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Come risparmiare al ristorante mangiando bene e senza spendere troppo.

Pance piene e tasche vuote? Quando il conto è più salato delle aringhe servite come antipasto, non sempre è colpa del ristoratore.

Ecco gli errori più comuni che commettono, soprattutto le comitive, nella scelta delle portate al ristorante e che costano caro.

Il primo allarme: il titolare del ristorante serve ai tavoli e prende gli ordini

Antipasto della casa, primi e secondi ordinati ad inizio pranzo o cena, vini ignoti a tre cifre, e per finire carrello di dolci e liquori free, che hanno una voce consistente nel conto, ma che magari avete mangiato e bevuto solo perchè già previsti nella comanda, ma che si rivelano un evidente eccesso alimentare.

Avere un contatto diretto con il titolare del ristorante è un aspetto molto apprezzato dai clienti. Se poi il titolare è anche lo chef meglio ancora.

Ma attenzione, dietro la “disponibilità” del gestore, la sua capacità di accoglienza, l’affabilità con la quale vi propone una pasta fagioli come se fosse l’ultima ricetta segreta di un master chef si nasconde la prima insidia.

Se siete clienti abituali, nessuna paura, lasciatevi consigliare, ma se siete avventori di passaggio è un chiaro intento, legittimo certo, di spillarvi qualche euro in più sul conto.

Quando entrate in un ristorante, per voi nuovo, attenetevi alla “carta” ed ai prezzi indicati.

Spesso, i fuori menù, il “pescato del giorno”, il taglio di carne appena arrivato frollato “millemila” giorni, proposti a voce, potrebbero riservare non solo sorprese gradevoli al palato ma difficili da digerire dal vostro conto in banca.

Attenti agli antipasti della casa da cento portate

Si parte con il classico affettato, bocconcini, ricottina, formaggio stagionato, si passa alle zuppe di stagione, a base di ceci, fagioli, castagne, poi arrivano i contorni, peperoni, melanzane, funghi e ovviamente la specialità dello chef.

Un altro paio di piatti, magari di mare e l’antipasto è servito. Ed ecco volare 40 minuti solo per sgranchire le ganasce. Ovviamente, di solito, un tal susseguirsi di cibo, con la fame agli occhi, non viene mai rifiutato.

Si arriva a snocciolare l’ultima oliva con lo stomaco pieno a tre quarti e ci assale il pensiero che prima dell’antipasto avevamo già ordinato gli assaggini di primo, il secondo ed il contorno, quando in realtà potremmo alzarci da tavola, pagare ringraziare e tornare a casa rotolanti come coccodrilli dopo aver trangugiato la preda.

Ed invece no, ormai è fatta.

Allentate la cintura o il corpetto ma preparatevi ad allentare anche i cordoni della borsa per il conto. Un antipasto del genere se ben fatto costa dai 15 ai 20 euro a persona.

Piatti esotici e cibi stranieri, occhio al prezzo

Kobe, Jamon Serrano, Patata Bonnotte, Caviale Almas Beluga, se vi imbattete in questi menù degustazione fate molta attenzione.

Nel caso in cui avete la fortuna di trovare un cubettino di kobe, o una fetta di Jamon Serrano nel vostri piatto gourmet, non vi lamentate del fatto che è poco.

Chiedere l’extra di Jamon Serrano potrebbe costarvi anche 40 euro in più sul conto, per sole tre, quattro fettine di prosciutto iberico.

Peggio ancora se chiedete una fetta di Kobe, probabilmente dovrete impegnare l’intera vostra tredicesima. In alcuni casi chi si accontenta gode e paga meno.

I centrotavola, specchietto per le allodole

Una frittura a centrotavola, un antipasto misto in vassoio, assaggini. Uno per tutti, funzionava per i tra moschettieri.

A tavola è di solito un tranello, si paga di più e si mangia di meno rispetto alla porzione ad personam.

Se sono un ristoratore e siete 4 in tavola, porto un vassoio centro tavola, unisco tre porzioni e ne faccio pagare 4. Elementare Watson, ed il conto si impenna. Eppure è uno degli errori ricorrenti.

Si dice che la fame aguzza l’ingegno, ordinate una sola portata e fatevi portare un piatto vuoto per dividerla con un commensale.

Magari non rispettate l’etichetta, ma la carta di credito si.

Pasta e fagioli dello chef, ma mi faccia il piacere!

Un chilo di fagioli costa da 1 euro a 3 euro, un chilo di pasta da 1 euro a 6/7 euro se fresca e fatta artigianalmente. Con due chili di ingredienti si realizzano circa 10 (abbondanti) porzioni di pasta e fagioli. A 6 euro a porzione il guadagno sarebbe già del 300%.

Stesso discorso vale per decine di portate classiche della cucina italiana.

Quando vi propongono la pasta e fagioli dello chef (che di solito prevede aggiunta di cozze o cotiche, due ingredienti low cost) drizzate le antenne. E’ un espediente per far lievitare il prezzo di uno dei piatti per antonomasia della cucina povera, che diventa “inspiegabilmente ricco” tanto lo pagate voi.

Tra l’altro, o siete al NOMA di Copenhagen, e dunque disposti a pagare anche il blasone, oppure non fatevi abbindolare.

Se siete alla ricerca dei vecchi sapori di una volta, attenetevi al disciplinare. Una pasta e fagioli classica abbondante è ben pagata già a 6 euro ma diciamo anche 8/10 euro, oltre questa cifra state pagando altro.

Se non sai cosa bere, scegli l’acqua, senza spendere troppo!

Rosso, bianco, fermo, bollicine, rosato, millesimato, invecchiato. I vini sono tanti, milioni di milioni, ma sapere cosa si vuole bere e conoscerne i prezzi vi mette al riparo da brutte sorprese.

“Da bere che vi porto?”.

E’ la domanda classica dei camerieri che arriva solitamente subito dopo aver preso la comanda del menù!

La risposta più sbagliata che ci può essere è: “Fate voi, basta che sia rosso”.

Non vi lamentate se a tavola arriva un Petrus di Pomerol (ammesso che il ristorante da voi scelto ne abbia mai vista passare una bottiglia nelle sue cantine).

Meglio richiedere la carta dei vini, valutarne i prezzi, anche perchè, la sorpresa non è solo in termini assoluti di prezzo, ma anche in termini di rapporto qualità/prezzo.

Potreste dover pagare una bottiglia diverse decine di euro, e scoprire, il giorno dopo, la stessa bottiglia tra gli scaffali del vostro supermercato a prezzi decisamente più contenuti ed abbordabili.

Solitamente la bibenda incide sul conto al ristorante per almeno il 25% ma con amici un po’ ‘mbriaconi il conto del vino può anche superare quello del cibo.

Se non avete le idee chiare su cosa volete nel bicchiere, scegliete l’acqua, ma attenzione la Supernariwa giapponese arriva anche a 9 mila euro al litro.

Dulcis in fundo, sed conto salato

Giunti alla fine del pranzo o della cena, un dolce non si rifiuta mai, ed anche il cordiale di chiusura, tra amari, grappe, distillati, vernacce e passiti.

Ormai prolifera l’artigianale, che di artigianale ha solo il prezzo e cioè fatto alla Carlona.

Ancora peggio il carrello dei dolci e dei liquori.

Messi di fronte ad ogni tipo di libagione glicemica, molti vengono attratti dall’idea degli “assaggini”. Un pezzo di crostata, un babà, una fetta di sbriciolona, per poi passare alle verticali di grappe.

Dopo i picchi glicemici di fine pasto, troverete anche molto sodio nello scontrino. Ormai i dolci più banali partono dai 5 euro a porzione e lo stesso dicasi per amari, distillati, grappe, passiti e vernacce.

