cucina napoletana
Cucina e Gastronomia

La storia della Cucina Napoletana tra Piatti, Dolci e Prodotti Tipici.

Alla scoperta dei piatti e dei prodotti tipici della provincia di Napoli: dagli spaghetti alla pizza, dalla mozzarella al limoncello, ecco la cucina napoletana

Nel corso dei secoli, la cucina napoletana ha mescolato e gradualmente elaborato pietanze di città e piatti di campagna, lavorando su antiche ricette adattate alla nuove esigenze della società moderna,alla fine trasformando e modificando molti sapori.

Napoli sulle altre città della regione Campania, a tavola, offre qualcosa di più: i profumi dei suoi cibi infatti sono l’introduzione ideale a un luogo che può davvero incantare i turisti in giro per chiese, vicoli e monumenti..

Essa può contare su uno straordinario corredo di ortaggi e di frutta locali, su alcune lavorazioni del latte e degli insaccati, su prodotti ittici di grande qualità e su diversi vini pregiati.

Due dei suoi piatti hanno una diffusione internazionale: gli spaghetti al pomodoro e la pizza.

Si può parlare di arte culinaria napoletana perché si conserva ancora un insieme di procedure, un repertorio di piatti, sapori che hanno attraversato molti secoli e che contribuiscono ancora a tratteggiare, in modo lampante, una precisa identità gastronomica.

La Cucina Napoletana nel ‘500

Già nel ‘500, Napoli era famosa per i suoi cibi raffinati, per i suoi ingredienti di grande varietà e qualità, selezionati fra i prodotti agricoli delle coltivazioni locali.

Con l’arrivo dall’ America dei pomodori, delle patate, delle melanzane, dei peperoni, dei fagioli e del cacao la cucina napoletana subì una profonda trasformazione

Questi nuovi ingredienti, con i loro caratteristici aromi, contribuirono a modificare radicalmente la caratteristica dominante agrodolce che aveva contraddistinto, fino ad allora, la cucina all’ombra del Vesuvio.

In Italia la storia del pomodoro è legata ad un cesto dei pomodori nati da semi regalati alla moglie di Cosimo de’ Medici, Eleonora di Toledo, dal padre, Viceré del Regno di Napoli e seminati nella tenuta fiorentina di Torre del Gallo. Tuttavia già nel 1572 in una lettera di Costanzo Felici a Ulisse Aldrovandi si fa riferimento ad una varietà di colore “rosso gagliardamente”.

La cucina napoletana di fine Cinquecento è tramandata ai posteri dagli scritti del “Ritratto di Napoli del marchese Giovan Battista del Tufo”(Napoli, 1548, Acerra, 13 giugno 1622)  del 1588. Tra gli ingredienti principali abbondano frutta e verdura, particolarmente i broccoli, che sono conditi con sarde, soffritto d’aglio, e succo di limone. Anche il pesce era molto diffuso, e la carne era preparata prevalentemente con ingredienti agrodolci.

Erano diffusi vini ancora oggi prodotti, come aglianico, fiano, asprinio.

Il pomodoro, da allora, venne utilizzato anche per condire la pizza.

La diffusione della pasta (la produzione della pasta a Gragnano risale alla fine del XVI secolo quando comparirono sul territorio i primi pastifici a conduzione familiare) spinse a ricercare diversi tipi di salsa adattati alla specifica forma ma la preferita, ben presto, fu la salsa al pomodoro in cui continuarono a trovar posto gli antichi ingredienti dell’olio d’oliva, dell’aglio e del basilico.

A Napoli divennero popolari vari tipi di pasta, come perciatelli, zite, paccheri, fusilli, spaghetti, vermicelli e le linguine.

La Cucina Napoletana nel ‘700

Napoli divenne luogo di confronto delle grandi cucine europee verso la fine del ‘700.

Nell’arco di pochi decenni, presero definizioni francesi alcune tradizionali pietanze partenopee: il gattò, il crocchè e il ragù napoletano.

La Cucina Napoletana nell ‘800

Un piatto di Spaghetti

Nell’800, iniziò l’epoca della lavorazione industriale della mozzarella di bufala e della diffusione internazionale degli spaghetti.

Proprio a Napoli nel 1833 inaugurava il primo stabilimento per la fabbricazione industriale della pasta.

La Cucina Napoletana nel ‘900

Il ‘900, infine, si è presentato come un secolo di profondi cambiamenti nella cucina napoletana, travolta, come molte cucine regionali, dai nuovi modi di nutrirsi delle metropoli.

I napoletani,costretti a emigrare, esportarono però la tradizione culinaria nel mondo, facendo diventare alcune pietanze dei veri e propri piatti internazionali.

Allora ? “Cameriere via con i primi !!!”

Fusilli ‘a napulitana, Rise ‘a piscatora (risotto alla pescatore), Rise cu ‘o niro ‘e seccia (riso al nero di seppia), Pasta e patane, Pasta cu’ ‘e fave, Vermicielli ‘a Vesuviana, Cavericiore cu ‘a pasta (cavoli con la pasta), Zuppa ‘e suffritto (zuppa con le interiori del maiale), Vermicielli ‘a caprese, Maccaruncielle lardiate, Lampe e tuone (tagliatelle con i ceci), Zuppa ‘e fasule, Paccare ‘o furno, ‘A Lasagna…

Secondi di mare Purpetielle affocate, Alice ‘mbuttunate,’O Baccala’, Treglie ‘ncartoccio, Cefaro alla Pusilleco

Dolci: Zeppole ‘e S.Giuseppe, A Pastiera, ‘O babba’, ‘E chiacchiere, ‘O sanguinaccio.

Cameriere…”Limoncello, Caffè e … conto !!!”

SPOT

SPOT

SPOT

SPOT