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Come prenotare il vaccino Covid in Campania.

Tra code agli ingressi dei centri, furbetti in cerca della dose e fiale fornite a singhiozzo, la campagna vaccinale prosegue con numeri che sembrano finalmente essere in crescita.  Ma come prenotare il vaccino Covid in Campania?

Il piano prevede una progressiva immunizzazione dei cittadini secondo le priorità individuate. Dopo le categorie cosiddette a rischio – medici, infermieri, operatori delle rsa e anziani over 80 – si è proceduto con la somministrazione ai docenti, al personale della scuola, alle forze dell’ordine per poi passare alla classe d’età compresa tra 70 e 79 anni, i soggetti cosiddetti fragili, il personale della Protezione civile.

Chi può prenotare il vaccino Covid in campania?

Ora si va avanti anche con le persone di età compresa tra i 60 ed i 69 anni mentre è già stata aperta la piattaforma per la prenotazione degli over 50.

Le percentuali di inoculazioni, rispetto al numero di fiale consegnate, tra i vaccini Pfizer, Moderna ed Astra Zeneca, sono abbastanza alte, con la Campania che viaggia oltre l’80% di dosi iniettate.   

Un dato, però, che non va confuso con il numero complessivo di soggetti da vaccinare.

Adesione vaccini anti Covid in Campania

Ma qual è l’iter da seguire in Campania per iscriversi alla piattaforma attraverso la quale poter poi ricevere la convocazione al centro vaccinale territoriale di appartenenza?

Una volta accertatisi di far parte della categoria (sanitaria, professionale o anagrafica) per la quale è possibile richiedere il vaccino, occorre collegarsi al sito dedicato ed accedere alla piattaforma regionale.

Per proseguire è necessario avere a portata di mano il codice fiscale e la tessera sanitaria.

Al momento della registrazione bisognerà comunicare un indirizzo mail ed un numero di cellulare, che serviranno a ricevere le comunicazioni e la convocazione per la somministrazione della prima dose di vaccino. Per verificare l’esattezza del numero di telefono, sarà inviato un codice OTP via sms.

Per chi voglia conoscere l’andamento quotidiano della campagna vaccinale in Campania, la Regione ha messo a disposizione una pagina web dedicata, costantemente aggiornata per verificare, provincia per provincia, come vanno avanti le somministrazioni.

Pfizer, Moderna o Astra Zeneca?

Anche in Campania, come nel resto del Paese, è scoppiata la battaglia delle “preferenze”.

Tanti coloro che rifiutano Astra Zeneca, accompagnato ancora da una diffidenza dovuta alla gestione non ottimale della comunicazione iniziale sull’efficiacia del prodotto anglo-svedese.

Ma quanto sono davvero efficaci i vaccini che vengono somministrati?

Per fugare ogni dubbio, non resta che affidarsi alla fonte primaria, l’Istituto Superiore di Sanità, (https://www.epicentro.iss.it/vaccini/covid-19) per avere un’informazione su base scientifica e non “social” sugli effetti delle diverse tipologie di vaccino anti-Covid attualmente in distribuzione.

Miglior dentista a Milano? 4 consigli per trovare quello giusto

Vi siete trasferiti a Milano da poco e siete alle prese con la ricerca di un buon dentista, che sia onesto e serio ma soprattutto competente? Quando si tratta di trovare un medico affidabile in una nuova città, non è mai semplice orientarsi e spesso e volentieri si rischia di compiere la scelta sbagliata. Se infatti non si può contare sul passaparola, il pericolo di mettere la salute dei propri denti nelle mani di una persona poco seria non si può mai escludere. Senza contare che Milano è una metropoli: di studi dentistici ce ne sono moltissimi e scegliere a caso non è mai una buona idea.

Prestando un po’ di attenzione però si riesce anche a trovare lo studio perfetto: affidabile, serio ed onesto. Ecco allora alcuni consigli per non rischiare di sbagliare e andare a colpo sicuro.

#1 Fare una ricerca online

Al giorno d’oggi internet è una grande risorsa e può rivelarsi utilissimo anche per trovare un professionista affidabile. Cercando “miglior dentista Milano” su Google infatti si possono visualizzare gli specialisti del settore più aggiornati e magari si trovano anche recensioni in merito. Non potendo contare sul passaparola, questa può rivelarsi un’ottima strategia per farsi una prima idea sulle varie opzioni disponibili a Milano. Almeno, è possibile effettuare una prima scrematura e selezionare solo i dentisti che sono presenti nel web e che quindi, in linea teorica, sono aggiornati.

