Diario di Viaggio Marocco

Marocco

Viaggio da Tangeri a Chefchaouen.

I diari di viaggio di Enrico Dario Caltabiano

Il nostro viaggio ci ha condotto attraverso le medine di Tangeri, Chefchaouen, , Mekné e Marrakech, tra paesaggi di rara bellezza e grande varietà, ed è stata una esperienza davvero indimenticabile.

Un' esperienza che vorremmo proporre a tutti quelli che, come noi, una mattina si svegliano e semplicemente decidono di partire.

Prima di partire per il Marocco: I Nostri Consigli di viaggio

Per i grandi spostamenti, in Marocco, conviene quasi sempre utilizzare i grand taxi e i taxi collettivi, che costano molto poco ragionando in euro, e relativamente poco ragionando in dirham.

Noi, “quattro turisti per caso” alla volta del deserto, partiti zaino in spalla e armati solo dei consigli dell’associazione degli inter-railers italiani “viaggi e libertà”, per la comodità e soprattutto per la grande disponibilità degli autisti, per muoverci sul territorio abbiamo deciso di utilizzare questi mezzi di trasporto.

Ed è proprio a bordo di un taxi collettivo che siamo giunti a Merzouga, la “porta del Sahara”.

È comunque bene precisare che ogni tipo di viaggio, all’interno del territorio marocchino, deve essere affrontato con grande spirito di adattamento e… senso dell’avventura.

Il consiglio è quello di munirsi di Lonely Planet o di Routard, e di prenotare due voli low cost, come abbiamo fatto noi (volo di andata dall’aeroporto di Bergamo - Orio al Serio a Girona, e volo di ritorno da Siviglia a Bergamo).

Per informazioni sulla disponibilità dei posti e sulle prenotazioni, si può consultare agevolmente il sito www.ryanair.com.

Per gli spostamenti in Spagna, comunque molto più cari rispetto agli standard marocchini, consigliamo invece l’utilizzo del pullman.

Per i pernottamenti spagnoli, specie in piena estate, è bene premunirsi chiamando tempestivamente i gestori degli ostelli e degli alberghi ai numeri forniti sulla guida Routard.

In Marocco invece, specie ad agosto (cioè in quella che è considerata bassa stagione), vi è grande disponibilità di posti (ma non altrettanto si può dire delle grandi città come Marrakech).

Da Tangeri a Chefchaouen: Il grand taxi marocchino e le strade del kif

Ecco qui di seguito il racconto del nostro viaggio in grand taxi da Tangeri a Chefchaouen, paese di montagna arroccato ai piedi del Rif caratteristico per la sua medina azzurra, e della seconda notte in Marocco, quinta tappa del nostro viaggio alla volta del deserto.

Marocco[…] Una volta al porto di Tangeri ci dirigiamo al punto di partenza dei grand taxi, i vecchi Mercedes bianchi che, a differenza dei petit taxi, i quali si muovono esclusivamente nei centri urbani, sono utilizzati per coprire le lunghe distanze.

La nostra prossima destinazione è un paesino di montagna, arroccato sulla catena del Rif.

Appena entrati nella loro area, veniamo agganciati dai tassisti che, una volta venuti a conoscenza della nostra meta, fanno subito cartello tra di loro e propongono una cifra piuttosto alta: 800 dirham, che equivale suppergiù a 80 euro.

Non sembrano disposti a contrattare, ma è una finta: basta insistere senza mai demordere, e alla fine il prezzo si dimezza. Contrattare infatti fa parte del costume marocchino, e si capisce che, mentre si urlavano in faccia e scrivevano prezzi su prezzi sui loro block-notes, i tassisti si sono anche divertiti.

Si divertirà invece meno il nostro autista, che ha rotto il cartello concedendoci un prezzo troppo basso: la reazione del gruppo non è per nulla confortante ma... se non altro, abbiamo appena guadagnato il nostro primo mezzo di trasporto. E così, inizia il nostro viaggio verso sud…

Marocco

Le strade in Marocco sono state tutte asfaltate otto anni fa, ed è per questo che godono di ottima salute.