Quando poi l’amico al tavolo ama il rum, tipo un Ron de Guatemala DOP XO Solera Gran Reserva Especial Zacapa, ed il cioccolato …zac il conto è aumentato di almeno 15 euro.

Quanto ci mancano le vecchie osterie

Non ce ne vogliano Cannavacciuolo, Barbieri, Gordon Ramsay e Cracco. A noi mancano tanto le vecchie osterie, quelle da 8 portate, 4 per i primi e 4 per i secondi, una sola tipologia di dolce, magari la crostata della nonna fatta davvero dalla nonna del cuoco (se è domenica magari anche il babà), vino della casa e per chi vuole proprio “strafare” antipasto classico, con una fetta di prosciutto, una di salame, acetelli, olive e bocconcini e l’ormai introvabile bruschetta con le acciughe sott’olio.

Ma se il cuoco diventa chef, anche nei peggiori ristoranti di Caracas, il cameriere diventa maitre, e l’oste diventa sommelier, è inevitabile che nel conto finirete per pagare non tanto ciò che avete vi viene servito ma soprattutto l’evoluzione linguistica.

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Come preparare la bistecca perfetta: la cottura della carne tra marezzatura, frollatura.

Se volete strabiliare, con una bistecca perfetta, scegliete la carne al top per marezzatura, frollatura e attenti alla cottura.

Tutto fumo e niente arrosto! Il vecchio detto popolare potrebbe sintetizzare al meglio ed in poche parole, quello che bisogna fare per cucinare una bistecca perfetta.

Tutti, almeno una volta nella vita, si sono cimentati con la prova del fuoco: la bistecca perfetta, assecondando gusti e preferenze degli invitati.

Non è facile mettere tutti d’accordo intorno alla griglia, anche perchè, non di rado, c’è sempre qualcuno che in fatto di bistecca, di carne alla brace ha la sua “teoria” sulla cottura, sui tagli, sulla conservazione della carne arrostita (un termine che ormai è alquanto desueto, anche perchè l’arrosto, in alcune zone d’Italia e non solo non ha niente a che vedere con la cottura a carboni ardenti).

Senza voler trattare enciclopedicamente l’argomento bistecca, proponiamo alcuni dettagli in merito alle caratteristiche base della carne: marezzatura, frollatura e gradi di cottura, termini che negli ultimi anni cominciano a diventare patrimonio comune degli appassionati della brace e della griglia e non solo.

Il grasso è il buono. La marezzatura è il sapore della bistecca perfetta.

La marezzatura, termine mutuato da settori lontani anni luce dalla gastronomia, indica il grado di distribuzione del grasso nei muscoli dell’animale. Maggiore è il grado di marezzatura, più la carne si presenterà simile al marmo, con striature di grasso bianco, o in alcuni casi con macchie simili a foglie di prezzemolo (prezzemolatura).

Più la carne è marezzata, più viene considerata pregiata, e salutare, perchè il grasso contenuto all’interno delle fibre muscolari è ricco di sostanze benefiche, come l’omega 3, dunque non fa ingrassare ed apporta notevoli benefici all’organismo.

Ma l’aspetto più rilevante riguarda il sapore che le fibre di grasso conferiscono alla carne. Queste, andandosi a sciogliere durante la cottura (alla brace o alla griglia) riscalderanno le fibre muscolari, consentendo una cottura controllata, doneranno sapore e umidità alla carne, evitando anche che la stessa si asciughi.

Per i Giapponesi, che sono depositari di una vera e propria “scienza” del manzo, la marezzatura viene chiamata Beef Marble Score (BMS), una vera e propria scala di presenza di grasso, che va da 1 a 12. In Europa, la stessa scala ha valori da 1 a 10. Maggiore è il grado di BMS, maggiore è il pregio della carne.

La carne di Wagyu, per esempio, razza tipica del Giappone, con il prodotto di nicchia Kobe, ha un BMS minimo di 9.

Con una marezzatura pari a 6, potete già ritenervi soddisfatti, senza dover spendere un occhio della testa per accaparrarvi un etto di Kobe, ma sufficiente per una bistecca perfetta.

La Frollatura della carne: la bistecca che si taglia con un grissino

Dopo la marezzatura, arriviamo alla frollatura, altro termine fino a qualche anno fa sconosciuto ai profani della bistecca, ma già noto negli ambienti specialistici e tra i griller.

La frollatura, altro non è che l’invecchiamento controllato, al giusto grado di temperatura ed umidità della carne, dopo la macellazione.

Un processo che può durare fino a 100 giorni, si avete letto bene, più di tre mesi dopo la macellazione dell’animale. Le nostre nonne, che mai si sarebbero sognate di parlare di frollatura, dicevano che quando la carne risultava dura e tenace era dovuto al fatto che l’animale era “fresco macellato”. Prosaicamente era proprio così!

Due sono i metodi prevalenti di frollatura: la frollatura a secco e la frollatura sottovuoto (generalmente utilizzata per tagli più piccoli).

Attenzione, però, la frollatura è un procedimento industriale, impossibile da attuare in casa, perchè necessita di sistemi di conservazione ad umidità controllata. Si tratta, infatti, di un processo chimico-fisico, di “invecchiamento” delle fibre grazie all’azione degli enzimi presenti nella carne. Il grado di umidità e la temperatura costante compresa tra zero e quattro gradi, oltre anche all’utilizzo di lampade per l’emissione di raggio UV, consente di tenere sotto controllo la carica batterica, in modo da evitare che l’invecchiamento (stagionatura) della carne sfoci nella putrefazione o nell’essicazione.

Maggiore è il tempo di frollatura, maggiore sarà la morbidezza della carne. Ovviamente, questo processo determina anche alcuni cambiamenti nell’aspetto delle vostre bistecche. Più è lungo il periodo di frollatura, più la carne si presenterà di colore rosso, arrivando anche ad assumere tonalità granata o addirittura scurissime. Anche il grasso circostante, con il passar del tempo tenderàa diventare di colore giallo carico.

Senzazioni visive che non sempre trovano il favore, soprattutto da parte dei non cultori, ma che verranno ben presto dimenticate quando la vostra bistecca con 40/50 giorni di frollatura si taglierà con un grissino, come il famoso tonno.

La cottura della carne: Bistecca al sangue o ben cotta?

Ed infine, dopo la marezzatura e la frollatura, arriviamo alla cottura della bistecca perfetta.

Sul grado di cottura della bistecca perfetta, si sono sciolte amicizie decennali davanti ad un barbecue.

Non esiste una regola precisa, ma esistono gradi di cottura diversi. Anche sui tempi è difficile frnire un canovaccio standard, molto dipende dallo spessore della vostra bistecca perfetta.

Il primo grado di cottura viene chiamato “Blue”, dal colore che assume la carne appena scottata pochi minuti per lato e che al centro rimane praticamente cruda, acquisendo un colore rosso con sfumature violacee.

Il secondo livello di cottura è “al sangue”, livello ideale per carne con lunghi tempi di frollatura

Media/al sangue: la carne si presenta cotta per almeno un centimetro sulle superfici restando “al sangue” al centro.

Media, tutta la carne risulta cotta, anche al centro, mantenendo nel cuore la giusta umidità.

Ben cotta: la carne viene fatta cuocere per più di 7 minuti per lato, è indicata per chi non “tollera” la presenza di umidità e sangue in una bistecca.

I sei gradi di cottura, però, non rappresentano una “scienza esatta”.

Solo con l’esperienza si può acquisire la giusta maestria nella cottura delle bistecche, che viene influenzata anche da altri aspetti molto importanti, come lo spessore del taglio, il tipo di carne da “braciare” e soprattutto le “modalità” di cottura, legate alla preparazione della brace.

