendono ancora più prezioso il Teatro, fra i pochi in Italia, ottocenteschi e a struttura lignea perfettamente conservati.

Ogni anno, il cartellone del Teatro Verdi presenta spettacoli che spaziano dal musical, alla prosa ai concerti ed all’opera lirica. Ottima l’acustica del Verdi di Salerno, che ripropone la struttura interna simile al San Carlo di Napoli.

Come entrare Gratis agli Scavi di Pompei.

Il sito archeologico di Pompei ha riaperto i battenti lo scorso 27 aprile 2021, dopo l’ultima chiusura di questi mesi, nelle modalità già attuate nelle precedenti aperture.

L’accesso al sito sarà possibile dal martedì alla domenica nei consueti orari estivi (Pompei 9,00 – 19,00 con ultimo ingresso 17,30), con giorno di chiusura il lunedì fino al 7 giugno 2021.

Dal 21 maggio 2021 per i siti di Oplontis, Villa Regina a Boscoreale, le Ville di Stabia e il Museo Libero D’Orsi a Castellammare di Stabia per il sabato e i giorni festivi, non sarà più necessario la prenotazione con almeno un giorno di anticipo. L’acquisto sarà possibile anche nella stessa giornata di sabato e domenica/o festivi fino a esaurimento disponibilità.
Per l’accesso agli Scavi di Pompei il sabato e nei festivi permane invece – come da disposizione normativa – l’obbligo della prenotazione online su ticketone.it o telefonica allo 081.8575347 , con almeno un giorno di anticipo.

Ricapitolando

  • Scavi di Pompei aperti dal martedì alla domenica fino al 7 giugno 2021
  • Dal 7 giugno 2021 e per tutto il periodo estivo apertura tutti i giorni

Costo del biglietto:

Pompei: intero € 16.00 –  ridotto € 2.00 – Gratuità e riduzioni come da normativa

Scavi di Pompei gratis 2021

Vuoi entrare Gratis agli Scavi di Pompei? Sono numerose le possibilità di accedere all’area archeologica di Pompei usufruendo un biglietto gratuito.

Qui ti indicheremo le date (domeniche gratuite, Settimana dei Musei, giorni speciali…) e le iniziative come #iovadoalmuseo per visitare gratuitamente gli scavi archeologici di Pompei.

Ti descriveremo anche quali sono le modalità per ottenere un biglietto omaggio in base all’età, la professione o lo status.

Gli Scavi di Pompei.

Gli scavi di Pompei sono un’ eccezionale testimonianza del mondo antico grazie allo stato di conservazione della città, rimasta praticamente intatta dopo l’eruzione che la distrusse nel 79 d. C.

Collocata tra il mare ed il fiume Sarno, Pompei era un importante crocevia per gli scambi commerciali dell’epoca.

Con i suoi 3.646.585 visitatori all’anno, gli “scavi di Pompei”, secondo i dati forniti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac), rappresentano il sito archeologico più amato dai turisti italiani e stranieri subito dopo il Colosseo.

Storia degli scavi archeologici di Pompei.

Risale a Carlo di Borbone la volontà di riportare alla luce la città di Pompei.

Gli scavi, curati dall’ingegnere archeologo spagnolo Roque Joaquín de Alcubierre convinto di essere sulle tracce della antica Stabia, partirono nel 1748 con poche decine di persone al lavoro.

I primi ritrovamenti archeologici portarono alla luce monete, oggetti e antiche costruzioni

Questa prima fase, durata quasi un secolo, ci ha restituito un quadro fantastico della vita quotidiana in età romana.

Cosa vedere negli Scavi di Pompei

Teatro Grande di Pompei

Una classica visita si snoda tra le strade, come via dell’Abbondanza la più importante, sulla quale affacciavano le case e le botteghe più importanti di Pompei, tra i monumenti pubblici come l’anfiteatro, il teatro e sul foro.

Durante la visita agli scavi di Pompei consigliamo di visitare:

  • La Casa del Fauno un’antica villa romana di circa 3000 metri quadrati
  • L’’Anfiteatro di Pompei costruito tra l’80 e il 70 a.C tra tra i più grandi e meglio conservati mondo
  • Il Teatro Grande, poco distante dalla Casa del Fauno, dove venivano rappresentate le celebri opere di Plauto e Terenzio
  • Il Foro di Pompei dove erano presenti gli edifici più importanti della città, come quelli dell’Amministrazione Pubblica.
  • Il tempio di Apollo, costruito tra il 575 e 550 a.C, è circondato da un porticato in tufo, con colonne in stile ionico e trabeazione dorica.