Il vero problema sono le condizioni dei mezzi di trasporto: il nostro grand taxi, privo, come tutti gli altri che prenderemo, di manovelle per abbassare i finestrini (è usanza infatti chiedere il permesso al conducente, che generalmente acconsente all’operazione staccando la manovella dalla sua portiera!), deve fermarsi due volte in piena campagna per il rabbocco del radiatore.

Dopo un po’ di chilometri infatti, dal cofano esce fumo nero, e l’acqua zampilla e bolle come un geyser. Giunti a metà percorso però, dopo circa un'ora di viaggio tra i campi gialli e secchi e i rilievi collinari che precedono la catena del Rif, si rende necessario un cambio di vettura.

Così, dopo avere fatto la spesa di pesche e melone giallo dalla bancarella di un negozio di frutta e verdura popolato da sciami di mosche e moscerini, saliamo su un altro Mercedes, un po’ più recente e un po’ più “allegro” per via dell’autoradio, che manda musica occidentale.

L’autista, che dice di essere il fratello del primo tassista, ha l’occhio molto spento e guida con una sicurezza che forse non si potrebbe permettere. Parla e sorride per un po’, poi la sua offerta ci si palesa meglio: «Hashish ? Kif ?»

Marocco

Chefchaouen: la capitale del kif.

Chefchaouen ci fa subito una bella impressione: appoggiata sui monti, ha tutta l’aria di un bel paese di montagna. Anche qui, come lungo tutto il percorso da Tangeri, le bandiere sventolano copiose: è il compleanno del re, che compie 42 anni, e per due giorni (30-31 luglio) è festa nazionale.

Appena scesi dal taxi e pagata la somma pattuita al porto di Tangeri, un uomo ci assale di benvenuti e domande circa la nostra provenienza, una pratica molto diffusa in Marocco per cercare di abbindolare il turista e indurlo a cedere alle offerte.

Anche lui, infatti, vuole venderci della droga.

Sì perché Chefchaouen, “Sciesciuà” come la chiamano qui, è la capitale del kif, il fumo pregiato marocchino, e questi “procacciatori” sanno che il 99% dei turisti di età compresa tra i 18 e i 30 anni presumibilmente vengono qui per fumare.

Questo signore continua a pedinarci fino all’albergo.

Ci segue fino all’ingresso, e quando finalmente capisce che proprio non siamo interessati, ci insulta, denigrando l’Italia.

La sistemazione al Ketama, meta privilegiata del turismo giovanile a Chefchaouen, è molto confortevole.

L’ostello infatti è tutto pulito e decorato, ma la vera dominante è il colore: blu e azzurro come il cielo. La sua terrazza, munita di angolo barbecue e filo per stendere, tavolini e comode sedie su cui sdraiarsi a prendere il sole, offre una vista sublime: da una parte il paese, con i suoi minareti, e dall'altra il Rif, sovrapposto a un cielo terso e caldo.

Ne approfittiamo per lavare un po’ di biancheria e vestiti, quindi, dopo una merenda al bar, dove un megaschermo trasmette il notiziario di Al Jazira, ce ne andiamo a spasso per la medina, che è un autentico brulicare di attività.

Qui l’azzurro delle case e delle strade fanno da sfondo a una miriade di colori: tappeti, spezie, frutta, manufatti di ogni genere ci ricordano in ogni vicolo e ad ogni angolo che “tutto si compra, per tutto si contratta” e che, ovunque vai, “esiste il prezzo giusto per te”.

I bambini ci fermano, ci salutano, chiedono bon bon, e alcuni ridono e si mettono in posa per essere fotografati.

Dalle mura della città, nella parte più alta di Chefchaouen, si gode di una vista stupenda: qui potresti quasi dire di essere in Grecia, e a compensare l’azzurro mancante del mare, c’è il celeste di un cielo limpidissimo.