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Le 5 bistecche più costose del mondo e il Manzo di Kobe giapponese non è al primo posto tra le carni più pregiate

Lasciate ogni speranza, voi vegani. Ma si preparino, i “carnivori” incalliti a lasciare sul banco una cifra a tre zeri.

Stiamo per parlare delle carni più costose sul mercato.

Il primato è conteso, tra il manzo di Kobe giapponese e la Blonde d’Aquitaine.

Il primo tipo, il manzo di Kobe giapponese, è quotato intorno ai 1.000 euro al chilo, la seconda, la Blonde d’Aquitaine, addirittura 3.000 euro al chilo, anche se in quest’ultimo caso abbiamo il dubbio che sia una trovata di marketing dei cugini francesi, particolarmente avvezzi ad auto sopravvalutarsi.

In entrambi i casi, però, vogliamo sfatare subito una convinzione che farà rimanere a bocca asciutta gli estimatori della bistecca d’oro.

Difficilmente, un comune mortale, in qualche parte del mondo che non sia appunto la città di Kobe o un piccolo centro dell’Aquitania, riuscirà mai a deliziarsi con questo gioiello succulento.

Il motivo, la produzione è limitatissima, rarissima.

Del tutto insufficiente ad assicurare che un solo boccone di Kobe o Blonde d’Aquitaine possa varcare i confini del luogo dove viene preparata.

Più probabile, invece, che riuscirete a trovare una pur sempre costosa bistecca di Wagyu, la razza di mucca giapponese, dalla quale poi derivano le sotto selezioni, come il Kobe appunto, allevato esclusivamente nella città da cui prende il nome.

Blonde d’Aquitaine

Probabilmente la bistecca più costosa del mondo, ma molto meno nota della Kobe giapponese. Vanto francese o reale succulenza? Difficile dirlo, perché l’Aquitana, conosciuta anche con il nome di Garonnese, nonostante sia molto facile da allevare e abbia una facile capacità di procreare, non si trova facilmente sui ceppi delle macellerie o suoi menù dei ristoranti. La sua carne è particolarmente fine e morbida. Il costo salatissimo. Il doppio di uno stipendio medio per un solo chilo di bistecca.

Wagyu

Per gustare una Wagyu, non Kobe, bisogna mettere in conto un costo medio di 300 euro al chilo. Sul mercato è possibile anche scovare qualche quotazione inferiore, ma mai meno di 100 euro al chilo.

Perché il costo è così elevato?

Il luogo comune vuole che sia la cura cui sono sottoposti i bovini a far lievitare il prezzo (dai massaggi, alla musica all’alimentazione con integrazione di birra) in realtà il motivo è la rarità dei capi di bestiame come nel caso del Manzo di Kobe, con meno di 3 mila capi.

Una bistecca di Wagyu si presenta con un grado di marmorizzazione che va da 6 a 12.

Ma cos’è il grado o punteggio di marmorizzazione, detto anche più profanamente marezzatura?

Non è altro la distribuzione del grasso nelle fibre muscolari, che attribuisce a questa carne, ma non solo (anche alcune scottone italiane hanno un punteggio di marmorizzazione evidente) un aspetto simile a pezzi di marmo. Più è alto il punteggio di marmorizzazione (BMS) maggiore sarà la “burrosità della carne.

Tralasciando i prodotti di nicchia, troviamo carni più abbordabili e certamente attestate su livelli altissimi di gradimento.

Aberdeen Angus

Aberdeen Angus, è una razza originaria della Scozia che offre una carne estremamente morbida, con un alto grado di marezzatura.

Il costo può arrivare anche a 70 euro al chilo.

Rubia Gallega

Rubia Gallega, razza proveniente dalla Galizia, regione settentrionale della Spagna, offre una carne che solitamente può arrivare anche a 100 giorni di frollatura.

Caratteristico il colore del grasso circostante, di un giallo carico. La cottura, rigorosamente alla brace, con fuoco senza fiamma, ne esalta il profumo particolarmente “intenso” del grasso, che però a differenza di altre tipologie, non risulta edibile, perchè particolarmente consistente.

Il prezzo può arrivare anche a 100 euro al chilo, mediamente si aggira intorno ai 60/70 euro.

Manzetta Prussiana

Manzetta Prussiana, non è una razza, ma fa riferimento a tipi di bovino originariamente allevati nel nord della Polonia. E’ il tipo di carne che più delle altre si sta facendo strada sui mercati italiani, grazie al costo relativamente contenuto ed ad un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Ha un elevato grado di marezzatura, è particolarmente morbida e burrosa, grazie alle fibre di grasso equamente distribuite nelle fibre muscolari.

Va cotta lentamente per consentire al grasso, appunto, di riscaldarsi andando ad insaporire la carne circostante. Può essere cucinata sia alla brace che alla griglia.

Fassona Piemontese

Fassona, probabilmente la migliore razza bovina italiana, ma in tal caso dimenticate la marezzatura delle altre tipologie fin qui presentate.

La Fassona, allevata principalmente in Piemonte, offre una carne particolarmente magra, ma morbida e gustosa. Le fasce muscolari del bovino sono poderose ed evidenti. Per questo particolare viene considerata tra le razze da “carne” migliori del mondo.

Il prezzo è accessibile, si va dai 30 ai 50 euro al chilo. Rispetto alle altre tipologie, dopo la cottura, può essere insaporita anche con olio Evo.

Leggi anche:

  • Come cucinare la bistecca perfetta, tecniche di cottura per cucinarla al sangue o ben cotta.
  • Come preparare la bistecca perfetta: marezzatura, frollatura e cottura della carne.

*Foto di mali maeder da Pexels

Dove mangiare una buona Pizza Margherita ad Avellino.

E’ un must 365 giorni all’anno, un piatto che non conosce declino in qualsiasi periodo dell’anno. Stiamo parlando, naturalmente, della pizza margherita quella classica, tra le pietanze più gettonate nelle serate degli avellinesi.

Alta o bassa, con cornicione a canotto o con impasto integrale: la scelta della pizza ed il giudizio che ogni palato ne restituisce è sempre legato a parametri personali.

Ma oltre a impasto, ingredienti e cottura, quanto incide nella individuazione della migliore pizzeria di Avellino la location, l’ambientazione e l’accoglienza?

Si tratta, soprattutto in epoca post Covid, di aspetti tutt’altro che trascurabili che incidono molto nelle decisioni prima di prenotare un posto a tavola per gustare il più tradizionale dei piatti della cucina campana.

In estate, la scelta della pizzeria in cui accomodarsi per gustare una fumante margherita, preparata secondo i canoni più classici della tradizione partenopea, ricade quasi sempre su locali che offrono la possibilità di sedersi all’aperto, per godere della frescura di giardini e terrazze.

Ma tra pizzerie storiche e nuove esperienze, tralasciando i locali che si sono dati alle focacce gourmet spacciate per pizza, quali sono i locali più gettonati in cui mangiare una buona pizza margherita ad Avellino?

Migliori Pizzerie ad Avellino

Nel centro storico di Avellino si contendono la clientela, dopo il ritorno alla normalità post Covid, diverse pizzerie che, tra tavoli all’interno, spazio recuperati all’esterno e possibilità di asporto, sono tra le più frequentate.

Pizzeria Pazzaria

In via Fioretti (traversa di via Dante), in pochi mesi Pazzaria è diventato uno dei locali cult ad Avellino per chi ama la vera pizza napoletana. Ingredienti di prima scelta, equilibrio nel dosaggio, impasto impeccabile che garantisce una alta digeribilità sono gli elementi che fanno la differenza e promuovono questo giovane locale tra i più ricercati in città.

