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Come entrare Gratis agli Scavi di Pompei.

Il sito archeologico di Pompei ha riaperto i battenti lo scorso 27 aprile 2021, dopo l’ultima chiusura di questi mesi, nelle modalità già attuate nelle precedenti aperture.

L’accesso al sito sarà possibile dal martedì alla domenica nei consueti orari estivi (Pompei 9,00 – 19,00 con ultimo ingresso 17,30), con giorno di chiusura il lunedì fino al 7 giugno 2021.

Dal 21 maggio 2021 per i siti di Oplontis, Villa Regina a Boscoreale, le Ville di Stabia e il Museo Libero D’Orsi a Castellammare di Stabia per il sabato e i giorni festivi, non sarà più necessario la prenotazione con almeno un giorno di anticipo. L’acquisto sarà possibile anche nella stessa giornata di sabato e domenica/o festivi fino a esaurimento disponibilità.
Per l’accesso agli Scavi di Pompei il sabato e nei festivi permane invece – come da disposizione normativa – l’obbligo della prenotazione online su ticketone.it o telefonica allo 081.8575347 , con almeno un giorno di anticipo.

Ricapitolando

  • Scavi di Pompei aperti dal martedì alla domenica fino al 7 giugno 2021
  • Dal 7 giugno 2021 e per tutto il periodo estivo apertura tutti i giorni

Costo del biglietto:

Pompei: intero € 16.00 –  ridotto € 2.00 – Gratuità e riduzioni come da normativa

Scavi di Pompei gratis 2021

Vuoi entrare Gratis agli Scavi di Pompei? Sono numerose le possibilità di accedere all’area archeologica di Pompei usufruendo un biglietto gratuito.

Qui ti indicheremo le date (domeniche gratuite, Settimana dei Musei, giorni speciali…) e le iniziative come #iovadoalmuseo per visitare gratuitamente gli scavi archeologici di Pompei.

Ti descriveremo anche quali sono le modalità per ottenere un biglietto omaggio in base all’età, la professione o lo status.

Gli Scavi di Pompei.

Gli scavi di Pompei sono un’ eccezionale testimonianza del mondo antico grazie allo stato di conservazione della città, rimasta praticamente intatta dopo l’eruzione che la distrusse nel 79 d. C.

Collocata tra il mare ed il fiume Sarno, Pompei era un importante crocevia per gli scambi commerciali dell’epoca.

Con i suoi 3.646.585 visitatori all’anno, gli “scavi di Pompei”, secondo i dati forniti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac), rappresentano il sito archeologico più amato dai turisti italiani e stranieri subito dopo il Colosseo.

Storia degli scavi archeologici di Pompei.

Risale a Carlo di Borbone la volontà di riportare alla luce la città di Pompei.

Gli scavi, curati dall’ingegnere archeologo spagnolo Roque Joaquín de Alcubierre convinto di essere sulle tracce della antica Stabia, partirono nel 1748 con poche decine di persone al lavoro.

I primi ritrovamenti archeologici portarono alla luce monete, oggetti e antiche costruzioni

Questa prima fase, durata quasi un secolo, ci ha restituito un quadro fantastico della vita quotidiana in età romana.

Cosa vedere negli Scavi di Pompei

Teatro Grande di Pompei

Una classica visita si snoda tra le strade, come via dell’Abbondanza la più importante, sulla quale affacciavano le case e le botteghe più importanti di Pompei, tra i monumenti pubblici come l’anfiteatro, il teatro e sul foro.

Durante la visita agli scavi di Pompei consigliamo di visitare:

  • La Casa del Fauno un’antica villa romana di circa 3000 metri quadrati
  • L’’Anfiteatro di Pompei costruito tra l’80 e il 70 a.C tra tra i più grandi e meglio conservati mondo
  • Il Teatro Grande, poco distante dalla Casa del Fauno, dove venivano rappresentate le celebri opere di Plauto e Terenzio
  • Il Foro di Pompei dove erano presenti gli edifici più importanti della città, come quelli dell’Amministrazione Pubblica.
  • Il tempio di Apollo, costruito tra il 575 e 550 a.C, è circondato da un porticato in tufo, con colonne in stile ionico e trabeazione dorica.

Giornate ingresso gratuito

Biglietti d’Ingresso quasi gratis per i giovani.

Dal 28 febbraio 2019 è prevista la riduzione a 2 euro del costo del biglietto per i cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

Altre modalità di Ingresso Gratuito

Direttamente presso le biglietterie delle sedi espositive, tramite esibizione di un documento attestante una delle seguenti condizioni:

  • ai cittadini di età inferiore a 18 anni;
  • ai minori extracomunitari
  • ai cittadini dell’Unione Europea portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria
  • ai cittadini di Paesi non comunitari a “condizione di reciprocità” (i minori di 12 anni devono essere accompagnati);

Ingresso Gratuito operatori turistici

Ingresso con biglietto gratis

  • alle guide turistiche dell’Unione Europea nell’esercizio della propria attività professionale, mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalla competente autorità;
  • agli interpreti turistici dell’Unione Europea quando occorra la loro opera a fianco della guida, mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalla competente autorità;

