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In vacanza su un vulcano, per chi ama la natura nella sua veste più selvaggia.

Imponenti, terrificanti, affascinanti, il vulcano per qualcuno è la porta dell’inferno, per altri una meta turistica per una vacanza di grande fascino e richiamo, per gli abitanti del posto giganti tumultuosi, con i quali si impara a convivere, a comprenderne lo “stato d’animo”.

I vulcani del mondo rappresentano siti turistici sempre più frequentati, soprattutto per chi ama la natura nella sua veste più selvaggia.

Sono centinaia i giganti di fuoco disseminati in tutto il mondo che rappresentano attrazioni irresistibili per milioni di turisti.

Tutti e cinque i continenti possono vantare montagne dal cuore di lava da proporre, per trascorrere un week end o intere settimane, ad ammirare spruzzi di cenere e lapilli, violenti gorgoglii.

I Vulcani Africani

In Africa sono decine i vulcani attivi e tumultuosi.

Il monte Camerun, simbolo dell’omonima nazione africana è una delle principali attrazioni del continente nero. Dista poco più di 200 km dalla capitale Yaoundé ed è caratterizzato dalla presenza di oltre 100 crateri secondari. Lungo le sue pendici si svolgono numerose gare sportive di grande richiamo.

I Vulcani Italiani

In Europa, è l’Italia la nazione che vanta i più suggestivi vulcani per cosi dire turistici.

Dal Vesuvio a Napoli, ancora attivo ma da tempo addormentato, ormai divenuto simbolo dell’immaginario collettivo mondiale, quale sky-line della capitale del Sud Italia, all’Etna, della Sicilia Nord Occidentale, allo Stromboli, che caratterizza una delle isole Eolie, dandole il nome e attribuendole un fascino impareggiabile.

Le offerte turistici ai piedi del vulcano in Italia sono molteplici.

In vacanza sul Vesuvio

Napoli è il punto privilegiato di partenza per una visita al Parco Nazionale del Vesuvio, ma è inevitabile una visita agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano, che ripropongono la storia delle due città di epoca romana, sepolte da una colata di lava a seguito di un’antica eruzione esplosiva del Vesuvio.

In vacanza sull’Etna

In Sicilia, l’Etna è incastonato in una delle aree più suggestive della regione, offrendo attrazione turistica per tutti i gusti e consentendo di vistare le più famose località dell’isola, da Taormina ad Acireale, alla più grande Catania, per un soggiorno tra natura, storia ed arte.

Per chi predilige i tramonti e gli scenari mozzafiato, è preferibile optare per un soggiorno alle Eolie ed ammirare lo Stromboli dal mare al tramonto o ammirarlo di sera a tavola, in uno dei numerosi locali che si trovano alle pendici del vulcano.

I vulcani nel mondo

Per chi, invece, ama l’estremo, si consiglia una vista al parco nazionale dei vulcani delle isole Hawaii . Qui si trova il vulcano più grande del mondo, il Mauna Loa. Un mostro di 9 mila metri, la cui base di oltre 5 km è interamente sommersa dalle acqua e che sovrasta l’isola, arricchito da lussureggiante vegetazione.

Altra meta da non dimenticare è situata in Costa Rica, si tratta dell’Arenal, modesto di dimensioni ma particolarmente attivo nell’emissione di sbuffi di gas che grazie alle particolari correnti ventose crea bizzarre immagini con le sue eruzioni gassose.

Sempre per rimanere in Sud America, basta spostarsi a sud di Santiago, la capitale del Cile, dove è stato creato un grande parco naturale alle pendici del Chaitén,

Il paradiso dei “vulcanisti” ovviamente, sono le isole Filippine. Oltre 200 i siti vulcanici, una ventina di questi sono attivi e non è raro trovarne uno in continua eruzione ammirandone lo spettacolo. Uno dei più frequentati è il Pinatubo.

Tra Trattorie e Ristoranti ecco dove Mangiare Piatti Tipici in Lombardia

In Lombardia quando si tratta di mangiare tipico non si può non partire dai ristoranti e dalle trattorie di Milano per poi passare in rassegna i locali delle altre province lombarde.

Nel capoluogo meneghino sono centinaia i locali dove la cucina tipica lombarda e nuove elaborazioni culinarie si rincorrono. In molte zone è possibile, comunque, gustare cucine tipiche di altre regioni italiane e di altre nazioni. Qui i ristoranti cinesi, argentini, giapponesi e messicani offrono sempre piatti di buon livello con prodotti tipici delle zone cui fanno riferimento.

Ma tra centinaia di ristoranti e trattorie dove mangiare i piatti tipici della tradizione gastronomica della Lombardia? L’elenco sarebbe lungo, noi proviamo a darvi qualche dritta seguendo le segnalazioni del web e dei nostri lettori.

Ristoranti Tipici a Milano.

Ristorante Pont de Ferr sui Navigli a Milano sui navigli

Per chi ama la Cucina Lombarda, occorre orientarsi verso i nomi storici della ristorazione milanese, come al Pont de Ferr sui Navigli, con menù stagionali che cambiano di frequente.

Qui potrai trovare una cucina semplice e deliziosa, dove i classici piatti sono reinterpretati con un tocco contemporaneo, ed alcune specialità milanesi. Come si legge sul sito web, “si pranza e cena piacevolmente sette giorni su sette in tutti gli ambienti: nelle due sale tradizionali, nella saletta con mattoni a vista e nel dehor, da cui, a un passo dalla splendida cucina a vista sul Naviglio, si può godere della movida cittadina e del tranquillo scorrere dell’acqua verso la darsena”.

Accanto al classico risotto alla milanese, ottimi i Ravioli fatti in casa ripieni di ossobuco e la sua gremolada.

E quando arriva il dolce, fate una scelta fuori dal comune ordinando il gelato ai popcorn.

Osteria Al Less

A Milano in Viale Lombardia 28, non lontano dalla strada principe dello shopping milanese, corso Buenos Aires, si trova l’osteria Al Less, che come dice il nome, punta tutto sul lesso, insaporito con varie salse. Menzione speciale per il risotto con l’ossobuco, lo Stracotto di vitello al Nebbiolo, lo strudel di cipolle rosse caramellate e chiaramente il bollito.

Trattoria la Madonnina

Un po’ fuori Milano a Noviglio, piccolo paese situato nella campagna tra Binasco e Rosate, la trattoria La Madonnina, ​ricavata da un rustico cascinale del 1800, consente di gustare piatti tipici di tutto rispetto che meritano la visita.