Giornate ingresso gratuito

Biglietti d’Ingresso quasi gratis per i giovani.

Dal 28 febbraio 2019 è prevista la riduzione a 2 euro del costo del biglietto per i cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

Altre modalità di Ingresso Gratuito

Direttamente presso le biglietterie delle sedi espositive, tramite esibizione di un documento attestante una delle seguenti condizioni:

  • ai cittadini di età inferiore a 18 anni;
  • ai minori extracomunitari
  • ai cittadini dell’Unione Europea portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria
  • ai cittadini di Paesi non comunitari a “condizione di reciprocità” (i minori di 12 anni devono essere accompagnati);

Ingresso Gratuito operatori turistici

Ingresso con biglietto gratis

  • alle guide turistiche dell’Unione Europea nell’esercizio della propria attività professionale, mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalla competente autorità;
  • agli interpreti turistici dell’Unione Europea quando occorra la loro opera a fianco della guida, mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalla competente autorità;

Altre Possibilità d’ingresso con biglietto gratuito

  • al personale del Ministero MIBAC;
  • ai membri dell’I.C.O.M. (International Council of Museums);
  • a gruppi o comitive di studenti delle scuole pubbliche e private dell’Unione Europea, accompagnati dai loro insegnanti, previa prenotazione e nel contingente stabilito dal capo dell’istituto;
  • agli allievi dei corsi di alta formazione delle Scuole del Ministero (Istituto Centrale per il Restauro, Opificio delle Pietre Dure, Scuola per il Restauro del Mosaico);

Ingresso Gratuito per docenti ed insegnanti

  • al personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione rilasciata dalle istituzioni scolastiche, sul modello predisposto dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (DECRETO 14 aprile 2016, n. 111);
  • ai docenti ed agli studenti iscritti alle accademie di belle arti o a corrispondenti istituti dell’Unione Europea, mediante esibizione del certificato di iscrizione per l’anno accademico in corso;
  • ai docenti ed agli studenti dei corsi di laurea, laurea specialistica o perfezionamento post-universitario e dottorati di ricerca delle seguenti facoltà:architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione o lettere e filosofia con indirizzo archeologico o storico-artistico. Le medesime agevolazioni sono consentite a docenti e studenti di facoltà o corsi corrispondenti, istituiti negli Stati dell’Unione Europea. L’ingresso gratuito è consentito agli studenti mediante esibizione del certificato di iscrizione per l’anno accademico in corso, ai docenti mediante esibizione di idoneo documento;
  • ai docenti di storia dell’arte di istituti liceali, mediante esibizione di idoneo documento;

Ingresso Gratuito Giornalisti

  • ai giornalisti italiani in regola con il pagamento delle quote associative (timbro o bollino riferiti all’annualità in corso), mediante esibizione di idoneo documento comprovante l’attività professionale svolta; ai giornalisti di nazionalità straniera inclusi, ai sensi dell’articolo 28 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, negli elenchi speciali annessi all’albo dei giornalisti di cui ai precedenti articoli 26 e 27; le agevolazioni sono concesse fino alla data del 7 settembre 2019;

Ingresso Gratuito disabili

  • ai cittadini dell’Unione Europea portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria;per motivi di studio, ricerca attestate da Istituzioni scolastiche o universitarie, da accademie, da istituti di ricerca e di cultura italiani o stranieri, nonchè da organi del Ministero MIBAC, ovvero per particolari e motivate esigenze i Capi degli Istituti possono consentire l’ingresso gratuito nelle sedi espositive di propria competenza e per periodi determinati a coloro che ne facciano richiesta

Mediante rilascio di tessera individuale, di durata annuale con fotografia richiesta alla Direzione Generale Belle Arti e Paesaggio per ragioni di studio e di ricerca ovvero per particolari e motivate esigenze:

