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L’attività fisica del positivo al Covid: tra sport e allenamenti, cosa fare e cosa non fare.

L’Italia torna in zona rossa ed il pensiero corre subito all’incubo lockdown e alle strette ad ogni forma di attività sociale, aggregativa e di condivisione.

Puntualmente, ad ogni cambio di colore, la domanda che risuona in ogni luogo è sempre la stessa: cosa si può fare quando si è positivi al coronavirus? Posso fare sport o allenarmi con il covid?

Ora, al di là di ciò che decreti governativi e ordinanze regionali o comunali intimano, ciò che si può continuare a svolgere, sia in casa che spostandosi nei paraggi della propria abitazione e sempre rispettando alcune semplici regole, è l’attività motoria.

Che resta un toccasana contro i fastidi che condizioni di immobilismo o di mobilità limitata potrebbero generare. Anche se si è o si è stati positivi al Covid-19.

Come regolarsi se si è stati positivi al Coronavirus  e ci si vuol tenere in forma?

Lo abbiamo chiesto al dottor Alessandro Ciarimboli, fisiatra e primario del Raggruppamento di Riabilitazione Neurologica e Ortopedica della clinica Villa Margherita di Benevento e componente dello staff medico dell’Us Avellino Calcio.

Dottore Ciarimboli, la prima domanda che in tanti si pongono è: posso fare sport se ho avuto il Covid?

«Intanto,  è sempre bene rivolgersi al proprio medico di medicina generale. In linea generale, non esistano divieti a svolgere attività motoria controllata, neanche se si è in costanza di positività al Covid. In questo caso, però, occorre sempre rispettare le misure legate all’isolamento obbligatorio».

Se si è positivi al Covid, quali attività motorie si possono fare in casa? Ci si può allenare?

«Innanzitutto, occorre sempre usare il buon senso. Ci sono tante persone, penso ad esempio agli asintomatici che sono la maggioranza dei contagiati, che manifestano una buona condizione generale di salute. In questi casi si può svolgere attività fisica in casa: cyclette, tapis roulant, attività aerobica domestica non hanno controindicazioni ma è sempre bene utilizzare alcuni piccoli accorgimenti, come il controllo della saturazione o del senso di affaticamento».

Che tipo di attività fisica può fare chi non è in isolamento o ha avuto il Covid in forma leggera?

«Camminare all’aperto, compatibilmente con le restrizioni che ci possono essere nelle varie zone, per chi non è in isolamento e non avverte fastidi è sempre suggerito. Muoversi può contrastare l’insorgere di problemi muscolari, articolari e posturali».

Stare tante ore chiusi in casa a causa della zona rossa, dello smart working o della Didattica a distanza, può provocare tanti problemi al benessere fisico.

Quali attività posso svolgere, per evitare problemi di postura alla colonna vertebrale, se sono uno studente in Dad o un lavoratore in smart working e trascorro tante ore davanti ad un computer?

«Stare tante ore seduti davanti ad uno schermo può produrre atteggiamenti scorretti alla colonna vertebrale. E’ bene concedersi un piccolo spazio ogni giorno per dedicarsi ad attività motoria, esercizi semplici, da fare almeno una volta al giorno: auto stretching, mobilizzazione della cervicale, movimento del rachide lombare».

Fin qui i suggerimenti per chi non ha contratto la malattia o è risultato positivo asintomatico, senza sviluppare particolari sintomi che ne abbiano compromesso alcuna funzione.

Ma chi, invece, la malattia l’ha affrontata in maniera più decisa, con sintomi importanti e compromissione di organi, quali accorgimenti dovrà adottare prima di rimettersi in moto?

«Il passaggio obbligato resta il confronto con il medico di famiglia e con specialisti come il fisiatra a cui affidare l’analisi e la riabilitazione degli organi eventualmente compromessi dalla malattia».

La medicina riabilitativa è fondamentale per neutralizzare le criticità insorte durante la fase acuta. Riabilitazione che sarà innanzitutto motoria dopo un periodo più o meno lungo di immobilità.

Senza trascurare la riabilitazione polmonare, utile a superare gli effetti del Covid-19, e quella neurologica per contrastare i danni prodotti dalla malattia al sistema nervoso centrale».

Ami la pizza fatta in casa? Scopri le migliori farine alternative per un impasto perfetto e digeribile.

Se c’è una cosa che il lockdown ha lasciato in eredità a tanti italiani è la migliorata capacità nell’impastare pizze e prodotti da forno.

Gli scaffali del lievito vuoti retano una delle immagini più note della corsa all’accaparramento della primavera 2020.