Nel menù tra i primi piatti spiccano: Ravioli d’Anatra al Burro e Tartufo, Malfatti di Zucca allo Zola, Maccheroni con Ragù di Bufalo e Porcini, Tagliatelle Rosse con Lenticchie e Cotechino. Mentre tra i secondi, acquolina in bocca con un poker di proposte: “Ventaglio di Bufalo con Aromi, Filetto di Bufalo con Caciotta al Tartufo, Ossobuco di Vitello e Tortino di Riso Giallo, Medaglioni di Faraona Ripieni”

​Ricavata da un rustico cascinale del 1800, la Trattoria La Madonnina si trova a Noviglio, piccolo paese situato nella campagna tra Binasco e Rosate. Grazie alla sua posizione, il locale è facilmente raggiungibile da Milano percorrendo l’autostrada A7 verso Genova, uscendo a Binasco.

Nei pressi della stazione centrale, oasi del buon mangiare, l’osteria del Treno in Via S. Gregorio, 46 a Milano stuzzica l’appetito con Lonza tonnata alla vecchia maniera, Patè di fegato di vitello alla milanese con composta di agrumi, Lingua in salsa verde, Caprino sottolio con bacche di ginepro e alloro, Salva con mostarda di agrumi  e Peperoni al forno con acciughe e salva cremasco.

Ristoranti tipici a Brescia

Due osterie a Brescia meritano la nostra segnalazione:

La Trattoria Osteria Grotta, in Vicolo del Prezzemolo 10, dove è possibile gustare, ad esempio, “casoncelli alle erbe con burro e salvia“, “carpaccio di carne di cavallo tagliata al coltello”, il “manzo all’olio” tra affreschi bucolici e archi dipinti in un’osteria con sala dal soffitto a volta di pietra;

L’osteria al Bianchi a due passi da piazza della Loggia, propone un vero e proprio viaggio nell’enogastronomia con i “malfatti agli spinaci, lo stracotto d’asino, casoncelli, pappardelle con verdure di stagione, il pestöm, la coppa ripiena, le lumache, la tagliata.
In chiusura, consigliata, la mousse di zabaione
.

Ristoranti tipici a Cremona

Cremona, in uno storico palazzo del centro storico, tappa obbligata, in Piazza Alessandro Gallina 1, all’Hosteria 700, dove, tra i piatti proposti dal menù, stuzzicano l’appetito: tra gli antipasti il “Culatello di Zibello con mostarda“, le “Lumache trifolate con polenta“; tra i primi piatti il “Risotto alla Tognazzi con Radicchio e Amarone“, le “Crespelle al torrone con fonduta di provolone“, i “Marubini cremonesi al burro e salvia”, le “Tagliatelle al ragù di capriolo”; tra i secondi piatti l’ “Anatra ripiena di salsiccia e pistacchi con porcini trifolati“, il “Guancialino di maiale al cacao con polenta

Ristoranti tipici a Mantova

Antichissima la tradizione culinaria mantovana della trattoria Due Cavallini di Mantova, qui da provare i maccheroncini allo stracotto d’asino ed tortelli alla zucca.

Per gli italiani, le vacanze al mare sono sinonimo di benessere e relax.

Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare… L’irriverente refrain che fu portato al successo nel 1956 da Franca Raimondi al Festival di Sanremo è divenuto, negli anni, con l’approssimarsi delle vacanze al mare, la colonna sonora ideale di tutti gli italiani.

In esso è racchiusa la voglia di evasione, di trasgressione, il desiderio di fuggire dalla vita di tutti i giorni per lasciarsi andare ad un periodo, più o meno lungo, di meritato riposo.

Quando si parla di vacanza, naturalmente, il pensiero corre subito all’estate, alla stagione delle vacanze al mare per eccellenza dedicata alle ferie, alla pausa lavorativa, al riposo.

Non a caso il sostantivo vacanza, oggi unanimemente riconosciuto come sinonimo di svago e relax, trae origine dal latino vacatio, vuoto, termine che stava a significare l’assenza di un qualcosa di importante.

Il “vuoto” in contrapposizione al “pieno” inteso come impegni, scadenze, problemi si è trasformato in quello che per tutti è forse il momento più atteso dell’anno.

Anche se diciamo la verità al mare o in montagna, al lago o in campagna, in Italia o all’estero poco importa purché ci si tuffi in una realtà lontana, non solo fisicamente, dalla quotidianità

Il primo assaggio di quella che sarà la vacanza vera e propria comincia con la fase della programmazione: la scelta della tipologia, della meta, della compagnia. 

Il ventaglio di opzioni è sempre più ricco dalla vacanze relax a quelle vacanze veramente bestiali così come le fonti da cui trarre ispirazione. Il web, con la sua immediatezza e completezza, costituisce ormai il primo approccio quasi per tutti.

Un buon sito web dedicato al turismo è in grado di soddisfare ogni richiesta e di far conoscere in tempo reale pregi e difetti di ogni località turistica oltre ad offrire la possibilità di effettuare la prenotazione restando comodamente seduti alla scrivania di casa o dell’ufficio.

Ad arrendersi a questa realtà (che, a ben vedere, di virtuale, inteso come sinonimo di non concreto, ha ben poco) sono le stesse agenzie di viaggio tradizionali, un tempo dispensatrici di suggerimenti ed idee ed oggi relegate, purtroppo, a mero ruolo di intermediarie tra domanda ed offerta.

E così per gli amanti dell’Italia, e del suo mare in particolare, è facile scoprire, ad esempio, le migliori turistiche online  proposte dai villaggi turistici e dagli hotel, senza dimenticare che è possibile trascorrere qualche giorno di vacanza in piena libertà scegliendo tra uno dei tanti bed & breakfast o andando alla ricerca dell’appartamento che più soddisfa le proprie esigenze.

Le migliori spiagge della Campania nel 2021 con la Bandiera blu.

Con una assegnazione in più rispetto allo scorso anno, la Campania si conferma tra le regioni costiere italiane con le spiagge il maggior numero di Bandiere Blu.

Nel 2021 sono 19 i comuni della Campania le cui spiagge sono state insignite del titolo di “Bandiere Blu Campania”, il riconoscimento internazionale assegnato dalla “Foundation for Environmental Education”, che premia non solo la qualità delle acque di balneazione, ma anche il turismo sostenibile, la gestione attenta dei rifiuti e la valorizzazione delle aree naturalistiche.

I dati che vengono utilizzati si basano sui prelievi delle acque fatte dall’ Arpa, “Agenzia regionale per la protezione ambientale”.

