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Aree Picnic in Lombardia nella zona di Milano, in Brianza e sul lago.

Lockdown addio, voglia di libertà e socialità. All’aria aperta. Vuoi organizzare un picnic per il 1° maggio? Cerchi aree picnic vicino Milano? Ecco alcune idee per una scampagnata in Lombardia. In Brianza e tra Bergamo, Brescia, Como non mancano le piacevoli soluzioni anche in riva al lago.

Zona di Milano

Per chi resta in città, l’arrivo della bella stagione ha un appuntamento fisso: il ritrovo all’aria aperta sul prato del Parco Sempione. A partire dal week-end tanti teli sul prato all’inglese, per una rapida tintarella, la lettura di un buon libro e tante opportunità di svago per grandi e bambini. Senza dimenticare che, a pochi passi da Parco Sempione, si potrà visitare il Castello Sforzesco, l’Acquario Civico e la Triennale di Milano.

Bosco in Città a Milano

Nella periferia ovest di Milano, in zona via Novara, il Bosco in Città è il luogo ideale per chi voglia trascorrere una giornata di festa all’aria aperta non allontanandosi da Milano. L’area verde è un parco pubblico all’interno del quale, oltre a passeggiate tra i sentieri o lungo le rive del laghetto abitato da tartarughe, è possibile anche prenotare tavoli e barbecue per un picnic ed una grigliata in un  luogo speciale.

Brianza

Uno dei luoghi più frequentati per un picnic in provincia di Lecco è il Parco del Curone, un’area ampia che si presta a numerose attività, dal trekking alle passeggiate in bici alla più classica scampagnata.

Partendo da Montevecchia ci si addentra in un’area protetta nel cuore della Brienza, dove vivono animali come il tasso, la volpe ma anche la salamandra. A Cà del Soldato lo spazio attrezzato per grigliate all’aperto.

Val di Mello

Un luogo ideale per abbandonare il caos della città e ritrovarsi immersi nella natura, tra ampie zone verdi e freschi torrenti. La Val di Mello è un po’ la chicca della Val Masino.

Per godere appieno delle bellezze, della natura e dei luoghi in cui poter fermarsi per un pic-nic, basta far scalo a San Martino Valmasino, e da lì iniziare una passeggiata che sarà davvero unica.

Lago di Monate

Il luogo ideale per una gita domenicale fuori porta, una scampagnata panoramica a riva di uno dei laghi più puliti d’Italia. Il Lago di Monate si trova tra Cadrezzate con Osmate, Comabbio e Monate.

Nell’area del Parco Mariano, la spiaggia del prete è davvero un’oasi naturale unica. Piacevole, poi, attraversare il lago in pedalò. Non mancano le attrezzature per picnic e grigliate all’aperto.

Lago di Endine

Tra i luoghi della provincia di Bergamo in cui recarsi per trascorrere qualche piacevole momento all’aria aperta, un’esperienza da non perdere è quella con la natura in riva al Lago di Endine.

Qui il cielo si specchia nell’acqua della Val Cavallina creando un fantastico colpo d’occhio. Lungo le sponde del lago ed i sentieri che attraversano i boschi è possibile trovare spazi attrezzati per pic-nic all’aria aperta.

Parco dell’Alto Garda Bresciano

A ridosso del più esteso lago italiano, c’è un’area che mantiene quasi inalterata la sua naturalezza e che attraversa i comuni di Salò, Gardone Riviera, Toscolano Maderno, Valvestino, Magasa, Gargnano, Limone sul Garda, Tignale e Tremosine.

Il Parco dell’Alto Garda bresciano regala spunti davvero unici con scenari che ritemprano lo spirito. Nelle aree attrezzate che si incontrano lungo il tragitto è possibile soffermarsi a mangiare un panino, godendo di una vista mozzafiato.

Aree Picnic in Campania in provincia di Napoli ed Avellino.

Cerchi aree picnic in Campania dove trascorrere il week end del primo maggio? Nelle province di Napoli ed Avellino non mancano i posti in cui passare una bella giornate all’aria aperta, immersi nella natura, dove gustare prelibatezze portate da casa o carne alla brace arrostita negli appositi barbecue predisposti nelle migliori aree attrezzate.

Aree picnic in Provincia di Avellino

Area picnic Laceno in Irpinia

A poco più di mezz’ora di auto da Napoli, in provincia di Avellino consigliamo le aree del Laceno, del Partenio e del Terminio dove sono molte le aree picnic che mettono a disposizione dei turisti zone attrezzate con gazebo, tavoli in legno e barbecue per poter vivere al meglio la più classica delle scampagnate, in famiglia e con gli amici.

Tra i comuni in cui è maggiormente sviluppata la cultura della gita fuori porta a stretto contatto con la campagna ed il verde c’è senza dubbio il comune di Serino.

Qui, lungo la strada che conduce al Terminio, è possibile imbattersi in una serie di aree attrezzate per il picnic che, specie nei fine settimana, accolgono migliaia di turisti provenienti da tutta la Campania e non solo.