Pizzeria I Resilienti

Un locale giovane che ha visto crescere in poco tempo la sua popolarità: I Resilienti ha nel nome il senso della sfida che si vuol vincere a tutti i costi. Ed i risultati, corroborati dal giudizio degli avventori, parlano chiaro. Qui si mangia una pizza piacevole, in un contesto apprezzabile specie in estate. Da non perdere i fritti, altro fiore all’occhiello della casa.

Pizzeria Degusta

In Via Ammiraglio Ronca, il Degusta è ormai un must della ristorazione avellinese. Ampi spazi interni, pochi tavoli all’esterno per i quali è sempre necessario prenotare per tempo ma il risultato è sempre un perfetto equilibrio ed un’esperienza di gusto mai banale.

Pizzeria Madison

In via Circumvallazione, a due passi da campetto Santa Rita, ecco uno di quei locali che grazie ai suoi spazi e alla sua centralità, oltre ad una più che gradevole pizza, si è ritagliato un ruolo importante nella hit del gusto degli avellinesi. In particolare in estate, quando può offrire un importante numero di tavoli all’aperto.

Pizzeria Testone

Tra questi, un ruolo centrale nella classifica del gusto degli avellinesi, se lo è ritagliato il Pizza Store di Filippo Testone. Simpatia e qualità gli ingredienti con cui ogni sera (ma anche a pranzo) viene sfornata quella che con giudizio quasi unanime viene considerata tra le migliori pizze napoletane ad Avellino.

Pizzeria Lievitum

A Corso Umberto ormai da qualche anno, Lievitum propone, secondo i palati più esigenti, tra le migliori “Margherite” sfornate ad Avellino, di certo una di quelle che maggiormente ricorda la più tradizionale delle pizze napoletane. Un consenso crescente, rafforzato anche da una proposta di fritti che finisce davvero con il lasciare a bocca aperta.

Pizzeria Ciccio all’Agorà

Risalendo Corso Umberto ed inoltrandosi in via Modestino Del Gaizo, ecco uno di quei locali che da anni resiste nel cuore antico di Avellino, attirando ogni giorno un pubblico affezionato alla cucina e alla pizza di patron Francesco. Accoglienza e ricette che restano nella memoria i punti di forza di Ciccio all’Agorà, luogo ideale per trascorrere una piacevole serata nel segno del gusto.

Pizzeria Alma Gourmet

Nel centro storico di Avellino, ecco Alma Gourmet, un locale accogliente che cela il segreto di una pizza che si lascia gustare sia per la qualità delle materie prime che per la leggerezza e la digeribilità dell’impasto.

Pizzeria Braciami

A due passi da Piazza Libertà, Braciami ha scalato posizioni nelle scelte degli avellinesi, concordi nel promuovere la pizza Margherita come una delle più equilibrate, per gusto e preparazione, tra quelle che è possibile gustare in città.

Pizzeria Erreclub’s

Ad Avellino, Palmiro Ragno è sinonimo di pizza da oltre 30 anni. E continua ad esserlo nel piccolo locale di via Chiesa Conservatorio, alle spalle di Palazzo Caracciolo.

Pizzeria Forchetta d’Oro

In via Fratelli Bisogno, di fronte al Palazzo di Giustizia di Avellino, la Forchetta d’Oro è uno dei pochi locali avellinesi in cui cucina e pizzeria viaggiano di pari passo per qualità della proposta. Davvero difficile non restare soddisfatti dall’impasto e dal perfetto equilibrio degli ingredienti utilizzati.

Pizzeria Mimì

Tra le pizzerie storiche di Avellino, che offrono sevizio anche all’aperto, c’è Mimì a Viale Italia che con il banco per le prenotazioni d’asporto costituisce un’ottima soluzione anche per chi abbia voglia di degustare una pizza magari passeggiando al fresco dei platani.

Pizzeria Kalè

Spostandosi dal centro, un ampio spazio all’aperto lo si può trovare al Kalè di Pianodardine, altro locale molto suggestivo che offre la possibilità di mangiare una buona pizza al fresco di un giardino lontano dalla strada e dallo smog.

Pizzeria Verde Basilico

Una soluzione che propone anche Verde Basilico in Via Francesco Tedesco, con un discreto spazio all’aperto alle spalle della sala principale dove potersi accomodare per trascorrere una serata all’insegna del buon gusto e del fresco.

Pizzerie Kalò

Le pizzerie Kaló nel quartiere di Valle ad Avellino e Monteforte irpino che offrono la possibilità di mangiare un’ottima pizza anche con l’ausilio di qualche tavolo all’aperto. Buona la disponibilità di tavoli al punto vendita di Valle (distributore Q8).

Giuseppe Capone Pizzeria

Cornicione alto, un impasto con biga e lievito e di birra che conta circa 70 ore di lievitazione, ricerca seria, rigorosa e raffinata dei prodotti del territorio della provincia di Avellino. Giuseppe Capone, volto noto delle pizzerie della provincia di Avellino, dopo aver lavorato in giro per tanti anni da un po’ ha aperto il suo locale in via Fosso Santa Lucia.

Pizzerie vicino Avellino

A San Potito, una delle pizzerie che si è affermata tra le migliori della zona è Dai Gemelli, con tavoli all’aria aperta ed un ampio ventaglio di scelta tra pizze tradizionali e non che non fanno affatto rimpiangere il gusto della vera pizza napoletana.

Tra i luoghi più freschi in cui cenare anche all’aperto ed assaggiare una pizza particolarmente gradevole, si segnalano, Villa Maccario a Ospedaletto d’Alpinolo e Pizzeria Kalò a Monteforte Irpino, in località Alvanella.

Nel serinese gli indirizzi giusti sono quelli di Ciello (in località Fontanelle) e Apollo, a San Michele di Serino.

Barotto e In cantiere a Torrette di Mercogliano si contendono la palma delle pizzerie più cool della zona.

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L’elenco proposto più che una graduatoria oggettiva è da considerarsi un vademecum soggettivo, un suggerimento senza alcun carattere di ufficialità. Le citazioni nascono sulla scorta di esperienze dirette (basate sul gusto che, ca va sans dire, ha carattere esclusivamente personale) e sul numero e la qualità di giudizi e valutazioni espressi dagli utenti della rete attraverso siti specializzati (es.: Tripadvisor) e social network (es. Facebook).
Tenuto conto di ciò, chiunque può esprimere le sue valutazioni, magari suggerendo le proprie preferenze nel modulo dei commenti sottostante.
Possibilmente in un clima di civiltà e di svago, che poi è quello che caratterizza tutte le pagine di Agendaonline.it.

I piatti tipici della cucina laziale: ecco cosa mangiare e bere nei ristoranti regione Lazio.

Per quanto ricca negli abbinamenti e nella sostanza, la cucina laziale, e quella romana in particolare, è una cucina tendenzialmente povera.

Nel senso che trae origini da tradizioni popolari, dove occorreva arrangiarsi con quel poco che offriva la terra per imbandire le tavole delle case e delle trattorie.

Già, la trattoria. Antenato dei moderni ristoranti, questa tipologia di locale, che rende meglio di ogni altro l’idea del “fatto in casa”, è tra le più diffuse nel Lazio.

Entrarci, per chi non le conosce, sarà una piacevole sorpresa.

Gli antipasti della cucina Laziale.

La cucina laziale non offre particolari pietanze d’entrée. D’altronde, da sempre, i romani hanno badato al sodo, concentrandosi su pietanze più sostanziose.

Nel basso Lazio, però, un bel piatto di formaggi freschi e mozzarella rappresenta un antipasto assai gustoso, così come, spostandosi in particolare nel frusinate, per cominciare è possibile farsi servire un bel piatto di verdure miste grigliate.

I Piatti Tipici Laziali.

Nei primi piatti si nasconde la vera essenza della cucina romana.