La Campania conferma il suo mare blu anche nel 2021.

Hanno raggiunto quota 416 le Bandiere Blu assegnate alle spiagge in Italia, distribuite su 201 comuni, contro le 405 indicazioni dello scorso anno.

Un elemento di grande orgoglio per la balneazione nazionale, da sempre riferimento di grande fascino per un turismo straniero che continua ad approdare.

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Le spiagge con le bandiere Blu in Campania

Di queste, diciannove sono le migliori spiagge della Campania, che si conferma al terzo posto in Italia tra le regioni con il maggior numero di spiagge sostenibili alle spalle di Liguria e Toscana,  di cui la stragrande maggioranza parte facenti parte del territorio di Salerno e della costa sorrentina.

Tra le “Bandiere Blu Campania” troviamo la spiaggia di Ispani, che va così ad arricchire ulteriormente la costa cilentana.

Leggendo i nomi e osservando la cartina geografica, è infatti facile osservare come la maggior parte delle eccellenze balneari campane sia raggruppata in un lembo di terra molto ristretto.

Restano un po’ fuori dai giochi, invece, le spiagge ubicate a settentrione del capoluogo partenopeo e quelle appartenenti al litorale casertano che vengono lasciate fuori dalla classifica.

Le migliori spiagge di Napoli.

Tra le spiagge “Bandiere Blu Campania” fa la sua parte anche la provincia di Napoli, seppure il mare giudicato migliore sia concentrato tra le coste di Sorrento e Capri.

In provincia di Napoli possono fregiarsi del titolo:

  • Anacapri: Punta Carena, Gradola, Grotta Azzurra. 
  • Massa Lubrense – Baia delle Sirene, Marina del Cantone, Marina di Puolo, Recommone.
  • Piano di Sorrento: Marina di Cassano. 
  • Sorrento: San Francesco, Marina grande.

Le migliori spiagge di Salerno “Bandiere Blu Campania”.

Parlando in particolare delle località facenti parte del territorio salernitano del Cilento, è possibile constatare come esse si susseguano una dietro l’altra.

Le migliori spiagge del Cilento.

Bandiere Blu Campania: Palinuro.

Facile dedurre come questa costa possa rappresentare, dal punto di vista ambientale, balneare e non solo, un luogo molto rinomato in Italia per il settore.

In provincia di Salerno possono fregiarsi del titolo delle “Bandiere blu Campania”:

  • Agropoli: Torre San Marco, Trentova, Spiaggia Libera Porto, Lungomare San Marco.
  • Ascea: Piana di Velia, Torre del Telegrafo, Marina di Ascea.
  • Casal Velino: Lungomare/Isola, Dominella/Torre.
  • Castellabate: Lago Tresino, Marina Piccola, Cala Pozzillo/San Marco, Punta Inferno, Baia Ogliastro. 
  • Capaccio: Licinella, Torre di Paestum, Foce Acqua dei Ranci.
  • Centola – Marinella, Palinuro (Porto/Dune/Saline).
  • Ispani: Capitello .
  • Montecorice: San Nicola, Baia Arena, Spiaggia Agnone, Spiaggia Capitello.
  • Pisciotta: Ficaiola, Torraca, Gabella, Pietracciaio, Fosso della Marina, Marina Acquabianca.
  • Pollica: Acciaroli, Pioppi.
  • Positano: Spiaggia Arienzo, Spiaggia Fornillo, Spiaggia Grande.
  • San Mauro Cilento: Mezzatorre.
  • Sapri: Cammarelle, San Giorgio.
  • Vibonati: Villammare, Santa Maria Le Piane, Oliveto.

I migliori porti turistici in Campania.

Porto turistico di Agropoli

Alle 19 Bandiere Blu della Campania 2021, vanno poi aggiunti i 10 approdi che hanno ricevuto dalla giuria la speciale segnalazione.

Migliori Porti Turistici di Napoli.

Si tratta, per la provincia di Napoli, di Sudcantieri (Pozzuoli), Porto Turistico di Capri (Capri), Yachting Santa Margherita (Procida) e Porto degli Aragonesi (Casamicciola, Ischia).

Migliori Porti Turistici di Salerno.

In provincia di Salerno, invece, segnalazione per Marina d’Arechi (Salerno), Porto turistico di Agropoli (Agropoli), Marina di Casal Velino (Casal Velino), Marina di Acciaroli (Pollica), Marina di Camerota (Marina di Camerota), Porto turistico di Palinuro (Centola).

Le Strade del vino italiane tra winebar, enoteche e vinerie.

E’ preferibile chiamarle vinerie, la tendenza anglofona impone il termine wine bar. La differenza è sottile, l’analogia sostanziale. Perché il re incontrastato è lui: il vino o nettare degli dei, come ama farsi chiamare.

Vi sembra troppo consideralo una cosa viva? Provate a chiederlo a chi del vino ne ha fatto una ragione di vita.

O provate a chiederlo a chi proprio non riesce a seguire la moda inglese dell’ultima campanella che impone lo stop alla distribuzione dei boccali di birra come l’orologio imponeva a Cenerentola di far ritorno a casa.

Il vino, pardon, il re vino, è anche questo, il senso di libertà  che infonde, la capacità di mettere tutti d’accordo dinanzi ad un decanter, con la lentezza nella degustazione, imprescindibile da chi ama frequentare vinerie o winebar.

E non poteva essere che l’Italia, con le sue centinaia di Doc e decine di Docg, la patria incontrastata del nuovo fenomeno, che vanta comunque una tradizione più che decennale.

Le vinerie sono il tempio del vino, dove è immancabile l’abbinamento con i prodotti tipici locali o mutuati dall’alta cucina internazionale.

Ogni regione, ormai, può vantare decine di locali e localini, più o meno caratteristici, dove il vino, oltre ad essere eletto bevanda principale, talvolta esclusiva, costituisce un elemento d’arredo fondamentale.

Sia chiaro, in enoteca, non si va a bere, si va a degustare. Non si va per divertirsi, ma per fare l’amore con il nettare d’uva, mutuando una nota pubblicità.

Ma ciò non deve spaventare chi pur amando il buon vino non è un sommelier o un intenditore, perché dietro al bancone di ogni vineria c’è un esperto conoscitore che saprà indicare, secondo i gusti di ogni avventore, quale sarà la bottiglia da stappare.

Rispetto al ristorante, le enoteche ed i wine bar offrono un indiscutibile vantaggio, quello di poter degustare diverse tipologie di vino, senza dover necessariamente acquistare un intera bottiglia.

