Scopri su Netflix la serie che racconta quattro decenni di amicizia vera tra due donne indimenticabili.

E se l’amicizia fosse l’unico vero amore della nostra vita? È questa la domanda che mi ha accompagnato durante la visione di una delle serie più emozionanti e coinvolgenti che puoi trovare su Netflix: L’estate in cui imparammo a volare, titolo italiano di Firefly Lane, tratta dall’omonimo bestseller del 2008 scritto da Kristin Hannah.

Siamo davanti a un dramma in due stagioni (19 episodi complessivi), distribuito tra il 2021 e il 2023, che scava a fondo nei legami femminili, nella resilienza, nei sogni spezzati e nella capacità di rinascere, sempre. Se hai apprezzato serie come This Is Us o Big Little Lies – Piccole grandi bugie, questa produzione potrebbe davvero conquistarti, grazie a una narrazione non lineare, capace di emozionare e sorprendere in ogni episodio.

Protagoniste assolute sono Katherine Heigl (celebre per Grey’s Anatomy, Molto incinta, 27 volte in bianco) nel ruolo di Tully Hart, e Sarah Chalke (Scrubs, How I Met Your Mother) nei panni di Kate Mularkey. Ma non mancano le versioni adolescenti e bambine dei due personaggi, interpretate con grande intensità da Ali Skovbye, London Robertson e Roan Curtis.

Quello che colpisce subito è l’alchimia tra le due protagoniste, che incarnano due universi opposti: Tully è ambiziosa, brillante, spinta dalla voglia di emergere a qualsiasi costo; Kate è sensibile, più introversa, legata ai valori della famiglia e della stabilità. Due mondi in collisione costante ma uniti da un filo invisibile che li tiene legati per oltre quattro decenni.

L’elemento vincente della serie è proprio il montaggio temporale: non si segue una narrazione cronologica classica, ma ci si muove con agilità tra anni ’70, ’80, ’90 e 2000, tra cotonature, spalline imbottite e tecnologie vintage che evocano con precisione e gusto il passare del tempo. La cura nei costumi e nel trucco è tale da diventare quasi un terzo protagonista silenzioso. Un viaggio nella memoria, in cui anche lo spettatore più giovane può trovare qualcosa di familiare.

"L’estate in cui imparammo a volare” su Netflix
“L’estate in cui imparammo a volare” su Netflix

Ma non è solo una questione di stile: L’estate in cui imparammo a volare è una storia che fa male e scalda il cuore allo stesso tempo. Si ride, si piange, ci si arrabbia, ci si riflette. L’equilibrio tra i momenti leggeri e quelli drammatici è ben costruito, grazie a una sceneggiatura che non ha paura di affrontare temi delicati come il lutto, l’abbandono, la maternità, le ambizioni frustrate e il peso del successo.

Certo, non mancano i momenti più melodrammatici e qualche cliché da soap moderna, ma non stonano mai del tutto, anzi: sono parte del patto emotivo che la serie stabilisce fin dai primi episodi con chi guarda. E proprio grazie a questo equilibrio, Netflix ha saputo attirare un pubblico ampio e variegato, con una forte componente femminile, ma non solo.

La ricezione della critica è stata moderatamente positiva: su IMDb la serie ha una media di 7,4/10, mentre su Rotten Tomatoes il pubblico le assegna un incoraggiante 78% di gradimento. Mentre il popolo di Google non ha dubbi: la percentuale di utenti a cui è piaciuta questa serie TV è del 90%.

Le recensioni degli utenti sono entusiaste: moltissimi parlano di una serie “commovente”, “coinvolgente”, “da binge-watching”. Tra i critici, c’è chi l’ha definita “un racconto nostalgico e autentico di crescita e rinascita”, mentre altri hanno apprezzato “l’intensa chimica tra le protagoniste e la forza dei temi trattati”.

E poi arriva quel momento. Quello in cui una scelta dolorosa, un tradimento inaspettato, infrange un’amicizia che sembrava incrollabile. Da qui in poi, ogni episodio diventa una piccola ferita che si rimargina lentamente, lasciando spazio a una domanda che ti terrà incollato allo schermo: può l’amicizia sopravvivere a tutto, anche all’imperdonabile?

La risposta, forse, la troverai solo guardando questa splendida serie disponibile su Netflix, perfetta per il tuo prossimo fine settimana sul divano, magari con una coperta e una tisana. Perché certe storie non si guardano: si vivono, si sentono, si portano dentro.

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