Una bella impepata di cozze, un piatto di spaghetti alle vongole e, alla fine, sul tavolo resta una montagna di gusci. Sono avanzi di cibo, lo smaltisco nel bidone dell’umido? La risposta più immediata sembrerebbe sì. E invece, ancora una volta, la raccolta differenziata dei rifiuti riesce a complicare ciò che a tavola sembra semplicissimo.
Per i gusci di cozze, vongole e degli altri molluschi non esiste infatti una risposta valida indistintamente in tutta Italia. Possono essere conferiti nell’organico in alcuni territori e nell’indifferenziato in altri. A dirlo è il CIC, Consorzio Italiano Compostatori, che invita espressamente a verificare le disposizioni del proprio Comune per ossi e gusci di molluschi. Dietro questa apparente stranezza c’è una ragione molto concreta.
Il mollusco è organico. Il guscio è un’altra storia
La cozza che abbiamo mangiato era certamente materia organica. Il guscio, però, ha caratteristiche molto diverse dalla parte commestibile. Le conchiglie dei molluschi sono costituite in larghissima parte da carbonato di calcio, presente soprattutto nelle forme minerali di calcite e aragonite. Studi sulla composizione dei gusci delle cozze indicano percentuali di carbonato di calcio che possono arrivare intorno al 95-99% del loro peso.
Insomma, se per il cartone della pizza le difficoltà sono legate alla quaità dell’imballaggio, qua non siamo davanti a qualcosa che si comporta come una buccia di banana, un avanzo di pasta o una foglia d’insalata. Ed è proprio questa natura fortemente minerale a spiegare perché i gusci possano creare qualche difficoltà negli impianti che trattano la frazione organica.
Compostaggio e digestione anaerobica non sono la stessa cosa
Come accade con i dubbi per la plastica, anche qui entra in gioco ciò che accade dopo che abbiamo chiuso il sacchetto dell’umido. Il Consorzio Italiano Compostatori ricorda che esistono differenti tecnologie per trattare i rifiuti organici. Nel compostaggio, ossi e gusci di molluschi possono essere compatibili con il processo. I gusci tendono a frammentarsi e possono finire per integrarsi nel compost, anche se la loro presenza può creare qualche problema dal punto di vista della qualità percepita del prodotto finale. Diverso è il caso di molti impianti di digestione anaerobica, dove ossi e gusci possono invece rappresentare un elemento di disturbo per le tecnologie utilizzate.
Quindi, come bisogna comportarsi quando si tratta di smaltire un bel carico di valve di cozze, vongole, lupini o ostriche? La risposta meno scontata è anche quella corretta: bisogna controllare le indicazioni del proprio Comune o del gestore della raccolta. Se il sistema locale accetta i gusci dei molluschi nella frazione organica, potranno andare nell’umido. Se invece non sono ammessi, la destinazione indicata dal CIC è il rifiuto indifferenziato.
Nell’umido, invece, cosa può andare senza troppi dubbi?
Qui possiamo tornare su un terreno decisamente più semplice. Avanzi di pasta e riso, frutta e verdura, pane, carne, pesce e lische, fondi di caffè e gusci d’uovo appartengono normalmente alla raccolta della frazione organica.
Il CIC include tra gli scarti di cucina anche questi materiali e ricorda l’importanza di utilizzare per la raccolta sacchetti in carta o bioplastica compostabile certificata, non normali sacchetti di plastica. Ed ecco un altro errore abbastanza frequente: fare perfettamente la raccolta dell’umido e poi chiuderla dentro un sacchetto di plastica tradizionale. Che è un po’ come allenarsi tutta la settimana e presentarsi alla gara con le ciabatte.
Anche sul sacchetto vale la pena perdere qualche secondo, perchè concetti come biodegradabile e compostabile non sono sinonimi, anche se spesso tendiamo a trattari come tali.
Per essere adatto alla raccolta dell’organico, il sacchetto deve essere compostabile secondo la norma UNI EN 13432 e riportare le indicazioni previste. Il CIC sottolinea infatti che la qualità della frazione organica dipende anche dall’assenza di materiali non compostabili che potrebbero interferire con i successivi processi di trattamento.
Quindi non basta trovare sul sacchetto una rassicurante fogliolina verde. Meglio verificare cosa c’è scritto per essere certi di non vanificare con un sacchetto inadeguato ogni sforzo fatto a monte per separare accuratamente i residui organici.
