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I migliori prodotti da comprare alla LIDL.

Chi lo avrebbe mai detto che i Tedeschi avrebbero fatto impazzire gli Italiani nel fare la spesa? Ed invece è così. La catena di supermercati di origine tedesca sta mandando letteralmente fuori di testa gli Italiani, che ormai attendono le offerte Lidl, i volantini e le promozioni con maggiore trepidazione delle estrazioni del lotto.

La Lidl, nata in Germania, ad inizio del secolo scorso, è ormai una consolidata realtà del panorama della grande distribuzione italiana, sempre più radicata sul territorio.

Con prezzi competitivi e grazie all’abbinamento di prodotti di marca e di generi a marchio Lidl, riesce ad attirare sempre più clienti.

Punto di forza della Lidl, anche il coinvolgimento della clientela con l’utilizzo dei social.

Gruppi spontanei, pubblici e privati su Facebook, dedicati alla Lidl, oltre alle pagine ufficiali, arrivano a contare anche mezzo milione di iscritti. Perché tanto appeal nei confronti dei clienti?

3 buoni motivi per comprare alla Lidl.

Al primo punto una comunicazione ben strutturata ed integrata, con un’app per smartphone che coinvolge i clienti con frequenti attivazioni di coupon, l’invio dei volantini delle offerte lidl della settimana ed un’ampia varietà di prodotti, come nel caso delle “settimane gastronomiche” dedicate alla cucina dei paesi stranieri, come Spagna, Francia, Messico, Stati Uniti, Germania, Giappone e Cina.

Al secondo posto, una indiscutibile convenienza ed un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Al terzo posto, il fatto non trascurabile che numerosi prodotti a marchio Lidl di fatto vengono prodotti dalle più note case produttrici (leggi le etichette per scoprire chi produce per conto di Lidl numerosi prodotti).

Cosa comprare alla Lidl?

Lasciando da parte i prodotti delle settimane dedicate alla cucina etnica e straniera, ci sono dei prodotti in vendita alla Lidl che bisogna provare almeno una volta.

Non fatevi ingannare dal prezzo troppo basso. Le piacevoli sorprese non mancano, dagli alimentari, alle bibite, agli alcolici, ai prodotti da forno, ai detergenti.

In alcuni casi questi prodotti vengono messi addirittura in promozione ed il prezzo risulta addirittura stracciato, fermo restando elevati standard qualitativi.

Quale Birra comprare alla Lidl?

Per un supermercato di origini tedesche non ce la sentivamo di non aprire la lista con la birra, ma a dispetto della nazionalità, con la birra italiana del marchio Arcana: da provare le tre label, Blanche non filtrata, Golden Ale, Red Ale. Sono birre artigianali, a prezzi commerciali.

Equilibrate, gustose, non impegnative.

Quale Formaggi comprare alla Lidl?

Nel reparto dei formaggi, l’occhio cade inevitabilmente sui burri, oltre a quelli italiani, il Burro tedesco Lidl Milbona ed il Burro Irlandese Golden Hill. Entrambi cremosi e gustosi. Una valida alternativa ai prodotti dello stivale e con le stesse qualità. Il burro irlandese si fa preferire per la cremosità, quello tedesco per la freschezza.

Spumanti e snack da acquistare alla Lidl

Nel reparto vini la fanno da padrona i vini e gli spumanti italiani. Piacevolissima sorpresa prodotta da Allini è il Prosecco Superiore Spumante DOCG Conegliano Valdobbiadene. Prezzo accessibile, ottimo rapporto qualità/prezzo. In offerta può costare anche meno di 5 euro.

Vicino ad un bicchiere di prosecco non possono mancare gli snack. Quelli della linea Lidl si chiamano Snack Day. Creano dipendenza, un po’ come tutti gli snack. Quelli al formaggio sono quasi uguali a quelli delle marche più note. Sapete perchè? Li produce la Amica Chips, con una sola differenza, il prezzo, molto più basso quello della linea Lidl Snack Day.

Quali gelati comprare alla Lidl?

Continuiamo la perlustrazione dei prodotti “goderecci” e passiamo ai gelati. I gelateli Lidl hanno il marchio “Gelatelli”. Una gamma ben variegata, dai pralinati, ai ghiaccioli, ai tartufi ai bon bon.

Il gusto dei “Gelatelli” non ha niente da invidiare ai gelati delle più note aziende produttrici. Ed infatti i Gelatelli sono prodotti dalla Eskimo e cioè altro nome dell’italianissima Algida.

I cosmetici da comprare alla Lidl

Dopo aver mangiato occorre anche pensare alla cura del corpo. I prodotti per l’igiene e la cura della persona, nonchè per la cosmesi, proposti dalla Lidl sono a marchio Cien. Probabilmente sono tra i migliori prodotti cosmetici low cost presenti sul mercato italiano. Tra le caratteristiche principali, per chi non ama fragranze troppo penetranti, l’utilizzo di poco profumo per saponi e detergenti.

I prodotti italiani da comprare alla LIDL

Olio Italiano

Meno low, il prezzo dell’Olio venduto dalla Lidl. Si tratta dell’Olio extravergine di oliva Italiamo, 100% italiano. Niente comunità europea, dunque, un italianissimo olio prodotto in toscana. Buon rapporto/qualità prezzo per il condimento di tutti i giorni senza colesterolo.

Pasta Italiana

Sempre del marchio Italiamo negli scaffali Lidl troviamo la pasta trafilata al bronzo. Luogo di produzione, Gragnano, una garanzia in quanto a pasta.

Formaggi Italiani

Imbattibili, i prezzi, per quanto concerne uno dei prodotti più costosi, il parmigiano reggiano. Diverse le stagionature proposte. Solitamente il prezzo presenta un risparmio medio del 25% rispetto ad altri supermercati. Quello proposto da Lidl con il Marchio Antichi Maestri è prodotto da Virgilio, consorzio del mantovano.

Cosa non ci piace, ancora, della Lidl

Fare la spesa alla Lidl è senza dubbio piacevole e stimolante. Molte le offerte di prodotti insoliti, accattivanti, senza voler considerare quelli periodici delle settimane gastronomiche dedicate ai paesi stranieri.

Qualche piccola defaillance, però, non riguardante la qualità dei prodotti, l’abbiamo scovata.

Tra gli scaffali, non sempre, l’ordine la fa da padrone.

Alcuni prodotti, tra l’altro, vengono venduti al pubblico senza nemmeno essere sistemati nelle gondole, ma lasciati negli scatoloni.

Le etichette non sempre sono poste in precisa corrispondenza dei prodotti in esposizione.

Il maggior disagio, però, riguarda le casse.

Alla Lidl fare una spesa con più di 10 articoli da soli è impossibile. I nastri delle casse non hanno un’area di imbustamento dopo il passaggio al lettore ottico.

Occorre imbustare così come l’addetto passa i prodotti al lettore ottico oppure riporli nel carrello.

Usanza nordica che mal si concilia con i costumi italiani.

Ricetta Amatriciana, solo 4 ingredienti ma attenti alla cottura

La ricetta dell’Amatriciana perfetta è semplice, così semplice che quasi sempre si sbaglia.
Più le ricette sembrano semplici, più è facile incorrere in errori. L’Amatriciana ne è un esempio classico, come anche la carbonara e tutti quei piatti mutuati dalla cosiddetta cucina povera.
Si fa prima a dire cosa non si usa, escludendo i più classici cookers mistakes, gli epic fail della cucina.

