Questo drammatico su Netflix ti colpirà fin dal primo istante per la sua commovente storia vera. Ti chiede di seguire un bambino che si perde, un uomo che cerca le proprie origini e un cuore che non ha mai smesso di ricordare, anche quando la memoria sembrava averlo tradito.

Ecco una di quelle storie che ti entrano piano, senza fare rumore, e poi restano lì, a lungo, come un nodo in gola difficile da sciogliere. Uscito nel 2016 e diretto da Garth Davis, è tratto dal libro autobiografico “La lunga strada per tornare a casa” di Saroo Brierley, qui interpretato da un intenso e misuratissimo Dev Patel.

Si intitola “Lion – La strada verso casa”, candidato a 6 Oscar, a 5 Golden Globe e 2 BAFTA vinti, coprodotto da The Weinstein Company e Screen Australia. Un’opera che racconta una vicenda reale che attraversa continenti e decenni, ma soprattutto esplora il tema universale dell’identità, ovvero chi siamo davvero, e quanto il nostro passato continua a vivere dentro di noi.

La prima parte del film (gradito per l’84% su Google e Rotten Tomatoes, e valutato 8/10 su IMDb) è ambientata in India e segue il piccolo Saroo (Sunny Pawar, sorprendente per naturalezza), un bimbo di cinque anni che vive in estrema povertà ma circondato dall’affetto della famiglia.

Un errore, una notte sbagliata, un treno preso per gioco: basta pochissimo perché la sua vita venga stravolta. Saroo si ritrova solo, sperduto in una Calcutta enorme e indifferente, dove la sopravvivenza è una lotta quotidiana.

Questa sezione è girata con uno sguardo quasi documentaristico, crudo ma mai compiaciuto, capace di restituire tutta la vulnerabilità dell’infanzia senza scadere nel pietismo. La svolta arriva con l’adozione da parte di una coppia australiana, Sue e John Brierley, interpretati rispettivamente da Nicole Kidman e David Wenham.

La scelta di Sue, donna fragile e determinata, è uno degli elementi emotivi più forti del film: adottare non per colmare un vuoto, ma per offrire un futuro. Kidman (amata in titoli come “Queen of the desert” o “The Hours” regala un’interpretazione trattenuta e profonda, lontana da ogni eccesso melodrammatico.

Nella seconda parte, questo titolo disponibile in streaming su Netflix compie un salto temporale e segue Saroo adulto, ormai perfettamente integrato nella vita australiana. Eppure qualcosa dentro di lui resta irrisolto. Ricordi frammentati, immagini sfocate, sensi di colpa e nostalgia iniziano a emergere con forza, fino a trasformarsi in un’ossessione: ritrovare la famiglia d’origine.

È qui che Dev Patel offre una delle prove più mature della sua carriera, costruendo un personaggio tormentato, silenzioso, spesso incapace di esprimere a parole il proprio dolore.

A questo punto è d’obbligo sottolineare l’incidenza importante della colonna sonora di Dustin O’Halloran, che accompagna il racconto con discrezione, amplificando le emozioni senza guidarle forzatamente.

E non a caso per il film Sia ha composto il noto brano “Never Give Up”, pubblicato come singolo promozionale, e che la colonna sonora è stata candidata per la migliore colonna sonora originale agli Oscar del 2017.

Questo drammatico su Netflix vuole rappresentare soprattutto la storia di un viaggio interiore. Parla di adozione, appartenenza, memoria e del bisogno umano di sapere da dove si viene per capire dove si sta andando. È un film che commuove perché è sincero, perché non cerca scorciatoie emotive e perché affida tutto alla forza del racconto e dei suoi interpreti.

Guardandolo, avrai davanti un’opera delicata e potente, capace di toccare corde profonde senza mai alzare la voce. Una storia profondamente umana che ti ricorda che casa non è solo un luogo sulla mappa, ma può essere anche una ferita, un ricordo, un richiamo che, prima o poi, chiede di essere ascoltato.

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