Un piccolo paradiso per gli amanti della natura è il bioparco della Fattoria Rosabella a Montella (Via SS. Salvatore) che, su prenotazione, mette a disposizione aree attrezzate per pic nic lungo le sponde del fiume Calore e itinerari naturalistici incantevoli.

Aree pic nic in Campania in provincia di Napoli.

Se invece cerchi aree picnic in provincia di Napoli dove organizzare la classica scampagnata con gli amici, ti consigliamo di trascorrere una giornata all’aria aperta nel suggestivo scenario del Cratere degli Astroni a Napoli grazie non solo alle sue origini vulcaniche ma anche alla presenza di tantissime specie di volatili.

Altra area da valutare è quella del Real Bosco di Capodimonte, il più grande polmone verde della città di Napoli, bene culturale sotto la protezione dell’Unesco.

Il Bosco di Capodimonte, dopo anni di incuria è stato restituito alla città e diviso in aree in cui dedicarsi allo sport, far divertire i bambini e intrattenersi con amici e parenti per piacevoli picnic.

Museo di Capodimonte a Napoli

Il luogo preferito da chi vive nella parte alta di Napoli per respirare area pura e svagarsi un po’ è il parco di Villa Floridiana, al Vomero.

Un’esperienza da considerare è l’escursione al Parco del Vesuvio, nel territorio del comune di Ottaviano. Il Parco si raggiunge facilmente in auto da Ercolano per poi salire lungo le pendici.

Le aree pic nic attrezzate con tavoli e panche in legno sono il luogo ideale per una scampagnata all’aperto a pochi passi da uno dei più celebri vulcani al mondo.

Anni ’80, quando la SuperLega di calcio era la serie A.

«Con l’ingresso dei grandi sponsor sulla scena dl calcio, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte». Profetiche parole di Enzo Bearzot, mitico commissario tecnico dell’Italia campione del mondo nel 1982.

La discussione esplosa all’indomani della nascita della SuperLega, con il coinvolgimento delle più forti (finanziariamente) società europee di calcio, è la conferma che ormai a far muovere la sfera di cuoio non bastano i piedi buoni se non “supportati” da un’adeguata messe di danaro.

La SuperLega decreterà la fine dei campionati nazionali? Pro e contro si sfidano a colpi di ipotesi.

A noi, piace ricordare che un tempo la vera SuperLega era il campionato di calcio italiano di serie A. Che per anni ha visto i migliori calciatori di tutto il mondo far stropicciare gli occhi di milioni di tifosi italiani la domenica pomeriggio.

Platini, Boniek, Zico, Krol, Maradona, Falcao, Junior, Socrates, Rumenigge: è infinito l’elenco dei grandi calciatori che a partire dagli anni ’80 hanno reso celebre in tutto il mondo il campionato italiano di calcio.

Facile oggi dire: tutti pazzi per Lukaku, Ronaldo e Ibra. Ma c’è stato un tempo in cui a far battere i cuori dei tifosi italiani c’era gente del calibro di Van de Korput.

Riavvolgere il nastro della storia del campionato di calcio italiano, oltre a fare un tuffo in un passato d’oro per alcuni colori oggi un po’ sbiaditi, significa rievocare nomi che ai millennials diranno poco o niente ma che, nel loro piccolo, hanno fatto epoca in quello che, anche grazie a loro, negli anni ’80 divenne il campionato più bello del mondo.

La stagione che fa da spartiacque è quella 1980/81.

Lo scandalo Totonero del 1980

L’anno precedente, il mondo italico del pallone era stato sconvolto dallo scandalo del Totonero: le auto della polizia sulla pista di atletica dell’”Olimpico” di Roma, gli arresti eccellenti di Giordano, Manfredonia, Wilson, Cacciatori, Albertosi, Della Martira, Zecchini, Pellegrini, Girardi e Magherini, il coinvolgimento di tanti nomi eccellenti del calcio di quegli anni, su tutti il bomber Paolo Rossi con l’altro goleador Beppe Savoldi.

Insomma, un vero e proprio terremoto che fece letteralmente crollare l’immagine del calcio italiano alla vigilia del Mundial di Spagna 82.

Per provare a rilanciare le quotazioni dell’italico pallone, la Federazione Italiana Gioco Calcio, da poco guidata da un avellinese, Federico Sordillo originario di Pietradefusi, succeduto ad Artenio Franchi proprio a seguito dello scandalo del calcio-scommesse, decise di riaprire quelle frontiere che erano rimaste chiuse dal 1966, dal patatrac dei mondiali di Inghilterra.

I primi calciatori stranieri in Italia.

All’epoca, la serie A era composta da sedici squadre. A ciascuna fu data l’opportunità di acquistare un calciatore straniero. Non tutte le società, naturalmente, fecero valere l’opzione. Ma fu comunque una svolta che portò in Italia grandi campioni ma anche qualche bidone.

Nomi che, forse proprio per la provenienza d’oltre confini, svilupparono fantasie e fecero nascere sogni. Alcuni realizzati, altri miseramente tramontati.

