Al termine di ogni pasto, il bidoncino dell’umido diventa spesso il punto di arrivo di tutto ciò che è rimasto sul tavolo: una forchettata di pasta, le bucce della frutta, un tovagliolo sporco, il filtro del tè, qualche osso, il guscio di un uovo. Fin qui, più o meno, ci siamo. Poi però può arrivare anche la bustina di plastica della mozzarella, la carta da forno, il tappo di sughero, magari perfino il piattino monouso. Ecco, dunque, che l’errore è dietro l’angolo.
Nell’umido non va tutto ciò che è stato utilizzato per cucinare o mangiare. Ci va ciò che è realmente organico oppure certificato compostabile e compatibile con la raccolta. Il Consorzio Italiano Compostatori, CIC, ricorda che una buona qualità dello scarto umido è fondamentale perché quel materiale possa essere trasformato in compost e, negli impianti che prevedono anche la digestione anaerobica, in biogas.
Partiamo dalle cose più semplici. Pasta, riso, carne, pesce, pane, formaggi, frutta e verdura possono essere conferiti nell’umido. Lo stesso vale per bucce, torsoli, semi, lische di pesce, gusci d’uovo, fondi di caffè e alimenti ormai deteriorati, naturalmente dopo averli tolti dalle confezioni. Vanno bene quasi tutti gli scarti alimentari sia crudi sia cotti. Quindi la zucchina dimenticata troppo a lungo nel frigorifero può finire nell’umido. Il sacchetto di plastica che la conteneva, invece, no.
Sembra banale, ma è proprio questa una delle contaminazioni più facili da evitare. I gusci delle uova possono andare nell’organico senza particolari dubbi. Più complesso è il caso dei gusci di molluschi. Il Consorzio Italiano Compostatori chiarisce che per le valve di cozze e vongole la risposta può cambiare in base agli impianti utilizzati dal territorio. Alcuni sistemi li accettano, altri no. Quando non sono ammessi nell’umido, la destinazione prevista è generalmente l’indifferenziato.
Altro dubbio frequente. Il tovagliolo utilizzato durante il pranzo può essere conferito nell’organico quando è sporco di residui alimentari e compatibile con questo tipo di raccolta. Ma sempre con alcune limitazioni, che puoi approfondire nel nostro articolo “Dove si buttano tovaglioli, fazzoletti e carta assorbente“
Fondi di caffè sì, bustine del tè con qualche attenzione
I fondi del caffè sono tra gli abitanti naturali del bidone dell’umido. Anche filtri e residui del tè possono esserlo, ma oggi conviene controllare la confezione. Alcune bustine possono contenere materiali non compostabili. Biorepack, il consorzio nazionale dedicato al riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, raccomanda infatti di leggere le indicazioni del produttore per i filtri del tè. Il contenuto vegetale può tranquillamente seguire l’organico. La bustina, invece, non sempre.
Piatti e posate compostabili: occhio alla certificazione
Qui le cose diventano ancora più interessanti.Un piatto monouso in plastica tradizionale non va nell’umido solo perché sopra c’era una fetta di lasagna. Un piatto realizzato in materiale certificato compostabile, invece, può seguire la frazione organica se riporta le corrette indicazioni e se il sistema locale ne prevede il conferimento.
Il riferimento tecnico è la certificazione secondo la UNI EN 13432 per gli imballaggi compostabili. Il CIC raccomanda comunque, per alcune stoviglie compostabili, di verificare che il gestore locale o l’impianto ne accettino il conferimento con l’umido. Biorepack ha inoltre introdotto il marchio “Organico Biorepack” proprio per rendere più facile riconoscere gli imballaggi in bioplastica compostabile destinati al circuito dell’umido.
Insomma, la parola “biodegradabile” da sola non basta. Serve sapere se il prodotto è compostabile e certificato.
Anche il sacchetto può rovinare tutto
Possiamo fare una raccolta perfetta e poi commettere l’errore proprio alla fine. Come? Mettendo l’umido in un normale sacchetto di plastica. Il CIC ricorda che la frazione organica deve essere raccolta senza sacchetto oppure utilizzando buste in carta o bioplastica compostabile certificata UNI EN 13432.
La plastica tradizionale può contaminare il materiale e creare problemi negli impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Un errore piccolo in cucina che, moltiplicato per migliaia di famiglie, diventa un problema decisamente più grande.
Quello che nell’umido proprio non deve entrarci
Alcuni intrusi meritano di essere ricordati. Pannolini e assorbenti, mozziconi di sigaretta, polvere raccolta durante le pulizie, sacchetti dell’aspirapolvere, vetro, metalli e plastica tradizionale non appartengono all’organico. Biorepack indica inoltre tra i materiali da escludere le lettiere sintetiche per cani e gatti o minerali per animali, il legno verniciato e i tessuti.
Il CIC segnala un dato curioso ma significativo: nelle analisi merceologiche condotte nel Sud Italia, i pannolini rappresentano una quota rilevante dei contaminanti presenti nell’umido. Segno che qualche dubbio, evidentemente, c’è ancora.
Le indicazioni possono variare in funzione del sistema di raccolta e degli impianti utilizzati localmente. Nei casi dubbi è sempre opportuno verificare le disposizioni del proprio Comune o del gestore del servizio.