Altre Possibilità d’ingresso con biglietto gratuito

  • al personale del Ministero MIBAC;
  • ai membri dell’I.C.O.M. (International Council of Museums);
  • a gruppi o comitive di studenti delle scuole pubbliche e private dell’Unione Europea, accompagnati dai loro insegnanti, previa prenotazione e nel contingente stabilito dal capo dell’istituto;
  • agli allievi dei corsi di alta formazione delle Scuole del Ministero (Istituto Centrale per il Restauro, Opificio delle Pietre Dure, Scuola per il Restauro del Mosaico);

Ingresso Gratuito per docenti ed insegnanti

  • al personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione rilasciata dalle istituzioni scolastiche, sul modello predisposto dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (DECRETO 14 aprile 2016, n. 111);
  • ai docenti ed agli studenti iscritti alle accademie di belle arti o a corrispondenti istituti dell’Unione Europea, mediante esibizione del certificato di iscrizione per l’anno accademico in corso;
  • ai docenti ed agli studenti dei corsi di laurea, laurea specialistica o perfezionamento post-universitario e dottorati di ricerca delle seguenti facoltà:architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione o lettere e filosofia con indirizzo archeologico o storico-artistico. Le medesime agevolazioni sono consentite a docenti e studenti di facoltà o corsi corrispondenti, istituiti negli Stati dell’Unione Europea. L’ingresso gratuito è consentito agli studenti mediante esibizione del certificato di iscrizione per l’anno accademico in corso, ai docenti mediante esibizione di idoneo documento;
  • ai docenti di storia dell’arte di istituti liceali, mediante esibizione di idoneo documento;

Ingresso Gratuito Giornalisti

  • ai giornalisti italiani in regola con il pagamento delle quote associative (timbro o bollino riferiti all’annualità in corso), mediante esibizione di idoneo documento comprovante l’attività professionale svolta; ai giornalisti di nazionalità straniera inclusi, ai sensi dell’articolo 28 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, negli elenchi speciali annessi all’albo dei giornalisti di cui ai precedenti articoli 26 e 27; le agevolazioni sono concesse fino alla data del 7 settembre 2019;

Ingresso Gratuito disabili

  • ai cittadini dell’Unione Europea portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria;per motivi di studio, ricerca attestate da Istituzioni scolastiche o universitarie, da accademie, da istituti di ricerca e di cultura italiani o stranieri, nonchè da organi del Ministero MIBAC, ovvero per particolari e motivate esigenze i Capi degli Istituti possono consentire l’ingresso gratuito nelle sedi espositive di propria competenza e per periodi determinati a coloro che ne facciano richiesta

Mediante rilascio di tessera individuale, di durata annuale con fotografia richiesta alla Direzione Generale Belle Arti e Paesaggio per ragioni di studio e di ricerca ovvero per particolari e motivate esigenze:

  • agli operatori delle associazioni di volontariato che operano mediante convenzioni presso le sedi periferiche del Ministero;
  • agli Ispettori e Conservatori onorari del Ministero MIBAC;
  • ai Militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale;
  • ai membri dell’I.C.C.R.O.M.;
  • agli studiosi italiani e stranieri di materie pertinenti lo studio di beni culturali mediante attestazione rilasciata dall’Unione Internazionale degli Istituti di archeologia, storia e storia dell’arte di Roma;

Indirizzo Scavi di Pompei

Agli Scavi di Pompei si accede attraverso 3 ingressi:

  • Porta Marina: via Villa dei Misteri Pompei
  • Piazza Esedra: piazza Porta Marina inferiore Pompei
  • Piazza Anfiteatro: piazza Immacolata Pompei

Giorni e Orari di Apertura

  • Giorni di chiusura: 1 Gennaio, 1 Maggio, 25 Dicembre 2021

Costo Biglietti d’ingresso.

Pompei: intero € 16.00 – ridotto € 2.00

Le biglietterie ufficiali sono unicamente quelle all’interno del Parco. E’ possibile acquistare il biglietto online attraverso il circuito TicketOne

* È consentito un solo ingresso agli scavi.

(#) Ingresso a 2,00 euro per i cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni (non compiuti).

Come arrivare:

  • In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno (uscita Pompei ovest)
  • Trenitalia linea Napoli-Salerno: fermata Pompei
  • Circumvesuviana: Linea Napoli – Sorrento, scendere alla fermata Pompei Villa dei Misteri oppure Linea Poggiomarino, scendere alla fermata Pompei Santuario
  • Autobus:SITA da Napoli e Salerno – BUSITALIA Campania n. 4 da Salerno – BUSITALIA Campania n. 50 celere da Salerno (via autostrada

Per altre informazioni. Sito Ufficiale

Dove sono i migliori musei del mondo?

L’interpretazione e la percezione della bellezza, si sa, è soggettiva. Figuriamoci quando riguarda le più belle opere d’arte presenti al mondo e i luoghi che le custodiscono. Eppure la valutazione sui musei più belli al mondo non lascia spazio all’immaginazione.

Vince l’Europa, con 7 musei nei primi dieci. Il primo posto va al Louvre di Parigi.

