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Federico Iadarola
Federico Iadarola
Arte e Cultura

Federico Iadarola, quando la fotografia racconta ed emoziona.

Quello di Federico Iadarola è un universo d’immagini che spazia dai ritratti intensi dei contadini irpini alla magia dei paesaggi alle suggestioni architettoniche.

Il suo è un occhio che scruta e scava nelle linee e nelle atmosfere distillandone l’intimo sentimento, la più nascosta essenza.

Laureato in architettura, Iadarola ha tuttavia seguito le orme paterne e rilevato l’antica bottega di colui che definisce “un mago”, capace di tirare fuori la meraviglia dal gioco della luce e dell’ombra, di comunicare senza “il perimetro costruttivo della parola scritta, descrivere sogni e gridare senza urlare”.

Ha mostrato al pubblico i suoi lavori sin dagli anni ’90 e la sua ricerca continua, animata da una inesauribile passione e dalla costante ricerca dell’intensità e della verità di ogni immagine.

Federico Iadarola, com’è nata la passione per la fotografia?

“Da piccolo trascorrevo molto tempo nello studio fotografico di mio padre, lì agitavo la bacinella dello sviluppo con la luce rossa, costruivo spade con la carta protettiva delle pellicole e accendevo il fuoco con la lente di ingrandimento per i ritocchi, e di tutto ciò ricordo soprattutto gli odori”.

Quali sono i suoi maestri o le sue fonti d’ispirazione?

“Il primo maestro è stato mio padre. A 14 anni ero in grado di leggere la luce correttamente e di utilizzare una Zeiss Ikon 4,5/6 con pellicola 120. Coi libri di fotografia ho conosciuto Bresson, Erwitt, Kertesz, Klein, Weston, Brandt; Man Ray, Newton, Sieff, Avedon, Mapplethorpe, e gli italiani Scianna, Jodice , Ghirri e ognuno di loro è stato, suo malgrado, per me maestro e fonte di ispirazione”.

Quali sono le tecniche che predilige nella realizzazione dell’immagine?

“Non prediligo nessuna tecnica in particolare. Non amo l’utilizzo di luce artefatta. Per me fotografare è sentire: lasciarsi guidare da una luce o da un odore, da un suono o da un sapore. Penso che la fotografia possa essere pure un’esperienza tattile”.

Paesaggio, reportage, ritratto, quali sono le diverse emozioni che le suscitano?

“Quello che cerco, quando decido di fotografare, è la “distanza giusta” dalle cose. Paesaggio, ritratto e reportage avranno sempre un comune denominatore, che è l’anima di chi fotografa, e che sarà sempre riconoscibile per quanto si possano considerare diversi gli ambiti”.

Un episodio divertente e uno commovente dal suo album dei ricordi fotografici.

“Tanti episodi accaduti mi hanno trovato con una macchina fotografica tra le mani. Mi è capitato di fotografare momenti con gli occhi gonfi di lacrime per la loro comicità o per la loro drammaticità”.

Quali sono le mostre o le pubblicazioni più importanti cui ha partecipato?

“Non moltissime ma tutte importantissime per me”.

Oggi la fotografia è ormai completamente digitale, i tempi romantici dell’attesa in camera oscura sono quasi archeologia, ci può essere lo stesso calore nelle immagini, la stessa emozione e possibilità di lavorare i supporti come si faceva un tempo con i chimici e la carta?

“La fotografia non è cambiata affatto, è sempre la stessa. A cambiare è stato il mondo intorno, oggi chi fotografa può avvalersi di tecnologie difficilmente immaginabili qualche decennio fa e per ciò che riguarda i processi di stampa fine-art i risultati  credo che si possano definire apprezzabilissimi.

Il calore e l’emozione, che possono essere propri di una fotografia, rimangono tali a prescindere dall’attrezzo utilizzato per la sua realizzazione”.

A suo avviso c’è abbastanza spazio per la fotografia nella nostra provincia ?

“Personalmente se penso allo “spazio ideale per la fotografia”, penso alla strada con la città dentro e le storie che le persone raccontano. La fotografia per tanti è diventata una vera e propria passione e le passioni hanno bisogno di un loro spazio per crescere ed essere condivise”.

Quali sono gli altri fotografi irpini di cui apprezza il lavoro, a suo avviso c’è una “scuola avellinese” di fotografia? Possiamo eventualmente ricostruirne un po’ la storia?

“Sono tante le belle persone che ho il piacere di conoscere e che stimo che fanno fotografia . Tanti miei amici fotografano e se dicessi di uno piuttosto che di un altro, commetterei un torto”.

Giovani e fotografia, se ne vedono tanti in giro con le reflex, c’è desiderio di imparare la tecnica oppure prevale l’approccio “istintivo” all’immagine?

“I giovani sono il futuro e l’unica speranza per nuove immaginazioni”.

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