Ci sono film che non spariscono perché sono brutti, ma perché finiscono nel posto sbagliato al momento sbagliato. Titoli che non urlano, non cercano l’effetto facile, non inseguono l’algoritmo. Eppure, quando li ritrovi nel catalogo gratuito di RaiPlay, capisci che avevano solo bisogno di tempo. O di uno sguardo più attento.
Questo percorso cinematografico, diverso dal solito baasato su generi cinematografici, nasce proprio da qui: dalla voglia di riportare sotto i riflettori opere da riscoprire, sottovalutate alla loro uscita, rimaste nell’ombra nonostante qualità evidenti. Film molto diversi tra loro per tono e genere, ma uniti da una scrittura solida, da uno sguardo autoriale riconoscibile e da un’urgenza narrativa che oggi, forse più di ieri, torna a farsi sentire.
Il primo titolo da riscoprire gratis su RaiPlay è “Vicolo cieco”, noir psicologico del 2016 diretto da Andy Goddard, tratto dal romanzo The Blunderer di Patricia Highsmith. Ambientato nella New York dei primi anni Sessanta, il film segue la discesa mentale di un architetto di successo interpretato da Patrick Wilson, attratto morbosamente da un caso di omicidio. Non è un thriller d’azione, ma un gioco di specchi, colpe e ossessioni. La tensione nasce dai silenzi, dalla fotografia cupa di Chris Seager, da una messa in scena teatrale che privilegia la psiche al colpo di scena. Un film da rivalutare, che oggi su RaiPlay si lascia guardare con una maturità diversa.
Cambia tono ma non profondità “In guerra per amore”, commedia drammatica del 2016 diretta e interpretata da Pif. Sullo sfondo dello sbarco alleato in Sicilia, il film intreccia una storia d’amore privata con una pagina controversa della storia italiana: i rapporti tra esercito americano e mafia locale. Accanto a Pif, una luminosa Miriam Leone. È un’opera che usa l’ironia per parlare di potere, compromessi e memoria collettiva. Premiato con il David Giovani e accolto con entusiasmo dal pubblico più giovane, resta una perla nascosta del nostro cinema recente, capace di raccontare il passato senza retorica.
Ancora più intimo è “Il diritto alla felicità”, film del 2021 diretto da Claudio Rossi Massimi. Qui il conflitto non è storico né criminale, ma umano. L’amicizia tra un anziano libraio interpretato da Remo Girone e un giovane immigrato diventa un racconto delicato su cultura, diritti e trasmissione dei valori. Un film che procede per sottrazione, fatto di gesti minimi e parole misurate. È uno di quei titoli che meritano una seconda chance, soprattutto oggi, in un panorama spesso dominato dal rumore.
Tra i film da riscoprire su RaiPlay c’è anche “Smetto quando voglio” (2014), una delle commedie italiane più intelligenti e lucide dell’ultimo decennio, diretta da Sydney Sibilia. Il regista racconta la parabola di Pietro Zinni, neurobiologo brillante interpretato da Edoardo Leo, espulso dal mondo accademico da precarietà e tagli alla ricerca.
Quando il talento non basta più per sopravvivere, l’intelligenza prende una strada illegale: una sostanza “tecnicamente lecita” diventa il grimaldello per ribellarsi a un sistema che non premia il merito. Attorno a lui nasce una banda improbabile e geniale di ex ricercatori, con interpretazioni memorabili di Valerio Aprea, Libero De Rienzo e Stefano Fresi.
Sibilia riesce a fondere commedia e critica sociale senza perdere ritmo né leggerezza: si ride, ma con un fondo di amarezza che rende il film ancora attuale. La regia è energica, il montaggio serrato, la Roma messa in scena è quotidiana e disillusa, lontana da ogni idealizzazione. Non tutto è perfetto, ma la forza del film sta nella sua voce originale e nella capacità di raccontare un disagio generazionale senza retorica.
Una commedia che fa ridere, ma soprattutto riflettere, e che chiude il pillar con uno sguardo ironico e amaramente realistico sull’Italia contemporanea.
Chiude il percorso “Legend”, biopic crime del 2015 diretto da Brian Helgeland, con Tom Hardy in una sorprendente doppia interpretazione dei gemelli Kray. La Londra degli anni Sessanta, tra Swinging London e criminalità organizzata, diventa il palcoscenico di un racconto di ascesa e caduta che affascina più per il lato psicologico che per la violenza. La critica ha lodato soprattutto la prova attoriale di Hardy, definita da The Guardian una delle sue interpretazioni più riuscite. Anche questo è un titolo che vale la pena (ri)vedere, lontano dalle mode ma ancora potentissimo.
Messi insieme, questi film raccontano un’altra idea di cinema: meno immediata, più riflessiva, capace di parlare al presente senza strizzare l’occhio alle tendenze. RaiPlay fa un lavoro prezioso nel renderli di nuovo accessibili, offrendo allo spettatore curioso la possibilità di scoprire – o riscoprire – storie che hanno ancora molto da dire. A volte basta fermarsi, uscire dalla home, e scegliere consapevolmente. È lì che il cinema torna a sorprenderti.