#2 Preferire lo studio al singolo professionista

Al giorno d’oggi a Milano si trovano sia professionisti che operano individualmente che studi dentistici all’interno dei quali lavorano vari specialisti, formati nello specifico in un determinato settore. Sicuramente, conviene optare per quest’ultima opzione perché un’equipe è in grado di garantire il massimo da tutti i punti di vista, mentre un singolo dentista potrebbe non essere abbastanza competente in alcuni ambiti. Se ad esempio si necessita di una cura canalare per devitalizzare il dente, un endodonzista è specializzato proprio in questo genere di trattamenti mentre un dentista privo di tale specializzazione potrebbe risultare inadeguato.

#3 Controllare i servizi offerti

Controllare quali siano i servizi e le cure offerte dallo studio dentistico è importante, perché se oggi avete bisogno solamente di curare una carie domani potreste necessitare di trattamenti più specifici. Conviene dunque scegliere subito uno studio dentistico che sia in grado di offrire un ampio ventaglio di cure e trattamenti, in modo da poterlo tenere come punto di riferimento stabile. Altrimenti rischiate di dover cercare nuovamente un professionista tra qualche anno, il che non è certo una passeggiata.

#4 Preferire uno studio innovativo ed aggiornato

Al giorno d’oggi sono disponibili tecniche innovative che consentono di conservare i propri denti naturali senza dover intraprendere interventi troppo invasivi o che permettono di migliorare l’estetica del sorriso in modo semplice ed indolore. Non tutti i dentisti però sono aggiornati e possono offrire tali trattamenti di ultima generazione, dunque conviene sempre verificare che il professionista che si sceglie sia in grado di utilizzare e proporre tecniche innovative, sicuramente migliori rispetto a quelle impiegate in passato.

Tumori tracheali e bronchiali: sintomi, trattamenti e cure

I tumori tracheali maligni più comuni includono il carcinoma a cellule squamose, il carcinoma cistico adenoideo, i tumori carcinoidi e i carcinomi mucoepidermoidi. Il tumore delle vie aeree benigno più comune è un papilloma squamoso  come bronchi, ed è qui che di solito inizia la malattia.

Esistono anche tumori di altri distretti corporei che possono dare metastasi alla trachea

Quindi vari tipi di tumori cancerosi colpiscono la trachea o i bronchi. in molti  casi il tumore  restringendo l’apertura della trachea riduce il flusso d’aria nei polmoni .

Il carcinoma a cellule squamose è il tipo più comune di cancro della trachea. È causato principalmente dal fumo. Può causare emorragie e ulcere nella trachea. Colpisce gli uomini (di età superiore ai 60 anni) più delle donne

Il carcinoma cistico adenoide è a crescita lenta. È comune nelle donne come negli uomini. Non è causato dal fumo: non esistono ancora certezze sulle cause per cui si sviluppa. Le persone di età compresa tra 40 e 60 anni sono le più a rischio. Può essere difficile da diagnosticare perché i suoi sintomi sono simili all’asma, alla BPCO e alla bronchite.

Anche i tumori carcinoidi sono a crescita lenta e hanno maggiori probabilità di essere trovati nei bronchi che nella trachea. Le persone di età compresa tra 40 e 60 anni sono le più a rischio

I tipi di tumori non cancerosi includono papillomi, condromi ed emangiomi.

Non si sa cosa causi ogni tipo di cancro alla trachea. Tuttavia, in alcuni casi, l’età e il fumo sono fattori di rischio.

Trattamenti del tumore alla trachea

Il trattamento dei tumori della trachea può includere interventi chirurgici, trattamenti broncoscopici erogati attraverso un tubo con una minuscola telecamera inserita attraverso la bocca e nelle vie aeree o la radioterapia, da sola o in combinazione.

Nei pazienti che non sono candidati per la rimozione chirurgica completa del tumore, queste terapie possono essere utilizzate per aiutare a ripristinare la respirazione e rallentare la progressione del tumore.