Ricetta Amatriciana, gli ingredienti Vietati

Aglio (anche Carlo Cracco, si narra, abbia compiuto questo errore, ma a certe altitudini culinarie si può anche abbozzare), cipolla, pancetta, e secondo noi, anche qualunque tipo di pasta che non sia il bucatino, anche se il “disciplinare” imporrebbe lo spaghetto.

Ricetta amatriciana Cannavacciuolo – Video

Chef Cannavacciuolo, invece, non ha dubbi e propone la sua Amatriciana Perfetta

La ricetta dell’amatriciana perfetta

La ricetta dell’Amatriciana è addirittura codificata e tutelata: gli ingredienti sono mutuati dalla cucina povera dell’entroterra laziale, precisamente della cucina reatina, in particolare di Amatrice, da cui prende il nome.

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 gr. pasta (bucatini)
  • 400 gr. guanciale
  • 200 gr. pecorino
  • 300 gr. pomodoro pelato San Marzano
  • Vino Bianco 1/2 bicchiere
  • Pepe, un pizzico
  • 1 peperoncino

Guanciale, pecorino, vino bianco, pomodoro San Marzano, pepe e peperoncino sono necessari e sufficienti a fare una Amatriciana doc, ma le fasi della cottura sono determinanti.

 Il fatto che sia una ricetta poco “variata” anche dai più noti chef italiani, vuol dire che non ammette deroghe, ma la mano e l’occhio sulle fasi della cottura sono determinanti.

Attenti alla cottura

Primo ostacolo riguarda il punto di cottura del guanciale, tagliato a rettangolini e mai a cubettini.

E’ necessario farlo “spurgare” a fuoco vivace direttamente in pentola, in modo che non occorre usare altro olio, se non il grasso che ne fuoriesce. Ma occorre stare attenti a non eccedere nella cottura, altrimenti si rischia di gustare una Amatriciana bruciacchiata, così come occorre non essere troppo frettolosi. Spesso, per il timore di bruciare il guanciale, si commette l’errore di lasciarlo morbido, con una sgradevole sensazione al palato.
In definitiva il guanciale deve essere tendente al croccante, di colore bruno.

Se si “azzecca” la cottura perfetta, il guanciale può anche essere prelevato dal grasso che ha rilasciato, dove andrà cotto il pomodoro, per poi aggiungerlo solo all’ultimo minuto di cottura.

La pasta, i bucatini, andrà cotta al dente, ma essendo un sugo rosso, che poco si presta al prolungamento di cottura con l’acqua della pasta, bisogna essere bravi a prelevare i bucatini al punto giusto, considerando che andranno “mantecati” per un minuto circa a fuoco vivace con il sugo in modo che si prosciughi l’eventuale eccesso di acqua.

Dopo l’impiattamento, d’obbligo una abbondante spolverata di pecorino e di pepe. Attenzione al sale! Il guanciale potrebbe essere di per se già abbastanza sapido ed il pecorino non è certo un sapore dolce.
Infine, diffidate sempre da Amatriciane “scomposte” da croste di guanciale e da piatti minimal.

L’amatriciana o è abbondante, o non è! Finger food e Amatriciana non vanno d’accordo! Al massimo userete le dita, con il pane per la scarpetta.
 

Le migliori osterie in Irpinia secondo Slow Food.

Due new entry e le solite conferme: l’Irpinia dell’accoglienza e dei buoni sapori fa bella mostra di sé nella guida griffata Slow Food dedicata al mondo delle osterie.

Anche per il 2021, l’associazione di Brà strizza l’occhio all’Irpinia della buona tavola e della genuinità, ai sapori più autentici del territorio e all’interpretazione che le abili mani di osti e ristoratori ne offrono al pubblico.

Come ogni anno, i primi giorni d’autunno coincidono con la pubblicazione della guida Osterie d’Italia, curata da Marco Bolasco e Eugenio Signoroni.

Una guida che è un compendio di un anno di ricerche, degustazioni, scoperte lungo lo Stivale tra tutti quei locali che non solo a parole ma soprattutto a suon di portate messe in tavola rispondo ai criteri che da sempre sono alla base della filosofia di Slow Food.

L’edizione 2021 della Guida Osterie d’Italia ha, inevitabilmente, risentito degli effetti della pandemia che, tra lockdown e zone rosse ha profondamente minato il settore della ristorazione. Per questo motivo, i curatori hanno scelto, per l’anno 2021, di non assegnare le famose Chiocciole di merito ma anche di non eliminare nessuno dei presenti nell’edizione precedente.

Osterie d’Italia, le novità 2021 in Irpinia

A questi, sono state aggiunte solo alcune new entry.

Le nuove citazioni per la provincia di Avellino arrivano entrambe da Grottaminarda, che porta nella guida l‘agriturismo “Barrasso” e la pizzeria “Giovanni Grimaldi”, due luoghi tanto diversi tra loro ma accomunati dalla passione nella preparazione di piatti che sanno trasmettere tutti i migliori sapori dell’Irpinia e della Campania delle aree interne.

Sfogliando la guida, tra le tante segnalazioni della Campania, che è tra le regioni italiani con il maggior numero di citazioni, si scopre che ben sette tra ristoranti e trattorie a cui gli esperti dell’associazione di Bra hanno assegnato il massimo riconoscimento, la famosa Chiocciola simbolo di Slow Food, si trovano in provincia di Avellino.

In pratica, un terzo della classifica dei migliori ristoranti in Campania secondo Slow Food si trova in provincia di Avellino.

Ristoranti e trattorie segnalati da Slow Food in provincia di Avellino.

Si tratta di 7 nomi affermati e consolidati nel panorama della ristorazione avellinese, distribuiti in altrettante zone della provincia di Avellino, a testimonianza di quanto sia diffusa in Irpinia l’arte e la filosofia del mangiar (e cucinare) bene.

Ed ecco che i ristoranti della provincia di Avellino che interpretano alla perfezione quella selezione di natura, gusto e territorialità diventano quasi un attrattore gastronomico per il proprio circondario, la tappa obbligata per un saporito rifornimento per chi va alla scoperta delle ricchezze storiche, culturali e naturali dell’Irpinia.

La Pignata, chiocciola Slow Food ad Ariano Irpino.

E’ il caso, ad esempio, de La Pignata ad Ariano Irpino (città della ceramica con interessanti forni ed un ricco museo dedicato) che dal 1980 porta in tavola l’arte della semplicità attraverso una esplosione di sapori del territorio.

La Pergola, chiocciola Slow Food a Gesualdo.

Nel segno della chiocciola e dei valori dell’Associazione di Bra, anche La Pergola a Gesualdo (il paese in cui operò il principe dei musici Carlo Gesualdo) con i suoi sapori che trasudano storia e tradizione.

Trattoria Di Pietro, chiocciola Slow Food a Melito Irpino.

A Melito Irpino, per rimanere in quel fazzoletto d’Irpinia che si insinua esattamente a metà strada tra la Daunia ed il Sannio, l’Antica Trattoria Di Pietro è uno degli ultimi baluardi della cucina contadina d’un tempo, il cui menù è scandito dal susseguirsi delle stagioni e delle produzioni dell’orto.

Valleverde Zi’ Pasqualina, chiocciola Slow Food ad Atripalda.