Con le zone rosse in via di accensione, l’ipotesi di una nuova corsa a lieviti e farine torna in voga.

Ma come si abbinano le esigenze di chi vuol mantenere una discreta forma fisica con la necessità di produrre in proprio pasta e pizza?

Come coniugare gusto e salute?

Le migliori farine alternative per la pizza fatta in casa

L’uso di farine alternative a quelle particolarmente raffinate di maggior diffusione può venire incontro.

Farina di farro, farina di riso, farina di kamut, farina di cereali, farina di quinoa: le nostre nonne avrebbero espresso qualche perplessità di fronte ad un ventaglio di opportunità che si allarga sempre più. Ma intanto, i benefici ci sono.

Abbiamo coinvolto, in questo percorso di utility gastronomico, un biologo nutrizionista, un professionista con…le mani in pasta.

Come preparare la pizza secondo il nutrizionista

Francesco Iannicelli è il titolare di uno studio di Nutrizione Clinica ad Avellino e consulente per la qualità e l’Haccp per numerose aziende oltre ad essere socio dell’unità avellinese dell’Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso.

Dottor Iannicelli, per chi è a dieta, è possibile impastare una pizza che non faccia salire i sensi di colpa e non faccia male alla salute?

Cominciamo col dire che chi non ha particolari allergie o intolleranze alimentari durante le diete non deve privarsi quasi di nulla. Il mio consiglio generale è di evitare tutti i prodotti eccessivamente lavorati o industrializzati e le famose bibite gassate.

Detto questo, una pizza il sabato sera senza eccedere nei condimenti o nelle quantità fa bene anche all’umore e quindi ne beneficia tutto l’organismo. Per cui iniziare a sperimentare nuovi gusti abbinando farine più integrali e meno conosciute potrebbe farci scoprire nuovi gusti che possono effettivamente avere anche una ricaduta positiva sulla nostra salute. Da un anno a questa parte poi, con le vicende tristemente note legate alla pandemia da SarsCov-2, sui Social sono letteralmente esplose le ricette per panificare o fare pizze in casa mandando in crisi il sistema di approvvigionamento dei lieviti.

Quali le accortezze da osservare per ottenere una pizza digeribile e che non gonfi?

La scelta deli ingredienti è fondamentale per rendere qualsiasi pietanza salutare, pizza compresa.  è consigliabile preferire il lievito naturale (lievito di birra, lievito madre)  ai lieviti chimici e preventivare per la  realizzazione di una pizza leggera, digeribile e che eviti il fastidioso gonfiore post-prandiale, dei tempi di lievitazione di circa  24 ore.

Inoltre, per riuscire a digerire al meglio la pizza, l’impasto dovrebbe essere anche ben cotto: la pasta della pizza poco cotta o cruda tende a dare problemi di acidità di stomaco, dopo averla consumata.
Se a tutto questo aggiungiamo l’uso di farine sempre meno raffinate e provenienti da grani antichi possiamo dire di aver preparato una pizza gustosa e anche ricca di nutrienti “buoni”

L’impasto è importante, ma bisogna fare molta più attenzione al condimento! 

La Farina per la pizza, quale scegliere?

Fino a poco fa, il dubbio era tra farina 0 e 00. Farine raffinate che hanno cominciato a lasciare il passo a prodotti alternativi. Come orientarsi tra farine integrali, di riso, di quinoa, di kamut, di farro, di orzo, di frumento?

Sicuramente meno raffinata è la farina e meno problemi dà in termini di impatto “glicemico” e quindi a cascata su tutta una serie di risposte dell’organismo. Qui parliamo di farine con caratteristiche abbastanza diverse che vanno da una maggiore digeribilità per quella di riso, a una maggiore presenza in fibre per quella di farro e orzo, fino ad una maggiore quota energetica per le farine di kamut. Discorso a parte per la quinoa che è uno pseudocereale e che quindi non contiene glutine e può essere consumata dai soggetti celiaci senza problemi. Inoltre, è ricca di proteine e quindi viene utilizzata molto nei regimi dietetici a basso contenuto di carboidrati come alternativa a riso e pasta.

Perché eventualmente queste farine sono da preferire alle classiche?