Chirurgia di asporto del carcinoma

La rimozione chirurgica del tumore è il trattamento preferito se si ha un tumore canceroso (maligno) o non canceroso (benigno) che coinvolge meno della metà della trachea. I chirurghi possono rimuovere il tumore e una piccola quantità di tessuto sano che lo circonda prima di ricongiungere le sezioni superiore e inferiore della trachea.

La rimozione chirurgica di un tumore tracheale può essere una procedura complessa. L’apporto di sangue alla trachea è delicato e facilmente danneggiabile. Qualsiasi danno ai vasi sanguigni intorno alla trachea rende più difficile la guarigione della trachea, aumentando potenzialmente le complicanze della chirurgia. Tuttavia i chirurghi specialisti sono appositamente formati nelle tecniche per preservare l’afflusso di sangue e ridurre il rischio di queste complicazioni, migliorando le possibilità di un esito positivo.

Trattamenti broncoscopici

Se il tumore è più esteso e non può essere rimosso tramite asportazione chirurgica, il paziente potrebbe essere idoneo a una serie di terapie palliative per aiutare a ripristinare la respirazione e rallentare la crescita del tumore.

I trattamenti broncoscopici vengono erogati attraverso un broncoscopio, un tubo collegato a una minuscola telecamera che viene inserita attraverso la bocca. Il medico utilizza il broncoscopio per guardare all’interno delle vie aeree e vi inserisce strumenti aggiuntivi, ad esempio per effettuare la terapia con il laser o inserire stent per le vie aeree.

In particolare le terapie possono essere:

  • Terapia con stent. Questa tecnica prevede il posizionamento di un tubo stretto di metallo o silicone, noto come stent per le vie aeree tracheobronchiali, in una via aerea ristretta per mantenerlo aperto;
  • Terapia laser. Questo trattamento prevede l’utilizzo di un fascio di luce altamente focalizzato per ridurre o rimuovere il tumore;
  • Coagulazione con fascio di argon. Simile alla terapia laser, questo trattamento utilizza elettricità e gas argon per uccidere il tessuto tumorale;
  • Brachiterapia. Viene utilizzato un broncoscopio per aiutare a somministrare la radioterapia direttamente al sito del tumore, distruggendo le cellule tumorali. La brachiterapia può essere raccomandata quando un paziente non è idoneo alla radioterapia a fasci esterni;
  • Broncoscopia rigida. Questa procedura palliativa prevede l’inserimento di un broncoscopio rigido (un tubo cavo diritto) nella trachea e la rimozione del tessuto tumorale all’interno delle vie aeree con l’endoscopio.

I trattamenti broncoscopici sono spesso usati in combinazione per alleviare i sintomi e fornire il miglior risultato possibile.

Radioterapia

Alcuni pazienti con tumori della trachea o dei bronchi, o quelli con metastasi linfonodali vicine  ad altri organi all’interno del torace, possono essere trattati con la radioterapia da sola o dopo l’intervento chirurgico.

La radiazione a fascio esterno, in cui un raggio di radiazione viene erogato da una sorgente esterna al sito del tumore, è il principale tipo di radioterapia utilizzata per il trattamento di persone con tumori tracheali. La brachiterapia, una forma localizzata di radioterapia, può essere utilizzata per il trattamento di pazienti non candidati alla radioterapia a fasci esterni.

Chemioterapia

La chemioterapia è un farmaco o una combinazione di farmaci somministrati per via endovenosa per arrestare o rallentare la crescita delle cellule tumorali. La chemioterapia può essere utilizzata, di solito in combinazione con la radioterapia, per trattare i tumori tracheali a grandi cellule squamose che non possono essere rimossi chirurgicamente.

CBD e THC: le differenze

Parlare di cannabis oggi è un tabù per molti e qualcuno rimarrà interdetto al sentir nominare la cannabis light. La produzione e il commercio di cannabis legale sono state regolamentate dalla legge nel 2016. Il commercio della sostanza è permesso quando nella cannabis la concentrazione di THC risulta sotto il valore dello 0,2%.

Ma che cos’è questo THC? Quando si parla di cannabis light si parla di THC e CBD. Che cos’è il CBD? Sicuramente Weedzard tra i migliori CBD shop ne è esperto. Scopriamo a che cosa si riferiscono questi acronimi.

Il THC

I semi, le foglie e le inflorescenze della cannabis contengono due specifici metaboliti: il THC e il CBD. THC è l’acronimo con cui in genere si abbrevia il nome del tetraidrocannabinolo, un metabolita psicoattivo. Nel caso della cannabis light le concentrazioni di THC all’interno del prodotto, per essere definite legali per la vendita, devono essere sotto il limite di un valore dello 0,2%.