Nel cuore di Abellinum, l’odierna Atripalda, il primo nucleo abitativo dell’attuale città capoluogo, proprio a due passi dal parco archeologico, ecco Zi’ Pasqualina Valleverde, forse il locale che più di ogni altro interpreta il significato di trattoria traslato nel terzo millennio.

Dall’Alta Irpinia e la Valle Ufita al verde del Partenio: mutano gli scenari naturali, non certo l’offerta turistica e gastronomica.

L’Osteria del Gallo e della Volpe, chiocciola Slow Food a Ospedaletto d’Alpinolo.

Per chi si reca ai piedi di Mamma Schiavona, al Santuario di Montevergine, luogo di culto mariano per eccellenza in Campania, ad Ospedaletto d’Alpinolo L’Osteria del Gallo e della Volpe della famiglia Silvestro è molto più di un punto ristoro per i viandanti.

E’ un’esperienza di gusto in cui si saprà apprezzare quel non luogo che è la lentezza, intesa come spazio aggregativo, comunicativo e di conoscenza.

La Ripa, chiocciola Slow Food a Rocca San Felice.

Ultimo ristorante inserito nella guida Osterie d’Italia 2020 di Slow Food e confermato nel 2021 è, infine, La Ripa di Rocca San Felice, un presidio del mangiar bene nella zona della affascinante Mefite e del superbo pecorino Carmasciano.

Osteria I Santi a Mercogliano.

Nella guida Osterie d’Italia di Slow Food c’è anche un nome forte di Mercogliano: qui l’osteria I Santi raggiunge l’agognata chiocciolina.

Un riconoscimento meritato per la accogliente osteria di Capocastello di Emilio Grieco che da anni delizia il palato di una clientela che ne apprezza la ricerca e la genuinità delle materie prime utilizzate.

Le migliori osterie in Campania secondo la guida Slow Food.

Osterie d’Italia, la guida edita da Slow Food, è ormai un punto di riferimento per quanti amano mangiare bene, spendere il giusto ed andare alla ricerca di quei posti che fanno davvero la differenza.

Giunta alla sua trentunesima edizione, il vademecum che assegna le Chiocciole, il simbolo dell’associazione di Bra, alle osterie, alle trattorie ed ai ristoranti italiani che nei loro piatti trasferiscono la filosofia di Slow Food, ha recensito 1697 locali lungo tutto lo stivale, stilando una mappa, regione per regione dei migliori ristoranti italiani secondo il giudizio (ed i parametri) dei curatori storici, Marco Bolasco ed Eugenio Signoroni.

Ma l’edizione 2021 della Guida si presenta al pubblico dei lettori con delle novità non solo tra le strutture citate ma soprattutto nella forma che si è deciso di adottare.

La pandemia ha finito per avere effetti anche sul settore editoriale: la chiusura a lungo di tante strutture, l’inevitabile riconversione che ha interessato alcuni, lo stop definitivo di altri ha indotto, per l’anno 2021, a non assegnare le storiche Chiocciole.

Nessun ristorante, però, è stato cancellato dalla guida, che riporta tutti quelli precedentemente citati ai quali, però, si sono aggiunte delle piacevoli novità.

E in questa nuova versione di Osterie d’Italia Slow Food, a fare la parte del leone è proprio la Campania, la regione che riporta il maggior numero di segnalazioni.

In Campania sono 23 i nuovi ristoranti segnalati nella guida – oltre a quelli già menzionati in passato – , che oltre al simbolo generale della Chiocciola, individua anche altri elementi per consentire una scelta responsabile e convinta ai consumatori: c’è l’annaffiatoio che indica la presenza di un orto di proprietà, la bottiglia a testimoniare una carta dei vini particolarmente ricca, la chiave per segnalare la possibilità di dormire nello stesso luogo, il formaggio per quei locali che presentano un menù con prodotti caseari di qualità.

Una menzione particolare viene, infine dedicata a quei ristoranti che offrono menù per celiaci e a quelli che utilizzano nel loro menù almeno tre Presidi Slow Food.

I ristoranti della Campania segnalati da Slow Food nel 2021

Ma quali sono in Campania le nuove Osterie segnalate da Slow Food nell’edizione 2021 della Guida?

Ecco di seguito tutti i locali delle province campane che sono stati meritevoli di una citazione secondo i curatori della guida Osterie D’Italia 2021:

• «Don Lisandro», Caserta

• «La Taverna degli Antichi Sapori», Controne (Sa)

• «VicoRua», Eboli (Sa) •«L’Occhiano», Felitto (Sa)

• «Barrasso», Grottaminarda (Av)

• «La Tana della Sirena», Montecorice (Sa)

• «Osteria Mediterranea», Napoli

• «Nonna Luisa», Piano di Sorrento (Na)

• «Katakrì», Piedimonte Matese (Ce)

• «I Cacciagalli», Teano (Ce)

• «Casa Kbirr», Torre del Greco (Na)

• «Olio e Basilico», Calvi Risorta (Ce)

• «La Bottega Creativa», Cardito (Na)

• «Le Parùle», Ercolano (Na)

• «Giovanni Grimaldi», Grottaminarda (Av)

• «’O Scialatiello», Marigliano (Na)

• «1947 Pizza Fritta», Napoli

• «Vincenzo Capuano», Napoli

• «Fronna d’Està», Pomigliano d´Arco (Na)

• «La Pietra Azzurra – Vallo di Diano», Sala Consilina (Sa)

• «Magma», Torre del Greco (Na)

• «Binario 1», Vairano Patenora (Ce)

• «Pizzeria Eden», Vallo della Lucania (Sa)

Nella edizione precedente della guida, quella che ancora contemplava la presenza delle Chiocciole come segno distintivo delle strutture, venivano segnalate invece 22 attività in tutta la Campania: ecco quali.

Osterie Slow Food ad Avellino.

In provincia di Avellino vengono segnalate La Pignata ad Ariano Irpino, il Valleverde Zi’ Pasqualina ad Atripalda, La Pergola a Gesualdo, Di Pietro a Melito Irpino, L’Osteria del Gallo e della Volpe a Ospedaletto d’Alpinolo e La Ripa a Rocca San Felice e la new entry, rappresentata da I Santi a Mercogliano.

Osterie Slow Food a Benevento.

A Benevento, il solo ristorante con la chiocciola è Nunzia.

Osterie Slow Food a Caserta.

Gli Scacchi di Caserta è l’unico ristorante in città segnalato nella guida mentre in provincia, a Bellona, il riconoscimento per la prima volta è andato all‘osteria A’ Luna Rossa.

Osterie Slow Food a Napoli.

A Napoli e provincia ecco Fenesta Verde e La Marchesella a Giugliano in Campania, Il Focolare a Ischia, Lo Stuzzichino a Massa Lubrense, Da Donato a Napoli, Abraxas a Pozzuoli, ‘E Curti a Sant’Anastasia e Il Cellaio di Don Gennaro a Vico Equense.

Osterie Slow Food a Salerno.

Nel salernitano, i ristoranti che rispondono ai criteri indicati da Slow Food sono: Famiglia Principe 1968 a Nocera Superiore, Perbacco a Pisciotta, ‘O Romano a Sarno, La Piazzetta a Valle dell’Angelo.

I migliori Ristoranti di Avellino secondo TripAdvisor nel 2021.

