A vent’anni bastava uscire di casa. C’erano università, primi lavori, comitive, amici degli amici, feste e serate nelle quali si finiva per conoscere qualcuno quasi senza averlo programmato. Dopo i 50 anni può accadere l’esatto contrario: si continuano a incontrare molte persone, ma ciascuna sembra attraversare velocemente la nostra vita prima di tornare alla propria.
Ci si conosce a una cena, durante un evento, in palestra, magari ci si promette anche di rivedersi. Poi passano le settimane e quell’incontro resta lì, piacevole ma senza seguito.
Per questo costruire una nuova rete sociale dopo i 50 anni richiede qualcosa che da giovani arrivava più spontaneamente: creare occasioni nelle quali le stesse persone possano tornare a incontrarsi.
Non significa mettersi alla ricerca affannosa di nuovi amici né riempire l’agenda per paura della solitudine. Significa piuttosto scegliere luoghi, attività e passioni capaci di riportarci con una certa regolarità in mezzo agli altri.
Le nuove relazioni hanno bisogno di luoghi dove tornare

Frequentare una palestra negli stessi giorni, partecipare a un gruppo di cammino, seguire un corso per alcuni mesi o collaborare con un’associazione serve soprattutto a una cosa: trasformare degli sconosciuti in presenze familiari. Ci si riconosce, ci si saluta, si comincia a sapere qualcosa dell’altro, si scambiano due parole prima di iniziare o ci si ferma a prendere un caffè alla fine.
Ma sarebbe un errore chiamare tutto questo amicizia.
Dopo i 50 anni, forse più che in altre fasi della vita, diventa importante distinguere tra conoscenze, frequentazioni e amicizie. Una conoscenza può essere piacevole e persino abituale, ma resta spesso legata a un contesto preciso: ci vediamo in palestra, al corso, durante una passeggiata. L’amicizia comincia a prendere forma quando quel rapporto esce dal luogo in cui è nato e continua anche altrove.
È il momento in cui la persona incontrata al corso diventa quella a cui viene naturale scrivere per un caffè, il compagno di trekking qualcuno con cui organizzare una cena, oppure una conoscenza del volontariato una persona alla quale raccontare qualcosa che non diremmo semplicemente a chiunque.
Non tutte le conoscenze devono naturalmente arrivare fin lì. Una rete sociale sana è fatta anche di rapporti leggeri, persone che incontriamo volentieri e con cui condividiamo soltanto una parte della nostra vita. Il punto è non confondere l’essere circondati da persone con l’avere relazioni sulle quali possiamo davvero contare.
Meglio scegliere qualcosa che ci interessa davvero
C’è un errore da evitare: iscriversi a qualsiasi attività con l’unico obiettivo di fare amicizia.
Se un corso non interessa, se quella palestra viene vissuta come un obbligo o se l’attività scelta non ci appartiene, sarà difficile frequentarla abbastanza a lungo perché possano nascere relazioni. Molto meglio partire da una domanda semplice: che cosa mi piacerebbe fare comunque?

Per qualcuno sarà uno sport, per altri un corso di cucina, fotografia, ballo o lingua. C’è chi preferisce un’associazione culturale, chi un gruppo di trekking e chi trova nel volontariato un ambiente particolarmente adatto perché mette insieme persone impegnate intorno a qualcosa che considerano importante.
La differenza la fa ancora una volta il tempo. Una persona vista ogni settimana può lentamente passare da conoscente ad amico; una persona incontrata una sola volta durante un grande evento, per quanto simpatica, avrà molte meno possibilità di entrare davvero nella nostra vita.
Anche il divertimento può ricostruire una rete sociale

Non bisogna pensare che le nuove relazioni nascano soltanto in contesti organizzati o “utili”. Anche il divertimento può avere un ruolo importante, soprattutto quando diventa un appuntamento ricorrente.
Un corso di ballo, per esempio, facilita il contatto perché ci si incontra ogni settimana e spesso il gruppo finisce per organizzare serate anche fuori dalla scuola. Lo stesso vale per concerti, locali con musica dal vivo o serate in discoteca dedicate a un pubblico adulto.
Chi frequenta da anni il mondo degli eventi conosce bene una dinamica particolare: in molte città capita che a organizzare queste serate siano ancora gli stessi PR che animavano locali e feste quando quella generazione aveva venti o trent’anni. Sono cambiati gli orari, i locali e magari anche il modo di vivere la notte, ma il meccanismo sociale è sorprendentemente simile.
Molte persone non partecipano necessariamente per ballare fino a tardi. Tornano perché sanno che incontreranno volti conosciuti, amici di amici, persone viste in altre occasioni. La serata diventa così un piccolo appuntamento ricorrente nel quale la familiarità cresce incontro dopo incontro.
Il passaggio decisivo arriva quando una conoscenza smette di esistere soltanto in quel contesto: ci si organizza per una cena, un aperitivo, un concerto o semplicemente ci si scrive anche quando non c’è una serata in programma.
Non serve ricostruire subito una nuova comitiva
Dopo i 50 anni può esserci la tentazione di voler ricreare ciò che magari esisteva in passato: un gruppo stabile con cui uscire, trascorrere weekend e organizzare tutto.
Non è necessariamente quello di cui abbiamo bisogno.
Una rete adulta può essere molto più distribuita: un amico con cui camminare, qualcuno con cui andare al cinema, una persona conosciuta attraverso uno sport, altre incontrate durante eventi o attività differenti. Alcuni rapporti resteranno conoscenze piacevoli, pochi diventeranno amicizie profonde.
È anche per questo che avere molti conoscenti non significa necessariamente avere qualcuno da chiamare. La solidità di una rete sociale non dipende dalla quantità dei contatti, ma dalla qualità e dalla varietà delle relazioni.
E può essere utile anche imparare a uscire da soli senza aspettare continuamente gli altri, perché proprio quando smettiamo di considerare la compagnia una condizione necessaria per muoverci aumentano anche le occasioni di incontrare persone nuove.

Dopo i 50 anni, insomma, una rete sociale non si ricostruisce semplicemente “uscendo di più”. Si ricostruisce tornando nei luoghi, coltivando interessi e dando alle conoscenze il tempo di diventare qualcosa di più.
A volte bastano mesi prima che un volto conosciuto diventi una presenza abituale. E qualche volta quella persona che salutavamo appena diventa, quasi senza accorgercene, quella a cui viene naturale scrivere: «Che fai stasera?».
Approfondimenti: Relazioni dopo i 50 anni tra amicizie, famiglia e vita sociale