Quali sono le caratteristiche del metabolita THC? La sua azione favorisce principalmente il rilascio della dopamina nell’organismo ossia dell’ormone antistress. Il rilascio di dopamina nell’organismoprovoca euforia, aumento dell’appetito e rilassamento.

La cannabis lightcontiene dunque minime concentrazioni di THC per cui le sue quantità irrisorie, quando assunte, comportano in via esclusiva gli effetti tipici che ha invece il CBD, che approfondiremo tra poco nell’ultimo paragrafo di questo articolo.

THC non legale

Assumere cannabis non legale vuol dire fare uso di una sostanza con quantità maggiori di THC al suo interno. In questo caso gli effetti collaterali dell’assunzione della sostanza possono essere molto diversi e molto pericolosi.

Assumere cannabis con elevate concentrazioni di THC può favorire un senso di prostrazione accompagnato da allucinazioni visive e uditive. Alte dosi di THC favoriscono il disorientamento nello spazio e nel tempo, la nascita dell’ansia con paranoie e manie di persecuzione, la stanchezza cronica.

A questi problemi si accompagnano problematiche connesse allo stato di salute dell’organismo e al corretto funzionamento dei suoi organi come l’accelerazione del battito cardiaco, i polmoni affaticati, problemi respiratori, l’aumento della temperatura corporea.

Il CDB

Per CBD si intende l’abbreviazione di cannabidiolo, metabolita non psicoattivo dalle proprietà benefiche per l’organismo. Il cannabidiolo ha proprietà antiossidanti, che contrastano i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cutaneo e della moltiplicazione cellulare anomala, la causa della  comparsa di tumori. Il CBD è il nemico principale del gene Id-1 del cancro al seno, il responsabile della diffusione delle metastasi tumorali.

Il CBD ha poi proprietà ansiolitiche, neuroprotettive, analgesiche, anticonvulsionanti, antidepressive, antidistoniche, antinfiammatorie e antipsicotiche. Il cannabidiolo protegge la salute degli occhi ed evita la comparsa di malattie degenerative della retina come la degenerazione maculare. Il cannabidiolo aiuta inoltre contro le emicranie ad aree localizzate, aiuta contro i dolori mestruali, procura una sensazione di benessere psicologico e fisico.

Odontoiatria Mone, con lo scanner 3D l’impronta dentale senza fastidi.

Se c’è una branca della medicina in cui la tecnologia è entrata prepotentemente consentendo di raggiungere risultati incredibili in termini diagnostici e di riduzione degli effetti collaterali per i pazienti, questa è senza dubbio l’odontoiatria.

Lo stereotipo del paziente tremante in poltrona o, peggio ancora, dolorante appartiene ormai ad un’oleografia datata, che riesce oggi anche a strappare un sorriso.

Tra gli ultimi strumenti ad aver varcato le porte delle sale dentistiche, con grande beneficio per i pazienti, è lo scanner tridimensionale, iTero, utilizzato per raccogliere le impronte dentali con estrema precisione e fornire, così, al medico un quadro d’insieme quanto mai esaustivo per effettuare la diagnosi e decidere come intervenire.

Ad Avellino, tra i primi studi medici odontoiatrici ad essersi dotato dello scanner intraorale 3D a colori c’è quello del dottor Salvatore Mone, al Corso Vittorio Emanuele.

“Lo scanner 3D – illustra il dottor Mone – consente una rapida acquisizione delle impronte dentali con immagini a colori che, elaborate attraverso un software, agevolano l’analisi e la predisposizione del trattamento più appropriato”.

Con lo scanner intraorale è possibile dire addio ai vecchi metodi per l’acquisizione delle impronte, quelli che si basavano sull’uso di pasta siliconica stesa sulla parte e che, in casi tutt’altro che rari, provocava fastidiosi sensi di nausea prima di riuscire ad ottenere un calco affidabile su cui agire.

“Lo scanner 3D intraorale spiega l’odontoiatra avellinese Salvatore Mone – è confortevole per il paziente che non avvertirà alcun fastidio. Si tratta di una sorta di penna che viene guidata sulle due arcate dentali per ricostruire, con estrema precisione, la composizione, proiettata su un monitor per poter visualizzare in tempo reale la situazione”.

