Una corsa condivisa online, la preparazione a una maratona benefica, l’indicazione del luogo in cui si svolgerà il prossimo allenamento. Informazioni pubblicate senza particolari timori che attirano l’attenzione di un uomo ossessionato.
Piccoli gesti quotidiani, apparentemente innocui, che possono però trasformarsi in un incubo se finiscono in mani sbagliate. È da questa paura, oggi più concreta che mai, che prende forma un thriller del 2025 disponibile ora su RaiPlay.
“Girl in the Attic” è un film che punta soprattutto sulla tensione psicologica. Pur non raccontando un caso realmente accaduto, prende spunto da diverse vicende di cronaca che negli ultimi anni hanno riportato l’attenzione sui sequestri domestici e sulle ossessioni alimentate dai social network. Ed è forse questo l’aspetto più inquietante della storia: capita spesso.
La protagonista è Kelsey, interpretata da Sophia Carriere, una ragazza che sta cercando di rimettere insieme i pezzi della propria vita dopo la morte della madre. Correre è diventato il suo modo per reagire al dolore e prepararsi a una mezza maratona benefica rappresenta un obiettivo concreto a cui aggrapparsi. Gli allenamenti finiscono spesso sui social, dove condivide immagini e aggiornamenti come farebbe chiunque. Dietro quello schermo, però, c’è qualcuno che osserva molto più del dovuto.
Quell’uomo si chiama Billye l’attore Keenan Tracey contribuisce a restituirgli un profilo inquietante. All’apparenza è un ragazzo come tanti, ma dietro quell’aspetto tranquillo si nasconde una personalità ossessiva e profondamente disturbata. Osserva Kelsey da lontano, studia le sue abitudini, impara a conoscere gli orari, i luoghi che frequenta e perfino le persone che fanno parte della sua vita. Più la ragazza continua inconsapevolmente a raccontarsi online, più lui costruisce un’illusione pericolosa: quella di avere ormai un posto nella sua esistenza.
Billy passa all’azione: rapisce Kelsey e la rinchiude nella soffitta della casa in cui vive con la madre, trasformando uno spazio domestico in una prigione dalla quale sembra impossibile uscire. La presenza della madre di Billy rende la situazione ancora più inquietante.
La presenza della madre di Billy rende la situazione ancora più inquietante. Jean Louisa Kelly interpreta Debbie, una donna che vive sotto lo stesso tetto, avverte che qualcosa non torna e si trova progressivamente davanti a una realtà difficile da accettare. Gran parte della tensione nasce proprio dal suo conflitto tra l’istinto materno e il sospetto che il figlio nasconda qualcosa di terribile.
Il regista David Weaver sceglie di raccontare questa storia senza inseguire continuamente il colpo di scena. Preferisce lasciare che siano l’atmosfera e il crescente senso di oppressione a guidare il racconto. La soffitta diventa il centro della narrazione, un luogo angusto che amplifica la sensazione di impotenza della protagonista. Più passano i giorni, più il tempo sembra fermarsi e la speranza di essere ritrovata si affievolisce.
Quello che colpisce maggiormente del film presente nel catalogo di RaiPlay è il modo in cui la storia mostra quanto possa essere sottile il confine tra la normalità e il pericolo. Kelsey non cerca notorietà: condivide online il proprio impegno per una maratona benefica, senza immaginare che Billy stia seguendo ogni aggiornamento.
Fa quello che milioni di persone fanno ogni giorno: pubblica una foto sui social, racconta dove si trova, condivide un momento della propria routine: informazioni apparentemente innocue, dalla routine quotidiana ai luoghi frequentati, possano diventare strumenti nelle mani di chi osserva con intenzioni pericolose.
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