L’uso di queste farine può essere un valido supporto per aiutarci a riscoprire sapori diversi, che l’uso, a volte eccessivo imposto dai ritmi sempre più frenetici, di prodotti commerciali e di origine industriale ci ha fatto dimenticare nel tempo. Ora che molti di noi sono costretti a rimanere a casa possono iniziare a giocare con le farine per ottenere impasti personalizzati che con i loro maggiori contenuti in fibre e sali minerali possono aiutarci a gustare varianti di quello che è diventato un patrimonio immateriale dell’Unesco. Inoltre, se pensiamo che molte di queste farine sono prodotte da aziende del nostro territorio, aumentando il loro consumo diamo un grosso segnale di speranza ad una economia locale che soprattutto in questo momento ha bisogno di essere supportata ed aiutata a crescere e a consolidare l’idea del prodotto a km zero che aiuta noi e l’ambiente.

Cioccolato ed olio extravergine d’oliva e risvegli il cervello

Che cosa fa bene al cervello? Domanda da un milione di euro se si pensa che stiamo parlando di un organo delicatissimo che si occupa di una buona parte delle funzioni vitali di un organismo.

Ma ciò non scoraggia le continue ricerche scientifiche in giro per il mondo, portate avanti da team di specialisti di prestigiose università.

I Benefici per il cervello dell’olio extravergine di oliva

E’ il caso delle recenti indagini sugli effetti benefici di alimenti quali l’olio extravergine di oliva e il cioccolato quali metodi rispettivamente per combattere l’Alzheimer e per “lubrificare” il cervello delle persone anziane.

Il primo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori.

I risultati evidenziano come l’olio extravergine d’oliva rappresenti un’arma anti invecchiamento, importante elemento anche per trattare preventivamente alcuni danni di tipo neurologico legati all’età e a patologie quali l’Alzheimer senile. 

Lo studio è stato condotto su dei topi transgenici portatori di alcune alterazioni legate all’Alzheimer.

In seguito a una “cura” di due mesi di oleuropeina aglicone, il principale fenolo presente nell’olio extravergine di oliva, si è assistito all’assenza di deficit cognitivi e comportamentali ancora presenti negli animali non trattati.

Un pezzo di Cioccolato e risvegli il cervello

Come pure le ricerche condotte sul cioccolato, questa volta provenienti da oltreoceano, precisamente dalla Harvard Medical School di Boston e pubblicate sulla rivista “Neurology”.

Attraverso uno studio condotto su 60 anziani ultrasettantenni, di cui un parte ha dovuto bere per un mese due tazze di cioccolata calda al giorno, si è appurato, al termine del periodo prefissato, che coloro che presentavano una limitata circolazione cerebrale hanno visto ripristinata la corretta circolazione sanguigna con conseguente miglioramento delle attività cognitive e delle proprie performance.

Made in Irpinia, gli ultra congelatori per i vaccini Sars-Covid 19 della Pfizer.

“Pluris”, il braccio operativo della storica azienda irpina DESMON produttrice di impianti refrigeranti per il mondo della sanità, della ricerca scientifica e del settore Horeca, comunica che sono in fase di studio avanzata gli ultra congelatori compatti in grado di conservare in perfetto stato farmaci e vaccini come quello della Pfizer, a temperature comprese tra i -60 e -86 gradi.

Pluris ha già avviato una serie di contatti per poter mettere a disposizione i nuovi ultra congelatori, pensati per poter custodire fino a 5.000 dosi di vaccino, non solo delle case farmaceutiche ma anche dei consumatori istituzionali e privati (Ospedali, Aziende sanitarie, Istituti di ricerca, Farmacie).

In casa “Desmon”, che fa parte ormai da 5 anni del gruppo americano, The Middleby Corp., si lavora, ormai da oltre un mese, al progetto che porterà a immettere sul mercato impianti refrigeranti che, per caratteristiche e dimensioni, saranno perfettamente compatibili con le esigenze legate al vaccino anti Sars-Cov-2 attualmente in fase avanzata di sperimentazione da parte della Pfizer.

Ad avviare lo studio e la messa a punto di ultracongelatori compatibili con i vaccini anti Sars-Cov-2 si è giunti a seguito di continui confronti con i laboratori scientifici internazionali che lavorano proprio per contrastare questa grave malattia.

Il laboratorio tecnico dell’azienda di Nusco, di concerto con i più importanti enti sanitari americani, ha ultimato i lavori preparatori ed è in attesa delle certificazioni necessarie.

Lo stabilimento Desmon di Nusco (AV)

Il know-how che “Pluris” e “Desmon” hanno maturato negli anni fa del gruppo irpino, capitanato dalla famiglia De Santis, uno dei più importanti player internazionali per ciò che riguarda la produzione di strumenti in grado di garantire performance eccellenti nella catena del freddo.