Tipicità dei prodotti, abilità e creatività in cucina, accoglienza dei luoghi, contenimento dei prezzi: sono alcuni dei parametri che fanno la differenza (e la fortuna) quando si tratta di scegliere un posto in cui andare a cenare.

E sono anche alcuni dei parametri che utilizza l’algoritmo di Tripadvisor, forse il più famoso portale in tema di viaggi e turismo, per segnalare le migliori ristoranti di Avellino e del mondo.

In provincia di Avellino, sono 1162 i ristoranti che, alla data del 28 giugno 2021,  hanno ottenuto almeno una volta una recensione da parte degli avventori.

In aumento rispetto a due anni fa, quando erano 1022.

Come funziona la classifica di TripAdvisor.

A determinare il successo di un ristorante rispetto ad un altro non è soltanto la quantità e la qualità delle recensioni lasciate dagli utenti.

Anzi. Il peso maggiore è determinato dall’attualità dei giudizi espressi.

Proprio perchè obiettivo di Tripadvisor è quello di fornire una fotografia dell’esistente al momento in cui viene effettuata una ricerca.

In altre parole, è possibile che se una struttura riceva 10 giudizi eccellenti nel volgere di tre giorni, questa venga premiata rispetto a chi di giudizi ne ha ottenuti 30 ma negli ultimi tre mesi.

Un po’ quello che si verifica attualmente nella classifica dei migliori ristoranti della provincia di Avellino.

Ma quali sono i migliori ristoranti di Avellino ?

Ecco i quindici migliori ristoranti della provincia di Avellino in cui, secondo gli utenti Tripadvisor,

  • si mangia meglio
  • i luoghi sono accoglienti
  • il servizio è impeccabile
  • si spende il giusto.

Quasi tutti vantano anche il Certificato di Eccellenza assegnato da Tripadvisor, un riconoscimento che, dal 2010, premia le strutture che ricevono costantemente recensioni positive da parte degli avventori.

In altre parole, a fregiarsi dell’Eccellenza sono quei ristoranti che hanno offerto il meglio ai propri clienti e che dunque vengono segnalati dal più grande portale di viaggi al mondo.

Panicoteca 141

Al primo posto, ecco una giovane realtà di San Michele di Serino, “Panicoteca 141”, ormai una certezza della ristorazione made in Irpinia che da almeno tre anni veleggia ai vertici della classifica generata da Tripadvisor.

Non un classico ristorante, ma un locale specializzato nella preparazione di panini gourmet. Sperimentazioni e tanta territorialità nelle proposte di Maurizio Grasso che con la sua simpatia è un perfetto padrone di casa.

Inequivocabile il giudizio espresso dagli utenti: 515 commenti su 608 lo giudicano “Eccellente”.

Pazzaria.

“Straordinario”, “Consigliatissimo”, “Spettacolare” sono gli ultimi aggettivi con cui la pizzeria di via Fioretti ad Avellino (una traversa di via Dante) viene valutata dagli avventori.

Un successo meritato, che premia la capacità di ricercare abbinamenti sempre nuovi ed accattivanti. “Pazzaria” fa il pieno di like e consensi, con 128 recensioni top sulle 146 complessive.

“Vecchia Casa” di Forino.

Sul gradino più basso del podio, la “Vecchia Casa” di Forino scala posizioni in classifica e raggiunge un lusinghiero terzo posto, grazie alle sue proposte di una cucina tradizionale che esalta i sapori più classici della gastronomia irpina di qualità.

Agriturismo La Morosa

Buona tavola, ampi spazi e, nei mesi estivi, un’accogliente piscina per trascorrere piacevoli ore di relax: eco il successo dell’Agriturismo La Morosa di Fontanarosa, un’oasi di buon gusto nel cuore dell’Irpinia. E’ suo il quarto posto dei locali più gettonati della provincia di Avellino, con 172 recensioni eccellenti su 200.

chiAvoCOTTechiAvoCRUR.

Una pizzeria che in pochi anni ha conquistato importanti share of minds, collocandosi tra le più ricercate e frequentate dell’area della Valle dell’Irno. A Solofra, ecco una piacevole scelta per una serata all’insegna del buon gusto e della fantasia… al forno. I consensi crescono e raggiungono valutazioni top in 233 casi su 276.

Testone Pizza Store.

Filippo Testone

Al sesto posto dei migliori ristoranti in provincia di Avellino, una conferma assoluta: il Testone Pizza Store, di Filippo Testone.

La pizzeria di Corso Umberto resta non solo per gli avellinesi un riferimento per chi ama la vera pizza napoletana. Qualità, Gusto, Simpatia gli ingredienti che hanno consentito a Testone di superare con successo il lockdown , ottenendo ben 395 giudizi eccellenti su un totale di 478 recensioni rilasciate dagli avventori.

La Fenice di Nusco.

Al settimo posto,  tra i ristoranti in cui si mangia meglio in provincia di Avellino secondo gli utenti di Tripadvisor, scala posizioni in classifica “La Fenice” di Nusco, che raccoglie 175 giudizi eccellenti sui 208 complessivamente lasciati on line dai clienti. 

Oasis Sapori Antichi a Vallesaccarda.

Nella top ten dei migliori ristoranti in provincia di Avellino, all’ottava posizione, secondo il giudizio espresso dagli utenti attraverso il portale TripAdvisor, figura anche uno dei nomi storici della cucina stellata irpina, l’Oasis di Vllesaccarda della famiglia Fischetti. Il pluripremiato ristorante che propone piatti incentrati sulla ricerca e sulla tradizione sfonda anche nella classifiche del gusto del più vasto contenitore online dedicato al mondo della tavola.

7 Bello a Materdomini.

Una tappa obbligata per i tanti pellegrini che, ogni anno, si recano in visita al Santuario di San Gerardo a Majella a Materdomini. Il Ristorante 7 Bello soddisfa a pieno, secondo l’attento giudizio degli avventori, le caratteristiche che ogni luogo di ritrovo dovrebbe avere: qualità dei prodotti, varietà del menù, affabilità nell’accoglienza e igiene.

Taverna dei Buoni Amici a Montoro

A chiudere la top ten dei migliori ristoranti della provincia di Avellino c’è la Taverna dei Buoni Amici di Montoro che, in linea con la posizione geografica a metà strada tra le province di Avellino e Salerno, propone con buoni risultati un menù che abbina i sapori della terra con quelli del mare.

Tra i migliori 15 ristoranti della provincia di Avellino figurano anche

  • l’agriturismo “La Ripa Ristorante Museo” di Rocca San Felice
  • la location per eventi “Villa Regina” di Grottaminarda.
  •  la “Taverna L’Orcagna” di Manocalzati.
  • l’agriturismo “Giannasca” di Grottaminarda.
  • l’osteria VinCanto di Montemarano.

*Classifica elaborata il 28 giugno 2021 – Soggetta a continue variazioni

Leggi anche:

I piatti tipici della cucina lucana: “Tra antiche ricette e vini DOC ecco cosa mangiare e bere in Basilicata”.

Pur essendo una della regioni più piccole d’Italia, la Basilicata presenta una vasta offerta enogastronomica, differenziata per territorio.

La cucina Lucana pur identificandosi in maniera prepotente con il territorio mantiene un unico comune denominatore: l’esaltazione dei prodotti della terra.

Gli antipasti della cucina Lucana.

