Marrakech, terra di emozioni e cantastorie

Una foto di Marrakech in Marocco

I diari di viaggio di Enrico Dario Caltabiano

Il Marocco è terra di grandi contrasti: dalla modernità delle vie centrali di Casablanca, con i suoi locali alla moda, alla medina berbera di Mekné, ancora oggi cuore pulsante della città, dalle dune rosse del Sahara alla vegetazione rigogliosa delle foreste di cedro e dei palmeti della valle di Er-Rachidia, tutto parla di grandi varietà di colori e di scenari, e di strani connubi tra vecchio e nuovo.

Marrakech non fa eccezione, e così, alla modernità della sua caotica periferia, allargatasi a dismisura negli ultimi vent’anni, si contrappone l’incanto della sua piazza principale, dove ancora il turista occidentale può assaporare l’atmosfera da sogno di un antico centro carovaniero e dove ancora i suoni, gli odori e i sapori sono gli stessi di molti secoli fa.

Ecco qui di seguito il racconto della nostra visita a Marrakech, quattordicesima tappa del nostro viaggio tra Spagna e Marocco.

La medina di Marrakech

La medina di Marrakech

[…] Ci facciamo lasciare dai petit taxi davanti alla porta di Bab Larissa, ma non è subito facile orientarsi nel centro di Marrakech: nei dintorni della mura e appena dentro, c’è da perdersi nel dedalo di giardini e palazzi a metà strada tra l’antico e il nuovo. Poi, al centro di una grande piazza, compare la moschea Koutoubia, con il suo enorme minareto che, con i suoi 70 metri, è il secondo più alto del Marocco dopo quello di Casablanca.

Qui due venditori d’acqua ci fermano per una foto: con il loro berretto a falda larga e letteralmente ricoperti come sono di colori, frangette e pon-pon, ricordano i due messicani della pubblicità dell’Estathé Poi finalmente entriamo nella città vecchia, e il primo impatto è deludente, da città marocchina qualsiasi, solo più trafficata e affollata.

Ad un certo punto però, in fondo a una lunga e larga via pedonale completamente invasa da negozi di souvenir, ecco comparire la Djemaa el-Fna, l’enorme piazza resa famosa dal film di Gabriele Salvatores “Marrakech Express”. Non è più sterrata certo, ma è lei! Mi sembra di riconoscere gli edifici, in fondo alla marea di persone e bancarelle.

Ci sono molti sedicenti incantatori di cobra, ma non ci soffermiamo troppo perché .. passa veramente un attimo, dicono, tra il momento in cui ti fermi ad osservare e quello in cui ti ritrovi avvolto dai rettili.

Dopo un breve giro della medina, che sembra più pulita e spaziosa di quelle di Mekné e di Fé, cerchiamo un posto dove mangiare, appena fuori delle mura... ma è un flop: la carne è mal cotta e il prezzo è indecoroso.

Ma il pezzo forte è decisamente il bagno: il peggiore che abbia mai visto in vita mia. È una turca e vi si accede salendo una scala stretta e impolverata, immersi in un’atmosfera da soffitta dei segreti… Ma anche questo è il Marocco…

Il pomeriggio lo passiamo tutto nella Medina che, sorpassata la zona più turistica e commerciale, vicino alla piazza, presenta una interessante varietà di attività artigianali.

Una bottega artigiana a Marrakech

Ci soffermiamo ad osservare un falegname che lavora listelli di legno di cedro, limandoli e scavandoli con un seghetto mentre ruotano intorno a un fulcro. Usa sia le mani che i piedi, e in pochi secondi è in grado di fabbricare un ciondolo profumato o uno dei preziosi pezzi per le scacchiere in esposizione nella sua boutique. Riesco a comprare per 100 Dh una “scatola magica” che, mi confida l’artigiano, è stata venduta ad americani a 400 Dh. Un affare quindi! Poi però mi mostra con orgoglio una fotografia che lo ritrae assieme al presidente Reagan.

Ma come, non li odiava lui gli americani?!

Intanto io ho seri problemi ad aprirla, questa scatola: deve essere magica per davvero! «Il trucco è sapere cosa si cerca», mi spiega il falegname... e ha ragione: ci sono parti che ruotano e scorrono, e il loro scopo è nascondere prima una serratura, e poi la chiave per aprirla.

Proseguiamo nel nostro giro e sottopongo il gioco che ho appena comprato a un mercante di articoli in lana, e lui non solo si presta, ma mi regala pure un pon-pon, che ripone con cura nella scatola di cedro appena aperta.

C’è veramente di tutto, in una medina, e quella di Marrakech è l’ennesima conferma che in Marocco tutto si può comprare, e per tutto si deve contrattare. Ed è così che ancora una volta trovo qualcuno interessato ai miei occhiali da sole, mentre Letizia baratta la sua bandana con la scritta “Aprilia” con uno sconto su un poncho rosso fuoco. Ma il tempo passa veloce, ed è bene rientrare per una doccia rapida, prima di affrontare di nuovo la piazza che, a quanto dicono le guide, di sera si anima come non è possibile immaginare.

La Djemaa El-Fna: sogno d’Africa

E non c’è ombra di dubbio: Marrakech sarebbe una città qualunque del Marocco se non avesse la Djemaa el-Fna. Arrivarci al crepuscolo è tutta un’altra cosa.