Che, nel caso di specie, significa assicurare temperature costanti capaci di generare freddo anche unplugged, in grado di mantenere la temperatura entro lo scarto di +\- 1° nell’arco delle 72h

«I nostri prodotti sono presenti, attraverso gare Mepa e Consip in strutture sanitarie pubbliche in tutta Italia – spiega Luigi De Santis, amministratore di “Pluris” –. Anche negli ultimi mesi, in piena emergenza Covid, i nostri congelatori di grosse dimensioni sono stati consegnati ai laboratori degli ospedali della Campania, della Puglia, della Calabria. Ora, stiamo lavorando per poter mettere a disposizione del mercato ultracongelatori di varie dimensioni, che possono essere utilizzati per la conservazione delle dosi di vaccino anche negli Ospedali, Aziende sanitarie, Istituti di ricerca, Farmacie».

Ultra congelatori vaccino anti Sars Covid 19 – Area Test

Oltre ai congelatori per la protezione dei vaccini, “Pluris” annuncia di essere pronta a mettere a disposizione del Ministero della Difesa anche un suo precedente progetto, pluripremiato a livello internazionale, il prodotto in questione un pozzetto congelatore con sistema a refrigerazione passiva ha di fatto ricevuto il riconoscimento SMART LABEL per il design e la tecnologia proposta, messo a punto in collaborazione con il CNR, per assicurare il mantenimento della temperatura controllata, con un delta all’arrivo di 0,1 gradi rispetto alla partenza in fase di trasporto.

Desmon S.p.A. è stata fondata dalla famiglia De Santis nel 1994, come azienda per la produzione di attrezzature professionali per il settore food-service e medicale. In pochi anni Desmon è diventata un punto di riferimento europeo nella produzione di attrezzature refrigerate per i due settori in cui opera. Nel 2015 è entrata a far parte della Middleby Corporation Company quotata in borsa al NASDAQ con sede a Elgin, Illinois.

Il 100% delle attrezzature refrigerate prodotte da Desmon vengono realizzate nei due opifici di circa 25.000mq interamente coperti siti in Nusco in provincia di Avellino. Attualmente l’azienda conta circa 120 dipendenti.

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Obiezione di coscienza, anche i Farmacisti scendono in campo

È di poche settimane fa la decisione, da parte di enti pubblici italiani, di liberalizzare alcuni farmaci che procurano l’aborto, anche sotto la denominazione fuorviante di “contraccezione di emergenza”.

A tal proposito molte associazioni, tra le quali Pro Vita & Famiglia, ma anche altre realtà confessionali e non – come il Coordinamento Nazionale Iustitia et Pax, il sito CulturaCattolica.it e l’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa – sono intervenute per ribadire la propria contrarietà e anche per sensibilizzare alcune categorie sociali e sanitarie. In particolare, infatti, Iustitia et Pax, CulturaCattolica.it e l’Osservatorio Van Thuân, hanno lanciato un accorato appello ad una categoria di professionisti spesso “dimenticati” quando si tocca il tema dell’obiezione di coscienza: i farmacisti.

L’essere umano, secondo queste associazioni, va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita. Un diritto che però viene violato proprio dai mezzi tecnici (e le pillole) che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, prima o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono a tutti gli effetti intercettive – se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno – e contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato.

Dettagli, se così si possono definire, non di poco conto, anzi fondamentali, che portano quindi la tematica dell’obiezione a stretto contatto anche e soprattutto con chi opera all’interno delle farmacie. Rifiutarsi di vendere questi farmaci abortivi in nome della legge morale naturale operando così un’obiezione della coscienza rispetto a una norma positiva percepita come gravemente ingiusta, rappresenta quindi un atto coraggioso e soprattutto legittimo per molti farmacisti, nonché una esplicitazione di un diritto che appartiene proprio agli operatori sanitari – e in questo caso ai farmacisti – contenuto nell’articolo 9 della legge n.194 del 22 maggio 1978.

Ovviamente chi produce questa tipologia di farmaci spesso nega la vera natura “abortiva”, in quanto per chi porta avanti gli interessi pro-aborto la persona umana inizierebbe ad esistere solo diverse settimane dopo il concepimento. Si tratta, però, di un’affermazione arbitraria e non scientifica, perché l’individuo inizia ad esistere “a partire dal costituirsi dello zigote”, cioè dal concepimento, come è ovvio anche solo dal punto di vista logico oltre che biologico e morale.