Chi furono i primi calciatori stranieri a giocare nel campionato italiano?

Van de Korput del Torino

Il primo acquisto ufficiale lo annunciò il Torino: il difensore della nazionale olandese Michael Van de Korput dal Feyenoord. Un nome che suscitò ilarità ma anche curiosità. Il libero restò in granata per tre stagioni prima di tornare in Olanda.

Brady della Juventus

In quegli anni, come ancora oggi, la Juventus della famiglia Agnelli era la squadra da battere. Fu quindi tanta la curiosità intorno al primo straniero in bianconero, dopo l’epoca dei Sivori e dei Charles. La società piemontese puntò sul regista irlandese Liam Brady, proveniente dall’Arsenal. Con lui a dettare ordine in mezzo al campo, i bianconeri vinsero due scudetti di fila. Ma la sua esperienza a Torino, complice il poco estro che non soddisfaceva l’Avvocato,  finì dopo due anni per lasciare spazio a un certo Michel Platini. Brady rimase però in Italia fino al 1987, giocando con Sampdoria, Inter e Ascoli.

Prohaska dell’Inter

I nerazzurri di Milano, freschi del titolo italiano conquistato, alla riapertura delle frontiere puntarono tutto sul centrocampista dell’Austria Vienna Herbert Prohaska che rimase alla corte di Eugenio Bersellini per due anni, prima di essere ceduto alla Roma con cui vinse lo scudetto dell’83.

Falcao della Roma

Protagonista in campo (ma anche fuori) sulla scena capitolina, ecco il brasiliano Paulo Roberto Falcao, giunto a Roma tra non poco scetticismo e assurto a riferimento indiscusso, al punto da guadagnarsi sul campo il titolo di “Ottavo Re di Roma”. I tifosi sognavano Zico e quando si ritrovarono Falcao manifestarono qualche perplessità. Che però svanirono grazie alle sue giocate da campione assoluto.

Krol del Napoli

Il colpo da novanta, alla riapertura delle frontiere lo mise a segno, però, il Napoli, portando all’ombra del Vesuvio il difensore olandese Ruud Krol, uno dei protagonisti assoluti dell’epopea degli orange. Esponente di quella scuola del calcio totale che fece epoca, con Krol a Napoli cominciarono a crescere le ambizioni, culminate pochi anni dopo con le grandi stagioni firmate Diego Armando Maradona.

Bertoni della Fiorentina

Il primo straniero a vestire il viola fu Daniel Ricardo Bertoni, attaccante della nazionale argentina che la famiglia Pontello prelevò dal Siviglia. Bertoni rimase a Firenze quattro anni, prima di trasferirsi a Napoli, dove lo attendeva il suo amico Dieguito.

Juary dell’Avellino

Il brasiliano tascabile, l’inventore delle esultanze stravaganti con il giro intorno alla bandierina ad ogni gol: il vero colpo di mercato lo mise a segno, nell’estate 1980, il patron dei “lupi” Antonio Sibilia che, su suggerimento di un altro brasiliano, “O’ Lione” Luis Vinicio, mise le mani sull’attaccante cresciuto nel Santos e trasferitosi poi in Messico al Tacos. Juary divenne un idolo della piazza irpina, che ancora oggi lo acclama. I suoi gol contribuirono a due salvezze consecutive, compresa quella tragica dell’anno del terremoto e del -5 in classifica.

Neumann dell’Udinese

Il primo calciatore straniero a vestire la maglia bianconera dell’Udinese fu il tedesco Herbert Neumann, proveniente dal Colonia con una discreta fama. Che, però, anche a causa di un infortunio, non mantenne le aspettative.

Eneas de Camargo del Bologna

Tra i flop della prima ondata di calciatori stranieri in Italia figura lo sfortunato brasiliano Eneas, acquistato dal Bologna per entusiasmare i tifosi si rivelò poco adatto al clima italiano, soffrendo oltre misura il freddo. A seguito di un incidente stradale, Eneas morì nel 1988 a soli 34 anni.

Sergio Fortunato del Perugia

Altra meteora argentina che non confermò le attese fu Sergio Fortunato, che il Perugia presentò come colpo di mercato. A lui i grifoni consegnarono le chiavi dell’attacco, sperando in una conferma dei numeri espressi fino a quel momento in patria. Finì con il disputare solo 12 gare e realizzare due gol.

Luis Silvio Danuello della Pistoiese

Il flop dei flop, il calciatore carico di leggende. Nell’unica stagione in serie A della Pistoiese, il centrocampista offensivo brasiliano fu accolto come un divo. Ben presto, però, i tifosi ed i compagni dovettero fare i conti con una realtà diversa. C’è chi dice che Danuello in realtà non fosse nemmeno un calciatore professionista e che il provino che convinse i dirigenti toscani a portarlo in Italia fu tutta una messa in scena. Il mistero è continuato anche dopo il suo addio all’Italia con appena 6 apparizioni in campionato.

Vera Gedroits: ecco chi era la donna protagonista del doodle di Google di oggi.