Il prologo ad un pasto della Lucania è rappresentato dai calzoni alle erbe, infarciti di bietoline ed uva sultanina e da un piatto dove melanzane e peperoni gialli vengono abbinati a crostini insaporiti con olio d’oliva.

Da assaggiare la Lucanica, soppressata a forma di ferro di cavallo insaporita con prezzemolo e cumino.

Il caciocavallo podolico ed i formaggi freschi, come ricotte e scamorze, costituiscono, all’occorrenza, ingredienti per gli antipasti o per saporiti secondi piatti.

Tra gli insaccati lucani più tipici, troviamo la Pezzenta, salsiccia realizzata con scarti della lavorazione degli animali da macello, mischiati a spezie e fatti essiccare.

Dalla tradizione contadina derivano anche i “crusch” peperoni cruschi fatti essiccare al sole ed all’aria aperta.

Spesso, nei paesini dell’ entroterra della Basilicata queste variopinte e profumate collane rosse fanno da scenografia alle finestre delle abitazioni rurali

I Piatti Tipici Lucani.

Nei comuni dell’Appennino Lucano, e nei due capoluoghi di provincia, Potenza e Matera, i primi piatti sono le portate più accuratamente realizzate dagli chef che esaltano la semplicità della tavola lucana, come nel caso dell’Acquasale, miscela di uova, olio e cipolla con pane raffermo.

La pasta fatta in casa è una costante e costituisce l’ ingrediente principale di numerose ricette, come le orecchiette alla materna e gli strangolapreti alla potentina (fettuccine di pasta a forma di bastoncini) e i cavatelli con le cime di rapa.

I Secondi piatti

I secondi piatti più caratteristici della Lucania sono quelli realizzati nella zona del Metaponto, striscia di terra pianeggiante bagnata dallo Ionio.

Qui il pesce è il principe della tavola. Tra i secondi più frequenti, baccalà e peperoni e il Baccalà a ciaruedda con cipolline fresche e peperoncino.

Nelle zone interne, agnello e maiale sono gli ingredienti principali delle seconde portate.

I Cutturiddi sono costituiti da agnello insaporito con cipolline, pomodori maturi rosmarino e alloro. Se si vuole gustare una delle ricette lucane più antiche occorre ordinare la pecora nel coccio, carne di agnello cotta in vasi di coccio, con patate, cipolle e pomodori.

Il pane è un altro degli elementi tipici della cucina lucana. E’ cotto nei forni a legna e lavorato con farina bianca ed integrale. E’ particolarmente fragrante ed è uno dei prodotti lucani che valica i confini regionali per approdare sulle tavole di tutta l’ Italia Meridionale.

Anche le fave, sempre di origine contadina, rappresentano uno dei pasti principali della Lucania.

Vengono cucinate in mille modi, ma la variante più gustosa è quella che prevede l’ aggiunta di cipolle, pomodori e pancetta.

I Dolci della Pasticceria lucana. 

Essendo una cucina agricola ed ancestrale, quella Lucana non lascia molto spazio alla fantasia pasticcera. Le frittelle dolci, semplici e genuine, sono tra le poche voci che si possono ascrivere al dolce tipico della Basilicata.

 A Maratea, inoltre, consigliamo di assaporare i bocconotti, biscotti con crema di amarena, oppure i dolci di noci di Trecchina, località famosa anche per il pane.

Le strade del Vino in Basilicata

La Basilicata è la terra dell’ Aglianico del Vulture, vino rosso di medio alta gradazione, di buona corposità, ideale per accompagnare cibi dai sapori semplici ma decisi.

Solo ultimamente le aziende produttrici stanno affinando i loro prodotti, ma anche i vini sfusi sono di buona qualità, anche se con una maggiore nota di tannino

I piatti tipici della cucina calabrese: tra antiche ricette e vini DOC ecco cosa mangiare e bere in Calabria.

Sembrerà un controsenso, ma la Calabria, regione tra le più torride d’Italia, offre una cucina tipica dai sapori forti, altamente caratterizzati.

Nonostante le temperature quasi tropicali in estate, il peperoncino e la cipolla rossa di Tropea, sono gli ingredienti principi della cucina calabrese.

Occorre essere predisposti per gustare a pieno l’essenza della cucina calabrese in uno dei classici ristoranti tipici della Calabria o in una delle sagre organizzate in tutta la regione.

Gli antipasti della cucina Calabrese.

La Calabria non ha una grossa tradizione di antipasti, anche se la soppressata calabrese ed il capicollo (Suppizzata e Capocollo) vengono utilizzati spesso come prologo del pasto.

Per chi ha intenzione di iniziare un pasto alla grande, si consiglia la ‘Nduja, particolare salame calabrese a pasta morbida farcito di peperoncino.

 E’ indispensabile, in questo caso, avere una soglia di sopportazione del piccante molto elevata, tanto che la ‘Nduja viene anche definita salsa atomica.

I Piatti Tipici calabresi.

La pasta occupa un posto di rilievo nella cucina calabrese. I sughi sono sempre molto strutturati, derivanti dalla cottura della carne di maiale e di capra.

Si consiglia la pasta con il sugo di maiale e di capra (Maccarruni cu’zugu ra Crapa e ru Porcu).

I Secondi piatti

In una terra che vanta la maggiore estensione territoriale di coste, dopo le isole, è doveroso abbandonarsi alle delizie culinarie dei piatti di pesce.

Il tonno ed il pesce spada sono gli elementi principali dell’offerta ittica della tavola calabrese lungo il versante tirrenico.

Sullo Ionio, a Sibari in particolare, invece, la specialità è rappresentata dai bianchetti (Jancumangiari) preparati sott’olio con abbondante peperoncino o fritti in pastella.

A Tropea sono deliziose le freselle al tonno, con inevitabile contorno di cipolle, mentre a Reggio Calabria le acciughe vengono abbinate all’immancabile peperoncino.

Il maiale, soprattutto nelle zone interne, e la capra vengono utilizzati di frequente negli abbinamenti e nei piatti a base di carne sempre insaporite dal peperoncino.

Nella Locride è possibile assaggiare il ghiro, da giugno a settembre, prima che vada in letargo. E’ un piatto per palati e stomaci forti. L’animale viene servito intero nel piatto, cucinato al sugo. L’odore è molto forte, ma vale la pena di provare.

Suggerimento: per chi vuole assaggiare il ghiro, deve prepararsi a mangiarlo tutto, lasciando nel piatto solo i denti, altrimenti si rischia di offendere irrimediabilmente il cuoco di turno.

Frittole e curcuci sono altri piatti a base di carne molto diffusi. Si tratta di vere e proprie bombe caloriche.

Le frittole sono piccole sfoglie di cotenna di maiale mentre i curcuci è la carne.

Entrambe vengono bollite nel grasso e sono tipiche delle zone interne, in particolare Sila ed Aspromonte.

I Dolci della Gastronomia Calabrese. 

Il tipico dolce calabrese è la ‘Nzuddha. Di fatto è un biscotto, sconsigliato a chi non ha una buona dentatura. Ha origini arabe ed è composto da pasta non lievitata miele e liquore.

Simile anche lo Stomatico che però è arricchito dalle mandorle.

Le strade del Vino in Calabria

Pur essendo chiamata Enotria in antichità, e cioè terra del vino, la Calabria non ha affinato la sua produzione enologica.

I vini sono rimasti quelli che si producevano in casa secondo vecchie ricette.

