Scopri due film cult di Ferzan Ozpetek su RaiPlay: emozione, identità e rinascita in un viaggio cinematografico indimenticabile.
Che cosa rende indimenticabile un film? Forse la capacità di farci viaggiare lontano senza muoverci dal divano, o quella di risvegliare emozioni sepolte che non pensavamo più di poter provare. Nel caso di Ferzan Ozpetek, la risposta è un’altra: il cinema, per lui, è una finestra sull’anima. È il racconto di identità in bilico, di amori sussurrati, di nostalgie che bruciano lentamente come incenso in una stanza silenziosa.
Se non hai mai visto un suo film, preparati: non troverai eroi, effetti speciali o trame da thriller mozzafiato. Troverai sentimenti — nudi, intensi, inesorabili. Troverai sguardi, paure, silenzi pieni di significato. E soprattutto, troverai te stesso, frammentato nei volti dei suoi personaggi.
Due dei suoi lavori più intensi sono ora disponibili su RaiPlay: Il bagno turco (1997) e Rosso Istanbul (2017). Il primo è la sua opera prima, il secondo è forse il più intimo, quasi un ritorno a casa, alla ricerca delle proprie radici più profonde. Entrambi raccontano un viaggio. Non turistico, non geografico, ma interiore. Attraversano Istanbul come si attraversa la propria memoria, fatta di odori, luci, ferite e scoperte.
La filmografia di Ozpetek è un mosaico coerente e struggente, in cui ogni tassello parla di identità e appartenenza, di comunità scelte e famiglie ritrovate.
Il suo cinema dell’anima, da Le fate ignoranti a La finestra di fronte, è una carezza malinconica che lascia sempre una traccia. Ozpetek ci parla con immagini evocative, con parole non dette e con quella sua inconfondibile capacità di creare famiglie elettive, dove la fragilità diventa forza condivisa. E ogni volta, ci invita a guardare dentro di noi.
In questo senso, Il bagno turco è un punto di partenza perfetto: un film che parla di risveglio, di scoperta, di rinascita. E Rosso Istanbul ne è il contrappunto maturo, malinconico, quasi crepuscolare. Due facce della stessa anima, due sguardi che ti catturano se sei disposto a rallentare e ad ascoltare.
Il Bagno Turco

Il bagno turco è il film che ha rivelato Ozpetek al mondo. Presentato al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, racconta la storia di Francesco, un architetto romano interpretato da un intenso Alessandro Gassmann, che eredita da una zia sconosciuta un antico hammam a Istanbul.
Parte con l’idea di venderlo, ma la città, la cultura e soprattutto le relazioni che intreccia — in particolare con la famiglia che gestisce il bagno, tra cui spiccano le interpretazioni di Mehmet Günsür, Halil Ergün e Francesca d’Aloja nel ruolo della moglie Marta — lo trasformano profondamente.
È un film sulla scoperta della propria identità, sulla possibilità di rinascere, sul fascino di abbandonare il controllo per farsi attraversare da qualcosa di più autentico.
La regia è già sorprendentemente matura, con una fotografia che trasuda sensualità e poesia. Disponibile su RaiPlay, ha conquistato pubblico e critica con un punteggio del 76% su Google, 6,7 su IMDb e ben l’82% di recensioni positive su Rotten Tomatoes. Una partenza potente, che ha aperto la strada a una carriera straordinaria.
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Rosso Istanbul
Rosso Istanbul, invece, è un’opera più personale, ispirata all’omonimo romanzo dello stesso Ozpetek. Qui il regista torna nella sua Turchia natale, girando in lingua turca e affidandosi a un cast interamente locale, tra cui Halit Ergenc, Nejat Isler e l’immancabile Serra Yilmaz.
Il protagonista è Orhan, uno scrittore che torna a Istanbul dopo vent’anni per aiutare un regista a redigere un’autobiografia. Ma il ritorno nella città d’origine riapre ferite mai sanate e riporta alla luce legami dimenticati. È un film fatto di sospensioni, silenzi e memorie, un racconto più onirico che realistico, dove la città non è solo sfondo, ma personaggio muto e presente.
Disponibile su RaiPlay, ha diviso il pubblico: il punteggio IMDb si ferma a 5,7/10, e il gradimento su Google è del 48%, ma ha comunque ricevuto tre candidature ai Nastri d’Argento e un Ciak d’Oro. Una pellicola da gustare lentamente, in una sera silenziosa, quando sei pronto a lasciarti interrogare.
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