È una delle domande che, prima o poi, ciascuno si pone davanti ai contenitori della raccolta differenziata. Finito lo yogurt, il vasetto è vuoto ma sulle pareti è rimasta qualche traccia di prodotto. Che facciamo? Lo laviamo? Lo sciacquiamo? Oppure possiamo depositarlo nel contenitore della plastica così com’è?
La risposta è più semplice di quanto sembri: gli imballaggi in plastica non devono essere lavati prima di finire nella raccolta differenziata.
A chiarirlo è COREPLA, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica: non serve avere confezioni perfettamente pulite, ma è sufficiente svuotarle il più possibile dai residui del prodotto che contenevano.
Quindi possiamo risparmiare al vasetto dello yogurt il trattamento da servizio buono della domenica.
La parola giusta è “svuotare”, non “lavare”
Prendiamo una bottiglia di latte, il flacone del detersivo, una vaschetta alimentare o il contenitore dello yogurt. Quello che conta è che, prima di essere conferiti, non contengano ancora quantità significative di prodotto.
Una piccola traccia sulle pareti non impedisce il riciclo. Diverso è lasciare mezzo yogurt nel vasetto o una buona quantità di salsa nella confezione e buttare tutto insieme nella plastica.
COREPLA sintetizza il comportamento corretto con una regola molto semplice: gli imballaggi devono essere svuotati il più possibile. Saranno poi le operazioni che precedono il riciclo a occuparsi del loro lavaggio completo. Non serve quindi consumare acqua, utilizzare detersivo o, peggio ancora, mettere una vaschetta in lavastoviglie solo per poterla poi differenziare correttamente. Rischieremmo un piccolo paradosso ambientale: sprecare acqua ed energia nel tentativo di fare meglio la raccolta differenziata.
Naturalmente nessuno vieta di dare una sciacquata veloce a un contenitore. Se è particolarmente appiccicoso, rischia di sporcare il sacco o di creare cattivi odori, una rapida passata d’acqua può essere una scelta pratica. Ma non è un requisito per il riciclo. Il punto è proprio questo: non bisogna confondere una scelta legata alla pulizia domestica con una regola della raccolta differenziata.
Per il Consorzio il principio resta: svuotare, non lavare accuratamente.
E in fondo ha senso. Un imballaggio destinato a una filiera industriale di selezione e recupero non deve arrivare nel bidone nelle condizioni necessarie per essere rimesso sullo scaffale del supermercato. Deve semplicemente essere conferito correttamente.
La vera domanda da porsi prima ancora di preoccuparci di quanto sia pulito un oggetto è piuttosto un’altra: “È davvero un imballaggio?”
Perché uno degli errori più comuni consiste nel pensare che tutto ciò che è fatto di plastica debba essere raccolto nel contenitore della plastica. Non funziona così. CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, e COREPLA ricordano che questa raccolta riguarda gli imballaggi in plastica.
Quindi sì a bottiglie, flaconi, vaschette, confezioni per alimenti, blister, buste e sacchetti. Ma una penna di plastica non diventa un imballaggio solo perché è fatta di plastica. E lo stesso vale per un giocattolo, una bacinella, uno spazzolino o un pallone. COREPLA li indica infatti tra gli oggetti che non appartengono alla raccolta degli imballaggi in plastica. Il materiale, ancora una volta, può ingannare.
E la bottiglia? Meglio schiacciarla
C’è poi un gesto che può essere davvero utile. Una volta svuotata, la bottiglia di plastica può essere schiacciata nel senso della lunghezza e richiusa con il tappo. È la modalità indicata perché riduce il volume dell’imballaggio e ne facilita il riconoscimento nei successivi processi di selezione. Anche qui niente operazioni complicate. Non bisogna separare ossessivamente ogni componente né trasformare la cucina in un piccolo impianto di trattamento dei rifiuti. L’obiettivo è fare pochi gesti, ma quelli giusti.
Le tre “S” che aiutano a ricordare
COREPLA propone una formula particolarmente efficace per gli imballaggi in plastica: svuotati, schiacciati, singoli.
Svuotati, quindi senza quantità significative di prodotto all’interno. Schiacciati, quando è possibile, per ridurne il volume. Singoli, cioè senza infilare un imballaggio dentro l’altro, perché questo può rendere più difficile il lavoro dei sistemi di selezione. Tre parole semplici che valgono probabilmente più della regola, diffusissima ma sbagliata, secondo cui “prima di buttare la plastica bisogna lavarla”.
Le modalità operative della raccolta possono differire da un territorio all’altro. CONAI raccomanda sempre di verificare le disposizioni del proprio Comune per il corretto conferimento degli imballaggi.
Leggi anche
