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La città non è una giungla di cemento, ma uno zoo umano. Desmond Morris,
"La città non è una giungla di cemento, ma uno zoo umano". Desmond Morris
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Estate ad Avellino ? Venghino, Signori Venghino.

“Questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce. La cultura è una cosa ben diversa.”

La cultura consente all’uomo di decidere cosa sia bene e cosa sia male, consente al cittadino di giudicare l’operato di chi lo amministra, di scegliere che tipo di città vuole e di costruirla, con tavoli lunghi per accoglienze piuttosto che con mura altissime e confini angusti.

Di uscire dalle scatole delle convenzioni imposte e che hanno come scopo unico quello di cancellare il libero arbitrio e renderci condizionabili e sempre più poveri di spirito e di prospettiva.

Che sarà di noi? Siamo noi a deciderlo, ed invece mi appare spesso una domanda piena di rassegnazione, di paura, di astenico menefreghismo.

E ci accontentiamo siano gli altri a vivere la nostra vita, ad arricchirsi , a puntellare le nostre esistenze e quelle delle generazioni future.

La cultura popolare non è quella delle brioches e delle polpette, o delle sagre.

Tanto, infondo serve solo che la gente si distragga per qualche ora, ed il bilancio ce lo approviamo come pare a noi, e siamo sempre noi a calare dall’alto le decisioni che riguardano acqua, spazzatura, spazi pubblici, urbanistica, cultura, salute , istruzione.

Il voto non basta, la democrazia rappresentativa non ci tutela dall’annullamento delle coscienze, dall’annullamento delle nostre volontà e dall’annullamento dei diritti e delle prerogative.

Chi siamo lo decidiamo tutti giorni partecipando, come singoli e nelle formazioni sociali ove si realizza la nostra personalità, alzando il capo quando camminiamo per strada, pretendendo chiarezza e competenza, ricordando a chi gestisce la cosa pubblica che deve agire oltre il proprio personale interesse, che deve agire nell’interesse di una comunità, che deve concorrere a costruirla quella comunità, che deve essere migliore di noi, e dei nostri bassi istinti.

Deve andare oltre il qui ed ora, e ragionare in prospettiva, porre le basi dell’avvenire, ricercare la terra promessa, passare aldilà delle colonne d’Ercole.

Ebbene lo scenario che ci si presenta in questo scorcio torrido d’estate è veramente apocalittico, e non mi riferisco alle cronache internazionali, ma a quelle più gossippare di casa nostra, di questo piccolo angolo di Paese, che ha finito per divenire una periferia nella periferia, senza alcun legame con il resto della regione e del Sud d’Italia.

Sempre più isolati, per assenza di sviluppo economico, figli di una industrializzazione forzosa e forzata, che ha devastato un territorio ed ha lasciato migliaia di famiglie in preda a rabbia e disperazione, ed ora anche per assenza di una progettualità o attrattiva culturale.

Pieni di cubi di cemento colorati senza anima e senza gestione, pieni di palchi da calpestare, e di pietre bianche da cui essere accecati, ma senza un’opera da mettere in scena, senza musica che avvolga le strade e che ci conduca verso l’arcobaleno.

Ci resta il concertone in cui spenderemo tutti i soldi disponibili al momento nel Capitolo Cultura e “l’addore” di fritto da cui farci avvolgere.

Una notte che lascerà solo cartacce e rumore ….nulla che ci riporti a quel sogno di una notte di mezza estate, per assenza di capacità e di competenza, certamente, ma anche e soprattutto per il nostro colpevole silenzio.

Si, siamo ugualmente responsabili, perché abbiamo deciso di rinunciare e ci siamo lasciati guidare dalla “corrente” senza nessuna voglia di opporci, senza nessun amore di bellezza, abituati ormai a sfogare il nostro disappunto con un post, e con un po’ di chiacchiericcio tra comari.

“La cultura ha principalmente lo scopo di far conoscere molte cose. Più cose si conoscono, meno importanza si dà a ciascuna cosa: meno fede, meno fede assoluta. Conoscere molte cose significa giudicarle più liberamente e dunque meglio. Meno cose si conoscono, più si crede che soltanto quelle esistono, soltanto quelle contano, soltanto quelle hanno importanza. Si arriva così al fanatismo, ossia a conoscere una sola cosa e dunque a credere, ad avere fede soltanto in quella”.

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