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Home » Economia

Dove si buttano le capsule del caffè usate, cosa è cambiato nel 2026 tra plastica, alluminio e compostabili

Dalla capsula in plastica a quella compostabile, cambiano le regole di conferimento e non sempre serve aprirla prima di buttarla.
29 Settembre 2026di Lino Sorrentini
Capsula del caffè usata in cucina accanto a macchina espresso e moka, per la raccolta differenziata
Capsule del caffè usate: plastica, alluminio e fondi seguono regole diverse nella raccolta differenziata.

C’è stato un tempo in cui il profumo del caffè arrivava in cucina qualche minuto prima della tazzina. Era quello della moka sul fornello, del borbottio che annunciava che il caffè stava salendo, dell’aroma che finiva per raggiungere anche le altre stanze.

Quel rito non è scomparso e la moka continua ad avere un posto importante nelle case italiane. Accanto alla vecchia caffettiera, però, sono arrivate milioni di macchine a capsule, spinte certamente dalla fretta e dalla comodità. Nel frattempo è cambiata anche l’offerta: miscele differenti per intensità e origine, sistemi di estrazione più evoluti e macchine capaci di offrire un risultato molto costante hanno reso il caffè porzionato una presenza abituale in molte cucine.

Io, per esempio, utilizzo le capsule Iperespresso illy. Premo un tasto, aspetto pochi secondi e il caffè è pronto. Il problema arriva dopo, quando apro la macchina e mi ritrovo in mano la capsula ancora calda, con il fondo di caffè all’interno.

Dove si buttano le capsule del caffè usate? Nella plastica? Nell’indifferenziato? Bisogna prima aprirle e svuotarle?

Dal 12 agosto 2026 qualcosa è cambiato. Con l’applicazione del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR, anche le capsule di caffè utilizzate e smaltite insieme al loro contenuto sono considerate imballaggi. Una modifica apparentemente burocratica che, nella vita quotidiana, cambia il gesto da compiere davanti ai bidoni della raccolta differenziata delle capsule del caffè.

Le capsule di plastica non vanno automaticamente nell’indifferenziato

Per anni, infatti, molti di noi hanno associato una capsula con ancora il caffè all’interno al secco indifferenziato. Oggi questa regola non può più essere applicata in modo automatico.

Il cambiamento era stato anticipato già nell’aprile 2026 da una sperimentazione avviata in circa 170 Comuni serviti da CEM Ambiente e SILEA.

COREPLA ora comprende le capsule di caffè e bevande tra gli imballaggi che possono essere conferiti nella raccolta della plastica. La presenza del fondo di caffè all’interno, quindi, non obbliga di per sé a gettare la capsula nell’indifferenziato.

Resta comunque importante seguire le indicazioni del proprio Comune, perché i sistemi di raccolta possono cambiare da una città all’altra.

È un po’ quello che accade con altri rifiuti domestici solo apparentemente semplici. Anche per il Tetra Pak il materiale da solo non basta sempre a individuare il bidone: bisogna sapere come viene organizzata la raccolta sul territorio.

Bisogna togliere il caffè dalla capsula?

È probabilmente il dubbio più interessante. Nel mio caso illy vende persino un piccolo accessorio, l’ECO Easy Capsules Opener, una sorta di apriscatole pensato per aprire le capsule Iperespresso e separare l’involucro dal fondo di caffè. Il sistema consente di dividere la parte organica dalla plastica e destinare separatamente i due materiali.

Oggi, però, questa operazione non è indispensabile per il solo fatto che nella capsula sia rimasto del caffè. Il nuovo quadro normativo considera infatti come imballaggi anche le capsule destinate a essere utilizzate e smaltite insieme al prodotto che contengono e COREPLA le include nella raccolta della plastica.

L’accessorio illy resta quindi una soluzione utile per chi preferisce separare i due materiali, ma non va interpretato come un passaggio obbligatorio prima di conferire una capsula di plastica. Anche in questo caso prevalgono eventuali indicazioni specifiche del servizio di raccolta locale.

Il principio ricorda ciò che accade con il cartone della pizza sporco: la presenza di un residuo alimentare non significa automaticamente che tutto debba finire nell’indifferenziato.

E le capsule in alluminio?

Chi usa capsule in alluminio deve guardare soprattutto alle modalità con cui il proprio Comune raccoglie i metalli.

Dal 12 agosto 2026 anche queste capsule rientrano nella nuova disciplina degli imballaggi. Nespresso, per esempio, indica che le capsule esauste possono essere conferite nella raccolta dell’alluminio e dei metalli, ma il contenitore può cambiare a seconda della città: in alcuni casi è il multimateriale, in altri il vetro e metalli o la plastica e metalli.

Prima di buttare una capsula conviene quindi controllare come funziona la raccolta differenziata nel proprio Comune, soprattutto se per anni abbiamo seguito indicazioni diverse.

Le capsule compostabili seguono un’altra strada

C’è poi una terza famiglia, sempre più presente sugli scaffali: le capsule compostabili.

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Qui non basta leggere sulla confezione parole come “naturale”, “ecologica” o “biodegradabile”. Per il conferimento nell’organico occorre fare riferimento alla certificazione di compostabilità, in particolare allo standard UNI EN 13432, e alle indicazioni riportate dal produttore e dal servizio locale.

Dal 12 agosto 2026 anche CONAI ha introdotto una disciplina specifica per capsule e cialde in plastica biodegradabile e compostabile certificate secondo questo standard, mentre il Consorzio Italiano Compostatori le colloca nella filiera del riciclo organico.

Attenzione però a un equivoco: compostabile industrialmente non significa necessariamente adatta alla compostiera che abbiamo in giardino. Lo stesso CIC ricorda che la certificazione riguarda il trattamento negli impianti industriali e che deve comunque esistere sul territorio un sistema di raccolta capace di ricevere quei materiali.

È una distinzione simile a quella che riguarda altri rifiuti della cucina e che rende utile conoscere bene cosa può realmente finire nella raccolta dell’umido.

Prima di buttare la capsula basta quindi guardare di cosa è fatta

Il gesto, alla fine, richiede pochi secondi. Una capsula in plastica è oggi un imballaggio e può entrare nella relativa raccolta differenziata; quella in alluminio segue la raccolta dei metalli secondo il sistema adottato dal Comune; una capsula certificata compostabile può seguire invece la filiera dell’organico prevista sul territorio.

L’indifferenziato non è quindi più la destinazione automatica che molti di noi hanno imparato a utilizzare negli anni. La capsula ha reso più veloce preparare il caffè; per buttarla correttamente basta rallentare qualche secondo, guardare di che materiale è fatta e conoscere le regole della raccolta nel proprio Comune.

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