El Niño è un fenomeno climatico che nasce nel Pacifico tropicale, quando vaste aree dell’oceano diventano più calde del normale e finiscono per modificare anche la circolazione dell’atmosfera. I suoi effetti possono farsi sentire a migliaia di chilometri di distanza, influenzando piogge, temperature e grandi correnti atmosferiche in diverse parti del mondo.
Negli ultimi mesi il fenomeno si è rafforzato e le nuove valutazioni della NOAA indicano la possibilità di un evento molto intenso tra l’autunno e l’inverno 2026-2027. È proprio da qui che nasce la domanda che interessa anche l’Italia: un El Niño così forte può cambiare davvero il nostro inverno?
La risposta è meno semplice di quanto possa sembrare. El Niño può influenzare il clima europeo, ma non permette da solo di stabilire se avremo più caldo, più pioggia o più neve. Tra il Pacifico e l’Italia entrano in gioco l’Atlantico, la NAO, il vortice polare e altri meccanismi atmosferici che possono cambiare completamente lo scenario.
Dal Pacifico all’Italia il percorso è molto lungo
Ed è proprio qui che la questione si complica. El Niño nasce nel Pacifico equatoriale, dove il riscaldamento anomalo delle acque modifica anche il comportamento dell’atmosfera. Da quella zona gli effetti possono propagarsi a migliaia di chilometri di distanza attraverso grandi correnti atmosferiche, influenzando piogge, siccità e temperature in diverse parti del mondo.
In alcune aree, soprattutto lungo il Pacifico e nelle Americhe, il legame tra El Niño e le anomalie climatiche è abbastanza riconoscibile. Quando invece il segnale arriva verso Europa e Mediterraneo, il quadro diventa molto meno lineare. Qui entrano in gioco ciò che accade sull’Atlantico, la posizione delle correnti in quota, la NAO, il vortice polare e altri meccanismi capaci di rafforzare, attenuare o perfino cambiare gli effetti attesi.
Per questo non esiste una formula semplice del tipo “El Niño molto forte uguale inverno molto caldo in Italia”. E nemmeno il contrario: un fenomeno intenso nel Pacifico non significa automaticamente più freddo o più neve sulle nostre regioni.
Cosa accadde con il fortissimo El Niño del 2015-2016
La storia recente lo dimostra bene. Il precedente del 2015-2016, uno degli El Niño più forti mai osservati, non produsse un inverno europeo uniforme: la stagione alternò fasi molto diverse, con correnti atlantiche miti in alcuni periodi e configurazioni differenti nelle settimane successive. È proprio questo il punto: El Niño può spostare gli equilibri, ma non decide da solo come sarà il nostro inverno.
Il precedente aiuta a capire perché bisogna essere prudenti. ECMWF ricorda, infatti, che sull’Europa la risposta atmosferica fu molto meno lineare rispetto ad altre parti del mondo in quanto produsse fasi atmosferiche molto diverse all’interno della stessa stagione.
Nella primavera del 2016, inoltre, vaste aree dell’Europa meridionale e del Mediterraneo registrarono precipitazioni superiori alla norma, favorite da una configurazione che deviò più a sud il percorso delle perturbazioni. In alcune zone dell’Iberia occidentale le piogge raggiunsero circa il 150% dei valori normali.
Quell’esperienza insegna una cosa molto semplice: anche un El Niño eccezionale non scrive da solo il copione dell’inverno europeo.
Più caldo, più pioggia o più neve?
Sono probabilmente le tre domande che interessano maggiormente chi guarda già all’inverno. Sul caldo, El Niño può contribuire ad aumentare le temperature medie globali, ma non significa necessariamente che ogni mese dell’inverno italiano sarà mite. Sulla pioggia esistono collegamenti con il Mediterraneo, ma non abbastanza regolari da poter stabilire ad agosto quali regioni saranno più piovose e in quali settimane.
Ancora più difficile è parlare di neve. Perché nevichi servono contemporaneamente aria fredda, umidità e una perturbazione nella posizione giusta. El Niño può influenzare lo scenario generale, ma non può stabilire mesi prima se nevicherà molto sulle Alpi o sugli Appennini.
Per capire il nostro inverno bisogna guardare anche all’Atlantico
Con l’avvicinarsi dell’inverno diventeranno quindi importanti altri segnali. Uno dei principali è la North Atlantic Oscillation, la cosiddetta NAO, che condiziona il modo in cui le perturbazioni attraversano l’Atlantico e raggiungono l’Europa.
Avrà un ruolo anche il vortice polare, insieme alle condizioni della stratosfera e alle temperature dell’Atlantico. Non occorre conoscere tutti questi meccanismi per comprendere il punto essenziale: El Niño sarà una componente importante del prossimo inverno, non l’unica.
È proprio l’interazione tra questi fenomeni a determinare se l’Europa sarà interessata prevalentemente da correnti miti atlantiche, periodi piovosi, anticicloni persistenti oppure improvvise discese fredde.
Quando sapremo qualcosa di più
Durante settembre e ottobre i modelli stagionali inizieranno a fornire indicazioni progressivamente più interessanti.
Ma anche quelle non saranno previsioni meteorologiche nel senso tradizionale. ECMWF sottolinea che per l’Europa le previsioni stagionali restano particolarmente difficili proprio perché sul continente agiscono contemporaneamente numerosi fattori. Potremo quindi sapere, ad esempio, se aumenta la probabilità di un trimestre più caldo o più piovoso della media. Non potremo invece sapere con mesi di anticipo se a gennaio arriverà una nevicata su una determinata città.
Per adesso sappiamo una cosa importante: El Niño potrebbe diventare molto forte e quindi aumentare la sua capacità di influenzare la circolazione atmosferica globale.
Quello che ancora non sappiamo è come quel segnale proveniente dal Pacifico si combinerà con l’Atlantico e con l’atmosfera europea.
Ed è proprio lì che si deciderà gran parte dell’inverno italiano.
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