Affermazione che, però, non obbligano nessuno a seguire questa linea di pensiero, poiché, come le associazioni pro life hanno affermato nella loro lettera diretta ai farmacisti, “il cittadino non è obbligato in coscienza a seguire le prescrizioni delle autorità civili se sono contrarie alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo. Le leggi ingiuste pongono gli uomini moralmente retti di fronte a drammatici problemi di coscienza: quando sono chiamati a collaborare ad azioni moralmente cattive, hanno l’obbligo di rifiutarsi. Oltre ad essere un dovere morale, questo rifiuto è anche un diritto umano basilare che, proprio perché tale, la stessa legge civile deve riconoscere e proteggere”. Infatti, sappiamo bene che “chi ricorre all’obiezione di coscienza deve essere salvaguardato non solo da sanzioni penali, ma anche da qualsiasi danno sul piano legale, disciplinare, economico e professionale”.

Un messaggio, quello rivolto ai farmacisti – molti dei quali da sempre in campo a favore dell’obiezione di coscienza – che dovrebbe arrivare ben chiaro anche e soprattutto a chi, pensiamo ad alcune femministe, tenta spesso, come accaduto in passato, di negare questo diritto, spesso con atti vandalici o richieste di “boicottaggio” ai danni delle farmacie che, in tutta Italia, si dichiarano pubblicamente pro life.

Lucia Scaletti

CBD: cosa dicono gli studi al riguardo?

In un contesto come quello in cui viviamo, è molto complicato riuscire a capire effettivamente quanto possa far bene o meno un metabolita presente nelle piante di cannabis Sativa.

In verità, grazie a numerosi studi e ricerche, si è scoperto che uno dei principali principi attivi della canapa, il CBD, produce innumerevoli effetti benefici sull’organismo.

E’ importante non cadere in confusione: il CBD non crea dipendenza, tantomeno altera lo stato mentale dei consumatori. Al contrario, agisce per contrastare gli effetti psicotropi del THC.

Di conseguenza, si può intuire che la cannabis light fa riferimento ad elevate percentuali di cannabidiolo, con contenuti di THC bassissimi.

Per scoprire il mondo della canapa legale, basterà visitare l’e-commerce di erba legale Justbob.

CBD e ansia: qual è il legame?

Tra gli studi più frequenti e, naturalmente, utili per aiutare migliaia di persone, ci sono le modalità con cui anche minime dosi di CBD possono avere impatti su disturbi d’ansia.

Difatti, come si può leggere qui, anche il National Institute on Drug Abuse si è adoperato nella ricerca per capire come alleviare sintomi da stress.

Inizialmente, si è iniziato verificando come cambiasse lo stato d’animo degli animali. Ricerche successive, invece, si sono incentrate su come i parametri cerebrali cambiassero dopo una periodica assunzione di CBD su soggetti affetti da disturbi d’ansia sociale.

In breve, è stato studiato che il CBD riesce ad interagire con specifici recettori del nostro cervello, avendo così impatti su diverse zone dell’organismo. Nello specifico, stimola la serotonina e la dopamina, che regolano l’umore.

Ciò significa che, in maniera anche abbastanza immediata, con una regolare (e controllata) assunzione di prodotti al CBD, si potranno notare effetti positivi in caso di problemi di ansia, panico, ma anche stress o insonnia.

Come agisce il CBD se si soffre di depressione?

Purtroppo, i casi di depressione su scala globale sono in costante aumento. L’obiettivo degli studi sul CBD è offrire delle terapie alternative, naturali e più sicure rispetto ai tipici antidepressivi.

Uno studio condotto, finora, sugli animali, ha palesato come il cannabidiolo se assunto con regolarità, possa rigenerare i neuroni.

Senza entrare in questioni troppo complesse, basti sapere che, in questo modo, si stanno attivando anche per applicare il cannabidiolo a pazienti affetti da disturbi depressivi, per mantenere elevati i livelli di serotonina.

Ovviamente, si è ancora in fase sperimentale, ma sembra che fino ad ora il CBD si stia dimostrando un valido alleato per curare persone affette da disturbi mentali: che siano lievi o in forme più acute, è sempre bene non sottovalutarli.

Il CBD allevia i dolori cronici?

Numerosi studi, condotti principalmente presso lo Stanford Medical Center, si sono concentrati sul CBD e gli effetti benefici che produce anche a livello fisico.

In breve, hanno attestato che il cannabidiolo è un ottimo analgesico e antinfiammatorio. Il tutto dipende sempre dall’interazione che avviene tra CBD e sistema endocannabinoide.

Le ricerche hanno dimostrato, però, che interagisce anche col sistema immunitario, facendo sì che le cellule si rigenerino.