Man mano che il buio avanza, infatti, la piazza si popola di suoni, colori e profumi dal fascino indescrivibile, e di colpo sembra di essere tornati indietro di molti secoli. Catapultati in un mondo fantastico e distante.

Ci sono cantastorie che agitano mani e braccia in mezzo a una platea di uomini e ragazzini, danzatori acrobatici, bertucce al guinzaglio e una valanga di bancarelle di spremitori di arance e ristoranti di ogni tipo. Nell’aria riecheggia costantemente il suono strozzato di qualche flauto, e puoi immaginare che da qualche parte, tra la mercanzia, potresti trovare magari la lampada di Aladino... e pensare che al posto di questa piazza volevano costruire un parcheggio!

Questa volta io e Letizia lasciamo da parte i timori e ci soffermiamo su uno spettacolo di serpenti... ed è una sensazione strana ma innocua sentirseli strisciare intorno al collo a mo’ di foulard. Una cosa che, dicono (e non potrebbe essere altrimenti), porta molto bene. Ma staremo a vedere... per adesso l’unico risultato è che ci ritroviamo con 100 Dh in meno: “il prezzo giusto” per non avere troppe seccature.

Più avanti c’è una bancarella che espone denti. Ce ne sono tantissimi e sono tutti umani. Potrebbero essere amuleti, o il materiale assai originale per una macabra collana. E invece no: sono soltanto il risultato tangibile della professionalità di un inquietantissimo “staccadenti”. Tiene in mano una pinzetta e la agita in aria simulando l’unico gesto rapido che caratterizza il suo mestiere... meglio allontanarsi, non si sa mai che adocchi qualche carie.

Poco più in là vendono spezie, toccasana di ogni genere composti al 90% da parti di animali seccate, rami e corteccia di alberi. Moltissimi sono spacciati per improbabili afrodisiaci... Meglio investire nei più sicuri e tradizionali narghilè che sono il vero e onnipresente pezzo forte dei mercati marocchini, e forse anche l’articolo più ambito ed apprezzato dai turisti occidentali.

Ci soffermiamo quindi in un negozio di oggetti tipici, e Letizia ne compra uno. Qui lo chiamano “asciscia”, o “uka”.

Marrakech: bancarelle gastronomiche

Segue l’immancabile cena presso una delle bancarelle munite di tavoli e dal servizio rapido ed efficientissimo: pesce fritto, polpette, patatine, spiedini, cous-cous... c’è veramente di tutto di più.

Una coppia di francesi molto simpatici (così simpatici e sportivi da inneggiare all' Italia Campione del Mondo) ci consiglia di provare le lumache bollite che, dicono, sono una vera prelibatezza.

Detto fatto quindi: per pochi dirham si consumano scodelle di lumache da sgusciare con lo stuzzicadenti, e poi se ne beve il brodo. Tutto è veramente buono e il servizio impeccabile. L’unico problema forse era il pranzo, mal cotto e verosimilmente poco fresco... fatto sta che adesso dobbiamo assolutamente cercare un bagno.

La piazza di Marrakech di notte

Ed è così che troviamo ricovero sulla terrazza di un bar che, lo si può proprio dire, “domina la scena”.

La vista della piazza dall’alto è un’altra imperdibile emozione: le persone accalcate in mezzo alle bancarelle sono parte di un unico incredibile formicaio, mentre il fumo delle cucine si raccoglie in una nuvola densa dall’odore di carne alla brace. Intanto i danzatori neri non hanno smesso un solo istante di esibirsi e, trascinati come sono dal ritmo tribale dei tamburi, potresti dire che siano per davvero animati da una forza ancestrale, che gli viene direttamente dalla musica.

Andresti avanti per ore a guardare e respirare quest’aria e questa atmosfera da “Mille e una notte” e, quando decidi che sei stanco e che è ora di rientrare, puoi stare certo che tutto continuerà. Che lo spettacolo andrà avanti anche senza di te... […]

Informazioni utili

Marrakech è di sicuro la città più battuta dai turisti che si recano in Marocco, e dispone di un aeroporto.

La compagnia Ryanair ad esempio offre voli per Marrakech da Girona e dall’aeroporto di Londra Luton. Per informazioni consultate il sito www.ryanair.com . Il sito della compagnia nazionale Royal Air Maroc invece è www.royalairmaroc.com.

Per gli spostamenti all’interno della città consiglio l’utilizzo del petit taxi, che è comodo, economico ed efficiente, mentre l’Hotel des Voyageurs, non distante dal centro, si è rivelato per noi una buona sistemazione (tel. 044 447218; 40 bd Mohammed Zerktouni).

Per la visita alla medina, il consiglio è sempre lo stesso: se è la prima volta che effettuate un giro di questo tipo, è bene assoldare una guida.

Se si ha già dimestichezza, invece, quella di Marrakech ci è sembrata una medina piuttosto sicura, anche per via dei numerosi turisti che la bazzicano. Di grande fascino la madersa di Ali ben Youssef, la scuola cranica situata all’interno della città vecchia, mentre è certamente imperdibile una visita alla Djemaa El-Fna in notturna, possibilmente con cena a base di lumache!

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