La mescita sfusa di più vini è una caratteristica irrinunciabile che consente tra l’altro con una spesa modulabile di passare una serata in allegria con la massima soddisfazione del palato.

Sono tra l’altro luoghi per così dire “democratici”, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista anagrafico.

Ambiti dal pubblico di mezza età  o dai cosiddetti “giovani-adulti” sono frequentati spesso anche dai giovanissimi. Il target eterogeneo richiamato dalle vinerie, molto più che dai pub, ne accrescono l’appeal.

L’ampia varietà di vini di cui dispone il territorio italiano ha favorito negli ultimi anni la nascita di numerosi wine bar e vinerie soprattutto nelle zone ad alta produttività

La globalizzazione dei mercati ha fatto il resto consentendo di ampliare l’offerta senza legarla necessariamente alla territorialità .

Ovviamente, in alcune zone, la degustazione dei vini locali è inevitabile.

Impensabile esimersi dal gustare un bicchiere di Barolo e Barbaresco in Piemonte, o un buon Chianti in uno dei cento localini delle colline toscane.

In Campania, invece, i bianchi fanno concorrenza spietata ai rossi, con il Greco di Tufo DOCG ed il Fiano di Avellino DOCG.

La Lombardia offre nella zona della Franciacorta una infinita varietà di spumanti di altissima qualità le isole si difendono con il Vermentino di Gallura in Sardegna, o il Nero d’Avola della Sicilia, terra anche di grandi passiti e marsala, per risalire lo stivale passando per l’aglianico del Vulture in Basilicata, per il Salice salentino in Puglia.

Al centro della Penisola spiccano il Montepulciano ed il Trebbiano in Abruzzo, il verdicchio dei Castelli di Jesi ed il rosso del Conero nelle Marche.

Impareggiabile il Brunello di Montalcino, prezioso nettare delle colline della terra di Toscana.

A ridosso della Alpi, i bianchi sono più richiesti e frequenti, dal Pinot al Tocai friulano, ma una delle opportunità offerta da vinerie e wine bar è proprio quella di sperimentare, scoprire e conoscere nuovi profumi e sapori, al di là  dei grandi nomi noti.

Ogni vineria che si rispetti avrà da proporre almeno 200 etichette.

Generalmente la tendenza di chi frequenta le vinerie è quella di orientarsi sulle etichette non locali considerata la possibilità  di scegliere tra numerose opportunità 

Negli ultimi anni, inoltre, anche i vini stranieri stanno tentando la scalata a quelli italiani, in particolare quelli Sud Americani, che però sono ancora in netta minoranza.

E per chi alla convivialità di un locale preferisce la calma rilassante delle quattro mura di casa, senza rinunciare alla meditazione di un buon vino, le enoteche rappresentano il paradiso. Per qualcuno, recarsi in enoteca è più gratificante che girovagare tra gli scaffali di una biblioteca o di una libreria.

Qui, la scelta della bottiglia di cui impadronirsi è  l’inizio di un vero e proprio rito, si dice che chi si reca in enoteca inizia a bare dal momento in cui ci mette piede.

La regola principale è analoga a quella da osservare nelle vinerie, estraniarsi dal mondo circostante, per entrare in simbiosi con le migliaia di bottiglie, ognuna delle quali sembra esercitare lo stesso fascino ammaliante di una sirena. In ogni caso, non potrete sbagliarvi, qualunque sia l’acquisto, sarà un affare.

Stappare per credere. Prosit

Le strade dell’olio extravergine di oliva in Italia.

Le varietà dell’olio extravergine di oliva in Italia sono circa 500, ognuna diversa per caratteristiche, sapore e profumi. Ciò è dato dalla varietà morfologica del territorio italiano e dal clima variegato che si può incontrare lungo lo stivale.

L’olio extravergine d’oliva nell’Italia settentrionale

Sono 5 le regioni del nord Italia che vantano una produzione di olio d’oliva di gran pregio, anche se l’area destinata alla coltivazione delle olive è di gran lunga inferiore a quella del centro e del sud dello stivale.

L’olio extravergine d’oliva ligure

E’ la Liguria la regione che può vantare la produzione qualitativamente più pregiata grazie anche alle condizioni climatiche che favoriscono la produzione di olive di altissima qualità.

Lungo tutta la riviera ligure di Levante e di Ponente le coltivazioni di olivi, oltre a donare splendidi prodotti, fanno da scenario naturale ad una delle più belle zone d’Italia.

Dalle Cinque terre, passando per Genova e arrivando a San Remo e Ventimiglia si possono assaggiare splendide portate tipiche della cucina ligure, impreziosite dall’olio locale.

La Taggiasca e la Pignola sono due tipi di cultivar che danno vita ad un olio di grande sapidità, con un gusto equilibrato e dolce che cambia secondo la zona di produzione.

 La dop della Liguria è appunto denominata Riviera ligure ed è prodotta in tutta la regione. E’ uno degli ingredienti principali del notissimo pesto alla genovese.

L’olio extravergine d’oliva della regione Emilia Romagna

L’Emilia Romagna, pur non vantando una coltivazione di olivi intensiva è accreditata con prodotti di alta qualità.

Le zone in cui è possibile trovare ottimo olio, sono quelle intorno Rimini e Cesena e al confine con la Toscana, dove si produce la Dop Brisighella, che da vita ad un olio dal gusto molto forte e strutturato, con spiccati profumi di erbe ed ortaggi.

Gli oli della Lombardia

 In Lombardia la produzione di olii, che avviene ancora in vecchi frantoi, si concentra sulle rive del Lago di Garda e degli altri laghi lombardi.

 E’ il clima a favorire la crescita rigogliosa di alcune cultivar tra cui le più pregiate sono Leccino e Frantoio.

Sul lago di Garda la dop da vita ad un olio carico dal colore giallo intenso e con sfumature alla mandorla.

Meno importante la produzione di olio nelle regioni del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, dove è possibile, comunque, gustare particolari selezioni prodotte dalle aziende locali con tecniche di raccolta e di produzione che danno vita ad un olio molto ricercato.

L’ olio extravergine d’oliva nell’Italia centrale

Sui dolci declivi delle colline del centro Italia, le piante di olivo sono precedenti agli insediamenti umani.

Gli oli extravergine d’oliva della regione Lazio

Nel Lazio la presenza degli olivi è datata intorno all’anno mille avanti Cristo.

Proprio il Lazio, del resto può vantare tre preziose dop, l’olio Sabina e l’olio Canino e la dop Ciociaria, quest’ultima dal sapore più corposo, ottimo per le carni, mentre la Sabina e la Canino hanno un gusto più delicato, ottimo per condire il pesce e le verdure.