Si tratta di studi iniziati nel 1975 e terminati nel 2018, con cui i ricercatori hanno concluso che il CBD potesse rivelarsi d’aiuto per problemi come dolori cronici o fibromialgia.

Interessante è stato anche comprendere come potesse avere impatti anche su delle semplici emicranie (croniche).. Partendo da dosi di 200 mg, si è notato che i pazienti, dopo somministrazioni periodiche, avvertissero i sintomi scomparire.

Il CBD provoca effetti collaterali?

Naturalmente, sono stati condotti studi anche per capire se il CBD, a lungo andare, avesse potuto causare qualche danno ai consumatori.

In linea generale, sembra che non causi alcuna tipologia di problema grave, ma, soprattutto, non crea dipendenza.

Gli unici effetti (rari) ma possibili sono:

  • Senso di stanchezza;
  • Cambiamenti nell’appetito;
  • Diarrea;
  • Vertigini;
  • Secchezza delle fauci.

Mentre l’ultimo sintomo è il più comune, gli altri sono stati rilevati poche volte. Si può ben comprendere, però, che l’assunzione di CBD non comporta complicazioni o gravi problemi per il proprio stato di salute.

Si consiglia sempre di recarsi presso un medico specializzato, così da conoscere le dosi adatte a risolvere il problema che si sta vivendo. Inoltre, bisogna anche considerare l’eventuale interazione tra CBD ed altri farmaci: potrebbero far contrasto.

In effetti, ogni organismo risponde in maniera differente alle sostanze che s’introducono. Per cui la regola principale è assumere CBD gradualmente.

Si tratta di discorsi legati a paesi in cui la cannabis e i suoi derivati, come l’olio al CBD possono essere legalmente consumati.

Attualmente, bisogna ribadire che in Italia sono ancora acquistabili come articoli da collezione.

Integratori alimentari, un business senza fine tra pro e contro.

Un mercato in forte (e continua) espansione. Il cui valore, nell’ultimo anno, ha superato i 3 miliardi e mezzo di euro.

L’Italia è il primo paese in Europa per consumo di integratori alimentari secondo quanto sostiene Federsalus, in base ai dati forniti dai produttori.

Il motivo di tale boom è semplice: proprio nel Belpaese ci sono i principali produttori di tali sostanze che possono essere vendute liberamente in farmacia, vale a dire senza obbligo di prescrizione medica.

Se le farmacie rappresentano il luogo principale in cui vengono acquistati gli integratori (83%), gli scaffali di supermercati e parafarmacie costituiscono un’ottima alternativa.

Negli ultimi anni, l’incremento di consumo di integratori è stato talmente imponente che il Ministero della Salute, a più riprese, è intervenuto per informare i consumatori circa il corretto uso di tali sostanze.

Che, come dice il loro stesso nome, dovrebbero essere utilizzate solo per “integrare” l’alimentazione, non per sostituirla.  Tanto meno gli integratori alimentari possono essere considerati farmaci o, comunque, prodotti con effetti curativi.

In effetti, a generare il dubbio circa i benefici degli integratori – ed in particolare il loro essere succedanei di alcuni farmaci – sono soprattutto due elementi, entrambi legati alla sfera medica.

Il primo: sono sempre più i medici che suggeriscono l’utilizzo di tali sostanze, certamente accompagnandolo a protocolli sanitari.

Non sempre, però, il paziente ha la percezione che il consumo di integratori non abbia una funzione farmacologica.

Anche perchè – e qui interviene il secondo elemento – sono sempre di più le case farmaceutiche che si sono lanciate su questo business, immettendo sul mercato con il proprio brand, di solito associato a prodotti curativi, tali sostanze. Finendo con l’aumentare i dubbi.

Ma perchè, allora, è tanto diffuso il consumo di integratori alimentari?

Alcune patologie, alcuni disturbi ma anche, più banalmente, alcuni inestetismi, possono essere legati ad una cattiva assimilazione di sostanze nutrienti contenute nei diversi cibi che quotidianamente assumiamo.

Associare ad una dieta sana un’”integrazione” può aiutare. Ma sempre con raziocinio.

Perché negli integratori sono concentrati nutrienti che se assunti in dosi eccessive possono anche avere effetti non propriamente benefici.

Ed allora, soprattutto per gli amanti del faidate, come fare a non correre rischi? Innanzitutto tenendo presente che gli integratori non sono né sostituivi di un pasto né di una cura farmacologica.