Oggi, lunedì 19 Aprile, Google ha dedicato un doodle a Vera Gedroits, ma chi era questa donna?

Vera Gedroits, nata 151 anni fa, è stata la prima chirurga russa e la prima professoressa di chirurgia del paese. Oltre a svolgere questa professione la chirurga russa si è dedicata molto anche alla poesia.

Dove è nata Vera Gedroits?

Vera nacque il 19 Aprile 1870 in una nobile famiglia lituana dei Giedroyć Iniziò a studiare medicina a San Pietroburgo e a 24 anni si sposò con Nikolai Belozerov.

Successivamente si trasferì in Svizzera dove diventò assistente del professore César Roux nel 1898.

All’età di 28 anni, si laureò con il massimo dei voti. Nel 1900 ritornò in Russia per assistere la madre che soffriva di depressione e lì fu assunta come medico in un cementificio dove curò i dipendenti e le loro famiglie.

Durante la guerra russo-giapponese nel 1904 si offrì volontaria della Croce Rossa e fu proprio durante la battaglia che si distinse per aver curato migliaia di soldati.

Dopo il suo servizio nei campi di battaglia, Vera Gedroits lavorò come chirurgo per la famiglia reale russa fino al suo ritorno a Kiev, dove diventò professoressa di chirurgia presso l’Università di Kiev nel 1929

Vera Gedroits morì nel 1932 a causa di un tumore. Fu sepolta nella sua città natale.

Carlo Verdone e l’incontro con Sora Lella, un aneddoto memorabile.

Un bel po’ di anni fa, Verdone era alla ricerca per il film” Bianco Rosso e Verdone” di un’attrice che dovesse interpretare il ruolo di sua nonna. E questo era un grosso problema: tutte le grandi attrici praticamente non c’erano più. Come risolvere? All’improvviso la svolta “sora Lella” grazie al consiglio di un amico.

“A Ca’! Ma stai a cercà una che deve fa tu nonna? Ma sintonizzate su Radio Lazio che c’è stà la sorella de Fabrizi che se chiama Sora Lella. Attacca alle 11:00 con un programma per tutte le donne con problemi sentimentali. Guarda che fa’ morì dalle risate perché poi ha un grande ascolto in tutta Roma. Poi dopo la trasmissione fa uno stacco, viene qua e si prende un crodino.”

L’aneddoto, molto caro a Carlo Verdone, è venuto fuori il 26 agosto 2018, quando l’attore romano fu ospite della comunità di Amatrice dove andò a portare, dopo il terremoto, la sua solidarietà alla popolazione e un po’ di divertimento.

Così, Carlo Verdone raccontò quell’incredibile incontro con sora Lella: “Mi sintonizzai su Radio Lazio e scoprii un mondo dove c’erano tantissime donne disperate e piangenti che dicevano: “Lella! Lella Mia! Ma lo sai che questa notte mio marito è ritornato alle 3 e stamattina gli ho guardato bene il colletto della camicia e aveva il rossetto?” e Sora Lella rispondeva: “Ma lo sai che te dico? Je devi dà un calcio in c***! Damme retta!”.

L’attore fu molto colpito da Sora Lella perché aveva una grande autorevolezza e le donne, cadute in disgrazia, grazie alle sue parole in qualche modo trovavano un po’ di conforto e la forza per reagire.

Verdone ne rimase molto colpito ed il giorno dopo, si presentò alle 12 davanti al bar che frequentava Sora Lella.

Qui si trovò di fronte a questa donna con una “bella faccia romana da vecchia” che come ogni giorno stava per bere il suo solito crodino. Non ci penso un attimo e la fermò.

Voi siete Sora Lella?

E voi chi siete?

Sono Carlo Verdone

“Ma quello che fa l’attore?”

“Si”,

“Me cojoni!”

Carlo gli disse che stava cercando un’attrice che potesse interpretare sua nonna e Sora Lella gli disse: “E hai pensato a me?“, “Io ho pensato a voi!” disse Verdone. “Ve la sentireste di fare un provino?” e Lella gli rispose: “Ma io i provini li faccio tutti i giorni! Io ho fatto pure qualche film, qualche particina” (Sora Lella aveva fatto delle piccole parti in film come I Soliti Ignoti o C’eravamo tanto amati).

E tra una battuta e l’altra, alla fine Carlo le chiese un recapito telefonico da dare al suo aiuto regista per un provino

Felice per l’incontro, l’attore diede la notizia a Sergio Leone: “Chi hai chiamato?” chi chiese il regista e Verdone tutto contento gli disse: “Guarda ho trovato una straordinaria, Sora Lella.” Leone sobbalzò “O dio mio no!! Ma che c**** hai combinato!” Quella c’ha 300 di colesterolo se ci muore durante il film come facciamo?

“Ma la mettiamo a dieta” risponde Verdone

“Ma che metti a dieta che quella esce dal Fatebenefratelli in continuazione!