L’olio extravergine d’oliva della regione Umbria

In Umbria, le zone dop sono 5 e coprono tutta le regione. A Nord, nella provincia di Perugia si produce la dop dei Colli del Trasimeno, tra Città di Castello e Castiglion del Lago.

Lungo tutto il versante orientale, da Gualdo Tadino a Terni, passando per Spoleto e Foligno la coltivazione della Dop Assisi – Spoleto.

Al centro dell’Umbria sono note le dop Colli Martani nell’area intorno Todi, e dei Colli Orvietani. A Sud la dop Colli Amerini. Sono tutti oli molto decisi.

Gli oli extravergine d’oliva dell’Abruzzo

L’olio abruzzese più noto è quello della dop Aprutino Pescarese dal colore giallo-verde, e un moderato sapore fruttato. Intorno Chieti, l’altra zona dop “Colline Teatine” dell’Abruzzo.

Gli oli della Sardegna

In Sardegna, dove si coltivano le olive della qualità bosana prodotto principalmente nella zona di Alghero e e quello denominato “pizz’e Carroga” coltivato nella Sardegna meridionale.

Gli oli extravergine d’oliva DOP Toscani

La Toscana è una delle regioni italiane che ha la migliore produzione di olio. Le colline del Chianti danno vita ad una DOP di altissima qualità, dal verde carico e dal sapore piccante. Interessante visitare anche gli agriturismi immersi tra gli oliveti, dove spesso si prende parte alla raccolta o si osservano i vecchi frantoi all’opera.

Simile all’olio del Chianti anche la dop Terre di Siena, per colore e gusto. L’Igp Toscano invece, ha un gusto più delicato.

Gli oli extravergine d’oliva Marchigiani

E per concludere il Centro Italia ecco l’olio marchigiano, dal sapore molto leggero, derivato dalla lavorazione delle olive Sargano, coltivate nelle Marche, il cui gusto è garantito dal consorzio marchigiano che impone raccolta a mano e estrazione a freddo

L’olio extravergine d’oliva nell’Italia merdionale

Il sud Italia, è la zona dove si produce il maggior quantitativo di olio, caratterizzato dal sapore deciso e forte e dal colore pieno tendente al verde carico. E’ un complemento ideale per esaltare al meglio i sapori freschi dell’orto, e in abbinamento con il pane che in quasi tutte le regioni viene ancora prodotto nel forno al legno.

Gli oli extravergine d’oliva campani.

In Campania, è utilizzato per la pizza e per le pietanze marinare, mentre nelle aree interne della Basilicata, è il condimento ideale per le portate a base di carne e per i prodotti farinacei. Viene inoltre utilizzato, al Sud Italia, per i prodotti più noti, presenti sul mercato e sulle tavole regionali.

Gli oli extravergine DOP pugliesi.

La Puglia è la regione riconosciuta come maggiore produttrice, con circa 50 milioni di alberi censiti. Ben 4 , in Puglia, le Dop (Denominazione ‘origine protetta): il Dauno nella provincia di Foggia, Terra di Bari, nell’area del capoluogo di regione, Terre d’Otranto, nel sud della regione tra le province di Taranto e Lecce e le Colline di Brindisi, zona limitata in provincia di Brindisi al confine con il Barese.

Gli oli extravergine lucani

In Basilicata interessanti culture di olivi si trovano lungo la fascia ai piedi del Vulture e sulla costa tirrenica alle spalle di Maratea. Molto diversi per sapore, i due prodotti che risultano dalla lavorazione dei due tipi di olive. Più deciso il gusto delle olive provenienti dalla costa, più fruttato quello dei prodotti dell’interno.

Gli oli extravergine d’oliva campani

In Campania, tutta la zona del Cilento produce olio di altissima qualità fregiato della Dop, come sulle colline salernitane e della Valle Ufita in provincia di Avellino che brilla per il Ravece e nella penisola Sorrentina.

Gli oli calabresi

In Calabria, l’olio locale, dal sapore deciso e strutturato accompagna i piatti più raffinati.

In Calabria sono due gli olii più pregiati fregiati della Dop, il Bruzio che viene prodotto nella alto Cosentino ed il Lametia, prodotto nell’area che da Catanzaro si spinge fino alle coste di Tropea.

Gli oli extravergine d’oliva siciliani

In Sicilia, terra baciata dal sole, le dop sono 4: la Monte Etna proveniente dalle coltivazioni nelle province di Messina e Siracusa. Da Agrigento e Palermo arriva la dop Val di Mazara, mentre la zona del Belice da vita alla dop ” Olio Extravergine d´Oliva Nocellara del Belice” nei comuni di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Poggioreale. Per finire con i più pregiati oli siciliani, la dop Valdemone, sempre nel messinese, dal sapore molto delicato.

Olio Extravergine d´Oliva Nocellara del Belice è un pregiato olio DOP siciliano ottenuto dalla sapiente spremitura della Nocellara del Belice, una particolare qualità di oliva che cresce esclusivamente nei terreni fertili e baciati dal caldo sole di Sicilia della Valle del Belice, il cui territorio comprende i comuni di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna, Salaparuta, Santa Ninfa e Poggioreale.

La coltura dell´olivo nella Valle del Belice ha origine antichissime che risalgono alle prime popolazioni di Selinunte, antica colonia greca, la cui principale risorsa era costituita, appunto, dalla coltivazione dell´olivo e dalla produzione agroalimentare. E furono proprio gli abitanti di Selinunte a favorire lo sviluppo e la diffusione dell´olivicoltura, colonizzando le vallate ed i fertili terreni che si affacciavano sulle sponde dei fiumi Belice e Modione.

A testimonianza di ciò il rinvenimento a Selinunte di antiche macine per olive risalenti, con ogni probabilità, al V secolo A.C. Nel corso dei secoli, la coltivazione degli olivi nella Valle del Belice è cresciuta in maniera esponenziale, grazie soprattutto alla particolare qualità dei terreni ed alle favorevoli condizioni climatiche della zona , divenendo, in tal modo, la principale coltura dell´intero territorio e la sua più importante risorsa economica.

L’Olio Extravergine d´Oliva Nocellara del Belice, dal sapore fruttato intenso, erbaceo, con retrogusto leggermente piccante, viene impiegato a crudo su verdure, pesce in cottura e su tutte le pietanze mediterranee.

Leonardo da Vinci in mostra in Italia e nel mondo.