Dunque, per qualsiasi dubbio, è sempre bene confrontarsi con il proprio medico di fiducia o, comunque, con il farmacista al momento dell’acquisto.

Vuoi mantenere l’abbronzatura il più a lungo possibile? Ecco cosa mangiare.

Siete tornati dalle vacanze e volete mantenere a lungo l’abbronzatura ? Ecco cosa mangiare durante la giornata per far durare più a lungo il colorito estivo !

Una serie di consigli per gli appuntamenti quotidiani con il cibo potranno essere una aiuto naturale e molto efficace.

La pelle perde infatti i pigmenti di melanina (grazie ai quali risulta colorita) in circa 25-28 giorni, in quanto nell’arco di questo periodo avviene il ricambio cellulare e la conseguente perdita dell’abbronzatura.

Ma il cibo può essere un utile alleato per prolungare il tanto amato colorito dell’estate.

La Colazione

Si parte con la colazione (ma lo stesso può valere anche per la merenda o snack pomeridiano). Importantissimo è mantenere una buona idratazione perché la pelle abbronzata tende a diventare secca. Per questo è consigliabile bere circa due litri di acqua al giorno, iniziando proprio dalla mattina.

Sicuramente è utile consumare frutta fresca (meglio se di colore giallo o arancione) oppure yogurt con cereali, pane al sesamo con marmellata di albicocche, o centrifugati di frutta (come quello di papaia e carote).

Per aumentare la morbidezza e l’elasticità della pelle è consigliabile consumare noci, mandorle e sesamo che sono ricchi di grassi sebo-simili, sostanze che forniscono all’epidermide parte del nutrimento utile.

Se ne suggerisce quindi l’utilizzo come ingredienti per dolci o pane, oppure come spuntino di frutta secca.

Cosa mangiare a pranzo e cena

Per il pranzo e per la cena, sono adatti ortaggi di colore giallo o arancione (come carote e peperoni) o verdura a foglia verde scuro (come spinaci e cicoria), utili in quanto trasformano la vitamina A in betacarotene.

Per stimolare in modo naturale la melanina, è utile assumere la tirosina, un particolare aminoacido presente in carne, pesce, formaggi, uova e legumi.

Con questo non si pretenda di rimanere abbronzati tutto l’anno ma sicuramente si cercherà di evitare l’inaridimento della pelle per mantenerla più idratata e luminosa.

Dimenticavamo, attenzione all’aria condizionata in ufficio ed in auto: è micidiale contro l’abbronzatura 😉

Zaino scolastico troppo pesante: ecco come evitare problemi di salute ai nostri ragazzi.

Settembre, è tempo di ritornare a scuola. Tra la corsa all’acquisto dei libri per il nuovo anno scolastico e la difficoltà a riprendere la “solita routine” dopo le vacanze estive, molti genitori sottovalutano l’importanza di salvaguardare la salute del proprio bambino, soprattutto in relazione alla postura e al continuo trasporto dello zaino.

Delizia per i più piccoli, che lo scelgono con cura e attenzione, facendolo rispondere alle proprie esigenze estetiche e spesso alle mode del momento, croce per mamma e papà, che lo devono caricare di materiale di ogni tipo viste le sempre crescenti esigenze didattiche, lo zaino può rappresentare seriamente un problema nel momento in cui se ne sottovaluta l’importanza.

Zaini sempre più pesanti rispetto al passato insieme a posture scorrette di giornate sedentarie possono infatti arrecare fastidi alla schiena dei bambini.

Il Peso giusto dello zaino

Fondamentale ricordare che il peso di ogni zaino non dovrebbe mai superare il 10% di quello corporeo e che è corretta abitudine trasportarlo su entrambe le spalle, in modo che il carico resti bilanciato.

Nell’acquisto è importante valutare che sia prodotto in tessuto leggero, in maniera che non si aggiunga ulteriore peso a quello dei libri, nonostante gli ortopedici preferiscano consigliare il sempre pratico e meno dannoso trolley.

Zainetto pesante? Ecco i Rischi da non sottovalutare.

Quali sono i rischi per i bambini nel portare quotidianamente pesi troppo pesanti?

Gli esperti ortopedici annoverano questo elemento tra i motivi principali dello sviluppo della scoliosi, per non parlare della lombalgia oppure dell’aumento del rischio di contratture muscolari derivanti dalla posizione del collo “in avanti”, tipica di deve trasportare pesi sulla schiena.

A ciò spesso si aggiungono atteggiamenti posturali scorretti, come la tendenza a studiare sul letto e a non utilizzare correttamente la scrivania, che al contrario deve consentire al bambino di stare con schiena e collo dritti, agendo sull’altezza delle sedute.