Simbolo della romanità a tavola (anche se per onor del vero traggono origine da Amatrice, piccolo centro in provincia di Rieti) sono i bucatini all’amatriciana, piatto a base di strutto, guanciale, pomodoro, peperoncino e pecorino. I buongustai sostengono che la vera amatriciana è quella in bianco. L’effetto finale è comunque sublime in entrambi i casi.

I bucatini cacio e pepe appartengono, invece, alla tradizione delle borgate della capitale, così come gli gnocchi alla romana e la pajata, ovvero un piatto di rigatoni conditi con un sugo a base di budella di vitellino da latte cotte con olio, aglio, prezzemolo, vino bianco, pomodoro e peperoncino.

Diffusi ormai in tutta Italia, ma di origine romana, sono anche gli spaghetti alla carbonara.

I Secondi piatti

Tra i secondi, il piatto più caratteristico della cucina laziale è l’abbacchio alla cacciatora. Di solito, l’abbacchio è servito sotto forma di spezzatino cotto al forno con aglio, rosmarino, vino bianco, acciughe e peperoncino.

Da provare anche le “bracioline d’abbacchio” in casseruola e la coratella d’abbacchio. Altro piatto “povero” è la coda alla vaccinara, stufata in un ragù ricco di odori e cioccolato amaro.

A base di vitello è il saltimbocca alla romana, arricchito da prosciutto e salvia.

Passando al pesce, piatto tipico della cucina laziale è il baccalà in guazzetto (filetti infarinati saltati in padella con un fondo di salsa di pomodoro, acciuga, olive e pinoli).

Nella zona dei Castelli da non perdere la porchetta.

Un buon secondo di carne può essere accompagnato dai carciofi alla giudia, piatto di origine ebraica, o (specie nella zona di Velletri) dai carciofi alla matticella.

I Dolci della Pasticceria Laziale. 

 Il dolce più classico della tradizione romana è il maritozzo, morbido panino nel cui impasto sono presenti pinoli, uvetta e scorzetta d’arancia candita.

I bocconotti sono piccoli tortini di pasta frolla imbottiti di ricotta.

Particolarmente gustoso è, infine, il pangiallo, un dolce a base di noci, mandorle, nocciole, pinoli e miele.

Le strade del Vino nel Lazio

In una terra dall’antica tradizione culinaria, dove sin dall’antichità i bagordi avevano come principale alleato il nettare degli dei, non poteva mancare una vasta scelta di vini da abbinare ad ogni pietanza.

La zona dei Castelli è quella in cui si produce un ottimo bianco. Il Frascati (ma anche il Velletri e il Colli Albani), ad esempio, che ben si abbina agli ortaggi ma anche ad un buon primo.

Con il pesce, ma anche con l’amatriciana, particolarmente indicato è l’Est! Est! Est! di Montefiascone.

Tra i rossi, prodotto in provincia di Viterbo, il Genazzano è un vino che ben si sposa con i secondi di carne tipici della cucina laziale.

Dove mangiare bene a Roma in 5 ristoranti tipici non turistici.

Dove si mangia bene a Roma, spendendo poco, in ristoranti non turistici? Una domanda che nasconde tre quesiti: dove mangiare bene a Roma, dove mangiare bene a Roma spendendo poco, e dove trovare un ristorante non turistico a Roma.

Ciò non vuol dire che l’ingresso è vietato ai turisti o è consentito solo a chi è romano doc.

Significa solo che volete assaporare la vera essenza della cucina romana, dove, per esempio, Carbonara e Amatriciana vengono ancora cucinate secondo la ricetta tradizionale, senza la bestemmia della pancetta o della panna.

Osterie e ristoranti tipici a Roma non turistici

La cucina romana, tra l’altro, e più generalmente quella laziale, è una cucina povera, mutuata dalla tradizione contadina. Solo nelle osterie e nei ristoranti tipici è ancora possibile gustare i sapori di una volta.

E’ legittimo che per una carbonara o una pajata all’ombra di Fontana di Trevi il conto possa sfiorare i 50 euro, ma in quel caso state pagando il panorama, non la pietanza.

Mangiare bene a Roma spendendo poco è possibile se sai dove andare.

Inoltre, Roma è un museo a cielo aperto dovunque, e magari, anche zone meno battute dai flussi turistici possono riservare piacevoli sorprese architettoniche e gastronomiche.

Osterie e ristoranti tipici a Roma si trovano un po’ ovunque, da Trastevere, al Pincio, e nell’immediata periferia. Alcuni, con il corso degli anni si sono orientati ad una cucina di massa, per soddisfare un numero sempre maggiore di coperti. Altri sono rimasti fedeli alla tradizione della cucina romana di una volta.

Osterie e ristoranti con locali piccoli, e con tempi un po’ più lunghi di attesa sono sinonimo di cura per la gastronomia, non dovendo “fare numero” con i milioni di turisti che visitano la città eterna.

Cosa mangiare nei ristoranti e nelle osterie di Roma

La cucina romana non è per palati fini e per stomaci deboli.

E’ una cucina ricca di sapori e di profumi, che per lo più, guarda al passato, alla tradizione contadina.

Le ricette della cucina romana e laziale ormai sono conosciute in tutto il mondo:

Non vi resta che scegliere il vostro menù.

Dove mangiare nelle migliori trattorie e ristoranti tipici di Roma

Ar Grottino der Traslocatore

Partiamo dalla Garbatella, quartiere ricco di tradizioni romane, con classica architettura urbana dell’epoca fascista. Rione popoloso e popolare, ma ciò nonostante tranquillo ed ordinato, lontano dai flussi turistici.

Qui troviamo il ristorante Ar Grottino der Traslocatore.

Locale piccolo ricavato all’interno di una grotta e al di sotto del livello stradale. Cucina a vista, porzioni da traslocatore, appunto.

Menù classico della cucina romana. Propone anche la mezza porzione, ma perchè dimezzare la goduria.

Il menù è una sorta di enciclopedia di ciò che si mangiava nelle case romane e laziali di una volta.

Primi piatti della tradizione romana: rigatoni con pajata di vitella, bucatini amatriciana, rigatoni gricia, rigatoni carbonara, tonnarelli cacio e pepe, tagliatelle al sugo di coda.

Per i secondi piatti: coda alla vaccinara, trippa alla romana, fegato di vitella con cipolle, saltimbocca alla romana, arrosticini di pecora, padellotto di vitella con carciofi e cipolle, coratella di agnello con carciofi, animelle di vitella, fegatelli di maiale, spuntature di maiale, abbacchio alla scottadito.

Non abbiamo segnalato gli antipasti perché è meglio partire subito con il botto, anziché cincischiare.

Osteria Mamma Mia

Anche questo locale, piccolo ma accogliente, non si trova lungo percorsi turistici, ma in compenso è in posizione strategica per chi frequenta il Foro Italico, lo Stadio Olimpico e la Farnesina.

Osteria Mamma Mia si trova in Via Masolino da Panicale, una traversa della più importante arteria Lungotevere Flaminio, a dieci minuti a piedi dallo Stadio.

Il menù è proposto dall’Oste in persona, Marco Martinelli: Dai tonnarelli cacio e pepe ai rigatoni all’amatriciana, dalla carbonara alla gricia, passando per i rigatoni al sugo di coda e i vermicelli Mamma Mia, che rappresentano il piatto forte dell’osteria. Anche i secondi prevedono un’ampia possibilità di scelta. E’ possibile ordinare del pollo alla romana (quello vero!), l’ossobuco, le polpette, diventate famosissime tra gli ospiti del locale e molto richieste anche da chi entra per la prima volta da Mamma Mia, la trippa alla romana, l’abbacchio alla cacciatora. Non è possibile alzarsi dal tavolo senza aver assaggiato i dolci fatti in casa, in particolare il tiramisù”.