New York, da sola, ne piazza due con il Metropolitan ed il Moma.

Anche l’Italia si piazza benissimo, con gli Uffizi di Firenze ed i musei Vaticani a Roma.

Unico museo africano tra i primi dieci, quello de Il Cairo in Egitto.

Completano la lunga lista il British Museum di Londra, il D’Orsay di Parigi che insieme a New York piazza due centri espositivi tra i primi dieci, l’Hermitage di San Pietroburgo ed il Prado di Madrid.

Scorrendo ulteriormente la classifica troviamo ancora un museo parigino, il Pompidou, la National Gallery di Londra, il Tokyo National.

I musei più strani del mondo

Se il bello, invece, per voi è sinonimo di bizzarrie ed estrosità eccovi serviti con i 5 musei più strani al mondo.

Ad Husavik, in Islanda, potete trovare centinaia di esemplari, di tutte le forme e dimensioni, di organi riproduttori maschili di mammiferi. Dalle balene ai roditori.

Anche le donne vogliono la loro parte e per il gentil sesso c’è il museo del capello. Lo si può visitare ad Avanos in Turchia. L’opera è del vasaio Korucku che ha collezionato oltre 16 mila ciocche femminili.

Senza distinzioni di sesso il Sulabh museum of toilets di Nuova Delhi (India). Tutti, maschi e femmine, usano le tazze per i loro bisogni corporali. Una vera e propria panoramica di sanitari di ogni epoca.

Non pochi hanno il gusto dell’orrido e per loro c’è il Moba, il museo della cattiva arte (bad Art): sono ben tre i centri espositivi, come dire che il bello non si cataloga, ma al peggio non c’è mai fine.

Uno si trova a Dedham in Massachusetts, un altro a Sommerville e un’altra a Brookline.

Non sarà forse brutto ma sicuramente di sicuro impatto il Mutter Museum che si trova a Philadelphia (Usa).

Il nome deriva dal fondatore, un medico che si è dedicato a raccogliere parti anatomiche, stranezze mediche, vecchi strumenti chirurgici. Tra feti deformi e organi colpiti da malattie si possono anche incontrare alcune teste non più pensanti.

Quando la Sacra Sindone fu nascosta al Santuario di Montevergine.

Quando rimbalza sulle cronache giornalistiche la Sacra Sindone, il ricordo di una lontana giornata settembrina del 1939 torna, impetuosamente, al cuore e alla mente, l’operazione di “salvataggio” della sacra Sindone trasferita, sotto vigile ma invisibile scorta, dalla Città del Vaticano al Santuario di Montevergine, dove resterà, in assoluto incognito, tranne che per pochissimi e autorevolissimi “addetti a lavori”, fino al 29 ottobre del 1946.

La Sacra Sindone, il Vaticano, la Guerra e Montevergine.

Fu il 7 settembre di quell’anno sventurato – da sette giorni la Germania aveva invaso la Polonia – che l’Abate Ramiro Marcone fu convocato telegraficamente in Vaticano dal Sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Giovan Battista Montini, nientemeno, destinato al triregno.

Non ci furono al suo arrivo nei palazzi apostolici, grandi convenevoli né attese: il Cardinal Luigi Maglione, Segretaria di Stato, lo attendeva con ansia, volle vederlo subito.

Don Ramiro non riusciva a comprendere il motivo di tanta fretta, dal quel burocratico telegramma di convocazione- perché non lo avevano avvisato per telefono?- a quella fulminea introduzione nello studio del Segretario di Stato.

“Il re – cominciò quest’ultimo senza preamboli – ha fatto trasferire, data la situazione internazionale, la Sacra Sindone al Quirinale. Adesso ci chiede di ricoverarla in Vaticano, non la vede sicura nemmeno nella reggia”.

Don Ramiro, parliamo per ricordo delle sue parole – cominciò a capire finalmente il motivo di tanta sollecitudine.”Gli abbiamo fatto sapere che nemmeno il Vaticano – riprese Maglione – sarebbe sicuro se anche l’Italia, com’è certo, entrerà in guerra. Abbiamo pensato a Montevergine, eccellenza”.

La Sacra Sindone arrivò a Montevergine nascosta in un’automobile.

Passarono neppure 18 giorni, e il 25 settembre la Sacra Sindone, trasportata a Montevergine in automobile, senza nessuna apparente scorta militare, ma sotto l’affettuosa vigilanza di Monsignor Paolo Busa, primo cappellano del Re e custode, a Torino, dell’eccezionale reliquia, e di Monsignor Giuseppe Garglio, secondo Cappellano del Re, fu consegnato all’Abate Marcone, il quale -recita il verbale di consegna- “l’accetta lieto di poter conservare nel Santuario sì preziosa Reliquia”.

La cassa contenente la Sindone, lunga m. 1.40, larga m.0.365 e alta m.0.28, venne “collocata sotto l’altare del Coretto di notte, chiuso a chiave da un robusto paliotto di legno, presenti, anche come testimoni, i menzionati D. Bernardo Rabasca e Mons. Giuseppe Cariglio”.