Pur non mancando etichette Doc e Igt, il vino calabrese, in particolare il rosso, presenta caratteristiche specifiche, con gradazioni sostenute, colore rubino intenso e gusto liquoroso. In ogni caso è ideale per accompagnare piatti molto forti e decisi.

 Tra tutti, il più famoso è il Cirò, rosso, bianco e rosato.

I piatti tipici della cucina friulana: tra antiche ricette e vini DOC ecco cosa mangiare e bere in Friuli Venezia Giulia.

Chiudete gli occhi, immaginate di prendere alcuni prodotti del mare e della montagna, aggiungete spezie piccanti e aromi forti, pensate alla grande tradizione pasticcera viennese o quella ancor più antica dei Celti nella lavorazione dei suini, immaginate il tepore dei distillati ed aprite gli occhi: siete davanti ad una tavola imbandita del Friuli Venezia Giulia.

Gli antipasti della cucina Friulana.

Iniziare un pranzo in Friuli Venezia Giulia non può prescinder da uno dei vanti della cucina regionale, il prosciutto San Daniele, il migliore d’Italia e del mondo.

Rispetto al prosciutto di altre zone italiane si caratterizza per la dolcezza delle sue carni e la perfetta stagionatura.

Da gustare un altro antipasto tipico, il Frico, misto di formaggio magro e formaggio carnico rosolato in olio e cipolla, oltre alla Granzievola a la triestina, e cioè le granceole in olio sale e pepe.

I Piatti Tipici Friulani.

Per i primi da Trieste la proposta è rappresentata dal Brodetto a la Triestina, una zuppa di pesce arricchita di molluschi e crostacei per la quale si usano pesci piccoli, chiamati minudaia.

Ottimo anche I cjarsons, ravioli con ripieno di ricotta affumicata di malga, fichi neri e amaretti conditi con burro fuso e cannella, con l’aggiunta di formaggio frant grattuggiato, un tipico piatto della cucina friulana, più precisamente della regione alpina della Carnia, ma diffuso anche nella pianura friulana.

Il formaggio carnico stravecchio è l’ingrediente principe per l’imbottitura di un altro succulento primo piatto, gli agnolotti carnici.

Tipica ed esclusiva è la Jota, una minestra di ortaggi e farina insaporita con brovade, che altro non sono che rape lasciate per un mese a macerare nel vino, mentre la paparot è una minestra di spinaci mescolati a diversi tipi di farina.

Le minestre, anche grazie all’influenza della cucina ungherese, sono i piatti principali del pasto friulano.

La maggior parte di queste utilizzano radicchio e altre verdure accompagnate spesso ad impasti con farina di mais e di grano.

I Dolci della Pasticceria Friulana. 

La pasticceria friulana subisce fortemente le influenze dell’alta scuola viennese. La Sacher e la Dobos, due torte della cucina austriaca, sono state da tempo adottate come prodotto tipico regionale.

Il più made in Friuli è la Gubana, una sorta di focaccia dolce, che nella zona di Trieste prende il nome di Putizza, per la quale, al posto dello zucchero viene usato il miele.

Per il resto gli ingredienti sono simili, ma ancora non è stato stabilito il primato di bontà delle due ricette.

Le strade del Vino nel Friuli Venezia Giulia

Vini rossi e bianchi friulani offrono una discreta scelta da abbinare alla cucina regionale.

Manca in realtà un vino rosso forte e corposo da abbinare ai piatti ed ai sapori più decisi, ma spesso, alcuni vitigni, con opportuni invecchiamenti danno ottimi risultati, come nel caso del Cabernet Sauvignon del Merlot e del Pinot nero.

Più vasta l’offerta dei vini bianchi: Si va da ottimi Tocai, ai Resling italiani, allo chardonnay.

Ottima anche la proposta riguardante gli spumanti e da non sottovalutare la produzione di grappe soprattutto a ridosso della fascia alpina.

Le Sagre in Calabria tra eventi gastronomici e feste dei prodotti tipici.

La Calabria, punta del nostro stivale, stretta tra due mari, è una terra di forti sapori che puntualmente vengono celebrati nel corso di sagre ed eventi enogastronomici.

Forte e rude, la gastronomia e la cucina tipica calabrese si pregia di tipicità di grande rilevanza.

Sono numerose le sagre che ogni anno vengono organizzate da pro loco, comuni e associazioni varie, con lo scopo di promuovere e diffondere oltre il confine regionale e nazionale questa vasta rosa di prodotti tipici utilizzati nella cucina calabrese.

Gli eventi enogastronomici e le sagre in Calabria nel 2021

Quest’anno dovremo un po’ attendere la comunicazione ufficiale delle date delle cosiddette “sagre paesane”, in quanto gli organizzatori dovranno fare i conti con le stringenti norme anti-covid.

Per il momento vi elenchiamo quelle da non perdere, se verranno organizzate, in attesa dei comunicati degli organizzatori e soprattutto delle Pro loco.

Le sagre più famose e gli eventi enogastronomici

Mese di Giugno

Anche se non è un appuntamento gastronomico, ci fa piacere segnalare il Palio del Principe di Bisignano che si terrà il 26 giugno 2021. L’evento rievoca le radici della storia della città riportandoci all’epoca dell’imperatore Carlo V. Durante il periodo Aragonese il territorio visse un periodo ricco e importante che viene ricordato con la sfilata del Corteo storico con 400 figuranti accompagnati da cavalieri e sbandieratori.

Tra le tipicità calabresi di rilevanza ci sono i formaggi e nel mese di Giugno la Pro Loco di Mammola organizza la “Sagra della ricotta affumicata”, detta anche abbespata, prodotta soprattutto nella Sila e nel Crotonese. Ci sarà quest’anno? Attendiamo gli eventi.

Mese di Luglio

Nella fascia costiera fra Capo Vaticano e Vibo Valentia si coltiva la nota cipolla rossa di Tropea, a questo ortaggio, importato dai fenici oltre 2000 anni fa, vengono dedicati numerosi eventi.

A luglio dovrebbe tenersi la Sagra del Pesce Azzurro e della Cipolla Rossa che si celebra a Tropea per esaltare la gustosa cipolla dal sapore dolce e delicato, diventata nel tempo simbolo di Tropea e oggi riconosciuta IGP.

L’evento gastronomico, organizzato dalla Pro Loco di Tropea, prevede la degustazione di piatti a base di cipolla rossa e di pesce azzurro. Negli stand sarà possibile acquistare le cipolle delle aziende locali insieme ad altri prodotti tipici e all’artigianato.

  • Sagra del pesce spada a Bagnara Calabra nel mese di Luglio

Mese di Agosto

A Staiti, piccolo comune della provincia di Reggio Calabria abbarbicato sulle rupi di un’irta montagna che fa da cornice all’Aspromonte, si celebra la pasta con a “Sagra dei maccaruni”.

  • La festa dei maccheroni si celebra ogni 11 di Agosto.

La Calabria propone anche insaccati di notevole qualità, alcuni dei quali molto piccanti, ad esempio la “nduja” che è possibile gustare nella sagra a lei dedicata a Spilinga nel mese di Agosto; da non perdere, anche, la “Sagra della sopressata” a Cittanova ad Agosto.

Nel rispetto delle norme anti Covid la manifestazione dedicata alla regina del piccante calabrese si terrà in più serate e vedrà la creazione di uno “Nduja village” che accoglierà un numero definito di persone per volta. La data ufficiale non è stata ancora comunicata.