Da Enzo al 29

Non poteva mancare un locale di Trastevere in questa guida alla vera cucina romana e delle trattorie tipiche di Roma.

Da Enzo al 29 ritroverete la vera essenza di Roma portata in tavola.

Un menù completo da enzo al 29 non costa più di 25 euro.

Per l’antipasto scegliete tra carciofo alla romana, panzanella, carciofo alla giudia.

Per i primi piatti: amatriciana, gricia, carbonara cacio e pepe pasta al sugo di coda. Tra i secondi, trippa alla romana coda alla vaccinara, e i contorni con cicoria all’agro oppure  cicoria ripassata

Unico appunto da muovere nei confronti del menù, la scelta dei rigatoni. Formato di pasta più facile da gestire, sicuramente, ma che sa troppo di menù turistico. Anche in questo caso, però, Enzo al 29 sa differenziarsi, avendo scelto rigatoni Selezione Da Enzo, realizzati artigianalmente con farine di altissima qualità nel cuore del Parco Nazionale della Majella in Abruzzo.

Pastificio Guerra

A differenza di trattorie, osterie e ristoranti classici, il Pastificio Guerra, nel centro di Roma, propone street food a base di pasta.

In via della Croce 8, a due passi da Piazza di Spagna, il pastificio Guerra offre pasta in mono porzione da consumare a volo.

Ovviamente il menù è limitato, si fa per dire, alla pasta, come si conviene ad un pastificio e non aver snaturato la “missione” del locale è un punto di forza.

Il servizio veloce (e non potrebbe essere altrimenti vista la fila nelle ore di punta) e cortese, le pietanze di alto livello, da quelle tradizionali della cucina romana, con Carbonara, Amatriciana a quelle della cucina italiana in genere.

Pasta fresca cucinata nel laboratorio. Ideale per i turisti, ma apprezzatissimo dai Romani doc.

Un buon compromesso se cercate un posto dove mangiare bene a Roma senza perdere tempo e dedicarsi alla visita dei luoghi più belli della Capitale.

Sora Lucia

Chiudiamo il “viaggio” tra le trattorie e i ristoranti tipici dove si può mangiare bene a Roma spendendo poco, rimanendo lontano dai luoghi affollati dai turisti.

Ultimo, ma non ultimo, consigliamo Sora Lucia, antica istituzione culinaria romana, in via Rasella, che costeggia i giardini del Quirinale.

Pur trovandosi in pieno centro storico, Sora Lucia è un locale romanissimo.

Dalla location, informale come si addice alle vecchie osterie della Capitale, alla cucina.

Qui, a differenza di molti altri ristoranti romani, le ricette tipiche, come la Carbonara, l’Amatriciana, la cacio e pepe vengono proposte con i formati di pasta della tradizione, su tutti spaghetti e bucatini.

Se hanno deciso di non optare per il rigatone (una vera e propria scorciatoia dei cuochi “pasticcioni” che ha bisogno di “auto” sulla tenuta della pasta) significa che questo è il posto giusto dove mangiare bene a Roma.

Probabilmente da Sora Lucia vi offrono il miglior antipasto dei ristoranti tipici di Roma, ma lasciate spazio anche alla Gricia, o a uno dei secondi come “le alici alla griglia di Sora Lucia rigorosamente freschissime servite calde come secondo piatto o tiepide come antipasto, a voi la scelta: in entrambi i modi sono gustosissime”.

Adesso sapete dove mangiare bene a Roma spendendo poco. A voi la scelta.

Buon viaggio e buon pranzo.

Weekend a Parigi: a spasso tra ristoranti, bistrot e brasserie mangiando tipicità francesi.

Stai pensando di trascorrere un weekend a Parigi ? La Ville Lumière(la città delle luci)  oltre a essere una delle capitali più romantiche del mondo e tra le mete più frequentate durante tutte le stagioni (dalle piacevoli passeggiate primaverili lungo la Senna all’atmosfera magica che si respira a Natale, con i suoi mercatini e le luci che invadono ogni strada e monumento), è soprattutto capitale della buona cucina.

E’ risaputo che i ristoranti francesi siano tra i più famosi al mondo. La passione per la buona tavola fa del mangiar fuori uno dei piaceri più desiderati di un soggiorno a Parigi.

Cosa mangiare a Parigi?

Ristoranti stellati, caratteristici bistrot, tranquille sale da tè, culturali caffè, enoteche che servono pregiati vini dalla lunga storia: il gusto francese si declina in molteplici forme.

Nella Ville Lumière la scelta dei cibi è molto ampia e va dalla tipica baguette farcita (la soluzione più economica e più parigina che ci sia per risolvere un pasto veloce insieme alle crepes, disponibili dolci o salate, presenti nei banchetti e nei chioschi della città), ai raffinati piatti di carne cucinati con cura e presentati con eleganza, alla pasticceria che vanta una lunga ed eccellente tradizione.

Per gustare la semplice cucina regionale conviene entrare in una delle tante brasserie o bistrot, dove vengono serviti deliziosi piatti a prezzi generalmente economici.

I ristoranti sono ritenuti veri e propri ambasciatori del buon gusto.

Tra vini superlativi e formaggi, foie gras ed escargot, coq au vin o boeuf bourguignon, senza dimenticare le onnipresenti ostriche, immancabili sulla tavola dei parigini.

Dove trovare buoni ristoranti e bistrot a Parigi?

Difficile dirlo perché a Parigi si mangia bene un po’ ovunque (i migliori sono sicuramente però quelli più frequentati dai francesi).

Numerosi sono i locali caratteristici nelle zone di St-Germain-des-Prés e del Quartiere Latino, interessanti anche quelli del quartiere dell’arte del Marais.

Ristoranti più cari invece nella zona degli Champs-Elysées e della Madeliene.

Trattorie e ristoranti tipici a Firenze, ecco dove mangiare bene i piatti della cucina toscana.

Le Trattorie ed i ristoranti tipici dove mangiare bene a Firenze sono un po’ ovunque. Nel centro storico, tra Ponte Vecchio, Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti ma anche in periferia, dove è più facile, magari, gustare un buon piatto tipico della cucina toscana e della cucina fiorentina.

Mangiare bene e spendere poco a Firenze è possibile, se sai dove andare, un po’ come succede a Roma, a Napoli, a Milano, a Bologna o ad Avellino.

Le ricette tipiche della cucina fiorentina sono ormai note in tutto il mondo e sono sempre più i turisti che raggiungono Firenze non solo alla scoperta delle bellezze architettoniche e dei musei della culla del Rinascimento, ma anche per gustare un piatto della tradizione in una trattoria o in un ristorante tipico.

Anche l’aspetto economico, però, va preso in considerazione. Si fa presto a dire di aver pranzato o cenato da Dio a Firenze, se potete permettervi un conto a tre cifre prima della virgola.

Mangiare bene e spendere poco a Firenze, è possibile. Anche in un ristorante o una trattoria del centro storico di Firenze.

Cosa mangiare nei ristoranti e nelle trattorie di Firenze

Ci sono alcuni piatti tipici della cucina fiorentina che vanno assolutamente provati sulle rive dell’Arno.

La pappa al pomodoro, la ribollita, il lampredotto, la bistecca, il ragù di cinghiale e i crostini con il lardo di Colonnata.

Ovviamente questi piatti tipici della cucina toscana vengono proposti in quasi tutti i ristoranti e trattorie di Firenze.

Sapere dove mangiare bene e spendere poco a Firenze è quello che fa la differenza.

Dove mangiare bene a Firenze

Osteria del Cinghiale Bianco

Partiamo da Borgo San Jacopo, una strada dal fascino fiorentino, impreziosita da botteghe artigiane, a pochi metri dal Ponte Vecchio.

Troviamo l’Osteria del Cinghiale Bianco, una location sapientemente allestita dove il richiamo alla storia è costante.