Tutto si era svolto, naturalmente, in grandissimo segreto: dall’Abate e da Don Bernardo Rabasca erano stati messi al corrente del segreto solo il Vicario Don Anselmo Tranfaglia – che sarà Abate dal 1952 -, il “superiore invernale” del Santuario e il “padre sacrista”, e solo perché stessero all’erta per ricoverare la Sindone, “in caso di eventuali incursioni aeree”” nella ben più munita galleria sotterranea che unisce il monastero al cosiddetto Ospizio Nuovo.

Passa la guerra, i tedeschi restano, tra la tarda estate e il primo autunno del 1943, padroni assoluti di gran parte dell’Italia meridionale; si fortificano anche a Montevergine ma non li sfiora neppure il sospetto che in quel santuario si celi una delle più eccezionali reliquie della cristianità!

E il 29 ottobre 1946 la Sindone lascia intatta e riverita da una folla acclamante, a cui il Cardinal Fossati, Arcivescovo di Torino ha concesso, quasi a titolo di ringraziamento, un’esposizione eccezionale della miracolosa immagine:

Al santuario di Montevergine, annota il solerte cronista, è rimasta custodita, come “in riposte mura”, precisamente sette anni, un mese e quattro giorni!

(Testo di Giovanni Pionati)

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Il Museo Magritte a Bruxelles, enigmi e inquietudini oniriche in 230 opere.

Una “casa” d’arte per celebrare il suo figlio più famoso. Così la città di Bruxelles ha inteso rendere omaggio a René Magritte, il più importante pittore belga del ventesimo secolo, nonché uno degli artisti più famosi al mondo.  Il Museo Magritte a Bruxelles trattiene in sé tutta la stranezza e l’eccentricità del pittore surrealista.

Chi è René Magritte

“Amo l’umorismo sovversivo, le lentiggini, le ginocchia, i capelli lunghi delle donne, i sogni di bambini piccoli in libertà, una ragazza che corre per strada”.

René Magritte

René Magritte nacque a Lessines, nella provincia dell’Hainaut, il 21 novembre 1898. Figura importante del surrealismo belga, Magritte fu rapidamente circondato da artisti belgi, francesi e americani, che influenzarono lui e il suo lavoro per tutta la vita. Sviluppa il suo lavoro secondo diverse tecniche artistiche: il «Surrealismo al sole», come lo definisce lui stesso, o il «periodo vache» alla fine degli anni Quaranta. 

Gli anni Cinquanta e Sessanta furono segnati dal lavoro e dalla ricerca dell’artista sulla ripetizione e dalle grandi immagini magrittiane che gli assicurarono il successo. 

Morì il 15 agosto 1967 a causa di un cancro al pancreas.

Musée Magritte Museum

Il Museo Magritte, situato nel cuore di Bruxelles, riunisce la più grande collezione al mondo del famoso artista surrealista René Magritte: sono esposti 230 opere e archivi. Lo spazio multidisciplinare ospita dipinti, gouaches, disegni, sculture e oggetti dipinti, oltre a manifesti pubblicitari, spartiti musicali, fotografie e film. 

Il Musée Magritte si sviluppa su tre piani, ognuno dei quali dedicato ad un momento particolare della vita del pittore surrealista.

Una struttura architettonica, quella sorta nella Place Royale della capitale belga, imponente almeno quanto il nome dell’artista cui è dedicata.

Il Museo Magritte è stato allestito all’interno del Palazzo Altenloh, ex hotel costruito in stile neoclassico interamente ristrutturato, in grado di accogliere oltre 300.000 visitatori all’anno, in fila per poter ammirare la più grande collezione al mondo delle opere di Magritte.

Le opere esposte al Museo Magritte a Bruxelles

Il Museo Magritte a Bruxelles ospita circa 200 opere del pittore belga: dall’Empire des Lumieres a Le Joueur Secret e Le Retour oltre ad una serie di lettere, foto e scritti inediti dell’artista raccolti negli anni dai Musei Reali delle Belle Arti del Belgio e dalla Fondazione Magritte.

Il Museo Magritte a Bruxelles conserva anche la più importante collezione del periodo delle “vache” dell’artista.

La selezione delle opere esposte nei Musei reali di belle arti del Belgio è in continua espansione con una selezione mutevole di prestiti esterni. Con il sostegno di musei belgi e stranieri e di collezionisti privati, vengono messe a disposizione opere che in precedenza non erano mai state esposte. Il visitatore può così scoprire molti tesori che sono ancora in possesso privato.

Al terzo piano, da dove comincia la visita al museo, sono presenti le opere che rappresentano le origini della sua vena artistica (come Le Mariage de Minuit), al livello inferiore, invece, sono raggruppate le opere che riportano ai temi meno noti trattati da Magritte, come la pubblicità, la guerra, il comunismo.

Al primo piano del Museo Magritte troviamo, invece, i capolavori della sua collezione:

  • l’Empires des lumiere
  • La Recherche de la vèritè
  • La Page blanche
  • Le Domaine d’Arnheim

Una curiosità, infine, sta nella facciata del Magritte Museum: grazie ad una serie di schermi inseriti tra le finestre, al visitatore pronto ad entrare si presenta un cielo nuvoloso, il cielo di Magritte.

