fbpx
Giovanni Allevi
Giovanni Allevi
Arte e Cultura Blogger

A me Giovanni Allevi, proprio non scende giù.

Certo nessuno potrà scalfire il potere acquisito da Allevi, perché è l’espressione di un’epoca, ma consentiteci di fare alcune considerazioni sul concerto avellinese del 30 dicembre 2016.

Giovanni Allevi in concerto
Giovanni Allevi in concerto

“Ho sentito la necessità di scrivere e affermare una nuova musica classica
contemporanea, che prenda le distanze
dalle correnti precedenti già consolidate e recuperi
un’inedita sensibilità europea.
Questo lavoro porterà alla ribalta una figura ormai
completamente sconosciuta all’immaginario collettivo:
il compositore puro
”.

Parla di sé così il pianista e compositore che arriverà a calcare le pietre del nostro corso, nell’ambito della manifestazione Expost, il 30 dicembre 2016 .

Non nuovo certamente al pubblico, sarebbe interessante sapere negli anni in cui è stato ospite del Teatro Carlo Gesualdo, per presentare i suoi prodotti discografici quanta gente sia accorsa per assistere al suo show.

Non me ne voglia nessuno, a me Allevi, proprio non scende giù perché porta con se tutto un mondo musicale e pseudo artistico che negli ultimi anni ha intossicato il nostro Paese.

Non è una questione di gusti o di scelte, ma della oggettiva valutazione di quello che ci troviamo di fronte.

Non è l’antica arte del lamentarsi,ma semplicemente è la volontà di chi vive la realtà culturale della propria città attivamente ed altrettanto attivamente  quella del proprio paese,  di sperare che si possa offrire qualcosa di più e di meglio alle nuove generazioni.

Affinché si esca dallo scenario dell’intrattenimento, mascherato da panni di finta qualità.

Ma come, penseranno i selezionatori “vi diamo un piano ed una orchestra, abbiamo scansato l’artista poppettaro e pure vi lamentate? Ma siete degli ingrati”.

Eh no, non è così semplice e riduttivo, non è il commento da social che qualcuno sbeffeggia, quello di cui parliamo, è altro, è il modo di vivere le relazioni culturali, è la volontà di creare un calderone unico che non ha alcun filo rosso tra i suoi elementi.

Per cui accanto alla casuppola di natale, vedi e scorgi il cannolo siciliano,l’aspirapolvere, la ceramica di produzione industriale, le lucine colorate che seppur belle sono completamente non collegate al resto dell’addobbo,  e poi i concerti di giovani artisti classici a cui nessuno fa pubblicità ed alla fine, da ultimo il grande nome di richiamo a due giorni dalla fine dell’anno.

Così proprio non va e continua a non andare, perché manca a monte un’idea di cultura chiara e precisa, un progetto che investa Avellino per 365 giorni all’anno e di cui qualcuno si assuma la responsabilità piena e di cui poi debba dar conto la politica che lo ha selezionato, dei criteri, delle motivazioni e degli effetti sulla comunità.

Poi naturalmente potrà piacere o non  piacere, ma deve lasciare un solco nel quale seminare per il futuro.

Mica qualcuno conosceva Danilo Rea ed il suo Doctor three quando nel 2007 arrivò ad Avellino in una piazza del popolo gremita e festante, eppure anche quella fu una scommessa precisa.

Riportare il cinema e le sue musiche tra la gente con grandissimi compositori ed esecutori, creare un percorso in cui la gente potesse riconoscersi.

La comunità ballava impazzita ascoltando Bregovic ed era in silenzio dinanzi al Premio Oscar Bacalov, che però sapeva suonare un pianoforte.

Ebbene quell’evento organizzato per mesi aveva in quel momento storico raggiunto un obiettivo, fu studiato, mediato e calcolato. 400 artisti ed i soldi spesi rendicontati.

Ecco la cultura è un investimento e necessità di pensiero e riflessione e di un lavoro durissimo per evitare gli speculatori dell’ultima ora.

Quando Allevi cominciò vorticosamente a fare la sua comparsa pensai che in realtà con il suo modo semplicistico di fare musica potesse avvicinare i giovani ad un certo tipo di musica, perché ormai la MUSICA non si studia più, non la si ascolta che fugacemente nelle radio e che in fondo quello che ascoltiamo è il frutto delle imposizioni che le major discografiche impongono.

Insomma nessuno potrà scalfire il potere acquisito da Giovanni Allevi, perché è l’espressione di un’epoca, la nostra nella quale non si educa alla costruzione del bello, perché il bello è rivoluzionario ma soprattutto rende liberi e pensanti e poi i forconi sono dietro l’angolo.

Il populismo dilaga anche in Politica e forse non è un male, ci restituisce una società narcisistica sulla quale intervenire velocemente prima che sia smarrito il senso di collettività e comunità, sta a noi rimboccarci le maniche e lavorare per la costruzione di una società diversa, di una città diversa, di un agorà nella quale respirare atmosfere diverse e culture e passaggi diversi e chissà che un giorno non troppo lontano in piazza il 31 dicembre possa esserci seduto Keith Jarrett, perché in fondo a noi manca la possibilità di scegliere liberamente e criticamente.

Non toglieteci nel 2017 la possibilità di sognare un cambiamento possibile.

E mentre Malcom x affermava che “Nessuno può darti la libertà. Nessuno può darti l’uguaglianza o la giustizia o qualsiasi altra cosa. Se sei un uomo, te le prendi”  Kant diceva “Non cercare il favore della moltitudine: raramente esso si ottiene con mezzi leciti e onesti. Cerca piuttosto l’approvazione dei pochi; ma non contare le voci, soppesale.” 

Un felice anno nuovo a tutti voi

Spot

Spot

Spot