Scopri questa serie crime italiana su Netflix: una storia di mafia, politica e verità scomode, un mix adrenalinico di noir italiano, scandali reali e fiction.

Sai qual è il vero potere di una grande serie crime? Farti credere che tutto quello che stai guardando non è poi così lontano dalla realtà. Se ancora non hai visto Suburra – La Serie, su Netflix c’è un’occasione da non perdere per recuperare una delle migliori produzioni crime italiane degli ultimi anni.

Non è solo un noir metropolitano. È uno specchio scuro e disturbante della Roma che si muove nell’ombra, quella dei palazzi del potere e degli affari sporchi, delle parrocchie corrotte e dei clan che controllano le strade. Quella che, forse, qualcuno preferirebbe ignorare.

In poche parole, “Suburra” non è solo una fiction. È un pugno allo stomaco con l’estetica del thriller e il ritmo del gangster movie.

Ispirata all’omonimo film del 2015 diretto da Stefano Sollima (sì, lo stesso di “Romanzo Criminale” e “Gomorra – La Serie”) e al romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, Suburra – La Serie è una coproduzione Netflix e Rai che ha fatto scuola. È stata la prima serie originale italiana di Netflix, aprendo la strada a molte altre, ma nessuna – ancora oggi – riesce a restituire con la stessa forza quell’equilibrio così delicato tra fiction e verità.

La storia si muove nel quartiere di Ostia, alle porte della Capitale, e ruota attorno all’assegnazione degli appalti per la costruzione del porto turistico. Un progetto milionario che fa gola a molti: politici corrotti, prelati ambigui, mafiosi di vecchia e nuova scuola. Tutti pronti a spartirsi la torta, senza esclusione di colpi.

Il bello – o forse il brutto – è che tutto nasce da un fatto realmente accaduto: lo scandalo di Mafia Capitale, che nel 2014 fece tremare le istituzioni. E “Suburra” non si limita a prendere spunto. Le dinamiche, i nomi storpiati, le connessioni tra potere e criminalità… sono un chiaro riferimento a quella realtà. Ecco perché guardandola non riesci a staccarti: ogni scena sembra più vera del vero.

Il cast? Da applausi. Alessandro Borghi, nel ruolo di Aureliano Adami, è magnetico e tormentato. Il suo sguardo racconta più delle parole. Giacomo Ferrara, che interpreta il carismatico Spadino, regala una performance sorprendente, fatta di contrasti, rabbia e voglia di riscatto. E poi ci sono Filippo Nigro, Claudia Gerini, Adamo Dionisi (prematuramente scomparso nell’ottobre del 2024) nel ruolo del boss Manfredi Anacleti, Francesco Acquaroli: tutti perfettamente calati nei loro ruoli, tra cinismo, ambiguità e fame di potere.

Adamo Dionisi nel ruolo del boss Manfredi Anacleti  in Suburra - la serie, su Netflix
Adamo Dionisi nel ruolo del boss Manfredi Anacleti.

Tecnicamente, la serie è una perla. Fotografia livida, che alterna i grigi decadenti della periferia romana ai fasti artificiali del potere. Colonna sonora ipnotica, firmata dal duo Piotta & Subsonica. Regia asciutta ma viscerale, curata da Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi.

Tre stagioni, 24 episodi, un arco narrativo che cresce, si contorce e poi esplode. Un crescendo di tensione che porta a un finale all’altezza delle aspettative. E se non ti basta, c’è anche “Suburræterna”, spin-off diretto da Ciro D’Emilio e Alessandro Tonda, che Netflix ha lanciato per proseguire l’eredità di questa epopea criminale.

Il pubblico l’ha adorata. Su Google il punteggio medio degli utenti supera 4.6 su 5, su IMDb si attesta su un ottimo 7.9, mentre su Rotten Tomatoes, pur senza rating ufficiale della critica, la valutazione degli spettatori è entusiasta. Anche la stampa internazionale, dal New York Times a Variety, ha riconosciuto a “Suburra” il merito di aver saputo esportare nel mondo un crime tutto italiano, moderno e potente.

In definitiva, se ami le storie che affondano le mani nella parte più oscura della società, Suburra è la serie che fa per te. Ti sconvolgerà, ti terrà sveglio fino a tarda notte, ma soprattutto ti farà riflettere: quanto di ciò che stiamo vedendo sullo schermo è davvero solo fiction?

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