Comunque alla fine l’attore romano riuscì a convincere il regista ad assistere al provino che andò benissimo anche se il grande Sergio Leone ribadì il concetto: “Si, ma se questa muore durante il film…“.

Per chi vuole conoscere tutto l’aneddoto, ecco il video integrale.

Smart working e famiglie: come tagliare le spese in bolletta?

Lo svolgimento del lavoro in modalità agile rappresenta una delle rivoluzioni portate dalla difficile situazione legata alla pandemia del 2020. L’applicazione dello smart working ha infatti consentito a molte aziende di continuare a offrire i propri prodotti o servizi nonostante tutto, preservando di fatto moltissimi posti di lavoro e portando avanti numerose attività presenti nel nostro Paese e all’estero; allo stesso modo, lo smart learning ha permesso agli studenti di proseguire i loro percorsi di formazione.

Tale importante rivoluzione, particolarmente apprezzata dalla maggior parte dei lavoratori della Penisola, ha però portato a un sensibile aumento dei consumi e delle spese per le famiglie. Vediamo più nel dettaglio i dati degli studi di settore, cercando di capire in che modo è possibile intervenire per non stravolgere il bilancio familiare.

Quanto spende una famiglia in smart working?

Secondo quanto riportano gli studi di settore del 2020, le famiglie che hanno una fornitura di luce e gas attiva nel mercato tutelato hanno speso in media 1.647 euro all’anno, ossia 550 euro per la bolletta dell’energia elettrica e 1.097 euro per quella del gas. Con lo smart working l’aumento stimato per ogni famiglia è del 32% sull’energia elettrica e del 31% sul gas. Diversa invece la situazione di coppie e single: per le coppie è stato previsto un aumento dei consumi rispettivamente pari a 21% sulla luce e del 22% sul gas, mentre per chi vive da solo si parla di un aumento del 29% sulla luce e del 22% sul gas.

Come risparmiare sulle bollette?

Per evitare che una situazione di questo tipo arrivi a gravare in maniera eccessiva sul proprio bilancio annuo è bene prendere in considerazione alcuni accorgimenti che possono rivelarsi molto utili in ottica di risparmio. Prima di tutto è doveroso considerare i vantaggi dati dal passaggio al mercato libero, che per una famiglia implicherebbe un risparmio di circa 130 euro per la bolletta della luce e di 265 euro per quella del gas; anche sul web è possibile valutare le diverse proposte dei gestori e scegliere quale tra le migliori offerte per luce e gas si rivela più adatta per le proprie necessità. In vista dell’arrivo dell’estate, poi, è bene assicurarsi che la casa sia ben isolata termicamente, per evitare un uso eccessivo del climatizzatore, che purtroppo finisce per pesare non poco sui costi complessivi.

Inoltre, mai sottovalutare l’importanza della scelta degli elettrodomestici e delle lampadine da usare in casa: meglio preferire apparecchi efficienti, controllando la classe energetica alla quale appartengono, e possibilmente smart, per ottimizzare i consumi ed evitare il più possibile sprechi inutili. In questo modo si darà il proprio importante contributo alla tutela dell’ambiente e si ridurranno notevolmente le spese, nonostante l’investimento iniziale che potrebbe sembrare alto.

Tex e Zagor, finalmente insieme in un albo speciale.

Un cowboy di 73 anni, convertito alla causa degli indiani d’America, ed un viso pallido di adozione, di 60 anni, che da oltre mezzo secolo, grazie alla matita.

Basterebbero questi pochi dettagli a raccontare Tex Willer e Za-gor-te-nay, meglio conosciuto come Zagor, nati dalla fantasia di Giovanni Luigi e Sergio Bonelli e dalle immaginifiche matite di Aurelio Galeppini e Gallieno Ferri.

L’epopea di Tex Willer, il leggendario Aquila della Notte

Tex Willer, per gli appassionati del genere, non ha segreti. Qualunque breve descrizione rischia di non restituire ad uno dei personaggi più antichi del fumetto italiano le giuste credenziali e attirare l’ira degli appassionati.

Basta dire che l’Aquila della Notte (il nome indiano di Tex) ha tagliato il traguardo, nel 2021, dei 723 albi pubblicati.

Il primo numero, con il titolo “Il Totem Misterioso”, fu dato alle stampe nel settembre del 1948.

Il primo Tex, era costituito in realtà da una “striscia” a colori, semplicemente spillata. Il costo dell’epoca era di 15 lire, ma oggi, per venire in possesso di un originale del tempo occorre sborsare dai 5 mila ai 9 mila euro.

Vero e proprio fenomeno cult, Tex Willer è stato “immortalato” anche in un francobollo del 1996.

I pards (soci, compagni di viaggio) di Tex sono:

  • Kit Carson, fido e costante compagno, abile pistolero, pessimista e mugolone
  • Kit Willer, figlio di Tex, che affianca il padre nelle gesta
  • Tiger Jack, fratello di sangue di Tex, conoscitore dei trucchi indiani ed abilissimo nel seguire piste e tracce

Più numerosi i nemici “giurati” di Tex, che compiono nei vari albi e nelle storie. Tra i più noti si ricordano Mefisto, Proteus e Yama, figlio di Mefisto.

