Due uomini molto diversi tra loro camminano vicini: uno impacciato, dolce, con lo sguardo che però sembra vaghi nel vuoto; un altro dal passo sicuro, occhiali scuri e portamento sprezzante. Troppo diversi per essere fratelli, eppure lo sono. O, almeno, hanno appena scoperto di esserlo.
E tra di loro, oltre all’abisso che li separa, c’è in ballo un’eredità che fa gola. Questa l’immagine più iconica di un drammatico di eterna bellezza disponibile su Netflix, un film da vedere e rivedere, o comunque da scoprire per la sua capacità di scavare in profondità e far riflettere.
Stiamo parlando di “Rain Man – L’uomo della pioggia”, uno di quei racconti che ti prendono per mano e, scena dopo scena, ti accompagnano dentro una trasformazione emotiva che non ti aspetti. Uscito nel 1988, diretto da Barry Levinson e interpretato da Tom Cruise e Dustin Hoffman, è diventato in breve tempo un classico del cinema contemporaneo.
Formidabile il successo al botteghino. Con un budget di circa 25 milioni di dollari, l’incasso totale ha di gran lunga superato i 350. Stesso discorso in positivo da parte della critica, che ha lo ha letteralmente osannato.
Il film ha vinto infatti, tra gli altri, l’Orso d’oro al Festival internazionale del cinema di Berlino nel 1989 e portando a casa quattro premi Oscar, tra cui miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista.
Protagonista Charlie Babbitt (Tom Cruise), un giovane uomo d’affari egoista e impulsivo che scopre, alla morte del padre, di essere stato escluso dall’eredità. Il patrimonio è stato infatti lasciato a un misterioso beneficiario che Charlie scopre essere Raymond, il fratello maggiore che non sapeva di avere, interpretato da un magistrale Dustin Hoffman.
Raymond è un uomo affetto da autismo e vive in un istituto specializzato, protetto da una routine rigida e immutabile. Quello che inizia come un viaggio motivato esclusivamente dal denaro si trasforma presto in un road movie emotivo, dove il confronto con la diversità diventa occasione di crescita.
Charlie, abituato a controllare tutto e tutti, si trova costretto a rallentare, ad ascoltare, a rivedere il proprio modo di stare al mondo. Raymond, dal canto suo, rimane fedele ai suoi rituali, ma la sua presenza silenziosa finisce per scardinare le certezze del fratello minore.
Il fulcro del film è senza dubbio l’interpretazione di Hoffman da Oscar. Il suo Raymond restituisce con grande rispetto una condizione complessa, evitando semplificazioni. Accanto a lui, Cruise offre una delle prove più mature della sua carriera, mettendo da parte il divismo per dare corpo a un personaggio inizialmente sgradevole, ma profondamente umano.
In “Rain Man” (87% su Google, 88% su Rotten Tomatoes e 8/10 su IMDb) troverai raccontati con estrema delicatezza argomenti che toccano tutti da vicino, come la famiglia, la responsabilità, l’egoismo e la possibilità di cambiare.
E questo viene portato sullo schermo con uno sguardo sobrio, lontano dal melodramma, affidandosi ai silenzi, ai piccoli gesti e a dialoghi che ti resteranno sicuramente impressi. Il viaggio on the road che viene intrapreso dai due protagonisti diventa così metafora di un percorso interiore, in cui l’incontro con l’altro diventa occasione di riconciliazione con se stessi.
E’ importante sottolineare come dal punto di vista culturale, questa potente pellicola su Netflix ha avuto un impatto enorme anche nel modo in cui l’autismo è stato raccontato al grande pubblico.
Pur con i limiti legati all’epoca, “Rain Man” ha infatti contribuito ad accendere una luce su una realtà poco rappresentata nel cinema mainstream, aprendo la strada a narrazioni più consapevoli. A distanza di decenni, resta dunque un film capace di emozionarti senza forzature. Costruisce con pazienza una relazione credibile, imperfetta e profondamente vera, senza scadere nel pietismo.
Se hai voglia di scoprire una storia che parla di legami ritrovati, di fragilità e di quel tipo di amore che non ha bisogno di essere dichiarato, perché si manifesta nei gesti più semplici, ecco dunque un titolo immancabile nella tua selezione in streaming.
Se invece già lo hai visto e apprezzato, è certamente un film drammatico su Netflix da rivedere, soprattutto quando senti il bisogno di ricordare che l’empatia può scaturire proprio dove non pensavi potesse esistere.
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