Quanto è piacevole riguardare un film del passato che tuttora rappresenta ispirazione e riferimento nel panorama cinematografico mondiale. Il bello dello streaming è questo! E Netflix, tra i titoli più iconici che ti sottopone nel suo catalogo, ne include anche uno veramente altisonante, indimenticabile.
Molto più di un film, un manifesto culturale sicuramente controverso e violento, ma anche denso di ironia e stile, scritto e diretto da Quentin Tarantino nel 1994 e con Danny DeVito tra i produttori esecutivi.
Di cosa stiamo parlando se non di “Pulp Fiction”, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, un Oscar, un Golden Globe, due BAFTA e innumerevoli altri premi. Pellicola che ha consacrato definitivamente il suo autore (dopo “Le iene”) e rilanciato la carriera di John Travolta, affiancato da un magnetico Samuel L. Jackson, diventato da allora una delle icone del cinema contemporaneo.
Accanto a loro, altri nomi importanti come Uma Thurman, Bruce Willis e Tim Roth. La trama, o meglio le trame, si intrecciano in una struttura non lineare che all’epoca risultò dirompente.
Killer filosofi, pugili in fuga, gangster innamorati, boss della malavita e situazioni apparentemente scollegate finiscono per comporre un mosaico narrativo coerente solo alla fine. Tarantino gioca con il tempo, lo spezza, lo ricompone, costringendoti a rimanere sempre vigile.
Questo gangster e drammatico su Netflix mostra la sua forza rivoluzionaria proprio nella sua costruzione narrativa, ovvero una violenza non gratuita, ma filtrata da dialoghi brillanti, ironici, apparentemente banali eppure carichi di senso.
Samuel L. Jackson, con il suo monologo biblico, firma una delle interpretazioni più memorabili della storia del cinema. Accanto a loro, la Thurman incarna una donna enigmatica e irresistibile, simbolo di un immaginario femminile lontano dagli stereotipi classici.
La celebre scena del twist resta una delle sequenze più iconiche di sempre, così come l’overdose, crudele e improvvisa, che riporta il film su toni cupi e disturbanti. Si tratta di un’opera che è anche un concentrato di citazionismo, cultura pop e cinema di genere.
Sul web valutata positivamente con un 92% sia su Google sia su Rotten Tomatoes e con un punteggio di 8,8/10 su IMDb. Tarantino attinge al noir, al crime movie, ai B-movie e alla narrativa pulp americana, mescolando tutto con una libertà creativa allora impensabile per Hollywood.
La colonna sonora, costruita come una playlist alternativa, diventa qui parte integrante del racconto e contribuisce a rendere il film immediatamente riconoscibile. Nonostante l’apparente leggerezza sotto l’aspetto più prettamente stilistico, il film affronta temi profondi, dimostrando che “Pulp Fiction” non è solo provocazione e controversie, ma anche consapevolezza narrativa.
A distanza di tanti anni dalla sua fortunata uscita (parliamo di un incasso di 107.928.762 dollari in America e 104.962.836 nel resto del mondo, per un totale di 212.891.598, a fronte di un budget di 8 milioni di dollari), continua a essere citato, studiato, imitato.
Ha influenzato generazioni di registi, cambiato il modo di scrivere dialoghi e dimostrato che il cinema può essere irriverente e profondamente autoriale allo stesso tempo. Tantissimi i critici che l’hanno osannato. Ad esempio Siskel e Roger Ebert misero per giunta a confronto il successo ottenuto da quest’opera con quello che Orson Welles ottenne nientedimeno con “Quarto potere”.
Se non l’hai mai visto e ti piace il cinema che osa, che rompe le regole e si prende il rischio di dividere il pubblico, su Netflix trovi l’occasione giusta per organizzare una piacevole serata di cinema d’autore. E se lo conosci, sai già dove andare per rinverdire la memoria.
Un’opera che non invecchia, perché non ha mai cercato di essere rassicurante. E forse è proprio per questo che continua a sembrare eternamente attuale.
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