Lo spirito di Zagor compie 60 anni

Zagor, lo spirito con la scure, come viene definito dagli amici Indiani, è un personaggio più affascinante e stimolante di Tex Willer, e relativamente più giovane.

Il primo albo di Zagor viene pubblicati nel 1961 e celebra quest’anno i suoi 60 anni. Figlio di un ranger, scopre ben presto che suo padre è stato responsabile della morte di numerosi Indiani d’America e modifica il suo proposito iniziale di vendicare la morte dei genitori, sposando la causa degli Indiani, in contrapposizione, appunto, alle gesta del genitore.

Al celebre grido di battaglia “Aaahhhyaaaak!!!”, insieme al suo inseparabile quanto poco atletico ed impacciato amico, Cico, compie numerose avventure a difesa dei nativi d’America, nella foresta di Darkwood.

Il fumetto di Zagor ha superato ormai le 650 uscite.

Nuovo Fumetto, albo speciale con Tex Willer e Zagor insieme.

I due eroi west della Bonelli, Tex e Zagor, dovrebbero “finalmente” incontrarsi. La notizia non è ancora ufficiale, ma ci sono diversi elementi per credere che Tex e Zagor, che a differenza di altri personaggi del fumetto italiano, pur abitando gli stessi scenari, non sono mai apparsi all’interno di uno stesso albo, possano finalmente collaborare in una avventura comune.

Gli appassionati, sono in fermento e dalle prime notizie sembra che i due si troveranno insieme in un albo speciale di Tex e dunque sarà Zagor, ospite del cowboy.

I 5 migliori auricolari bluetooth più venduti nel 2021.

Sono, forse, tra gli oggetti che, nell’ultimo anno, hanno visto impennare come pochi gli indici di vendita in tutto il mondo. A fare la parte del leone, soprattutto quelli che, alla prova “sul campo” sono stati ritenuti i migliori auricolari wireless per prestazioni e praticità.

Complice la pandemia e la necessità di trascorrere più ore al pc, al tablet o allo smartphone dovendo isolarsi dal mondo esterno, gli auricolari sono stati tra i prodotti tecnologici più venduti tra il 2020 ed i primi mesi del 2021.

Gli auricolari sono dannosi alla salute e fanno male alle orecchie?

Se da un lato i migliori auricolari bluetooth si rivelano efficaci ed agili nell’utilizzo dall’altro, però, pongono questioni serie relative ai possibili danni all’udito che ne potrebbero derivare.

Questo perché, a differenza delle tradizionali (ed orami sempre più considerate obsolete) cuffie che diffondono l’audio su tutto il padiglione auricolare sfruttandone la conformazione per la trasmissione delle onde, gli auricolari vengono introdotti direttamente nel canale uditivo.

Un uso prolungato e poco attento di tali strumenti può provocare danni all’udito.

I consigli dell’otorino

Di qui una serie di consigli che sempre più spesso otorini e specialisti dell’orecchio dispendano per evitare l’insorgere di patologie.

Come l’utilizzare gli auricolari migliori con parsimonia ed intervallando periodi di riposo tra un utilizzo e l’altro. La regola più diffusa è quella del 60: pause di 15 minuti ogni 60 di utilizzo ed un volume mai superiore al 60%.

Su questo aspetto occorre prestare sempre massima attenzione, sia che ci si trovi in smart working sia che in didattica a distanza.

Come pulire gli auricolari

Altro aspetto da non sottovalutare è l’igiene degli apparecchi auricolari che si inseriscono nell’orecchio.

Un’attenzione che non sempre viene prestate e che può generare danni non indifferenti.

Sono pochissime, infatti, le persone che dopo ogni uso posizionano gli auricolari nell’apposito contenitore. Molto più spesso vengono adagiati dove capita, dal tavolo di lavoro ai braccioli del divano fino alle tasche degli indumenti: una pratica molto scorretta che rischia di trasformare gli auricolari in vettori di germi e batteri che, così, vengono introdotti direttamente nell’orecchio.

Se proprio non si ha voglia di conservarli dopo l’uso nel contenitore, sarebbe buona pratica quella di provvedere ad una igienizzazione degli stessi prima di ogni utilizzo.

I Migliori Auricolari Bluetooth del 2021

Un trend che, in verità, era già in crescita prima della diffusione del Covid19 e che nell’ultimo anno ha toccato picchi superiore al +80%.

A vedere incrementare le vendite sono stati soprattutto gli auricolari wireless, quelli che sfruttando la tecnologia bluetooth evitano di avere a che fare con i fili che limitano i movimenti e costringono a portare sempre con sé, anche per piccoli spostamenti, il device a cui sono collegati.

Auricolari Jabra Elite Active 75t

Progettati per aumentare la qualità della riproduzione, gli auricolari Jabra Elite Active 75t piacciono agli utenti soprattutto per la vestibilità, per l’aderenza all’orecchio oltre che per una serie di funzioni che permettono una forte personalizzazione.

