In mostra a Firenze, Helen Frankenthaler l’artista che ha ampliato le potenzialità della pittura astratta sfidando le convenzioni del suo tempo

Fino al 26 gennaio 2025 Fondazione Palazzo Strozzi, in collaborazione con la Helen Frankenthaler Foundation, presenta “Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole“, la mostra che celebra una delle artiste più importanti del XX secolo la cui rivoluzionaria ricerca nella pittura è esplorata attraverso opere della sua produzione tra il 1953 e il 2002, in dialogo con dipinti e sculture di artisti contemporanei tra cui Jackson Pollock, Morris Louis, Robert Motherwell, Kenneth Noland, Mark Rothko, David Smith, Anthony Caro e Anne Truitt.

Opere in prestito e collaborazioni internazionali

La mostra a cura di Douglas Dreishpoon, Direttore dell’Helen Frankenthaler Catalogue Raisonné, unisce opere in prestito dalla Helen Frankenthaler Foundation di New York, il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate Modern di Londra, il Buffalo AKG Art Museum, la National Gallery of Art di Washington, la ASOM Collection e la Collezione Levett.

La trasformazione del valore dell’opera d’arte

Da quando l’arte su commissione ha ceduto il passo al ready made, l’opera d’arte così com’è, viene riconosciuto un maggior rispetto all’artista nella sua piena libertà espressiva.

Il valore commerciale di un’opera non è tanto commisurato all’esperienza, la capacità e l’abilità che in inglese convergono parimenti nel termine skill, gli investimenti iniziali di lavoro e produzione, le tendenze di mercato, quanto ai dati biografici, la vita e la formazione, e da fattori e agenti esterni come i luoghi in cui un artista vive e opera, le persone di cui si circonda, il contesto in cui si inserisce.

Gli scambi commerciali, insieme al baratto di un’opera d’arte tra artisti contemporanei, o tra un artista e il suo gallerista ad esempio, contribuiscono unitamente al sostentamento economico e al mero incoraggiamento affinché l’artista possa continuare a esercitare la sua professione.

Frankenthaler, tra tecnica soak-stain e color field painting

Helen Frankenthaler (New York, 1928 – Darien, 2011) lavora con pennelli, spugne e secchi di vernice e colori a olio sulla tela stesa al pavimento lasciando che si mescolino in modo naturale.

La tecnica soak-stain (imbibizione a macchia) segna in maniera inedita il rapporto tra colore, spazio e forma nell’evoluzione della pittura moderna. Interazioni cromatiche, transizioni sfumate e sovrapposizioni traslucide caratterizzano inoltre la Color Field Painting come nuova tipologia di pittura astratta.

Il dialogo con altri artisti e la collezione personale

Circondata da artisti e amici che condividono con lei un forte impegno nella sperimentazione, Frankenthaler scambia intense corrispondenze e colleziona opere come Helen’s Collage (1957) di Robert Motherwell, Aleph Series V (1960) di Morris Louis, Ascending the Stairs (1979-1983) di Anthony Caro, che espone nella sua casa di Manhattan.

Un percorso cronologico attraverso i decenni

La mostra organizzata cronologicamente ripercorre lo sviluppo della pratica creativa di Frankenthaler con ciascuna sala dedicata a un decennio della sua produzione dagli anni ’50 ai primi anni Duemila:

Ispirazione e sperimentazione: gli anni con Jackson Pollock

Le lezioni apprese da Jackson Pollock nei primi anni Cinquanta ispirarono la tipologia di pittura astratta caratterizzata da ampi campi di colore: il Color Field painting. Fiesta e Untitled e Moveable Blue (1973), restituiscono le prime sperimentazione su piccoli formati della tecnica soak-stain.

Frankenthaler si avvicina alla scultura con lo stesso approccio intuitivo con cui dipingeva: Matisse Table (1972), una delle dieci sculture che realizza nello studio londinese dell’amico Anthony Caro, con la sua superficie inclinata, le forme a ventaglio e gli elementi di natura morta, fa riferimento al dipinto L’ananas (1948) di Henri Matisse.