Il risultato finale è un’impronta quanto mai reale, che consente al professionista di poter pianificare senza margine di errore interventi di restauro, di ricostruzione o di applicazione di strumenti correttivi.

Il Trattamento Invisalign

Lo scanner 3D iTero ha inoltre una connessione certificata con il trattamento Invisalign, il moderno intervento di allineamento dei denti assolutamente indolore.

In ogni momento, attraverso la scansione con iTero è possibile mostrare al paziente i progressi fatti registrare, in termini di allineamento dei denti: un’esperienza sicuramente migliore per tutti i pazienti, in particolar modo per i bambini. Infine, l’utilizzo dello scanner 3D, in uso presso lo Studio dentistico Mone di Avellino, riduce di gran lunga i tempi di attesa per la realizzazione di protesi dentarie che saranno quanto mai precise e confortevoli.

Per Informazioni contatta l’Odontoiatria Mone. La prima visita è gratuita.

Lo studio è convenzionato con il servizio “mètaSalute” il Fondo di Assistenza Sanitaria integrativa per i lavoratori dell’industria metalmeccanica, Unisalute ed anche con il servizio “Previmedical Servizi per la Sanità Integrativa” che consentono di usufruire di agevolazioni, per te e per la tua famiglia, rispetto alle tariffe praticate al pubblico.

  • Studio dentistico di Avellino Corso Vittorio Emanuele 101 – Telefono 0825 781777
  • Studio dentistico di Monteforte in Via Fontana S. Nicola – Telefono 0825 683471
  • Pagina Facebook Sito web

L’attività fisica del positivo al Covid: tra sport e allenamenti, cosa fare e cosa non fare.

L’Italia torna in zona rossa ed il pensiero corre subito all’incubo lockdown e alle strette ad ogni forma di attività sociale, aggregativa e di condivisione.

Puntualmente, ad ogni cambio di colore, la domanda che risuona in ogni luogo è sempre la stessa: cosa si può fare quando si è positivi al coronavirus? Posso fare sport o allenarmi con il covid?

Ora, al di là di ciò che decreti governativi e ordinanze regionali o comunali intimano, ciò che si può continuare a svolgere, sia in casa che spostandosi nei paraggi della propria abitazione e sempre rispettando alcune semplici regole, è l’attività motoria.

Che resta un toccasana contro i fastidi che condizioni di immobilismo o di mobilità limitata potrebbero generare. Anche se si è o si è stati positivi al Covid-19.

Come regolarsi se si è stati positivi al Coronavirus  e ci si vuol tenere in forma?

Lo abbiamo chiesto al dottor Alessandro Ciarimboli, fisiatra e primario del Raggruppamento di Riabilitazione Neurologica e Ortopedica della clinica Villa Margherita di Benevento e componente dello staff medico dell’Us Avellino Calcio.

Dottore Ciarimboli, la prima domanda che in tanti si pongono è: posso fare sport se ho avuto il Covid?

«Intanto,  è sempre bene rivolgersi al proprio medico di medicina generale. In linea generale, non esistano divieti a svolgere attività motoria controllata, neanche se si è in costanza di positività al Covid. In questo caso, però, occorre sempre rispettare le misure legate all’isolamento obbligatorio».

Se si è positivi al Covid, quali attività motorie si possono fare in casa? Ci si può allenare?

«Innanzitutto, occorre sempre usare il buon senso. Ci sono tante persone, penso ad esempio agli asintomatici che sono la maggioranza dei contagiati, che manifestano una buona condizione generale di salute. In questi casi si può svolgere attività fisica in casa: cyclette, tapis roulant, attività aerobica domestica non hanno controindicazioni ma è sempre bene utilizzare alcuni piccoli accorgimenti, come il controllo della saturazione o del senso di affaticamento».

Che tipo di attività fisica può fare chi non è in isolamento o ha avuto il Covid in forma leggera?

«Camminare all’aperto, compatibilmente con le restrizioni che ci possono essere nelle varie zone, per chi non è in isolamento e non avverte fastidi è sempre suggerito. Muoversi può contrastare l’insorgere di problemi muscolari, articolari e posturali».

Stare tante ore chiusi in casa a causa della zona rossa, dello smart working o della Didattica a distanza, può provocare tanti problemi al benessere fisico.

