Una home gallery da 160 metri quadri talmente piena di memoria fotografica che le pareti stesse prendono la parola e raccontano storie. Una passione nata da bambina ma emersa in maniera straripante dopo un viaggio a Bali. Una continua ricerca di attimi da ricordare per sempre, da imprimere su carta fotografica, affinché anche i più piccoli dettagli possano divenire motore di curiosità e meraviglia per l’osservatore.

Così la fotografa partenopea Federica Gioffredi, che ha esposto in sedi illustri come il Maschio Angioino a Napoli, il Palazzo Ducale di Martina Franca, i Giardini Ravino di Ischia e la sede della Treccani a Roma, ci trascina nel suo mondo, un universo affascinante che brulica di passione per la fotografia, vista come strumento di condivisione, di rottura e di ricostruzione, di incanto e di contemplazione.

A parlarci è la sua voce appassionata, ma sono soprattutto i suoi scatti, che nel tempo e in giro per il mondo hanno prodotto una raccolta di grande valore stilistico ed espressivo.

Come nasce la tua passione per la fotografia?

<<Io nasco professionalmente negoziatore di Borsa, attività svolta per tanti anni a Milano – ci spiega Federica Gioffredi – poi un giorno ho deciso di cambiare rotta. Sono partita per Bali per una vacanza e ci sono rimasta ben quattro anni. È lì che ho avuto modo di rallentare e di riflettere. È lì che ho ripreso in mano davvero la macchina fotografica e rimesso in moto una passione che era nata in me da ragazzina, con la prima Olympus regalatami da mio padre – il noto campione del mondo di off-shore, Antonio>>.

Raccontaci come Bali ha influenzato concretamente la tua svolta professionale.

<<Lì tutto era facile. Giravo in motorino per le risaie, in una cultura tanto diversa dalla mia quanto affascinante. Avevo tempo per me, relax, la possibilità di fare molta pratica perché c’era troppa bellezza da poter immortalare. È riemerso tutto ciò che chiedeva solo la possibilità di poterlo fare. E lì, nella pienezza della libertà, ho trovato le condizioni affinché ciò avvenisse>>.

Quando hai sentito che la sola passione poteva trasformarsi in professione?

<<E’ successo con la prima mostra che feci a Martina Franca, in Puglia. Da lì mi sono spostata a Napoli, a Ischia e via con altre importanti destinazioni e prestigiosi progetti. Devo ammettere che i social hanno aiutato molto nella divulgazione, in quanto possono davvero rappresentare uno strumento di condivisione e di conoscenze reciproche>>.

Dal punto di vista stilistico ti esprimi con il bianco e nero. È una scelta che continuerai a portare avanti oppure, come si nota anche nella tua ultima esposizione, inizierai a orientarti anche sul colore?

<<Mi sono sempre espressa in bianco e nero perché amo quel tipo di fotografia, che richiama molto l’opera di Henri Cartier-Bresson. Ma ultimamente mi sto aprendo ai colori, perchè ci sono dei luoghi che hanno bisogno del colore, come con l’ultimo progetto ‘Il Giappone. Equilibrio nel tempo”. Guardando gli scatti si nota la predominanza del rosso, colore che per me richiama quel Paese. E devo ammettere che, proprio nell’alternanza tra fotografica in bianco e nero e fotografia a colori, sono riuscita a far emergere un gioco di contrasti che ben si adegua anche alla mia filosofia di cercare la rottura per far emergere l’essenza>>.

Parliamo appunto della tua ultima esposizione nipponica, che ha trovato spazio nell’archivio del famoso fotoreporter Luciano Ferrara in Via Foria a Napoli. Uno scambio di spazi e di visioni, dal momento che a tua volta hai ospitato nella tua suggestiva home gallery napoletana di Gioffredi al Parco Margherita un’esposizione di storici scatti di Maradona realizzati da Ferrara. Come nasce questa preziosa collaborazione?

<<Tutto ha avuto inizio con la mia collaborazione con l’Archivio Storico del Banco di Napoli per il “Documento monumento – C’arte in fotografia” a cura di Bianca Stranieri. Il quinto numero era sul calcio Napoli e tra le varie foto ce n’era una iconica firmata da Luciano. Da lì abbiamo iniziato a chiacchierare e a scambiare idee, trovando una visione comune di fotografia come spazio di condivisione e di commistione. Mi piace immaginare come la mia identità possa entrare in quella altrui. L’idea di scambiarci gli spazi, di ospitare ed essere ospitati, di far muovere le persone dando loro la possibilità di conoscere e assaporare anche il lavoro di un altro fotografo. Ecco, tutto ciò mi ha esaltato fin da principio e tutt’ora rappresenta la molla che dà la spinta nella giusta direzione ai miei progetti>>.

Foto di Federica Giofffredi
Foto di Federica Giofffredi

A proposito di questo aspetto, quali sono quelli futuri?

<<Andremo avanti con Luciano con questa nostra idea di scambio di spazi e di visioni. L’obiettivo è quello di allargare sempre di più per creare un vero e proprio circuito. In un movimento tra artisti della macchina fotografica sia fisico sia filosofico concettuale. Inoltre sto pensando concretamente di mettere in mostra alcuni dei miei scatti della Thailandia e iniziare a fotografare animali con i propri padroni, perché ritengo possano trasmettere davvero emozioni profonde e sincere>>.

Hai degli scatti preferiti tra quelli tuoi?

<<Devo ammettere che sono molto critica con me stessa e sono una grande perfezionista. Ma sì, ci sono degli scatti che mi sono rimasti particolarmente nel cuore. Il primo è uno fatto durante la storica processione dei “Biancovestiti” a Lauro, essendo riuscita a cogliere l’esatto momento in cui un alito di vento ha gonfiato uno dei cappucci sul capo di un partecipante: una fotografia che ho stampato, tengo esposta a casa e non mi stanca mai. Poi quello di una sedia appesa al davanzale ripresa dal basso, un bianco e nero di bella prospettiva; ancora lo scatto di un’istallazione a Parigi che riprende delle sfere riflettenti da cui si vede il cielo. Infine due foto del Giappone: quella di una geisha di spalle, a colori, e quella di un vecchietto in bianco e nero seduto sulle scale, entrambe secondo me portatrici di un’umanità genuina e reale>>.

Giappone equilibrio nel tempo - Foto Federica Giofffredi
Giappone equilibrio nel tempo – Foto Federica Giofffredi

Quale messaggio vuoi trasmettere con il tuo lavoro fotografico?

<<Preservare la memoria attraverso scatti di istanti di vita da regalare agli altri, che altrimenti andrebbero persi o dimenticati. Nelle fotografie c’è l’essenza della frase “cogli l’attimo”. Oltre a ciò, mi piace contribuire a creare condivisione: il bello della foto è quello di mostrarla, di discuterne, di ammirarla insieme. E sempre in queste direzioni è orientato il mio lavoro che è e resterà sempre la mia più grande passione. Una vera e propria necessità dettata dall’anima>>.

Balls Parigi - Foto Federica Giofffredi
Balls Parigi – Foto Federica Giofffredi

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