Sempre ad  Agosto si tiene a Ciminà la “Sagra del Caciocavallo DOP” mentre la Pro Loco di Rombiolo organizza la “Sagra del pecorino del Poro”.

Dalla tradizione gastronomica calabrese provengono le paste fatte a mano come i maccaruni o la fileja a cui sono dedicate numerose sagre:

  • la “Sagra dei maccaruni” a Roccaforte del Greco organizzata dalla Pro Loco;
  • la “Sagra della Fileja” si tiene a Filandari ed è organizzata dall’Associazione Filandari Net
  • la “sagra dei “fileja”  si tiene a Briatico nel mese di Agosto organizzata dalla Pro Loco .

Altri eventi gastronomici ad agosto

  • “Sagra della cipolla rossa” a Ricadi
  • Sagra dei dolci a San Cono di Cessaniti organizzata dalla Pro Loco.

La Calabria, attraverso un vincente connubio tra tradizione e moderne tecnologie, produce vini eccezionali di grande carattere molti dei quali hanno ricevuto la certificazione DOP.

Questi straordinari vini si possono degustare in importanti manifestazioni come “Le strade del vino” a Cirò Marina ad Agosto e a Melissa sempre ad Agosto.

Mese di settembre

Protagonista assoluto delle tavole calabresi è il peperoncino, impiegato in moltissime lavorazioni e nella preparazione di svariati piatti; a questa gustosa bacca è dedicata un’ importante manifestazione: il Peperoncino Festival che si svolge a Settembre nella città di Diamante ed è organizzata dall’Accademia Italiana del Peperoncino onlus.

  • Qui la data è ufficiale, l’evento si terrà dall’8 al 12 SETTEMBRE

La gastronomia regionale si pregia anche di molti gustosissimi dolci tipici tra cui i famosi mostaccioli di Soriano, il torrone di Bagnara, la pittanchiusa, i bocconotti di Mormanno, ecc. che si possono gustare nella “Sagra dei dolci” che si tiene a Settembre a San Gregorio d’Ippona.

Quando si parla di Calabria non si può non sottolineare il fiore all’occhiello della sua gastronomia ovvero il pesce spada e la notevole disponibilità di pesce azzurro che la caratterizza;

Le sagre dedicate al pesce sono numerose in tutta la regione, tra le più importanti ricordiamo:

  • la “Sagra del pesce spada” che si tiene a Scilla nel mese di Agosto
  • la “Sagra del pesce azzurro” organizzata a Parghelia ad Agosto
  • la “Sagra dello stocco” proposta dalla Pro Loco di Mammola ad Agosto

Le Sagre in Campania tra eventi gastronomici e feste dei prodotti tipici.

Con l’inizio della bella stagione, parte la consueta ricerca delle date delle Sagre in campania e delle fiere enogastronomiche. Quest’anno, distanziamento, igienizzanti, mascherine, rilevatori febbre, saranno le parole chiave dell’estate 2021 per le fiere e le sagre di paese dedicate ai prodotti ed ai piatti tipici della regione Campania

Finalmente dal 15 Giugno 2021, le sagre e gli eventi enogastronomici tornano a diventare uno degli appuntamenti fissi nel cartellone degli appuntamenti estivi organizzati dalle proloco campane nel 2021.

Le norme previste e delle linee guida sono molto stringenti e non sarà facile organizzare tutti gli eventi dedicati ai prodotti tipici della cucina campana.

Dove andare? Quali sono le migliori?

Sono queste le domande che si pone chi è alla ricerca del buon gusto nel fine settimana

Ogni anno, Pro Loco, Comuni, Province e Associazioni della regione campania si impegnano ad organizzare eventi, manifestazioni e fiere enogastronomiche con i nomi ed i titoli più disparati.

Ma poi, diciamo la verità, nonostante gli sforzi degli organizzatori, alla fine gli avventori le definiranno e le chiameranno sempre e in un solo modo: Sagre.

Al di là di questo, lo scopo meritorio è quello di promuovere con tutta una serie di eventi l’infinita rosa di prodotti tipici della cucina campana.

La regione Campania, infatti, si pregia di una produzione agroalimentare tra le più ricche di Italia e di una cucina che nasce dalla fusione di tradizioni popolari e aristocratiche.

Per non parlare poi della produzione vinicola.

Le più importanti Sagre in Campania, le feste da non perdere.

Proprio per la varietà dei suoi prodotti e della sua cucina e soprattutto perché in questa regione c’è sempre voglia di festa e di buona cucina, sarebbe impossibile elencare tutte le sagre e le feste eno-gastronomiche che si svolgono nella regione campania.

Ecco, quindi, le sagre più importanti, quelle che negli ultimi anni si sono distinte in Campania in quanto reputate come le migliori e che noi consigliamo di non perdere.

Per le date ufficiali di molti appuntamenti, occorre però attendere ancora un po’

Cantine Aperte in Campania

In attesa delle date ufficiali, in Campania vi segnaliamo per il mese di Giugno l’appuntamento con Cantine Aperte che si terrà il 19 e 20 giugno 2021

La sagra della Mozzarella di Bufala.

Di grande rilievo in Campania, è la produzione casearia che offre una notevole quantità di prodotti eccellenti come ad esempio la famosissima mozzarella di bufala Dop, protetta da un apposito consorzio di tutela e celebrata in svariate sagre e manifestazioni tra cui 

  • Mozzarella – La terra del Bianco” che si tiene a Caserta e a Baia Domizia nel mese di Giugno, la “Sagra della mozzarella” a Cancello di Arnone (CE) ad Agosto (info: 0823.856176);
  • nel mese di Agosto ad Agerola (Na) si tiene la “Sagra del fiordilatte” (info: 081.8791101).

Altro prodotto caseario a marchio Dop è il provolone del monaco, tipico della Penisola Sorrentina, qui consigliamo:

  • “Sagra del provolone del monaco” che si svolge a Luglio a Vico Equense, sul Monte Faito (081.8019111 ) e a Settembre ad Agerola (Na 081.8731471).
  • Festa del caciocavallo” a Vallesaccarda (AV), nel mese di Aprile.
  • la “Sagra della ricotta” a Bagnoli Irpino (AV) ad Agosto

Sagre dei Salumi

Tra la produzione di salumi spicca il salame di Napoli, insaccato che riguarda tutte le zone rurali campane che è protagonista durante queste manifestazioni

  • “Sagra del salame” a Caselle in Pittari (SA) ad  Agosto, organizzata dalla Pro Loco (0974.988009).
  • “Sagra del salame” (081.511221) che si tiene a Mugnano del Cardinale (AV) a Settembre

Sagre dei Funghi Porcini

A  settembre a Santa Maria a Vico (Ce) si svolge la Festa del Fungo Porcino e dei Prodotti Tipici.  Manifestazione d’autunno dedicata ai funghi porcini. Oltre alla degustazione di pietanze a base di funghi porcini, le serate saranno allietate da spettacoli ed animazioni. Organizzata dall’ associazione A.M.N.C.A. per informazioni infoline 389 5861135

Sagra della pasta in Campania.