Architetto, ingegnere, scultore, pittore, inventore, letterato, musicista. Tutto questo e molto altro ancora è stato Leonardo da Vinci , il genio del Rinascimento italiano.

Personaggio unico e ambiguo, ricercato e contestato, spesso incompreso, triste sorte dei cervelli superiori.

Le sue opere oggi vengono ammirate nei musei di tutto il mondo.

Leonardo da Vinci in mostra a Parigi

Il Louvre di Parigi è, inevitabilmente, il luogo simbolo di Leonardo.

La Gioconda, la sua opera pittorica più famosa, è il quadro più visitato al mondo. Alcuni dei suoi progetti, delle sue invenzioni, delle sue idee rimaste sulla carta, hanno anticipato anche di trecento anni il corso della storia.

Qui è ospitata, in una sala super protetta, La Gioconda, ma anche l’Annunciazione (1478),  La Vergine delle rocce (1483-1486), Ritratto di donna, detto La Belle Ferronnière, (1490-1495), San Giovanni Battista (ca. 1513 – 1516), Sant’Anna, la Madonna, il Bambino (ca. 1510).

  • Pieter Paul Rubens, Battaglia di Anghiari, disegno, Parigi, Museo del Louvre
  • Ritratto di Isabella d’Este, 1500 circa, 63×46 cm, sanguigna e pastello su carta, Parigi, Museo del Louvre
  • Studio di drappeggio per una figura seduta, 1470-1484 circa, pennello e tempera grigia su tela grigia, 26,6×23,3 cm, Parigi, Cabinet des Dessins
  • Vergine delle Rocce, 1483-1486, olio su tavola trasportato su tela, 199×122 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, 1510-1513, olio su tavola, 168×112 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Bacco, 1510-1515, olio su tavola trasportato su tela, 177×115 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Osservatore che guarda attraverso un modello vitreo di occhio umano, 1508-1509, disegno, Parigi, Bibliothèque de l’Institut de France

Le opere di Leonardo da Vinci esposte negli Stati Uniti d’America

Tra le più celebri opere di Leonardo intrise di mistero, c’è senza dubbio il Ritratto di Ginevra de’ Benci, esposto alla National Gallery of Art di Washington.

  • Madonna Dreyfus (Madonna della melagrana), 1469-1470, olio su tavola, 15,7×12,8 cm, Washington, National Gallery of Art (attribuita anche a Lorenzo di Credi o opera di collaborazione)
  • Studio, 1478-1480, disegno a penna e inchiostro su carta, Londra, British Mus
  • Schizzo per la Madonna del gatto, 1480-1481, disegno, Londra, British Museum
  • Madonna dei Fusi, 1501 circa, olio su tavola trasferito su tela e incollato su tavola, 50,2×36,4 cm, New York, collezione privata

Le opere di Leonardo da Vinci esposte nel regno Unito.

Nel Regno unito sono numerose le opere presenti a Londra ed al Castello di Windsor,

  • Profilo di capitano antico, 1475 circa, punta d’argento su carta preparata, 28,5×20,7 cm, Londra, British Museum
  •  Tobiolo e l’angelo, 1470-1475 circa, tempera su tavola, 84×66 cm, Londra, National Gallery (opera di Andrea del Verrocchio con alcune parti attribuite a Leonardo)
  • Studio di manica per l’Annunciazione, 1470-1473, disegno a sanguigna su carta, 8,5×9,5 cm, Oxford, Christ Church Picture Gallery
  • Studio di orso che cammina, 1483-1485, disegno a punta metallica su carta preparata a tinta marrone e luce rosa, 10,3×13,4 cm, Castello di Windsor, Royal Library
  • Gola rocciosa con anatre, 1482-1485 circa, disegno a penna e inchiostro su carta, 22×15,8 cm, Castello di Windsor, Royal Library
  • Vergine delle rocce, 1494-1508, olio su tavola, 189,5×120 cm, Londra, National Gallery
  • Allegoria con volpe e aquila, 1516 circa, sanguigna su carta, 17×28 cm, Castello di Windsor, Royal Library
  • Diluvio universale sopra una città, 1517-1518, disegno a gessetto nero su carta, 16,3×21 cm, Castello di Windsor, Royal Library
  • Catastrofe naturale, 1517-1518, disegno a gessetto nero, penna e inchiostro su carta, 16,2×20,3 cm, Castello di Windsor, Royal Library

Le mostre di Leonardo da Vinci in Italia

In Italia le opere di Leonardo da Vinci sono distribuite tra i musei Firenze, Roma, Venezia e Milano.

Anche altre città italiane espongono opere del maestro

  • Scapigliata, 1508 circa, ambra inverdita e biacca su tavola, 24,7×21 cm, Parma, Galleria nazionale
  • Studio delle gambe anteriori di un cavallo, 1490 circa, disegno, Torino, Biblioteca Reale
  • Studio per macchina da guerra (Carri falcati), 1487-1490, disegno, Torino, Biblioteca Reale
  • Autoritratto, 1515 circa, sanguigna su carta, 33,5×21,3 cm, Torino, Biblioteca Reale

Leonardo da Vinci in Mostra a Venezia.

Alle Gallerie dell’Accademia a Venezia è possibile ammirare l’ Uomo vitruviano, 1490 circa, matita e inchiostro su carta, 34×24 cm

Altre opere

  • Studio di proporzioni per la Battaglia di Anghiari: fanti e cavalieri, 1503-1504, disegno, Venezia, Gallerie dell’Accademia
  • Studio di tre figure danzanti, 1515 circa, disegno, Venezia, Gallerie dell’Accademia
  • Caricature, Venezia, Gallerie dell’Accademia
  • Testa di vecchio, Venezia, Gallerie dell’Accademia

Leonardo da Vinci in mostra a Firenze

Alla Galleria degli Uffizi di Firenze è possibile ammirare un’altra versione de l’Annunciazione (1472-1475) e l’Adorazione dei Magi (1481-82).

Altre opere

  • Testa di donna, 1470-1476, disegno a penna, inchiostro e pigmento bianco su carta, 28,2×19,9 cm, Firenze, Gabinetto dei disegni e delle stampe
  • Annunciazione, 1472-1475 circa, tempera e olio su tavola, 98×217 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Paesaggio con fiume, 1473, disegno su carta, 19×28,5 cm, Firenze, Gabinetto dei disegni e delle stampe
  • Adorazione dei Magi, 1481-1482, olio su tavola, 246×243 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Battesimo di Cristo, 1475-1478, olio e tempera su tavola, 177×151 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi, (collaborazione col Verrocchio e altri)

Leonardo da Vinci in mostra a Milano

Milano, infine, oltre ad ospitare il più monumentale dei dipinti di Leonardo, l’Ultima Cena (o Cenacolo), nel refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, consente la possibilità di ammirare altre due opere del genio toscano: il Ritratto di musico (1490) alla Pinacoteca Ambrosiana, e le Decorazioni del soffitto della Sala delle Asse, una tempera su muro al Castello Sforzesco.