Una ragazza ben vestita e senza velo sale dai campi, saluta e scompare tra le case; un ragazzo ci spia dalla finestra di casa sua e un altro non ha piacere che fotografiamo la sua proprietà. Nel complesso tutto sembra ruspante, vissuto e pulito.

Ecco Amhid il berbero del deserto: un vero Amico o un Truffatore ?

Proseguiamo nel nostro giro, questa volta in discesa, e Alberto si imbatte in un negoziante che parla mezzo italiano e dice di essere un berbero del deserto.

Ci mostra le foto che ha scattato alla sua oasi, vicino Merzouga.

Lì, dice, possiede un piccolo albergo e organizza gite con i dromedari, e per noi potrebbe organizzare un tour completo. Bastano 150 euro a testa, spostamento e vitto e alloggio inclusi, e lui ci porta nel Sahara.

L’idea è allettante, ma per quello che ne sappiamo potrebbe essere la peggiore delle truffe.

Lo salutiamo dicendogli che ci serve del tempo per riflettere sulla sua proposta… poi però, vista la sua disponibilità, ritorniamo al negozio per domandargli se conosce un posto dove si possa mangiare bene e spendere poco…

Detto fatto: nel giro di dieci minuti siamo con lui sulla terrazza di un ristorante che guarda i monti da un lato, la moschea e i tetti della medina al tramonto dall’altro, in attesa del tradizionale the verde.

Amhid, questo è il suo nome, ci parla della sua terra, della sua gente, che fa parte della popolazione autoctona del Marocco prima della conquista araba, e ci dice di essere un musulmano non praticante.

Ci affascinano i suoi discorsi sul deserto, dove le dune cambiano colore tre volte al giorno, ci fanno sorridere i proverbi berberi, mentre la luce della sera cala sulle cime del Rif e la voce del muezzin invita i fedeli alla preghiera.

L’aria si fa man mano più fresca, e sotto un cielo completamente limpido e stellato, le pietanze della cucina marocchina sono illuminate dalla luce baluginante di una candela.

Poi Amhid se ne va, e nell’atmosfera incantata da “Mille e una notte” di questo suggestivo scorcio d’Africa, proviamo a ragionare sul modo più giusto di comportarci, adesso.

Ma le alternative di riducono a due: fidarci o non fidarci, con l’unica discriminante che, se decidessimo di andare con lui, vorremmo avere la certezza di dover pagare solamente alla fine del nostro tour.

Quando il nostro amico ritorna, dopo la cena, Alberto e io siamo sul chi va là, e perfino il narghilè alla mela verde ci pare un possibile inganno, un modo per anestetizzarci la mente e... chissà.

Letizia invece accetta l’offerta e sbuffa fumo bianco dalle narici, mentre la radio manda per la terza volta “Yeke Yeke”.

Usciamo dal ristorante avvolti dai dubbi, mentre invece ogni dubbio sulla qualità della cena è stato fugato: con l’equivalente di 4 euro a testa abbiamo mangiato bene e a sazietà.

E ora non ci resta che tornare all’albergo, rifugiarci sulla terrazza e, al lume di candela, consumare le pesche e il nostro melone in santa pace... in un clima così sereno che, alla fine, anziché decidere sul da farsi, ce ne andiamo irresponsabilmente a dormire, provati dalla stanchezza e da tutti i colori della giornata.

«Allah, Allah akbar!»

Nel cuore della notte si leva un grido che ha la stessa sonorità di un antifurto domestico.

Ci svegliamo con un tuffo al cuore. È il muezzin che grida la grandezza di Allah. Si sentono i fedeli raccolti nella moschea che ripetono ogni frase. Sono tanti, anche se è difficile capire quanti.

Stiamo in silenzio per qualche secondo ad ascoltare, con un briciolo di pelle d’oca, questa che per noi è una cosa nuova e alla quale dovremo certamente abituarci.

Copyright © Agendaonline.it - Enrico Dario Caltabiano

 







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