Ci sono momenti in cui il disordine non è concentrato in un armadio o in una stanza. È un po’ dappertutto. Sul tavolo si accumulano carte e oggetti lasciati lì “per un attimo”, una sedia diventa lentamente un secondo guardaroba, aprendo un cassetto bisogna spingere per richiuderlo e negli scaffali iniziano a convivere cose che non hanno più alcuna relazione tra loro.
La tentazione, guardandosi intorno, è decidere che sia arrivato il momento di sistemare tutta la casa. Ed è spesso proprio qui che il decluttering in casa si blocca prima ancora di cominciare: il lavoro sembra talmente grande da non sapere quale sia il primo gesto da fare.
In realtà, quando il disordine sembra ovunque, la strategia più efficace è quasi opposta. Non bisogna partire dalla casa, ma da uno spazio abbastanza piccolo da poter essere concluso.
Non iniziare dalla stanza più disordinata
Può sembrare logico affrontare subito il problema più evidente: l’armadio stracolmo, il ripostiglio che non si riesce più ad aprire oppure quella stanza nella quale negli anni è finito tutto ciò che non sapevamo dove mettere.
Sono però anche gli spazi che richiedono più tempo, più decisioni e maggiore energia. Dopo un’ora ci si può ritrovare circondati da scatole, vestiti e oggetti tirati fuori dai mobili con una casa apparentemente ancora più disordinata di prima.
Meglio scegliere un obiettivo molto più piccolo: un cassetto, un ripiano della cucina, il mobile all’ingresso, il piano di una scrivania. Anche dieci o venti minuti possono bastare per terminarlo. La sensazione di aver realmente liberato uno spazio rende molto più semplice passare al successivo.
È lo stesso principio alla base dei consigli dei professional organizer: suddividere un lavoro grande in attività che abbiano un inizio e soprattutto una fine riconoscibile.
Non serve quindi stabilire che “oggi sistemo la cucina”. È molto più concreto decidere che oggi si libererà il cassetto delle posate o uno dei pensili.
Prima eliminare, poi comprare scatole e organizer

Quando si decide di mettere ordine viene spontaneo pensare subito a contenitori, divisori, cestini e scatole. Sono utilissimi, ma dovrebbero arrivare in un secondo momento.
Organizzare ciò che non utilizziamo significa semplicemente sistemare meglio il superfluo.
Prima conviene capire cosa debba davvero restare. Mentre si affronta un piccolo spazio, gli oggetti possono essere separati mentalmente in poche categorie molto semplici: ciò che utilizziamo e rimane lì, ciò che appartiene a un’altra zona della casa, quello che può essere regalato o venduto e ciò che ormai deve essere smaltito.
Senza trasformare ogni oggetto in un interrogatorio. Se troviamo tre apribottiglie praticamente identici, vecchi caricabatterie appartenuti a telefoni che non possediamo più oppure confezioni scadute nascoste in fondo a un mobile, spesso la decisione è molto più semplice di quanto immaginiamo.

Solo alla fine diventa possibile capire se serva davvero un contenitore e, soprattutto, quanto grande debba essere.
Chi vuole intervenire in maniera più ampia può partire anche dal nostro approfondimento sul decluttering e su come liberarsi del superfluo, mentre per il guardaroba abbiamo raccolto alcuni accorgimenti specifici nel cambio armadio senza stress.
Cominciare da uno spazio che vediamo ogni giorno
Non tutti i piccoli interventi hanno lo stesso effetto. Liberare un ripiano nascosto nel ripostiglio è utile, ma difficilmente cambierà la percezione della casa. Quando il disordine ci infastidisce particolarmente può essere più gratificante partire da una superficie molto visibile: il tavolo della cucina, il mobile all’ingresso, il comodino, il piano del bagno.
Sono zone nelle quali gli oggetti tendono ad arrivare senza una vera destinazione. Chiavi, ricevute, farmaci, occhiali, caricabatterie, posta, cosmetici: vengono appoggiati pensando di sistemarli dopo e finiscono per diventare parte del paesaggio domestico.
Liberarne una permette di vedere immediatamente il risultato. Ma fa emergere anche una domanda più importante: perché quelle cose finiscono sempre lì?
Se le chiavi vengono abbandonate ogni sera sul tavolo, probabilmente manca un punto comodo all’ingresso. Se bollette e documenti vagano tra cucina e soggiorno, forse non esiste un posto semplice dove raccoglierli.
Il decluttering funziona meglio quando non si limita a togliere gli oggetti, ma prova a capire perché il disordine ritorna.
Il problema non è sempre avere una casa troppo piccola

Quando armadi e mobili sembrano pieni, è facile pensare che manchi spazio. Qualche volta è vero, soprattutto negli appartamenti di dimensioni ridotte. Ma aggiungere un mobile non risolve necessariamente il problema: può semplicemente offrire altro spazio nel quale accumulare.
Prima di cercare nuovi contenitori conviene osservare cosa occupa quelli esistenti.
Oggetti conservati perché “potrebbero servire”, servizi di piatti utilizzati una volta ogni cinque anni, vestiti che non indossiamo più, doppioni e piccoli elettrodomestici dimenticati finiscono lentamente per sottrarre spazio alle cose utilizzate tutti i giorni.
In una casa piccola recuperare spazio significa quindi anche scegliere meglio ciò che merita di occuparlo.
C’è però una regola che evita decisioni troppo drastiche. Gli oggetti ai quali siamo emotivamente legati non sono necessariamente il posto migliore da cui cominciare. Fotografie, ricordi di famiglia, lettere e oggetti ereditati richiedono tempo e possono trasformare una semplice sessione di riordino in qualcosa di completamente diverso.
All’inizio è molto più facile lavorare sulle cose per le quali la funzione conta più del ricordo.
Una casa ordinata non nasce da una giornata di decluttering
Il risultato più difficile non è riempire qualche sacchetto e vedere finalmente un tavolo libero. È impedire che, dopo qualche settimana, quello stesso tavolo torni come prima.
Qui il decluttering smette di essere una pulizia straordinaria e diventa una piccola abitudine domestica. Prima di comprare qualcosa si può iniziare a chiedersi dove verrà conservato; quando entra un nuovo oggetto si può valutare se ne esista già uno simile; ciò ch