  • Ritratto di musico, 1485 circa, olio su tavola, 44,7×32 cm, Milano, Pinacoteca Ambrosiana
  • Vecchio e giovane affrontati, 1495 circa, disegno, Milano, Biblioteca Trivulziana
  • Testa di Cristo, 1494 circa, gessetto e pastello su carta, 40×32 cm, Milano, Pinacoteca di Brera
  • Ritratti dei duchi di Milano con i figli, 1497, tempera e olio su parete, 90 cm circa di base ciascuno, Milano, Refettorio di Santa Maria delle Grazie
  • Vecchio e giovane affrontati, 1495 circa, disegno, Milano, Biblioteca Trivulziana
  • Ritratti dei duchi di Milano con i figli, 1497, tempera e olio su parete, 90 cm circa di base ciascuno, Milano, Refettorio di Santa Maria delle Grazie
  • Schizzo di borsetta da signora, 1497, disegno, Milano, Biblioteca Ambrosiana
  • Intrecci vegetali con frutti e monocromi di radici e rocce, 1498 circa, tempera su intonaco (ripassata in età moderna), Milano, Castello Sforzesco, Sala delle Asse
  • Bastione a stella con indicazione delle troniere rivolte verso un cavedio circolare, 1502-1503, disegno, Milano, Biblioteca Ambrosiana
  • Piazzaforte poligonale, 1502-1503 circa, disegno, Milano, Biblioteca Ambrosiana

Leonardo da Vinci in mostra alla pinacoteca del Vaticano

A Roma, presso la pinacoteca della Città del Vaticano, c’è il bellissimo San Girolamo del 1478.

Il Museo di Leonardo da Vinci a Roma.

A Roma spicca il Museo di Leonardo da Vinci un’esperienza unica dove la percezione sensoriale e la conoscenza in materia di “Leonardo” si sposano dando al visitatore la sensazione di immergersi in un passato di straordinaria attualità.

Un punto di riferimento per visitatori visto che contiene le vere macchine tratte dai codici vinciani.
Un imponente lavoro, eseguito con minuzia e maestria al fine di realizzare le vere e proprie macchine, tutte funzionanti, di grandi dimensioni, e costruite con procedimenti speciali, realizzate interamente in legno.

Il Museo Magritte a Bruxelles, enigmi e inquietudini oniriche in 230 opere.

Una “casa” d’arte per celebrare il suo figlio più famoso. Così la città di Bruxelles ha inteso rendere omaggio a René Magritte, il più importante pittore belga del ventesimo secolo, nonché uno degli artisti più famosi al mondo.  Il Museo Magritte a Bruxelles trattiene in sé tutta la stranezza e l’eccentricità del pittore surrealista.

Chi è René Magritte

“Amo l’umorismo sovversivo, le lentiggini, le ginocchia, i capelli lunghi delle donne, i sogni di bambini piccoli in libertà, una ragazza che corre per strada”.

René Magritte

René Magritte nacque a Lessines, nella provincia dell’Hainaut, il 21 novembre 1898. Figura importante del surrealismo belga, Magritte fu rapidamente circondato da artisti belgi, francesi e americani, che influenzarono lui e il suo lavoro per tutta la vita. Sviluppa il suo lavoro secondo diverse tecniche artistiche: il «Surrealismo al sole», come lo definisce lui stesso, o il «periodo vache» alla fine degli anni Quaranta. 

Gli anni Cinquanta e Sessanta furono segnati dal lavoro e dalla ricerca dell’artista sulla ripetizione e dalle grandi immagini magrittiane che gli assicurarono il successo. 

Morì il 15 agosto 1967 a causa di un cancro al pancreas.

Musée Magritte Museum

Il Museo Magritte, situato nel cuore di Bruxelles, riunisce la più grande collezione al mondo del famoso artista surrealista René Magritte: sono esposti 230 opere e archivi. Lo spazio multidisciplinare ospita dipinti, gouaches, disegni, sculture e oggetti dipinti, oltre a manifesti pubblicitari, spartiti musicali, fotografie e film. 

Il Musée Magritte si sviluppa su tre piani, ognuno dei quali dedicato ad un momento particolare della vita del pittore surrealista.

Una struttura architettonica, quella sorta nella Place Royale della capitale belga, imponente almeno quanto il nome dell’artista cui è dedicata.

Il Museo Magritte è stato allestito all’interno del Palazzo Altenloh, ex hotel costruito in stile neoclassico interamente ristrutturato, in grado di accogliere oltre 300.000 visitatori all’anno, in fila per poter ammirare la più grande collezione al mondo delle opere di Magritte.

Le opere esposte al Museo Magritte a Bruxelles

Il Museo Magritte a Bruxelles ospita circa 200 opere del pittore belga: dall’Empire des Lumieres a Le Joueur Secret e Le Retour oltre ad una serie di lettere, foto e scritti inediti dell’artista raccolti negli anni dai Musei Reali delle Belle Arti del Belgio e dalla Fondazione Magritte.

Il Museo Magritte a Bruxelles conserva anche la più importante collezione del periodo delle “vache” dell’artista.

La selezione delle opere esposte nei Musei reali di belle arti del Belgio è in continua espansione con una selezione mutevole di prestiti esterni. Con il sostegno di musei belgi e stranieri e di collezionisti privati, vengono messe a disposizione opere che in precedenza non erano mai state esposte. Il visitatore può così scoprire molti tesori che sono ancora in possesso privato.

Al terzo piano, da dove comincia la visita al museo, sono presenti le opere che rappresentano le origini della sua vena artistica (come Le Mariage de Minuit), al livello inferiore, invece, sono raggruppate le opere che riportano ai temi meno noti trattati da Magritte, come la pubblicità, la guerra, il comunismo.

Al primo piano del Museo Magritte troviamo, invece, i capolavori della sua collezione:

  • l’Empires des lumiere
  • La Recherche de la vèritè
  • La Page blanche
  • Le Domaine d’Arnheim

Una curiosità, infine, sta nella facciata del Magritte Museum: grazie ad una serie di schermi inseriti tra le finestre, al visitatore pronto ad entrare si presenta un cielo nuvoloso, il cielo di Magritte.

