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I Cicci di Santa Lucia nel giorno più corto che ci sia.

In provincia di Avellino, il 13 dicembre l'appuntamento è con i Cicci di Santa Lucia, una zuppa mista di cereali e legumi.

Un piatto semplice, come si addice alla migliore tradizione contadina.

Un piatto che si fa ammirare per i suoi colori, i suoi profumi ma, soprattutto, per il suo sapore unico.

In provincia di Avellino, il 13 dicembre l’appuntamento è con i Cicci di Santa Lucia, una zuppa mista di cereali e legumi prodotti localmente, condita con un aglio e peperoni: la tradizione secolare vuole che il mais bianco, il grano tenero, i ceci, i fagioli e le lenticchie vengano messi in ammollo per circa 12 ore, per poi essere bolliti insieme fino a che non abbiano assorbito tutta l’acqua.



Solo dopo, si uniscono ad un soffritto di peperoni tondi sottaceto, conserva tipicamente locale, conditi con aglio.

Il piatto, dal sapore robusto e invernale è oggi preparato abitualmente durante il periodo più freddo dell’anno.

Il termine “Cicci” è una parola dialettale che sta ad indicare proprio i legumi, ingrediente principe della pietanza che viene servita nel giorno di Santa Lucia.




Tra gli estimatori della ricetta tipicamente avellinese non mancano veri e propri guru della tavola che, ogni anno, vanno alla ricerca della più autentica delle preparazioni.

Un ristretto gruppo di cultori dei “Cicci”, una sorta di massoneria del legume,  composto da giornalisti, medici, professionisti ed anche pensionati: un anno intero ad interrogarsi sul prossimo banco da mettere alla prova ma anche a confrontarsi sui più svariati temi di scottante attualità.

Fedelissimi della tradizione che  – rigorosamente in incognito – il 13 dicembre di ogni anno girano le trattorie, i ristoranti, gli agriturismi della provincia di Avellino anche per un solo assaggio di quello che reputano il piatto per eccellenza.

Loro, i paladini dei “Cicci”, non ammettono deroghe all’ortodossia, valutando piatto dopo piatto la perfetta aderenza della ricetta a quanto la storia tramanda da secoli.

Quasi una “setta” con un’unica mission: la ricerca della ricetta perfetta, la pietra filosofale dei Cicci di Santa Lucia.

Che come ogni piatto della tradizione che si rispetti è motivo di confronto, anche aspro, tra scuole di pensiero che, pur nel ferreo rispetto di procedure intoccabili, riescono ogni anno ad alimentare una discussione accademica ricca di spunti di rilievo.



Lasciando gli astanti a bocca aperta. E a stomaco pieno, ca va sans dire.

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