Auricolari Samsung Galaxy Buds+

Leggeri, comodi ma soprattutto con una qualità sia in entrata che, soprattutto, in uscita che li rendono tra gli auricolari più ricercati. In tema di prodotti brandizzati Samsung, i Galaxy Buds+ sono sicuramente tra i prodotti meglio equilibrati sfornati dalla casa coreana.

Auricolari Bose QuietComfort Earbuds

Il know how Bose è una garanzia per chi sia alla ricerca di una prestazione senza sbavature. Questi auricolari sono progettati per stupire. E con una tecnologia in grado di eliminare ogni rumore di fondo ma di far sentire ogni dettaglio, anche quelli che normalmente sfuggono.

Auricolari Beats Powerbeats Pro

Tra gli auricolari senza fili sono tra i più ricercati tra i giovani. Per il design e per la stabilità. Sono stati, infatti, immaginati per resistere al loro posto ad ogni movimento. Anche la lunga durata della carica ne costituisce un altro plus che li fa preferire ai ragazzi, che hanno la possibilità di scegliere tra sei colorazioni differenti.

Auricolari Apple AirPods

Un must che ha nella firma Apple la sua migliore garanzia. Facili da utilizzare, ergonomici e comodi, carica di lunga durata ed attivazione vocale dell’assistente virtuale Siri sono tra i punti di forza di AirPods che, nonostante la grande concorrenza anche low cost continuano ad essere tra gli auricolari più ricercati.    

6 Film sull’Italia da non perdere.

L’Italia è un paese meraviglioso e molto vario, quindi non stupisce che sia stata scelta come ambientazione per moltissimi film. Ne abbiamo selezionati alcuni che mettono in luce aspetti particolari dell’Italia e degli italiani.

1. Call me by your name

Nell’estate del 1983, il padre di Elio invita il suo dottorando Oliver a passare del tempo nella sua casa di campagna, per aiutarlo con una ricerca. Elio, che ha 17 anni, e Oliver, che ne ha invece 24, sembrano inizialmente molto diversi, ma presto cominciano a passare molto tempo insieme. Col passare delle settimane, tra i due si instaura un rapporto profondo e sincero, destinato però a chiudersi con la fine dell’estate e il ritorno di Oliver negli Stati Uniti.

2. La grande bellezza

Jep Gambardella è un famoso critico teatrale, esperto di tutto ciò che è considerato “bello”. In gioventù aveva anche scritto un romanzo, ben accolto dal pubblico, rimasto però opera unica per pigrizia. Tuttavia, la sua vita mondana apparentemente banale subisce un contraccolpo quando, dopo la morte del suo primo e unico amore, si rende conto di aver sprecato troppo tempo e di volersi cimentare nuovamente nella scrittura di romanzi.

3. Vacanze romane

Questo è il film italiano per eccellenza, quello che, nonostante sia ambientato più di mezzo secolo fa, ancora oggi rappresenta l’idea romantica che molti hanno dell’Italia. Ann è una principessa in visita diplomatica che decide di visitare Roma in incognito, da turista; Joe è un uomo qualunque che decide di aiutarla a nascondersi. Tra i due nasce ovviamente qualcosa, ma la protagonista indiscussa è la città che fa da sfondo alla loro storia d’amore.

4. Il talento di Mr. Ripley

Ambientato negli anni ’50, questo film racconta la storia di Tom Ripley, incaricato dai genitori di Dickie di riportarlo a casa negli stati Uniti. Una volta incontrato Dickie, però, Tom ne rimane affascinato e il suo invaghimento diventa ben presto un’ossessione. Il film si rivela così essere un angosciante thriller, sul cui sfondo si possono però riconoscere luoghi splendidi come Ischia, Procida e Sorrento, che fanno da cornice a una storia destinata a non avere un lieto fine.

5. La dolce vita

Uno dei capolavori di Federico Fellini, questo film racconta vari episodi della vita di Marcello, un giornalista dedito alla vita mondana e alle belle donne. Tra questi, è famosissima la scena in cui Sylvia, interpretata da Anita Ekberg, fa il bagno nella Fontana di Trevi: ancora oggi questa scena è simbolo del cinema italiano e dell’Italia in generale. Una curiosità: il termine “paparazzo” è nato proprio con questo film, in cui Paparazzo è il nome di un fotografo specializzato nei ritratti dei personaggi famosi.

6. Io ballo da sola

A volte guardare il proprio paese con gli occhi di uno straniero è l’unico modo per apprezzarne la bellezza. È proprio ciò che fa questo film di Bertolucci, che narra le vicende di una ragazza americana ospite di amici in Toscana. Il film è stato girato vicino a Siena, in luoghi idilliaci cui la mano esperta del regista riesce a rendere giustizia.