  • agli operatori delle associazioni di volontariato che operano mediante convenzioni presso le sedi periferiche del Ministero;
  • agli Ispettori e Conservatori onorari del Ministero MIBAC;
  • ai Militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale;
  • ai membri dell’I.C.C.R.O.M.;
  • agli studiosi italiani e stranieri di materie pertinenti lo studio di beni culturali mediante attestazione rilasciata dall’Unione Internazionale degli Istituti di archeologia, storia e storia dell’arte di Roma;

Indirizzo Scavi di Pompei

Agli Scavi di Pompei si accede attraverso 3 ingressi:

  • Porta Marina: via Villa dei Misteri Pompei
  • Piazza Esedra: piazza Porta Marina inferiore Pompei
  • Piazza Anfiteatro: piazza Immacolata Pompei

Giorni e Orari di Apertura

  • Giorni di chiusura: 1 Gennaio, 1 Maggio, 25 Dicembre 2021

Costo Biglietti d’ingresso.

Pompei: intero € 16.00 – ridotto € 2.00

Le biglietterie ufficiali sono unicamente quelle all’interno del Parco. E’ possibile acquistare il biglietto online attraverso il circuito TicketOne

* È consentito un solo ingresso agli scavi.

(#) Ingresso a 2,00 euro per i cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni (non compiuti).

Come arrivare:

  • In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno (uscita Pompei ovest)
  • Trenitalia linea Napoli-Salerno: fermata Pompei
  • Circumvesuviana: Linea Napoli – Sorrento, scendere alla fermata Pompei Villa dei Misteri oppure Linea Poggiomarino, scendere alla fermata Pompei Santuario
  • Autobus:SITA da Napoli e Salerno – BUSITALIA Campania n. 4 da Salerno – BUSITALIA Campania n. 50 celere da Salerno (via autostrada

Per altre informazioni. Sito Ufficiale

Dove sono i migliori musei del mondo?

L’interpretazione e la percezione della bellezza, si sa, è soggettiva. Figuriamoci quando riguarda le più belle opere d’arte presenti al mondo e i luoghi che le custodiscono. Eppure la valutazione sui musei più belli al mondo non lascia spazio all’immaginazione.

Vince l’Europa, con 7 musei nei primi dieci. Il primo posto va al Louvre di Parigi.

New York, da sola, ne piazza due con il Metropolitan ed il Moma.

Anche l’Italia si piazza benissimo, con gli Uffizi di Firenze ed i musei Vaticani a Roma.

Unico museo africano tra i primi dieci, quello de Il Cairo in Egitto.

Completano la lunga lista il British Museum di Londra, il D’Orsay di Parigi che insieme a New York piazza due centri espositivi tra i primi dieci, l’Hermitage di San Pietroburgo ed il Prado di Madrid.

Scorrendo ulteriormente la classifica troviamo ancora un museo parigino, il Pompidou, la National Gallery di Londra, il Tokyo National.

I musei più strani del mondo

Se il bello, invece, per voi è sinonimo di bizzarrie ed estrosità eccovi serviti con i 5 musei più strani al mondo.

Ad Husavik, in Islanda, potete trovare centinaia di esemplari, di tutte le forme e dimensioni, di organi riproduttori maschili di mammiferi. Dalle balene ai roditori.

Anche le donne vogliono la loro parte e per il gentil sesso c’è il museo del capello. Lo si può visitare ad Avanos in Turchia. L’opera è del vasaio Korucku che ha collezionato oltre 16 mila ciocche femminili.

Senza distinzioni di sesso il Sulabh museum of toilets di Nuova Delhi (India). Tutti, maschi e femmine, usano le tazze per i loro bisogni corporali. Una vera e propria panoramica di sanitari di ogni epoca.

Non pochi hanno il gusto dell’orrido e per loro c’è il Moba, il museo della cattiva arte (bad Art): sono ben tre i centri espositivi, come dire che il bello non si cataloga, ma al peggio non c’è mai fine.

Uno si trova a Dedham in Massachusetts, un altro a Sommerville e un’altra a Brookline.

Non sarà forse brutto ma sicuramente di sicuro impatto il Mutter Museum che si trova a Philadelphia (Usa).

Il nome deriva dal fondatore, un medico che si è dedicato a raccogliere parti anatomiche, stranezze mediche, vecchi strumenti chirurgici. Tra feti deformi e organi colpiti da malattie si possono anche incontrare alcune teste non più pensanti.