Il Figlio dell’uomo

Il figlio dell’uomo è un dipinto (olio su tela, 116×89 cm) di René Magritte del 1964. Non è visibile al Museo Magritte di Bruxelles in quanto fa parte di una collezione privata.

L’autore di questo dipinto e celebre autoritratto disse:
«Ebbene, qui abbiamo qualcosa di apparentemente visibile poiché la mela nasconde ciò che è nascosto e visibile allo stesso tempo, ovvero il volto della persona. Questo processo avviene infinitamente. Ogni cosa che noi vediamo ne nasconde un’altra; noi vogliamo sempre vedere quello che è nascosto da ciò che vediamo. Proviamo interesse in quello che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere la forma di un sentimento letteralmente intenso, un tipo di disputa, potrei dire, fra ciò che è nascosto e visibile e l’apparentemente visibile.»

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Le mostre di Raffaello in Italia.

Nato a Urbino nel 1483, Raffaello Santi è stato uno dei pittori italiani del Rinascimento più prolifici e maggiormente richiesto dai magnati del suo tempo.

Figlio d’arte, fu avviato alla pittura dal padre anche se fu nella bottega del Perugino, il maestro rinascimentale di Città della Pieve, che Raffaello mostrò in pieno il suo talento che, in breve tempo, lo portò prima a Firenze, quindi a Roma.

Qui mise in evidenza anche le sue doti di architetto, prestando servizio per i papi Giulio II e Leone X.

Per chi volesse percorrere un viaggio attraverso le mostre di Raffaello presenti in Italia, il tour non può non cominciare dalla città natale dell’artista.

Mostre Raffaello ad Urbino

Ad Urbino, infatti, si trova la Madonna del Bambino, quello che si ritiene fu il suo primo affresco dipinto nella stanza in cui, con ogni probabilità, è nato.

Sempre a Urbino, alla Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale è esposta, invece, La muta.

Mostre Raffaello a Firenze

Ricca la produzione di Raffaello Sanzio presente in mostra a Firenze. Nel capoluogo toscano i suoi dipinti sono divisi tra la Galleria degli Uffizi (tra gli altri: San Giovanni Battista nel deserto, Ritratto di Elisabetta Gonzaga, Ritratto di uomo, Autoritratto e la famosa Madonna del Cardellino, appena restaurata e momentaneamente esposta a Palazzo Medici Riccardi) e Palazzo Pitti (da vedere: Madonna del Granduca, Madonna della Seggiola, Ritratto di Maddalena Doni, La Donna velata, Madonna del Baldacchino, Visione di Ezechiele).

La Madonna del Cardellino di Raffaello alla Galleria degli Uffizi a Firenze

L’olio su tavola fu realizzato nel 1506 da Raffaello Sanzio nel periodo in cui soggiornò a Firenze su commissione di Lorenzo Nasi, un ricco commerciante che con quest’opera volle festeggiare il suo matrimonio con Sandra Cangiari, figlia dell’alta borghesia fiorentina. 

Il quadro raffigura la Madonna seduta su una roccia mentre, distogliendo lo sguardo dal libro che sta leggendo, osserva Gesù Bambino e San Giovannino intenti  giocare con un cardellino.

La Madonna del Cardellino può essere ammirata nella sala 26 della Galleria degli Uffizi a Firenze.

Il restauro della Madonna del Cardellino è stato curato dall’Opificio delle pietre dure di Firenze che è riuscito a salvaguardare i colori e a riportare all’originale splendore l’olio su tavola che nel 1547 era stato letteralmente distrutto, a causa del crollo di un soffitto.

Mostre Raffaello al Vaticano

I Musei vaticani di Roma conservano alcuni dei più famosi capolavori dell’artista urbinate: La Madonna di Foligno, Trasfigurazione,  L’incendio di Borgo,  Giudizio di Salomone, Miracolo di Bolsena, Disputa del Sacramento, Liberazione di Pietro dal carcere, Affreschi della stanza di Eliodoro, Volta della stanza della Segnatura, La scuola di Atene.

Mostre Raffaello a Roma

Sempre nella capitale, altri affreschi di Raffaello sono conservati alla Farnesina (Galatea), alla Galleria Borghese (tra gli altri Ritratto di donna con unicorno), alla Galleria Doria Pamphili (Doppio ritratto), alla Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini (Fornarina) e nelle chiese di Sant’Agostino, Santa Maria del Popolo e Santa Maria della Pace.

Mostre Raffaello in altre zone d’Italia

Opere di Raffaello, infine, sono visitabili anche alla Pinacoteca Nazionale di Bologna (Estasi di Santa Cecilia), a Perugia (Trinità e Santi) e a Milano dove, presso la Pinacoteca di Brera, è esposto il famoso Sposalizio della Vergine.

Le Case d’Aste in Italia: da Roma a Milano, da Firenze a Napoli.

Case d’aste, un fenomeno in crescita in Italia. Arte e non solo per gli acquirenti che, fiutato l’affare, partecipano alle più importanti aste per aggiudicarsi l’oggetto dei propri desideri. 

RomaMilano e Firenze sono le città che ospitano il maggior numero di case d’aste in Italia.