Se volete subito tuffarvi nelle prelibatezze della cucina toscana non potete non iniziare dall’antipasto proposto e composto da salumi di cinghiale, salumi tipici toscani, bruschette al pomodoro, crostini toscani, fettunta, lardo con pane tostato.

All’Osteria del Cinghiale Bianco si può assaggiare la vera pappa al pomodoro fiorentina, per poi passare alle bistecchine di cinghiale alla griglia, oppure optare per la trippa alla Fiorentina.

Il Trippaio del Porcellino

In Piazza del Mercato nuovo, a 13 passi dalla statua del Porcellino, si trova l’ambulante Il Trippaio del Porcellino, che come dice l’insegna, prepara “Lampredotto senza compromessi dal 1893”.

E’ forse la massima espressione italiana della coniugazione dello street food con la tradizione.

Trippa e lampredotto, conditi con la salsa verde ed il brodo di cottura, adagiate in soffici panini, o da consumare sul posto.

Bisogna fare la fila e presidiare la cottura, perchè al Trippaio del Porcellino, solitamente il sold out è quasi immediato.

Trattoria da Ruggiero

Uscendo dal centro storico, immediatamente fuori porta Romana, è possibile assaporare i piatti tipici della cucina fiorentina in uno dei locali che rappresentano la storia delle osterie fiorentine.

In via Senese ci si imbatte nella Trattoria da Ruggero, dove la Ribollita è un rito che rispetta le antichissime tradizioni.

Si va dai classici antipasti di salumi, ai crostini toscani alle puntarelle. Tra i primi, oltre alla Ribollita ed alla Pappa al Pomodoro vale la pena provare i pici strascicati. Per i secondi si sceglie tra i 4 tipi di bollito con cimalino, lingua, zampa o palombo, oppure, se optate per la griglia, la scelta varia dalla lombatina di vitella, al piccione, e l’immancabile fiorentina.

Perseus

Se volete gustare, invece, la vera bistecca fiorentina e forse anche la più buona di Firenze, occorre spostarsi dal centro storico. Nei pressi di piazza della Libertà troviamo Perseus. La garanzia di questo locale è data dal fatto che si trova fuori dai circuiti turistici ed è frequentato per lo più dai fiorentini.

Basterebbe lasciare la parola alle immagini per comprendere di che tipo di bistecca alla fiorentina stiamo discutendo.

Ci piace segnalare che sul menù, a lettere cubitali, si avvisa la clientela che la Fiorentina “non si può fare più cotta”.

Trattoria Da Burde

Chiudiamo la selezione di trattorie e ristornati tipici di Firenze con un locale che non ha nemmeno bisogno di presentazioni.

In via Pistoiese si trova la Trattoria da Burde. E’ talmente nota che sul sito internet della Trattoria non hanno ritenuto necessario mettere in evidenza il “chi siamo”. Sarà la proverbiale spocchia fiorentina, ma se lo possono permettere.

Il menù è ricco di interessanti proposte che rispecchiano la tradizione fiorentina.

Abbiamo dovuto selezionare alcune portate da non perdere: Antipasto Toscano di affettati misti e con crostino di fegatini di pollo, Minestra di farro e fagioli, Ribollita, Pasta e fagioli, Farinata gialla con cavolo nero, Carabaccia, Cacciucco di ceci , Pappa al pomodoro, Pasta al pollo scappato, al ragù bianco di Chianina, al sugo di prosciutto, Stracotto di Chianina,  Peposo di razza Calvana, Trippa alla fiorentina, Lampredotto, Braciole rifatte in salsa con patate, pecora in umido, gallina, lesso, zampa, zampetti e codino di maiale, lingua.

5 ricette facili e veloci da preparare per una cena fredda estiva

Vorresti preparare una cena fredda estiva e non sai cosa portare in tavola? Vuoi cucinare in poco tempo una cena fredda per gli amici? Leggi i nostri suggerimenti per una cena estiva da gustare con gli amici e che non ti impegna ai fornelli.

Cibi di stagione, leggeri, dietetici ma gustosi, insaporiti con spezie e salse.

Benessere e gusto, freschezza e sapori in tavola.

Straccetti di manzo alle ortiche

In poco tempo potete portare in tavola un piatto da sapore esclusivo, che vi farà fare bella figura senza dovervi impegnare troppo. Se poi avete la fortuna di avere sotto mano le ortiche del vostro campo o giardino potete unire l’utile al dilettevole, liberare le piante dalle ortiche infestanti e avere l’occorrente per i vostri straccetti alle ortiche, una delle ricette facile e veloci.

Ingredienti per 4 persone

  • 600 grammi di carne di manzo tagliata a striscioline
  • 300 grammi di foglie di ortica
  • Olio Evo oppure una noce di burro
  • 200 grammi di farina
  • 50 m di vino bianco
  • 50 grammi di parmigiano reggiano grattugiato
  • pepe
  • sale

Preparazione

Raccogliete l’ortica, se avete disponibilità, (oppure acquistatela in erboristeria o al supermercato).

Dopo averla raccolta, lavatela e scottatela in acqua bollente. Il potere urticante dell’ortica è termolabile, e dopo averla bollita non ne rimarrà traccia e sarà commestibile.

Scolate l’ortica e strizzatela.

Infarinate le striscioline di manzo se le avete acquistate già tagliate oppure provvedete voi a tagliarle a strisce sottili. Dopo averle infarinate.

Mettete un filo di olio Evo in una padella larga antiaderente e fatelo riscaldare. Immergetevi le striscioline di manzo infarinate, avendo cura di far liberarle della farina in eccesso.

Non appena si saranno imbiondite aggiungete il vino bianco e lasciatelo sfumare a fuoco vivo. A questo punto aggiungete le ortiche precedentemente bollite.

Mescolate con energia. Se nel corso della cottura ritenete che vi è ancora bisogno di olio potete aggiungerlo.

Non appena la carne e le ortiche si saranno ben amalgamate, spegnete il fuoco e spolveratele con il parmigiano, il pepe ed il sale, dando un’ultima rimestata. Lasciate raffreddare e servite.

Cous Cous con gamberetti e zucchine

Un piatto gradevole, dal sapore esotico di sicuro successo. leggero e nutriente, opportunamente speziato. Il Cous Cous è un mito della tavola estiva che non tramonta mai.

Ingredienti

  • 400 g di cous cous (70 g a porzione)
  • Due zucchine
  • 400 g di gamberi
  • Una cipolla
  • vino bianco 50 ml
  • Olio extravergine di oliva
  • Sale
  • Pepe
  • Spezie come cumino, curcuma o coriandolo

Preparazione

Versare a pioggia il cous cous in una ciotola contente 400 ml di acqua bollente, opportunamente salata. Coprire la ciotola con cellophane.

Tagliare la cipolla a cubetti o a sfoglie e le zucchine a fette molto sottili, In una padella mettere a soffrigere con un filo d’olio EVO le cipolle e le zucchine, dopo 5 minuti, aggiungere i gamberetti sgusciati e cuocere con un coperchio.

Dopo altri 5 minuti di cottura, sfumare con il vino bianco a fuoco vivace e poi spegnere.

Aggiungere il pepe, il sale e le spezie secondo gradimento. Unire il condimento al cous cous precedentemente preparato e girare, se necessario aggiungere un filo di olio per rendere il cous cous maggiormente sgranabile.

Melanzane a funghetti

Un contorno che può diventare anche un piatto saporito se unito alle freselle.

Le melanzane a funghetti sono un contorno mediterraneo veloce.

Ingredienti

  • 4 Melanzane
  • 50 ml di olio EVO
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 ciuffo di basilico
  • sale e pepe

Preparazione

Lavate e tagliate le melanzane in 4 in lunghezza.

