Salute e Benessere

Celiachia e costo dei prodotti: un problema da risolvere

Con un appello al ministro della salute da parte di una madre di un bambino affetto da celiachia, si riaccende l’interesse del web (tramite una piattaforma di petizioni) nei confronti delle difficoltà nel reperire prodotti ad hoc a prezzi ragionevoli per gli oltre 135 mila celiaci presenti in Italia.

Un numero sicuramente molto elevato che rende evidente quanto questa malattia sia diffusa tra la popolazione, in forme più o meno gravi.

La petizione, che in poco tempo ha superato quota 50 mila firme, presenta una richiesta ben precisa: la possibilità di scegliere dove acquistare i prodotti per la propria dieta “gluten free”, potendo spendere i buoni che lo Stato eroga mensilmente, del valore di circa 100 euro, non più solo in farmacia ma anche nei supermercati.

La denuncia mette in evidenza i prezzi molto alti, soprattutto per gli acquisti effettuati nelle farmacie, per prodotti che di per sé contengono ingredienti piuttosto semplici, quali farine di mais o riso.

Dati alla mano, sarebbe di circa 200 milioni di euro l’ammontare che annualmente gli italiani celiaci spendono per la propria dieta, con un sovrapprezzo triplicato rispetto agli stessi prodotti non appartenenti alla categoria “gluten free”.

Ma cos’è la celiachia e cosa comporta? Si tratta di un’intolleranza permanente al glutine, la sostanza proteica presente in alimenti di uso comune quali grano, frumento, avena, farro, ma anche orzo e segale, a causa della quale è necessario eliminare dalla propria dieta cibi quali pasta, pane, pizza, biscotti, ma anche ogni minima traccia dei medesimi in alimenti più complessi.

Nella maggior parte dei casi l’intolleranza ha inizio molto presto, fin da bambini, in seguito alle prime somministrazioni di alimenti contenenti glutine.

La sintomatologia comprende vomito, diarrea, calo ponderale o anoressia, stanchezza cronica, problemi relativi a un corretto sviluppo fisico e alla crescita fisiologica del bambino. Ma non di rado succede che il problema subentri in ritardo, al terzo-quarto anno di vita, con un quadro clinico meno evidente ma che comunque presenta notevoli disturbi gastroenterici.


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