Case d’Asta a Roma

Nella capitale d’Italia, in Piazza Navona, spicca la filiale italiana di Christie’s, una delle più note società del mondo in cui vengono battuti pezzi d’arte e antiquariato.

Le vendite all’asta sono, soprattutto per gli appassionati d’arte, un appuntamento imperdibile. Le sedute, abitualmente, vengono convocate per aree tematiche.  Arte moderna, arte contemporanea, gioielli, design i settori più forti.

L’altro nome storico per gli amanti degli acquisti all’asta è Sotheby’s, presente in Italia a Milano (Palazzo Broggi), Roma (Palazzo Colonna) e Torino (Corso Galileo Ferraris).

Case d’Asta a Milano

Tra le case d’aste più accorsate, a Milano c’è Dorotheum mentre a Genova è l’Antiquariato Boetto il nome più in voga.

Tra le società italiane dedicate alla vendita di prodotti all’asta, il nome più noto è quello di Finarte-Semenzato, con sedi a Milano (Piazzetta Bossi), Venezia (Palazzo Correr Cannaregio), Roma (Via Margutta), Firenze (Piazza del Carmine), Napoli (Via dei Mille), Genova (Corso Andrea Podestà) e Modena (Via Guarino Guarini).

Firenze, città d’arte per eccellenza, è la sede storica di Pandolfini, casa d’aste presente in borgo degli Albizi e della Maison Bibelot, in Via della Vigna Nuova.

Il nome più celebre per le vendite all’asta a Genova è, invece, quello di Cambi, dove si ritrovano gli appassionati d’arte per l’acquisto di quadri, dipinti ed opere d’arte.

Prato, in Toscana, c’è la casa madre di Farsetti Aste, che ha una filiale anche a Milano al Portichetto di Via Manzoni.

Torino eccelle per la presenza dello storico marchio Bolaffi, specializzato in numismatica e filatelia.

Altre importanti case d’aste italiani sono la Meeting Art di Vercelli, l’Art di Genova e Porro &c. art consulting a Milano.

Le più importanti case d’Asta in Italia: indirizzi, numeri di telefono.

  • BLINDARTE CASA D’ASTE
    Via Caio Duilio 4d/10 – 80125 Napoli
    tel. +39 081 2395261 – fax. +39 081 5935042
  • BOLAFFI ASTE AMBASSADOR
    Via Cavour 17/F – 10123 Torino
    tel. +39 011 5576300 – fax. +39 011 5620456
  • CAMBI CASA D’ASTE
    Castello Mackenzie – Mura di San Bartolomeo 16c – 16122 Genova
    tel. +39 010 8395029 – fax. +39 010 812613
  • DELLA ROCCA CASA D’ASTE
    Via della Rocca 33 – 10123 Torino
    tel. +39 011 888226 – +39 011 8123070 – fax. +39 011 836244
  • EURANTICO
    Loc. Centignano snc 01039 Vignanello VT
    tel. +39 0761 755675 – fax. +39 0761 755676
  • FARSETTIARTE
    Viale della Repubblica (area Museo Pecci) 59100 Prato
    tel. +39 0574 572400 – fax. +39 0574 574132
  • FIDESARTE
    Via Padre Giuliani 7 (angolo via Einaudi) 30174 Mestre VE
    tel. +39 041 950354 – fax. +39 041 950539
  • FINARTE CASA D’ASTE
    Piazzetta Bossi 4 – 20121 Milano
    tel. +39 02 863561 – fax. +39 02 867318
  • GALLERIA PACE
    Piazza San Marco 1 – 20121 Milano
    tel. 02 6590147 – fax. 02 6592307
  • GALLERIA PANANTI CASA D’ASTE
    Via Maggio 15 – 50125 Firenze
    tel. +39 055 2741011 – fax. +39 055 2741034
  • MEETING ART CASA D’ASTE
    Corso Adda 11 – 13100 Vercelli
    tel. +39 0161 2291 – fax. +39 0161 229327-8
  • PANDOLFINI CASA D’ASTE
    Borgo degli Albizi 26 – 50122 Firenze
    tel. +39 055 2340888-9 – fax. +39 055 244343
  • PORRO & C. ART CONSULTING
    Piazza Sant’Ambrogio 10 – 20123 Milano
    tel. +39 02 72094708 – fax. +39 02 862440
  • SANT’AGOSTINO
    Corso Tassoni 56 – 10144 Torino
    tel. +39 011 4377770 – fax. +39 011 4377577
  • STADION CASA D’ASTE
    Riva Gulli, 10 – 34123 Trieste
    tel. +39 040 311319 – fax. +39 040 311122
  • VENETOARTE CASA D’ASTE
    Via XXVIII Aprile 118bis – 35047 Solesino PD
    tel. +39 0429 707224 – 0429 707203 – fax. +39 0429 770080
  • VON MORENBERG CASA D’ASTE
    Via Malpaga 11 – 38100 Trento
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I Nuraghi di Barumini, in Sardegna il villaggio di Nuraxi dove sembra essersi fermato il tempo.

