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Cucina e Gastronomia La Storia della provincia di Avellino

I ristoranti di Avellino nel ‘900: scopri dove cenavano i tuoi Nonni

Agli inizi del Novecento erano numerose le trattorie e le osterie di Avellino che offrivano pasti semplici ma molto saporiti. Scopri la storia dei ristoranti di una volta.

Una vocazione che viene da lontano e che il tempo ha consolidato.

Se nell’ambito della Campania, l’Irpinia è riuscita a ritagliarsi una sua peculiare connotazione in tema di gastronomia e ristorazione, in fondo lo deve alla sua storia.

La Storia dei ristoranti Avellinesi

Una storia secolare, fatta di volti, nomi e luoghi che, soprattutto tra chi non è più giovanissimo, riporta alla memoria l’immagine di una Avellino in bianco e nero, che proprio nelle sue ridotte dimensioni aveva i caratteri di quella signorilità di provincia che oggi si stenta a riconoscere.

Che ad Avellino (ed in tutta la provincia) si mangiasse bene era noto già ai principi del Novecento.

Fu proprio nella prima metà del secolo scorso che cominciarono ad affermarsi alcune trattorie ed osterie, antenate dei più moderni ristoranti, che hanno fatto epoca.

I Ristoranti Avellinesi dei primi anni del ‘900

“Monzu” Dominico, Quirino Galasso, Cesare Trombetta, la signora Mafalda, i fratelli Blasi, Agostino Giordano erano all’epoca i nomi più gettonati nel mondo della ristorazione avellinese.

Erano tempi in cui si spendeva poco più di una lira per un pasto veloce, tre lire per un pasto completo comprensivo di un quartino di vino.

In tavola finivano piatti semplici ma saporiti (penne al ragù, spaghetti a vongole, minestre maritate, arrosti): pochi ingredienti ma ben assemblati.

Il passaparola, efficace Tripadvisor d’un tempo, basato quasi esclusivamente sulle sensazioni di gusto che i piatti presentati in tavola riuscivano a trasmettere, già all’epoca riusciva a fare la fortuna delle locande e degli osti.

E, così, insegne come quelle di Cesare, Alla Bella Napoli, Alle Due Baccanti, la Corona di Ferro, Eden Park, Giardini Reali, Moderno, Savoia, Sirena e Sofia erano ben radicate sul territorio e costituivano i luoghi di incontro preferiti prevalentemente dalla borghesia cittadina, quella che poteva contare su una buona capacità di spesa e che frequentava le trattorie con una certa frequenza.

Tra i diversi locali disseminati soprattutto nelle zone centrali della città col tempo venne a svilupparsi una sana concorrenza, che contribuì ad aumentare il livello della proposta gastronomica.

I ristoranti più innovativi

Tra i più innovativi ci furono senza dubbio i fratelli Blasi, gestori dell’Eden Park ai Cappuccini che il capo cuoco (lo chef era di là da venire, come l’idea di una cucina gourmet, che a quei tempi avrebbe fatto rabbrividire) lo andò ad ingaggiare a Napoli, alla Pignasecca, per offrire una cucina che oltre ai piatti della tradizione locale si ispirasse anche a quella marinara partenopea.

Tra gli “esperti” dell’accoglienza (e delle pubbliche relazioni) dei primi anni del ‘900 un ruolo di primo piano lo aveva senza dubbio Agostino Giordano, patron dell’albergo Moderno e dell’omonimo ristorante in via Mancini nonché del teatro Giordano che, dopo la chiusura del Comunale, divenne un importante riferimento culturale in città.

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