La Campania vanta anche una notevole produzione di pasta fatta a mano e non solo:

  • ogni due anni nel mese di Settembre si svolge a Gragnano (NA) la “Sagra dei maccheroni” (081-8011067), in cui i pastai gragnanesi offrono ai presenti ogni tipo di pasta;
  • nel mese di Agosto a Pietradefusi (AV) c’è la “Sagra del fusillo“;
  • a Luglio, nel comune di San Giorgio la Molara (BN) si tiene la “Sagra dei cicatielli” (0824.983005);
  • a Rocca San Felice (AV) ogni anno nel mese di Agosto viene proposta la “Sagra dei cavatelli lagane e ceci” (0827.45031)

Sagra degli ortaggi

Anche gli ortaggi sono protagonisti delle tavole campane e di alcune importanti sagre:

  • A fine Aprile, in provincia di Salerno, ad Auletta, tutti in piazza per festeggiare il carciofo bianco della Valle del Tanagro, il vero e proprio re dei carciofi campani, tenerissimo e delicato a tal punto da poter essere mangiato crudo;
  • Anche Paestum dedica il mese di Aprile allla “Festa del carciofo”, la particolare varietà Tonda di Paestum tipica di alcuni comuni del salernitano;
  • Ad aprile la Pro Loco di Maddaloni (CE) organizza la “Sagra del carciofo paesano” Per informazioni Pro Loco telefono 0823.436279 Comune telefono 0823.433205 ;
  • A Luglio Sagra della Patata di Angri, evento che valorizza uno dei prodotti di punta dell’economia agricola e mira alla sensibilizzazione del territorio dell’Agro.
  • A San Marzano sul Sarno nel mese di Settembre si tiene la “Sagra del pomodoro San Marzano e dei prodotti tipici locali“, il pomodoro dal sapore agrodolce tradizionalmente coltivato nelle campagne tra Sarno e Nocera Inferiore.

Sagre della Frutta

Tra le sagre che in Campania celebrano i principali prodotti della frutticoltura segnaliamo:

  • la “Sagra degli aranci” (0815335300) proposta a Sorrento (NA) a Maggio.
  • la “Sagra del limone”, famosi quelli di Amalfi e di Massa utilizzati per preparare il limoncello, che si svolge a Massa Lubrense (NA) nel mese di Giugno 081.8089571.
  • la “Sagra dell’albicocca” (081.5301490) quella tipica Vesuviana a polpa gialla proposta a Sant’Anastasia (NA) che si svolge nel mese di giugno e a San Sebastiano al Vesuvio (NA 081.5746312) nel mese di luglio;
  • la “Sagra della mela annurca” che si tiene a Valle di Maddaloni (CE) nel mese di Ottobre, organizzata dalla Pro Loco;

Sagre della Castagna

Nel comune di Montella, in provincia di Avellino ogni anno, nel mese di Novembre si celebra la Sagra della Castagna”.

La nota castagna di Montella è stata la prima in tutta la regione ad aver ricevuto il riconoscimento di qualità Igp.

Per chi ama andar in giro per eventi enogastronomici, l’appuntamento è con la Sagra della Castagna di Montella IGP è l’occasione migliore per degustare il frutto autunnale per eccellenza al forno, fresco e sotto forma di prelibate dolcezze.

Sagre del Vino

Protagonisti assoluti in molte sagre sono anche i vini campani, molti dei quali a marchio Doc e Docg.

Ecco le sagre e le manifestazioni da non perdere:

  • Il comune di Castelvetere (BN) ospita ad Agosto la “Sagra del vino e cantine del borgo” (0824.940210);
  • Nel mese di Agosto, il comune di Taurasi propone la Fiera enologica meglio nota come “Sagra del vino Taurasi Docg”.
  • In provincia di Avellino, ad Aiello del Sabato, a fine agosto c’è Fiano Music Festival, per conoscere, apprezzare e degustare numerose etichette di cantine e aziende vitivinicole accomunate dalla ricerca del prodotto di qualità, nella filiera del Fiano D.O.C.G. e dello Spumante Fiano. Il tutto tra eventi musicali, momenti d’arte e occasioni di incontro.
  • Sempre a fine agosto c’è VinEstate a Torrecuso (Bn), rassegna dedicata all’Aglianico del Taburno. Il programma della manifestazione prevede incontri sulle tematiche importanti del mondo del vino, particolari degustazioni guidate, una ricca offerta gastronomica e diversi momenti culturali.
  • Ad inizio settembre a San Cipriano Picentino (Sa), un altro appuntamento enogastronomico è rappresentato dalla Sagra dell’uva e del vino. Per le strade del borgo antico di Filetta – comune di San Cipriano Picentino – si riscoprono valori e sapori contadini, partendo dal percorso dei vini per arrivare a degustare menù della tradizione. Il tutto allietato da musica folk popolare.
  • A Settembre si svolge a Tufo (AV) la “Sagra del Greco di Tufo” (0825.998071) vino bianco Docg;

Sagre del tartufo

Da non perdere, nel mese di Ottobre, è la famosa Sagra del tartufo e delle Castagne (0827.62268) che si svolge nel comune di Bagnoli Irpino (AV) che è il centro della raccolta di questa varietà di tartufo nero detta appunto di Bagnoli.

Sagre dolciarie

La tradizione dolciaria campana sforna grandi tentazioni a cui sono dedicate numerose sagre.

  • Il comune di Luogosano (AV) ospita, nel mese di Maggio, la “Sagra degli struffoli e delle zeppole” (0827 73.007) due dolce tipici, il primo tipico del Natale sono pasta al miele fritta e decorata con i “diavolilli”, confettini colorati; le seconde sono un dolce tipico di San Giuseppe servite ripiene di crema.
  • Nel mese di Agosto ad Ospedaletto d’Alpinolo (AV) si tiene la “Sagra del torrone” (0825.691095) con lo scopo di far conoscere questo dolce tipico avellinese chiamato “copeto” che vede tra gli ingredienti principali le nocciole e il miele;

Sagre del pesce

Nella cucina campana non manca l’ottimo pesce tipico del mar Tirreno che è grande protagonista di ottimi piatti. Ecco le manifestazioni dedicate.

  • La Festa del Pescato di Paranza, nella zona di Santa Maria di Castellabate, è una delle prime sagre che dà il via agli eventi gastronomici nella zona. Ai primi di giugno il Campo dei Rocchi, il piazzale ubicato tra le frazioni Lago e Santa Maria di Castellabate, si trasformerà in una cucina ed in un mercatino en plain air dove, a cura dei ristoratori del posto, saranno preparati piatti prelibati a base di uno dei prodotti ittici di punta del Cilento
  • ad Agosto, a Cetara (SA), ad Agosto, si svolge La “Sagra del tonno” (089.261474);
  • il comune di Atrani (SA) ospita la “Sagra del pesce azzurro” (089.871185) che si tiene anche a Marina di Camerota (SA), ancora ad Agosto (0974.932900);
  • il comune di Procida organizza, a Luglio, la “Sagra del mare”.

E per finire, chi vuole proprio esagerare può partecipare alla “Sagra delle Sagreche si tiene ogni anno a metà novembre, nel comune di Sant’Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino.

Nel piccolo e molto suggestivo comune dell’Alta Irpinia trovano spazio, infatti, prodotti come i vini delle migliori cantine, le ottime produzioni casearie, tra cui provolone e pecorino, gli insaccati, e ancora taralli e pane cotto a legna, tartufi, castagne, biscotti artigianali e miele di produzione genuina.

Che dire per concludere questa nostra guida alle sagre in campania?

  • Buon appetito!