La Sardegna è terra di storia, di tradizioni radicate, di mistero legato alle popolazioni primitive che l’abitavano e che hanno lasciato testimonianza tangibile di sé e della loro cultura.

È il caso dei nuraghi, simbolo della Sardegna di ieri e di oggi, che ne rappresentano la massima espressione architettonica.

Durante il XX secolo una delle scoperte di nuraghi più clamorosa fu quella nel comune di Barumini, nella regione storica della Marmilla, dove sorge appunto il complesso nuragico più imponente della Sardegna, riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità nel 1997.

Su Noraxi rappresenta infatti l’esempio meglio conservato di nuraghe, testimonianza tangibile e significativa dell’insediamento umano in epoca preistorica nel bacino del Mediterraneo.

Si tratta di torri difensive a forma di tronco di cono realizzate sovrapponendo grossi macigni a secco e attrezzati all’interno con piccole stanze.

I maggiori interventi espansivi dei nuraghi di Barumini risalgono all’inizio dell’Età del Ferro (X e VIII secolo a.C.), periodo che coincide con le invasioni cartaginesi dell’isola.

Nella sua fase più evoluta, il nuraghe si trasforma in un villaggio fortificato, al cui interno trova spazio la residenza del capo tribù, colui che offre la propria protezione al borgo limitrofo.

Durante il VII secolo a.C. Su Nuraxi viene devastato dai Cartaginesi ma, nonostante ciò, il suo insediamento è conservato e le abitazioni ricostruite.

Il sito, come gli studi archeologici hanno dimostrato, è stato abitato fino al III secolo d.C. e oggi conserva il fascino di un luogo misterioso, che sembra essersi fermato nel tempo, prova tangibile e storicamente importante per ricostruire la cultura delle civiltà primitive presenti in Sardegna.

Il complesso archeologico è sempre una preziosa meta del turismo, luogo ideale per tutti coloro che amano esplorare e desiderano vivere in maniera totale le suggestioni dell’entroterra sardo, con la sua cultura radicata e unica.

Dalla Cattedrale alla Torre civica e Piazza Grande, cosa vedere a Modena.

Il complesso costituito dalla Cattedrale, dalla Torre Civica e dalla Piazza Grande di Modena costituisce una rilevante testimonianza della tradizione culturale del XII secolo, dove valori civici e religiosi si incrociano per dar vita a una tipica città cristiana medievale.

Nel 1997, per queste motivazioni, il sito è divenuto Patrimonio dell’Umanità ed è un bene protetto dall’UNESCO.

Situata nella pianura padana, a nord ovest di Bologna, Modena ha visto articolare la propria storia attorno a tre importanti istituzioni: il vescovado, l’abbazia benedettina di Nonantola e la dinastia dei Canossa.

La Cattedrale di Modena

E’ proprio nella celebre Piazza Grande cittadina, insieme ai suoi edifici romanici, che si assiste alla perfetta compenetrazione tra potere politico e religioso.

La prima a essere costruita è stata la Basilica che ospitava le spoglie di San Geminiano; nel 1070 sono stati costruiti la residenza del Vescovo e il Capitolo della Cattedrale. Nel 1194 edificati il Palazzo Comunale e una serie di abitazioni adibite ad attività artigianali e commerciali.

La piazza, seguendo questo sviluppo, si è mantenuta praticamente intatta fino ai nostri giorni ed è delimitata da un lato dalla fiancata della Cattedrale, dal Palazzo del Vescovo a essa legato, dal vecchio e nuovo Palazzo Comunale uniti in un corpo unico dalla Torre dell’Orologio e da una serie di portici.

La Piazza Grande di Modena

Piazza Grande rappresenta il cuore del centro storico di Modena, nel quale spicca per importanza storica e artistica la sua Cattedrale, un autentico scrigno prezioso dell’arte della scultura. Edificata dall’architetto Lanfranco nel luogo del sepolcro di San Geminiano, patrono della città, la Cattedrale è stata abbellita anche dalle opere di Wilielmo, tra il 1099 e il 1115 circa. Nella facciata principale sviluppò un imponente programma iconografico, basandosi sui canoni d’eredità romana e sulla cultura paleocristiana e medievale.

La Ghirlandina, la Torre di Modena

A fianco del duomo sorge la torre campanaria detta la Ghirlandina, alta 87 metri, che caratterizza in maniera inconfondibile il profilo della città. La sua costruzione è avvenuta in due diversi momenti. I sei ordini inferiori prima, attribuiti a Lanfranco e a Wilielmo, che ricordano il vigore e l’austerità delle strutture romane, il tamburo ottagonale e la cuspide realizzati invece tra il 1261 e il 1319 da Arrigo da Campione.

Oltre ai suoi siti patrimonio dell’umanità, Modena è una città vivace e ricca di attrazioni tra cui si ricordano il Museo Casa Enzo Ferrari, il fondatore dell’omonima azienda automobilistica, e il Museo della Figurina, frutto dall’appassionata opera collezionistica di Giuseppe Panini.

Eccellente la cucina, con specialità tutte emiliane che vanno dell’eccellente aceto balsamico di Modena ai prosciutti, dai tortellini a un buon bicchiere di lambrusco.