Quali attività posso svolgere, per evitare problemi di postura alla colonna vertebrale, se sono uno studente in Dad o un lavoratore in smart working e trascorro tante ore davanti ad un computer?

«Stare tante ore seduti davanti ad uno schermo può produrre atteggiamenti scorretti alla colonna vertebrale. E’ bene concedersi un piccolo spazio ogni giorno per dedicarsi ad attività motoria, esercizi semplici, da fare almeno una volta al giorno: auto stretching, mobilizzazione della cervicale, movimento del rachide lombare».

Fin qui i suggerimenti per chi non ha contratto la malattia o è risultato positivo asintomatico, senza sviluppare particolari sintomi che ne abbiano compromesso alcuna funzione.

Ma chi, invece, la malattia l’ha affrontata in maniera più decisa, con sintomi importanti e compromissione di organi, quali accorgimenti dovrà adottare prima di rimettersi in moto?

«Il passaggio obbligato resta il confronto con il medico di famiglia e con specialisti come il fisiatra a cui affidare l’analisi e la riabilitazione degli organi eventualmente compromessi dalla malattia».

La medicina riabilitativa è fondamentale per neutralizzare le criticità insorte durante la fase acuta. Riabilitazione che sarà innanzitutto motoria dopo un periodo più o meno lungo di immobilità.

Senza trascurare la riabilitazione polmonare, utile a superare gli effetti del Covid-19, e quella neurologica per contrastare i danni prodotti dalla malattia al sistema nervoso centrale».

Ami la pizza fatta in casa? Scopri le migliori farine alternative per un impasto perfetto e digeribile.

Se c’è una cosa che il lockdown ha lasciato in eredità a tanti italiani è la migliorata capacità nell’impastare pizze e prodotti da forno.

Gli scaffali del lievito vuoti retano una delle immagini più note della corsa all’accaparramento della primavera 2020.

Con le zone rosse in via di accensione, l’ipotesi di una nuova corsa a lieviti e farine torna in voga.

Ma come si abbinano le esigenze di chi vuol mantenere una discreta forma fisica con la necessità di produrre in proprio pasta e pizza?

Come coniugare gusto e salute?

Le migliori farine alternative per la pizza fatta in casa

L’uso di farine alternative a quelle particolarmente raffinate di maggior diffusione può venire incontro.

Farina di farro, farina di riso, farina di kamut, farina di cereali, farina di quinoa: le nostre nonne avrebbero espresso qualche perplessità di fronte ad un ventaglio di opportunità che si allarga sempre più. Ma intanto, i benefici ci sono.

Abbiamo coinvolto, in questo percorso di utility gastronomico, un biologo nutrizionista, un professionista con…le mani in pasta.

Come preparare la pizza secondo il nutrizionista

Francesco Iannicelli è il titolare di uno studio di Nutrizione Clinica ad Avellino e consulente per la qualità e l’Haccp per numerose aziende oltre ad essere socio dell’unità avellinese dell’Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso.

Dottor Iannicelli, per chi è a dieta, è possibile impastare una pizza che non faccia salire i sensi di colpa e non faccia male alla salute?

Cominciamo col dire che chi non ha particolari allergie o intolleranze alimentari durante le diete non deve privarsi quasi di nulla. Il mio consiglio generale è di evitare tutti i prodotti eccessivamente lavorati o industrializzati e le famose bibite gassate.

Detto questo, una pizza il sabato sera senza eccedere nei condimenti o nelle quantità fa bene anche all’umore e quindi ne beneficia tutto l’organismo. Per cui iniziare a sperimentare nuovi gusti abbinando farine più integrali e meno conosciute potrebbe farci scoprire nuovi gusti che possono effettivamente avere anche una ricaduta positiva sulla nostra salute. Da un anno a questa parte poi, con le vicende tristemente note legate alla pandemia da SarsCov-2, sui Social sono letteralmente esplose le ricette per panificare o fare pizze in casa mandando in crisi il sistema di approvvigionamento dei lieviti.

Quali le accortezze da osservare per ottenere una pizza digeribile e che non gonfi?

La scelta deli ingredienti è fondamentale per rendere qualsiasi pietanza salutare, pizza compresa.  è consigliabile preferire il lievito naturale (lievito di birra, lievito madre)  ai lieviti chimici e preventivare per la  realizzazione di una pizza leggera, digeribile e che eviti il fastidioso gonfiore post-prandiale, dei tempi di lievitazione di circa  24 ore.

