A vent’anni un film d’amore può farti chiedere se quei due alla fine resteranno insieme. Molti anni dopo, probabilmente, cominciano a interessarti altre domande: quanto dura davvero un sentimento, cosa rimane delle amicizie nate da ragazzi, come cambia il rapporto con i figli quando diventano adulti e quanto coraggio serve per rimettere in discussione una vita che sembrava ormai sistemata.
È anche per questo che dopo i 50 anni può cambiare il nostro modo di guardare il cinema. Non necessariamente i gusti, naturalmente, ma lo sguardo con cui entriamo nelle storie. Alcune situazioni che un tempo ci sembravano lontane diventano improvvisamente familiari.
Nel catalogo dei film italiani su RaiPlay ci sono delle produzioni molto diverse fra loro accomunate proprio da questa prospettiva. Non raccontano “i cinquant’anni”. Sarebbe una definizione terribilmente riduttiva. Parlano piuttosto di quello che succede quando alle spalle abbiamo abbastanza vita da riconoscere sullo schermo qualcosa che abbiamo già provato: un’amicizia finita, un genitore che invecchia, una paura mai affrontata, una porta chiusa oppure la tentazione, ancora intatta, di aprirne un’altra.
Volare, quando la paura diventa una comoda abitudine

Comincerei da Volare, commedia italiana del 2023 prodotta da Kavac Film, IBC Movie e Maremosso, perché affronta con leggerezza qualcosa che con l’età conosciamo tutti molto bene: le rinunce che finiamo per considerare normali.
Margherita Buy, al suo esordio nella regia, interpreta Anna Bettini, attrice affermata terrorizzata dagli aerei. Per anni è riuscita a convivere con la propria fobia evitando semplicemente di volare. Poi sua figlia deve trasferirsi negli Stati Uniti e un lavoro la aspetta all’estero. Quello che poteva essere rimandato diventa inevitabile.
Il film non è perfetto e il 5,1 registrato su IMDb racconta una ricezione piuttosto tiepida. Eppure proprio per una visione domestica ha una qualità interessante: usa la paura di volare per parlare di tutte quelle paure che, con il tempo, impariamo elegantemente ad aggirare. E magari davanti allo schermo ti verrà in mente quella cosa che continui a dire di voler fare “prima o poi”.
Gli anni più belli e quella domanda inevitabile: cosa è rimasto di noi

Con Gli anni più belli cambia completamente il tono. Gabriele Muccino nel 2020 segue quattro amici per quarant’anni, dagli anni Ottanta all’età adulta, attraverso amori, tradimenti, entusiasmi, successi e parecchie sconfitte.
Ci sono Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria, ma il vero protagonista finisce per essere il tempo.
Per chi oggi ha superato i cinquanta, certi dettagli fanno quasi un rumore particolare: la giovinezza negli anni Ottanta, le aspettative che sembravano enormi, le persone perse di vista, quelle ritrovate e la distanza fra ciò che immaginavamo di diventare e ciò che siamo diventati davvero.
IMDb gli assegna 6,7/10. Muccino spinge spesso sulle emozioni, qualche volta persino troppo, ma qui l’eccesso appartiene in qualche modo al progetto: raccontare una generazione attraverso ciò che ha desiderato e ciò che ha lasciato lungo la strada.
Mia madre, quando ti accorgi di essere contemporaneamente figlia e madre

Mia madre è probabilmente il film più doloroso dei cinque, e forse quello che dopo una certa età assume significati differenti rispetto a una visione fatta dieci anni prima.
Diretto nel 2015 da Nanni Moretti e prodotto da Sacher Film, Fandango e Le Pacte, segue Margherita, regista interpretata da Margherita Buy, mentre cerca di portare avanti un film e contemporaneamente affronta la malattia della madre.
È una condizione nella quale molti cinquantenni finiscono per riconoscersi: avere ancora dei genitori di cui preoccuparsi mentre i propri figli reclamano autonomia e il lavoro continua, indifferente, a chiedere attenzione.
Qui anche la critica internazionale è stata decisamente più convinta: Rotten Tomatoes registra l’84% di recensioni positive da parte dei critici, mentre il pubblico si ferma al 60%; IMDb è a 6,8/10.
A distanza di oltre dieci anni è un film che vale la pena rivedere perché nel frattempo potremmo essere cambiati noi.
La vita possibile, perché ricominciare non è una frase motivazionale
C’è poi La vita possibile, dramma del 2016 di Ivano De Matteo, prodotto da Rodeo Drive, Barbary Films e Rai Cinema.
Anna, interpretata da Margherita Buy, fugge insieme al figlio da un marito violento e trova rifugio a Torino dall’amica Carla, cui dà corpo Valeria Golino.
Il tema è duro, ma ciò che rende il film interessante nel nostro percorso è soprattutto il “dopo”. Ricostruire una quotidianità, tornare ad avere fiducia, immaginare che esista ancora un futuro quando una parte della propria vita è andata in frantumi.
Su IMDb il giudizio è 6,3/10. Non aspettarti consolazioni facili: De Matteo preferisce mostrare quanto una seconda possibilità sia fatta soprattutto di piccoli passi, persone affidabili e giornate apparentemente normali.
Le mie ragazze di carta e quell’Italia che molti cinquantenni ricordano ancora
Chiuderei con il titolo più partcolare, Le mie ragazze di carta, commedia del 2023 diretta da Luca Lucini e prodotta da Rai Cinema. Siamo nella provincia di Treviso alla fine degli anni Settanta. La famiglia Bottacin lascia progressivamente alle spalle il mondo contadino mentre la città cresce, cambiano le abitudini e arriva una modernità che non tutti riescono immediatamente a comprendere. Nel cast ci sono Maya Sansa, Andrea Pennacchi, Neri Marcorè e Giuseppe Zeno.
IMDb gli attribuisce 6,4/10. Ma per chi è cresciuto tra gli anni Settanta e Ottanta il piacere può trovarsi altrove: negli oggetti, nei rapporti familiari, nel modo di parlare e in un’Italia che sembra lontanissima eppure appartiene ancora alla memoria personale di milioni di persone. Ed è forse questo il filo che tiene insieme questi cinque film su RaiPlay.