Il Figlio dell’uomo

Il figlio dell’uomo è un dipinto (olio su tela, 116×89 cm) di René Magritte del 1964. Non è visibile al Museo Magritte di Bruxelles in quanto fa parte di una collezione privata.

L’autore di questo dipinto e celebre autoritratto disse:
«Ebbene, qui abbiamo qualcosa di apparentemente visibile poiché la mela nasconde ciò che è nascosto e visibile allo stesso tempo, ovvero il volto della persona. Questo processo avviene infinitamente. Ogni cosa che noi vediamo ne nasconde un’altra; noi vogliamo sempre vedere quello che è nascosto da ciò che vediamo. Proviamo interesse in quello che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere la forma di un sentimento letteralmente intenso, un tipo di disputa, potrei dire, fra ciò che è nascosto e visibile e l’apparentemente visibile.»

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Un week end a Pesaro, cosa fare e vedere.

Se sei alla ricerca di idee per i tuoi week end, nelle Marche, la città di Pesaro è una meta ideale per trascorrere un paio di giorni in assoluto relax.

Città di origine romana costruita lungo il tracciato della via Flaminia, Pesaro visse il suo periodo di maggiore splendore tra il XVI ed il XVII secolo, con la signoria dei Della Rovere.

Sin dal ‘500 si sviluppò la lavorazione della maiolica che la rese famosa quasi al pari del suo cittadino più illustre, il compositore Gioacchino Rossini, la cui casa natale è possibile visitare percorrendo l’omonima strada.

Con la sua caratteristica posizione fra due colline a strapiombo sul mare, Pesaro possiede una bella spiaggia sabbiosa e rappresenta destinazione di viaggi all’insegna della cultura e del turismo balneare.

Pesaro e Gioacchino Rossini

La città è legata al celebre compositore Gioacchino Rossini che qui nacque nel 1792.

A lui sono dedicati il Tempietto Rossiniano, che ne conserva oggetti di sua appartenenza, il conservatorio e l’omonimo teatro della città che ogni estate ospita il Rossini Opera Festival, punto di riferimento per gli amanti della musica lirica di tutto il mondo. 

Visitabile la sua casa natale (casa-museo Rossini) che conserva diverso materiale documentario.

 Ad un lascito del musicista si deve il Conservatorio, inaugurato sul finire dell’800, è che oggi una delle scuole musicali più famose al mondo.

Cosa vedere a Pesaro

 Cuore di Pesaro è la Piazza del Popolo, dominata dalla presenza di una grande fontana del XVII secolo con cavalli marini e tritoni e dall’elegante Palazzo Ducale.

 Sempre in Piazza del Popolo si trova la Chiesa di Sant’Ubaldo, in cui sono sepolti Guidobaldo duca d’Urbino e la moglie Vittoria Farnese. 

Tra gli altri luoghi di interesse da visitare: la vicina Chiesa di San Domenico con un bel portico gotico risalente al 1395, la Cattedrale di Santa Maria Assunta costruita nel XII secolo sui resti di un edificio tardo-romano, la Rocca Costanza, fortezza con maestoso torrione cilindrico del Quattrocento.

I Musei di Pesaro

Per ripercorrere la storia locale e ammirarne le testimonianze, si possono visitare i Musei Civici che includono la Pinacoteca Civica e il Museo delle Ceramiche, oppure il Museo e Biblioteca Oliverani.

Il Lungomare

Per chi decide di trascorrere un soggiorno a Pesaro, si ricorda che sul lungomare è presente la pista ciclabile (parte della Ciclovia adriatica) e che sono molto interessanti le zone interne le quali, soprattutto in primavera e in estate, permettono passeggiate nella natura con temperature miti e gradevoli.

Di rilievo anche le attività legate al tempo libero, numerosi i concerti che si tengono al Palafiera.

E’ inoltre possibile degustare la locale cucina marchigiana nelle trattorie e nei ristoranti della zona.

I portici di Bologna, patrimonio architettonico e culturale mondiale.

Bologna, da sempre ritenuta “la dotta” e “la grassa”, per la sua lunghissima tradizione culturale e culinaria, è ricca di spunti interessanti per trascorrere piacevoli soggiorni supportati dalla storica accoglienza emiliana.

Anche Dante Alighieri citava la torre della Garisenda nel suo capolavoro della Divina Commedia e oggi, come allora, è impossibile non includere Bologna tra le nostre mete di viaggio.

Forte di buone strutture ricettive, dagli agriturismi, alle pensioni fino ad alberghi di lusso, il capoluogo emiliano è costantemente meta di turismo.

Tra i simboli di Bologna, troviamo i caratteristici portici (nel solo centro storico se ne possono contare quasi 40 chilometri), di cui i più antichi hanno visto la luce nel tardo medioevo, che permettono di visitare la città comodamente, anche durante una giornata di pioggia.

Bologna, Palazzo del Podestà in Piazza Maggiore

La visita della città non può che partire dalla famosa Piazza Maggiore, il cuore di Bologna, con la Basilica di San Petronio e gli edifici storici del Palazzo D’AccursioPalazzo del Podestà e Palazzo Re Enzo (edificati tra il 1200 e il 1400).

La torre degli asinelli di Bologna

Famosissimo il centro storico dove poter ammirare le due torri pendenti, quella degli Asinelli e la già citata Garisenda. Alla fine del XII secolo se ne contavano ben un centinaio di cui solo una ventina sono oggi ancora visibili percorrendo la città. Al centro dell’omonima piazza adiacente a Piazza Maggiore, la maestosa Fontana del Nettuno, realizzata nel 1564.

Ma non si può pensare a Bologna senza i portici, quasi come se fossero piccoli sentieri che conducono alla scoperta di tutti i tesori della città. Basti pensare a quelli che costeggiano importanti attrazioni cittadine, come la Chiesa di San Giacomo Maggiore, il Palazzo dei Banchi, la Chiesa di San BartolomeoPiazza Malpighi, oppure quelli dei bellissimi edifici ai lati della Strada Maggiore, Via Galliera, Zamboni, Santo Stefano o San Vitale.

Bologna rappresenta infine uno dei centri culturali più vivaci in Italia (nel 2006 le è stato conferito il riconoscimento da parte dell’Unesco di Città creativa della musica).

Tra gli spazi espositivi e i numerosi musei presenti ricordiamo: le Sale di Palazzo D’Accursio, il Museo Casa Carducci, il Museo Morandi, il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica e il GAM – Galleria d’Arte Moderna.

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