Inoltre, per riuscire a digerire al meglio la pizza, l’impasto dovrebbe essere anche ben cotto: la pasta della pizza poco cotta o cruda tende a dare problemi di acidità di stomaco, dopo averla consumata.
Se a tutto questo aggiungiamo l’uso di farine sempre meno raffinate e provenienti da grani antichi possiamo dire di aver preparato una pizza gustosa e anche ricca di nutrienti “buoni”

L’impasto è importante, ma bisogna fare molta più attenzione al condimento! 

La Farina per la pizza, quale scegliere?

Fino a poco fa, il dubbio era tra farina 0 e 00. Farine raffinate che hanno cominciato a lasciare il passo a prodotti alternativi. Come orientarsi tra farine integrali, di riso, di quinoa, di kamut, di farro, di orzo, di frumento?

Sicuramente meno raffinata è la farina e meno problemi dà in termini di impatto “glicemico” e quindi a cascata su tutta una serie di risposte dell’organismo. Qui parliamo di farine con caratteristiche abbastanza diverse che vanno da una maggiore digeribilità per quella di riso, a una maggiore presenza in fibre per quella di farro e orzo, fino ad una maggiore quota energetica per le farine di kamut. Discorso a parte per la quinoa che è uno pseudocereale e che quindi non contiene glutine e può essere consumata dai soggetti celiaci senza problemi. Inoltre, è ricca di proteine e quindi viene utilizzata molto nei regimi dietetici a basso contenuto di carboidrati come alternativa a riso e pasta.

Perché eventualmente queste farine sono da preferire alle classiche?

L’uso di queste farine può essere un valido supporto per aiutarci a riscoprire sapori diversi, che l’uso, a volte eccessivo imposto dai ritmi sempre più frenetici, di prodotti commerciali e di origine industriale ci ha fatto dimenticare nel tempo. Ora che molti di noi sono costretti a rimanere a casa possono iniziare a giocare con le farine per ottenere impasti personalizzati che con i loro maggiori contenuti in fibre e sali minerali possono aiutarci a gustare varianti di quello che è diventato un patrimonio immateriale dell’Unesco. Inoltre, se pensiamo che molte di queste farine sono prodotte da aziende del nostro territorio, aumentando il loro consumo diamo un grosso segnale di speranza ad una economia locale che soprattutto in questo momento ha bisogno di essere supportata ed aiutata a crescere e a consolidare l’idea del prodotto a km zero che aiuta noi e l’ambiente.

Cioccolato ed olio extravergine d’oliva e risvegli il cervello

Che cosa fa bene al cervello? Domanda da un milione di euro se si pensa che stiamo parlando di un organo delicatissimo che si occupa di una buona parte delle funzioni vitali di un organismo.

Ma ciò non scoraggia le continue ricerche scientifiche in giro per il mondo, portate avanti da team di specialisti di prestigiose università.

I Benefici per il cervello dell’olio extravergine di oliva

E’ il caso delle recenti indagini sugli effetti benefici di alimenti quali l’olio extravergine di oliva e il cioccolato quali metodi rispettivamente per combattere l’Alzheimer e per “lubrificare” il cervello delle persone anziane.

Il primo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori.

I risultati evidenziano come l’olio extravergine d’oliva rappresenti un’arma anti invecchiamento, importante elemento anche per trattare preventivamente alcuni danni di tipo neurologico legati all’età e a patologie quali l’Alzheimer senile. 

Lo studio è stato condotto su dei topi transgenici portatori di alcune alterazioni legate all’Alzheimer.

In seguito a una “cura” di due mesi di oleuropeina aglicone, il principale fenolo presente nell’olio extravergine di oliva, si è assistito all’assenza di deficit cognitivi e comportamentali ancora presenti negli animali non trattati.

Un pezzo di Cioccolato e risvegli il cervello

Come pure le ricerche condotte sul cioccolato, questa volta provenienti da oltreoceano, precisamente dalla Harvard Medical School di Boston e pubblicate sulla rivista “Neurology”.

Attraverso uno studio condotto su 60 anziani ultrasettantenni, di cui un parte ha dovuto bere per un mese due tazze di cioccolata calda al giorno, si è appurato, al termine del periodo prefissato, che coloro che presentavano una limitata circolazione cerebrale hanno visto ripristinata la corretta circolazione sanguigna con conseguente miglioramento delle attività cognitive e delle proprie performance.