Come guardare i film su Internet

Il modo migliore per guardare questi film è affidarsi a uno dei tanti servizi in streaming. Prima di farlo, però, può essere una buona idea installare una VPN gratis. Questo permette di proteggersi da alcuni tipi di attacchi informatici che potrebbero minacciare la propria privacy. Inoltre, una VPN permette anche di aggirare i blocchi basati sulla geolocalizzazione che molti servizi di streaming utilizzano: grazie ad essa, quindi,sarà possibile accedere ai cataloghi stranieri o a quelli italiani anche quando ci si trova all’estero.

Pranzo di Pasqua, fai il test del mangiatore seriale e scopri che tipo sei.

Il pranzo di Pasqua e Pasquetta sono l’occasione per riscoprire gli antichi sapori della cucina della tradizione, ma anche per osservare come a tavola, soprattutto in occasioni delle feste con famiglia ed amici, ognuno abbia un approccio diverso alle pietanze.

Il Menù del Pranzo di Pasqua

Dalle reazioni e dai comportamenti che ognuno manifesta rispetto alla pizza chiena, alla pizza con l’erba, al casatiello, alla pastiera di grano, potete capire a quale profilo di “mangiatore” della Pasqua appartenete voi ed i vostri commensali

L’Ateo

L’ateo è quello che arriva alla tavola di Pasqua e sa già dirvi il sapore di tutte le pietanze. Le ha già assaggiate a partire dal Venerdì Santo, perché non ha precetti religiosi da seguire. Se in casa vostra c’è un ateo lo scoprirete subito. La pizza chiena, la soppressata, e tutte le altre portate arriveranno a tavola con una o due fette mancanti.

Il tradizionale

Il tradizionale è il commensale della Pasqua che blatera di più. E’ fedele alla tradizione. Non ammette deroghe, varianti, piatti gourmet. Per il Tradizionale a Pasqua e Pasquetta si mangia e si beve.

Il Selettivo

Quando offrite ad un Selettivo una fetta di pizza con l’erba capirete subito di fronte a chi vi trovate. I selettivi sono di diversi tipi. Il selettivo intellettuale che dopo aver osservato e vivisezionato la pizza con l’erba vi dirà la ricetta dell’origine, quali sono gli ingredienti che si sono aggiunti nel corso del tempo ed inizierà a scartare prima l’uva passa, poi i pinoli, infine la sfoglia. 

Il selettivo Inconsapevole

Poi esiste il selettivo inconsapevole. E’ quello che alla prima fetta di pizza con l’erba obietterà alcuni errori, alla seconda fetta, sempre della stessa pizza, dirà che è squisita e realizzata secondo il disciplinare. E’ forse il peggiore dei profili di mangiatori della Pasqua. Fatelo bere da subito, così magari dopo un paio di bicchieri la finiranno con la selezione e saranno di compagnia a tavola.

Il Degustatore

Il degustatore: E’ quello che non si limita a mangiare. Deve degustare, è parente stretto del selettivo inconsapevole. Per ogni fetta di pizza chiena o pizza con l’erba saprà dirvi tutti gli ingredienti, riuscirà a stabilire quali erbe sono state utilizzate e il rappoto delle proporzioni, oppure scoprirà quale formaggio è stato usato per la pizza chiena. Buon per lui che nessuno annoti anno per anno le sue “analisi” organolettiche, perché, statene certi, ogni anno cambia le valutazioni.

L’Assopigliatutto

L’assopigliatutto: Predominante è certamente il profilo di chi non disdegna nessuna delle due. Pizza o chiena o pizza con l’erba non fa alcuna differenza basta che siano abbondanti, così come il resto delle portate, ma l’assopigliatutto è l’eccesso degli eccessi. L’assopigliatutto è disposto a realizzare vere e proprie composizioni: tipo la pizza con l’erba chiena, che consiste nell’adagiare all’interno della pizza con l’erba anche il ripieno della pizza chiena. Non è bello a vedersi e forse si perde.

Il vegetariano

Il vegetariano: Ovviamente le scelte vanno sempre rispettate e per i Vegetariani, l’unica pietanza di Pasqua ammessa dal loro codice è la pizza con l’erba. La variante integralista, il Vegano, con ogni probabilità passerà Pasqua e pasquetta da solo, salvo non trovare una comitiva disposta a vederlo mangiare soppressata di tofu, pizza chiena di soia ed altre varianti.

Il Comparatore

Il comparatore: Sarebbe meglio dire la comparatrice, perché sono solitamente le donne che si cimentano nella preparazione delle pietanze della Pasqua a ricoprire questo idealtipo di commensale.

La comparatrice (o il comparatore se a preparare è stato un uomo) assaggia poco di tutto. La Pasqua è la festa dell’unione non solo in famiglia ma anche con gli amici, per cui può capitare di trovarsi con diversi “esemplari” dello stesso tipo di pietanza.

La comparatrice le assaggerà tutte, 7 pizze con l’erba, 8 pizze chiene, 4 casatielli, perché deve obbligatoriamente affermare il grado di bontà di ognuna.

State sicuri che le sue realizzazioni si troveranno sempre nei primi tre posti della sua speciale e personale classifica.

Più che un pranzo della Pasqua, per il comparatore, è una competizione.

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