Togliete la meta della mollica interna da ogni sezione.

Ora tagliate a rettangolini la parte rimanente di circa un cm di altezza.

In una padella versate l’olio e ate soffriggere l’aglio. Dopo un minuto aggiungete le melanzane tagliate e fate cuocere per circa 10 minuti mescolando di tanto in tanto.

A cottura ultimata aggiungete sale e pepe e il ciuffo di basilico. Mescolate e servite, calde, tiepide o fredde.

Con l’aggiunta di freselle, le malenzane a funghetti possono diventare un piatto unico, gustoso, fresco e nutriente.

Caesar Salad

Una insalata di origini messicane, creata da un cuoco di origini italiane, apprezzata e conosciuta in tutto il mondo. Quindici minuti per dare un colore e sapore alla vostra cena fredda con una delle ricette facili e veloci più richieste.

Ingredienti

Per il condimento

  • 2 vasetti di yogurt bianco
  • 3 cucchiai di olio EVO
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato
  • 1/2 tazzina da caffè di aceto
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • Pepe q.b.

Per l’insalata

  • 600 grammi di petto di pollo
  • 1 Lattuga
  • 4 Pomodori
  • 4 Carote
  • 2 uova sode
  • 4 fette di pancarré
  • Parmigiano a scaglie
  • 1 spicchio d’aglio
  • Sale q.b.

Preparazione

In una ciotola mescolate lo yogurt, il parmigiano, l’olio ed il pepe.

Aggiungete poi l’aceto riscaldato precedentemente insieme allo zucchero. Incorporate l’aceto zuccherato al composto nella ciotola e mescolate.

Dopodiché mettete il tutto in frigo per dieci minuti.

Piastrate il pollo e procedete a tagliarlo a pezzettoni grossolani.

Lavate la lattuga, tagliate i pomodori a cubetti e le carote alla julienne.

Ora procedete a tostare il pan carré sul quale andrà strofinato l’aglio quando è ancora ben caldo. Tagliate il pan carré insaporito con l’aglio a cubetti, e unite il tutto al pollo ed alle verdure in una grossa ciotola.

Aggiungete le uova sode tagliate a fette e un pizzico di sale. A questo punto cospargete l’insalata con il condimento freddo e servite.

Tzatziki

Lo Tzatziki, salsa dei Balcani, è un condimento gustoso per tartine e bruschette che si prepara in soli 5 minuti.

Ingredienti

  • 400 gr Yogurt greco
  • 1 Cetriolo
  • 2 spicchi d’aglio
  • Olio EVO 20 mlg
  • 1 cucchiaino di limone
  • Sale fino

Preparazione

Lavate il cetriolo e grattugiatelo finemente. Eliminate l’acqua in eccesso del cetriolo strizzandolo in un canovaccio o mediante pigiatura in un colino oppure in uno schiacciapatate.

Mescolate il cetriolo quasi asciutto allo yogurt.

Pestate gli spicchi d’aglio, fino a farne diventare una cremina.

Aggiungete la crema di aglio allo yogurt ed al cetriolo, dunque, aggiungete un cucchiaino di limone, l’olio e il pepe.

Mescolate con cura il composto e lasciate raffreddare in frigo.

La salsa può essere utilizzata per condire pane, tartine, pan carré e bruschette.

Ricetta Pesto di rucola da cucinare con pasta, zenzero e citronella.

Pesto di rucola, una tipica ricetta estiva, da impreziosire con una spolverata di zenzero e foglie di citronella.

Anche se si preferisce rimanere lontani dai fornelli, la pasta al pesto di rucola è una classica ricetta fresca ed invitante per trascorrere una piacevole serata estiva.

Gli ingredienti per questa ricetta sono ricchi di benefiche sostanze nutritive e rinfrescanti.

La rucola è un’erba spontanea, che cresce lungo le strade di campagna, ma è possibile acquisatrla al supermercato o dal fruttivendolo, sebbene la rucola in busta è molto meno saporita di quella selvatica.

Anche per lo zenzero si può scegliere tra quello in polvere, oppure tra quello fresco. E’ una radice particolarmente apprezzata per i suoi effetti benefici sull’organismo.

E’ un’ottima alternativa al pesto alla genovese, per chi ama i sapori più decisi ma le note di zenzero e citronella tendono ad addolcire l’amaro della rucola.

La ricetta della pasta al pesto di rucola, zenzero e citronella prevede anche l’utilizzo di vin cotto agrumato all’arancia.

Pesto di rucola, quali ingredienti occorrono?

Passiamo ora a presentarvi gli ingredienti necessari per realizzare il pesto.

  • 100 grammi di foglie di rucola
  • 40 grammi di pinoli
  • 30 grammi di pecorino
  • 30 grammi di parmigiano reggiano
  • 10 grani di sale grosso
  • 70 ml di olio Evo

Come si prepara il pesto di rucola

Il pesto di rucola, segue quasi tutto il procedimento che si utilizza per il pesto di basilico alla genovese, ad eccezione delle fasi di pestaggio. Poiché la pianta di rucola è meno delicata, non sarà necessario utilizzare un mortaio come nel caso del basilico per il pesto alla Genovese.

In un mixer inserite le foglie di rucola dopo averle lavate ed asciugate per bene.

Aggiungete i pinoli ed i grani di sale grosso ed avviate la prima frullata a secco, senza olio.

Aggiungete il pecorino grattugiato, il parmigiano reggiano e metà dell’olio evo. Effettuate una seconda frullata fino a che il composto risulti cremoso ma denso. A piacimento, aggiungete a filo l’olio rimanente e mescolate.

Stabilite voi il grado di cremosità del pesto, aggiungendo olio se desiderate avere una crema più fluida. La consistenza ideale è simile a quella della maionese.

Il pesto si conserva per 3 giorni in frigo. E’ consigliabile consumarlo fresco, senza congelarlo.

Se avete la possibilità, utilizzate la rucola selvatica, più piccante ed amara ma molto più prpofumata ed intensa di gusto.

Ingredienti per la pasta con pesto di rucola, zenzero e citronella

Ingredienti per 4 persone

  • 400 grammi di pasta (linguine o spaghettoni, ma anche le trofie si sposano bene)
  • 100 ml di pesto di rucola
  • zenzero in polvere o in sfoglia
  • foglie di citronella
  • vino cotto agli agrumi

Preparazione della ricetta della pasta con pesto

In una padella adagiate il pesto precedentemente preparato

In abbondante acqua portata ad ebollizione scaldate la pasta a 3/4 della cottura.

Scolate la pasta a 3/4 della cottura e versatela nella padella con il pesto dove continuerete la cottura utilizzando l’acqua di cottura ed amalgamando il tutto.

Al termine della cottura aggiungete le foglie di citronella e lo zenzero in polvere dando un’ulteriore amalgamata.

Disponete nei piatti, aggiungete altro zenzero in polvere o a sfoglie sottili e cospargete con un filo di vino cotto agli agrumi. Potete anche guarnire con altre foglie di citronella.

Se al posto della pasta lunga, linguine o spaghetti, utilizzate la pasta corta, potete anche consumare il piatto freddo. Dopo aver bollito la pasta, passatela sotto l’acqua fredda e poi ripete la malgama con il pesto, senza accendere il fornello.

Il pesto può essere anche utilizzato per condire crostini di pane abbrustolito, fette di pan carrè o anche come salsina per gli spiedini.

Il pesto, seppur conservato in frigorifero, andrebbe sempre consumato a temperatura ambiente in modo da poter sprigionare al meglio il suo intenso profumo.

Vi consigliamo di non aggiungere pepe soprattutto se usate rucola selvatica già abbastanza piccante.

Facoltativa, invece, l’aggiunta di peperoncino piccante, secondo il vostro gusto.

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