La mattina a scuola, il pomeriggio a casa a studiare oppure davanti a un computer: il rischio di vita sedentaria è elevato.

Cosa fare

La ricetta più facile ed efficace è quella da sempre, giustamente, decantata: fare attività fisica nel tempo libero.

Sembra scontato ma così non è.

Aumenta la possibilità di socializzazione con altri coetanei, si accrescono elementi utili del vivere sociale come il rispetto dell’altro e delle regole, si scaricano ansia e tensioni, si spezza l’abitudine a stare sempre seduti e si sciolgono i muscoli, rinvigorendoli.

Come tornare in forma in 4 mosse e prevenire gli infortuni dopo il lockdown.

Durante il lockdown è diventato quasi un karma: Come tornare in forma dopo la lunga quarantena?

Dalla passeggiata sotto casa al Jogging: la privazione ha fatto si che tutti ci riscoprissimo amanti delle camminate, della corsa, dell’attività motoria tout court.

I divieti hanno costretto gli italiani a “divanizzarsi” forse più del lecito e ad accumulare qualche chilo di troppo.

Al punto che alle prime aperture le strade sono state letteralmente prese d’assalto da runner della domenica (ma anche dei giorni feriali…) in mascherina.

Ma quali sono i rischi a cui si va incontro nel rimettersi in moto dopo un lungo periodo di stop in casa?

Lo abbiamo chiesto ad un esperto del settore, il fisiatra Alessandro Ciarimboli, nella doppia veste di runner e medico, componente tra l’altro dello staff sanitario dell’Us Avellino.

Dottore Ciarimboli, da dove si riparte?

Come tornare in forma?

“Intanto, occorre capire a che punto si è arrivati. Cominciamo con il pesarci per verificare cosa sia successo durante la quarantena. Dopo di che iniziamo un lavoro graduale, proporzionato alle condizioni di base e alla fisicità.

E’ importante rispettare le performance personali e non andare oltre la soglia di tolleranza. Ricordiamoci che fare attività fisica deve essere un piacere e non portare stress e stanchezza”.

Chi ha potuto, si è tenuto in forma con allenamenti fai-da-te e attrezzi domestici.

Quali sono le differenze con le attività all’aria aperta?

Le differenze sono sostanziali. Le attività svolte, ad esempio, con un tapis roulant sono scandite da un arco temporale fisso e da un gesto atletico ripetitivo. Con la corsa, invece, cambiano i parametri cinematici e dinamici”.

Quali sono i consigli per chi ama la corsa libera e rimettersi in forma?

Che la corsa libera va preparata meglio. Va curata dal punto di vista del gesto, vanno scelte scarpe adatte. Possibilmente, prima di cominciare a correre sarebbe opportuno preparare il fisico con esercizi di stretching e a corpo libero. Fare esercizi che curino tutto il corpo, dal tronco agli arti anche perchè c’è un aspetto aerobico da non sottovalutare ed è quello legato alle pendenze che, specie dalle nostre parti, non sono mai uguali”.

Quanto è importante il piacere di una passeggiata sul benessere fisico?

“Il principio di base della camminata è lo stesso della corsa: il movimento. La camminata ha una sua fisiologia più attinente all’uomo rispetto alla corsa. E’ meno traumatizzante su articolazioni e muscoli. E diventa utile se si va più veloci rispetto alla più classica delle passeggiate. Insomma, una camminata veloce ha benefici maggiori sia per l’apparato cardiocircolatorio, che sotto il profilo metabolico perchè consente un maggiore consumo di grassi”.

Movimento e mascherina: un binomio possibile?

Correre con la mascherina è impossibile. Camminare, invece, si può. Anche se dipende dal tipo di mascherina che si usa. La chirurgica è pi utilizzabile rispetto alle ffp2, che sono meno traspiranti. Il mio consiglio è di farlo, se possibile, senza protezione e con equo distanziamento. Portare sempre con sé una mascherina e in caso di necessità indossarla”.

Come prevenire gli infortuni dopo il look-down?

Sicuramente in questa fase gli infortuni muscolari sono quelli che hanno una maggiore incidenza. Il muscolo è meno reattivo per l’immobilizzazione e il decondizionamento fisico. C’è poi un discorso legato al metabolismo e ad un’alimentazione sbilanciata senza dimenticare le posturopatie, come mal di schiena o cervicale, dovuti a scorrette posture e che incidono sull’attività fisica che si va a riprendere”.

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