Il dipinto in bianco e nero Number 14 (1951) di Jackson Pollock è stato di forte ispirazione per l’artista come in Western Dream (1957) e Mediterranean Thoughts (1960). L’astrazione nata dal disegno spontaneo le ha permesso di esprimere la sua creatività attraverso segni pittorici, simboli e scene evocative senza svelarsi totalmente, come poesie.

Agire senza regole: tra controllo e improvvisazione

Agire senza regole e senza compromessi significa non dare mai per scontato come l’opera venga creata, quali materiali vengano utilizzati o quale aspetto finale possano assumere: la scultura in acciaio dipinto Untitled (Zig VI) (1964) di David Smith e la colonna in legno dipinto Seed (1969) di Anne Truitt, testimoniano la forte intesa su questo modo innovativo di fare arte tra controllo e improvvisazione.

Relazioni artistiche con Robert Motherwell e Mark Rothko

Oltre a frequentare la coppia Helen Frankenthaler e Robert Motherwell, sposati tra il 1958 e il 1971, Marc Rothko è stato l’ispiratore di una nuova forma di immagine astratta in cui si tende a esaltare le qualità espressive della forma geometrica. L’estate trascorsa nella villa a Alassio è stata l’esperienza che ha portato alla produzione dei dipinti Summertime in Italy (1960)di Motherwell e Alassio (1960)di Frankenthaler, accanto a Untitled (1949) di Rothko.

David Smith e la scultura: un legame indissolubile

La scultura Portrait of the Eagle’s Keeper (1948-49) di David Smith è stata una delle prime opere acquisite e dalla quale Frankenthaler non si separava mai, ospite costante presso lo studio dell’artista a Bolton Landing, sulle montagne Andirondack.

La morte prematura di David Smith nel 1965 è stata una separazione dolorosa. Tra le opere di piccole dimensioni donate a Frankenthaler: due opere su carta senza titolo, centinaia di disegni a pennello figurativi realizzati negli anni Cinquanta e la scultura in bronzo Untitled (1961).

La serenità dopo il divorzio e la nuova casa

Dopo il divorzio da Motherwell, Frankenthaler viaggia tra Italia, Francia, Svizzera, Austria, Belgio e Inghilterra. Acquista una casa a Shippan Point e i dipinti risalenti agli anni Settanta riflettono un ambiente nuovo, sereno. Il dipinto monocromo Ocean Drive West #1 (1974) in blu ceruleo accompagna la serie di dipinti “a strisce” che evoca la verticalità dei contesti urbani.

L’influenza dei grandi maestri del passato

La passione per la storia dell’arte coltivata fin dalle lezioni di Paul Feeley al Bennington College ha portato Frankenthaler tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta all’approfondimento del lavoro dei grandi maestri del passato come Tiziano, Velázquez, Manet e Rembrandt. In Eastern Light (1982), Cathedral (1982), Madrid e Star Gazing (1989) l’artista raggiunge un nuovo livello tecnico fatto di fondi colorati, sfumature delicate e trasparenze.

Sperimentazione tecnica negli anni ’90

Fin dall’infanzia Frankenthaler esprime se stessa attraverso l’arte senza domandarsi il perché o per chi. In The Rake’s Progress (1991)e Fantasy Garden (1992)l’artista mescola gel e acrilico utilizzando rastrelli, cazzuole da muratore, spatole, spugne e cucchiai di legno. Borrowed Dream e Maelstrom del 1992 sollevano domande esistenziali sul lavoro tardo dell’artista.

L’alternanza tra carta e tela nella maturità artistica

Frankenthaler ha sempre alternato la pittura su tela a quella su carta, un supporto più facile da utilizzare e da scartare. Il dialogo tra carta e tela era anche legato all’età: quando lavorare sul pavimento diventava troppo faticoso l’artista ricorreva all’uso di grandi fogli di carta o tela disposti su piani di lavoro sollevati su cavalletti: In Solar Imp (1995) i rettangoli appaiono sotto due forme nere impressi sulla carta con una larga spugna.

Info e prenotazioni: T. +39 055 2645155

Orario mostra

Tutti i giorni 10.00-20.00
Giovedì fino alle 23.00

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