Siti Unesco in Sicilia: Villa Romana del Casale a Piazza Armerina

Nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna, è possibile trovare la più maestosa e lussuosa residenza romana conosciuta. Si tratta della Villa Romana del Casale ubicata nel territorio alla periferia di Piazza Armerina.

Questa maestosa residenza è stata inclusa nella lista dei Patrimoni dell’Umanità da parte dell’UNESCO nel 1997 in quanto testimonianza della vita e del complesso sistema di relazioni economiche e culturali dell’Impero Romano in riferimento al bacino del Mediterraneo.

Sorprendenti i suoi mosaici, dimostrazione originale del linguaggio figurativo e documento di costume, utilissimi anche per ricostruire diversi aspetti della vita quotidiana dell’epoca.

L’inizio degli scavi risale al 1950. Gli studi stratigrafici hanno rivelato che la prima versione del palazzo è stata realizzata in un periodo che oscilla tra il primo secolo dell’era cristiana e la fine del III secolo.

La struttura, concepita secondo il modello delle ville romane, ne accentua la maestosità e la monumentalità solite, caratterizzandosi per la presenza di oltre cinquanta stanze di cui quaranta di esse vantano incredibili pavimenti a mosaico (ben 3500 metri quadrati di superficie). Il loro stile distintivo li fa risalire ad artisti provenienti dall’Africa settentrionale.

Il complesso individua quattro nuclei separati ma connessi tra loro: l’ingresso monumentale a tre arcate con cortile a forma di ferro di cavallo, il corpo centrale che si sviluppa intorno a una corte, la grande trichora e il complesso termale.

Il sito archeologico è un importante punto di riferimento del territorio dell’entroterra siciliano, visitato ogni anno da migliaia di turisti e distinguendosi come famosa località per visite a carattere culturale e archeologico.

Il centro storico di Piazza Armerina

La città di Piazza Armerina, inoltre, può contare su un centro storico interessante, parte dei caratteristici “Quattro quartieri medievali” che formano il nucleo cittadino. Monumenti più importanti sono il Palazzo Trigona, il vicino Castello Aragonese, il Duomo, il settecentesco Teatro comunale e siti museali come la Pinacoteca comunale o la Mostra permanente della Civiltà dello Zolfo.

Un evento molto sentito è il Palio dei Normanni, che si svolge ogni anno dal 12 al 14 agosto e che rievoca, in costume, un episodio avvenuto a Piazza Armerina durante il XII secolo.

Tra i comuni confinanti di maggiore rilevanza Enna e Caltagirone.

Le Mostre di Botticelli in Italia: da Firenze a Roma, da Napoli a Milano e Bergamo.

La sua Venere è da sempre considerata un inno alla bellezza e alla perfezione. Botticelli, pittore fiorentino vissuto nella metà del 1400, è uno di quegli artisti che il mondo intero invidia all’Italia.

Un autore universale, che ha lasciato ampie testimonianze del suo talento artistico. La quotazione dei suoi dipinti raggiunge cifre inimmaginabili: e pensare che Sandro Botticelli morì in solitudine e povertà!

Mostre di Botticelli a Firenze

Un viaggio a Firenze è sicuramente la base per poter ammirare le opere di Botticelli. Nella sua città natale sono esposte le maggior parte dei suoi capolavori, divisi tra la Galleria degli Uffizi, la Galleria dello Spedale degli Innocenti e Palazzo Pitti.

La Nascita di Venere è, senza dubbio, insieme a La Primavera, il dipinto più celebre di Botticelli.

La tempera su tela che rappresenta la dea che fuoriesce da una conchiglia, commissionato da Lorenzo di Pierfrancesco de’Medici, è uno dei quadri più ammirati nel celebre museo degli Uffizi di Firenze.

Mostre di Botticelli a Roma

Anche a Roma è possibile ammirare lo stile e la personalità del Botticelli.

In particolare, nella Cappella Sistina, i suoi affreschi (Ritratti di papi, Prove di Mosè, Punizione dei ribelli e Prove di Cristo) furono voluti dal papa Sisto IV che lo chiamò in Vaticano insieme al Perugino, al Ghirlandaio e a Cosimo Rosselli.

Nella capitale sono esposti anche la Trasfigurazione con i santi Gerolamo e Agostino alla Galleria Pallavicini e la Madonna con Bambino, san Giovannino e angeli alla Galleria Borghese.

Mostre di Botticelli a Napoli

Napoli, il Museo di Capodimonte, ospita il bellissimo “Madonna con il Bambino e due angeli”.

Mostre di Botticelli in Lombardia

In Lombardia, infine, è possibile ammirare la Storia di Viriginia e il Ritratto di Giuliano de’ Medici  all’Accademia Carrara di Bergamo, il “Compianto su Cristo morto” al Museo Poldi Pezzoli di Milano e la Madonna del Padiglione alla Pinacoteca ambrosiana di Milano.

Le opere di Botticelli nel mondo

Le sue opere sono attualmente esposte nei più importanti musei, dalla National Gallery di Londra al Staatliche Museen di Berlino, dalla National Gallery of Art di Washington al Museo del Prado di Madrid e al Louvre di Parigi.

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