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Home » Economia

Dove si butta il cartone del latte o del succo in Tetra Pak, l’errore da evitare nella raccolta differenziata

Il Tetra Pak del latte e dei succhi è riciclabile, ma non va sempre nello stesso bidone: ecco quando scegliere carta o multimateriale.
22 Settembre 2026di Riccardo Cannavale
Donna con cartone del latte in Tetra Pak davanti ai contenitori di carta e plastica
Il contenitore in Tetra Pak del latte o del succo non va sempre nello stesso bidone.

E’ uno dei quesiti più discussi ed anche degli errori più diffusi quando ci si trova di fronte ai bidoni della raccolta differenziata. Puntuale, dopo la colazione, ci ritroviamo tra le mani il contenitore in Tetra Pak del latte o del succo di frutta. Ed è in quel momento che sorge il dubbio: carta o plastica?

A guardarlo sembra cartone. Ma se osserviamo attentamente all’interno, la superficie appare liscia, impermeabile e spesso argentata. E allora? Meglio smaltirlo nell’indifferenziato?

Tre opzioni, ma soltanto una è quella corretta. E non è necessariamente la stessa in tutta Italia.

I contenitori per latte, succhi di frutta, panna e passata di pomodoro realizzati in materiali poliaccoppiati sono riciclabili, ma le modalità di conferimento cambiano in base al sistema di raccolta adottato dal proprio Comune.

Lo chiarisce Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica: nella maggior parte dei territori italiani i cartoni per bevande vanno nella carta, ma in altri devono essere conferiti nel multimateriale, insieme a plastica e metalli, oppure attraverso raccolte dedicate. Ma perché una confezione che sembra di cartone può finire nella plastica?

Che cosa c’è davvero dentro un contenitore Tetra Pak

Cominciamo dalla sua composizione. Tetra Pak è il nome dell’azienda che produce alcune delle confezioni più diffuse per la conservazione degli alimenti liquidi. Nel linguaggio quotidiano viene spesso utilizzato per indicare genericamente i cartoni per bevande.

Questi imballaggi sono definiti poliaccoppiati perché costituiti da più materiali sovrapposti. Secondo i dati illustrati da Comieco, la struttura più comune comprende circa il 75% di carta, il 20% di polietilene e il 5% di alluminio. Le proporzioni possono variare a seconda del modello. Ogni componente svolge una funzione precisa.

La carta conferisce rigidità e struttura. Il polietilene rende impermeabile la confezione, impedendo al latte di attraversare il cartone. L’alluminio, quando presente, costituisce una barriera contro luce e ossigeno, contribuendo alla conservazione dell’alimento. Insomma, è un piccolo sistema di protezione alimentare.

Carta o plastica? Dipende dal Comune

Ecco il passaggio più importante per evitare errori. Nonostante la prevalenza di cellulosa, i cartoni per bevande non vengono raccolti dappertutto insieme alla carta. A Salerno, ad esempio, Salerno Pulita e Comieco hanno ribadito con una campagna avviata nel maggio 2025 che questi imballaggi devono essere conferiti nel multimateriale leggero, insieme a plastica e metalli. Anche le istruzioni pubblicate dal Comune di Avellino indicano il multimateriale per le confezioni Tetra Pak.

In altri territori, invece, la destinazione corretta è la carta. A Napoli, ad esempio, Asia suggerisce di usare il cotenitore della carta. Lo stesso accade a Roma e Milano.

Non è una contraddizione e non significa che alcuni Comuni riciclino il materiale e altri no. Cambia il percorso che il rifiuto segue prima di arrivare agli impianti specializzati. La scelta dipende dall’organizzazione del sistema di raccolta e selezione. Per verificare la destinazione corretta, Comieco mette a disposizione anche uno strumento di ricerca per Comune sul proprio portale dedicato ai cartoni per bevande .

Come si ricicla un cartone fatto di tre materiali diversi

Qui arriva la parte più interessante. Nelle cartiere attrezzate per trattare questi imballaggi, i contenitori vengono immessi in un macchinario chiamato pulper, una sorta di grande spappolatore.

Attraverso l’azione dell’acqua e della movimentazione meccanica, le fibre di cellulosa si separano dagli strati di plastica e alluminio. La cellulosa recuperata può essere utilizzata per produrre nuova carta, scatole, sacchetti e prodotti per l’igiene.

Anche la componente residua di plastica e alluminio, chiamata PolyAl, può essere ulteriormente lavorata per realizzare nuovi materiali destinati, ad esempio, alla produzione di pallet, pannelli e oggetti per l’arredo. Il recupero effettivo dipende dagli impianti disponibili.

Bisogna lavarlo, schiacciarlo e togliere il tappo?

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Anche qui bastano pochi gesti. Comieco indica tre operazioni fondamentali: svuotare il contenitore, eliminare gli eventuali residui di alimento e appiattirlo per ridurne il volume. Non è necessario sottoporlo a un lavaggio accurato con acqua calda e detersivo.

Se le istruzioni locali richiedono una sciacquata per eliminare i residui, basta una piccola quantità d’acqua. Per quanto riguarda il tappo, non occorre staccare quelli progettati per rimanere attaccati alla confezione. Tetra Pak conferma che possono essere conferiti insieme al contenitore. Resta, comunque, sempre opportuno controllare l’etichettatura ambientale, soprattutto nel caso di componenti separabili.

In definitiva, il Tetra Pak è un imballaggio riciclabile, ma il bidone giusto dipende dal Comune. In molti territori va nella carta, in altri nel multimateriale. Per questo conviene controllare le indicazioni locali e applicarle ogni giorno.

Se cerchi altri suggerimenti per una corretta raccolta differenziata dei rifiuti, leggi anche:

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