Made in Irpinia, gli ultra congelatori per i vaccini Sars-Covid 19 della Pfizer.

“Pluris”, il braccio operativo della storica azienda irpina DESMON produttrice di impianti refrigeranti per il mondo della sanità, della ricerca scientifica e del settore Horeca, comunica che sono in fase di studio avanzata gli ultra congelatori compatti in grado di conservare in perfetto stato farmaci e vaccini come quello della Pfizer, a temperature comprese tra i -60 e -86 gradi.

Pluris ha già avviato una serie di contatti per poter mettere a disposizione i nuovi ultra congelatori, pensati per poter custodire fino a 5.000 dosi di vaccino, non solo delle case farmaceutiche ma anche dei consumatori istituzionali e privati (Ospedali, Aziende sanitarie, Istituti di ricerca, Farmacie).

In casa “Desmon”, che fa parte ormai da 5 anni del gruppo americano, The Middleby Corp., si lavora, ormai da oltre un mese, al progetto che porterà a immettere sul mercato impianti refrigeranti che, per caratteristiche e dimensioni, saranno perfettamente compatibili con le esigenze legate al vaccino anti Sars-Cov-2 attualmente in fase avanzata di sperimentazione da parte della Pfizer.

Ad avviare lo studio e la messa a punto di ultracongelatori compatibili con i vaccini anti Sars-Cov-2 si è giunti a seguito di continui confronti con i laboratori scientifici internazionali che lavorano proprio per contrastare questa grave malattia.

Il laboratorio tecnico dell’azienda di Nusco, di concerto con i più importanti enti sanitari americani, ha ultimato i lavori preparatori ed è in attesa delle certificazioni necessarie.

Lo stabilimento Desmon di Nusco (AV)

Il know-how che “Pluris” e “Desmon” hanno maturato negli anni fa del gruppo irpino, capitanato dalla famiglia De Santis, uno dei più importanti player internazionali per ciò che riguarda la produzione di strumenti in grado di garantire performance eccellenti nella catena del freddo.

Che, nel caso di specie, significa assicurare temperature costanti capaci di generare freddo anche unplugged, in grado di mantenere la temperatura entro lo scarto di +\- 1° nell’arco delle 72h

«I nostri prodotti sono presenti, attraverso gare Mepa e Consip in strutture sanitarie pubbliche in tutta Italia – spiega Luigi De Santis, amministratore di “Pluris” –. Anche negli ultimi mesi, in piena emergenza Covid, i nostri congelatori di grosse dimensioni sono stati consegnati ai laboratori degli ospedali della Campania, della Puglia, della Calabria. Ora, stiamo lavorando per poter mettere a disposizione del mercato ultracongelatori di varie dimensioni, che possono essere utilizzati per la conservazione delle dosi di vaccino anche negli Ospedali, Aziende sanitarie, Istituti di ricerca, Farmacie».

Ultra congelatori vaccino anti Sars Covid 19 – Area Test

Oltre ai congelatori per la protezione dei vaccini, “Pluris” annuncia di essere pronta a mettere a disposizione del Ministero della Difesa anche un suo precedente progetto, pluripremiato a livello internazionale, il prodotto in questione un pozzetto congelatore con sistema a refrigerazione passiva ha di fatto ricevuto il riconoscimento SMART LABEL per il design e la tecnologia proposta, messo a punto in collaborazione con il CNR, per assicurare il mantenimento della temperatura controllata, con un delta all’arrivo di 0,1 gradi rispetto alla partenza in fase di trasporto.

Desmon S.p.A. è stata fondata dalla famiglia De Santis nel 1994, come azienda per la produzione di attrezzature professionali per il settore food-service e medicale. In pochi anni Desmon è diventata un punto di riferimento europeo nella produzione di attrezzature refrigerate per i due settori in cui opera. Nel 2015 è entrata a far parte della Middleby Corporation Company quotata in borsa al NASDAQ con sede a Elgin, Illinois.

Il 100% delle attrezzature refrigerate prodotte da Desmon vengono realizzate nei due opifici di circa 25.000mq interamente coperti siti in Nusco in provincia di Avellino. Attualmente l’azienda conta circa 120 dipendenti.

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