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Graziella di Grezia
Graziella di Grezia
Salute e Benessere

Graziella di Grezia: come prevenire il Tumore al Seno.

Si può morire di cancro alla mammella nel 2018? Cosa è importante sapere in merito a questa neoplasia? Ne abbiamo discusso con la dottoressa Graziella Di Grezia, tra certezze e falsi miti.

Parlare di cancro alla mammella significa parlare della prima causa di morte per tumore nelle donne.

Un argomento del quale l’informazione non è mai abbastanza. Un tema per cui la prevenzione è sempre un’arma vincente.

Una malattia che, rispetto al passato, miete sempre meno vittime grazie ai programmi di screening oggi adottati ma che, nonostante tutto, continua a fare paura in quanto neoplasia con incidenza più frequente in assoluto nella popolazione femminile.

A tal proposito abbiamo ascoltato la dottoressa Graziella Di Grezia, radiologo senologo dell’Ospedale “G. Criscuoli” di Sant’Angelo dei Lombardi (Av), con la quale approfondiamo prima di tutto il discorso relativo ai dati epidemiologici relativi.

<<Ad oggi la mortalità in Italia è stata quantificata intorno al 2.5%, ossia nella vita teorica di 33 donne, una di queste morirà di cancro della mammella, trend in riduzione grazie ai programmi di screening oggi sempre più diffusi. Questo perché il cancro della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne; rappresenta il 29% di tutti i cancri. Ogni anno in Europa vengono diagnosticati 464.000 casi, circa 50.000 solo in Italia, con una prevalenza (i casi di neoplasia presenti in una popolazione indipendentemente dal momento in cui questi sono stati diagnosticati) decisamente inferiore nel Sud Italia, rispetto al resto della Nazione>>.

Che correlazione esiste tra età anagrafica e incidenza della malattia?

<<L’incidenza aumenta progressivamente con l’età ed è aumentata drasticamente nell’ultimo secolo. Nel corso degli ultimi anni, in particolare, si è registrato un incremento dell’incidenza nella fascia di età più giovane, ossia <49 anni, una riduzione nelle donne di età compresa tra 50 e 69 anni e una stabilità nelle donne anziane>>.

Che speranza di sopravvivenza c’è a oggi a una diagnosi di tumore alla mammella?

<<Se è vero che di cancro della mammella purtroppo ancora si muore, è anche vero che i livelli di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi sono intorno all’87%, questo grazie all’anticipazione diagnostica e alla maggior applicazione di protocolli terapeutici personalizzati. Purtroppo, nonostante l’incremento generale della sopravvivenza, è presente in Italia uno svantaggio per le donne residenti nel Sud Italia, in cui il tasso scende all’81%>>.

Riusciamo a tracciarne possibili cause?

<<Purtroppo la scarsa aderenza a programmi di screening e il basso numero di senologie cliniche nel Sud Italia determinano spesso un disordine organizzativo nella prevenzione del cancro della mammella con conseguente ritardo diagnostico o sovra diagnosi e sovratrattamento, spesso anche di patologia benigna. Tutto ciò è evitabile grazie alla formazione di personale dedicato, in primis del radiologo senologo, figura centrale nella diagnostica precoce, affiancato da personale tecnico, infermieristico e amministrativo che può curare gli aspetti di accoglienza e di gestione della paziente nelle varie fasi e nei livelli diagnostici>>.

Qual è la figura medica di riferimento relativamente alla prevenzione e ai controlli della mammella?

<<E’ il radiologo senologo a dover tenere in carico la donna in merito a questo argomento, a partire dalle visite di routine di controllo fino alle diagnosi. La gestione delle varie metodiche (clinica, mammografica, ecografica, di Risonanza Magnetica e di interventistica) da parte di un unico medico, infatti, consentono di giungere alla diagnosi con elevata accuratezza, evitando dispersione e confusione di dati e consentendo, ove necessario una corretta pianificazione chirurgica e terapeutica in senso lato, ove necessaria. Pertanto, la diagnosi va gestita esclusivamente dal radiologo, così come la presenza del chirurgo va limitata alla sola fase terapeutica e non diagnostica, come purtroppo accade ancora>>.

Parliamo di alcuni falsi miti che ruotano attorno al tumore al seno e che spesso mettono in confusione la donna, portandole magari uno stato di ansia non dovuta oppure una tranquillità che invece può nascondere campanelli d’allarme.

Ecco alcuni “vero o falso” del tumore alla mammella ai quali la dottoressa Graziella Di Grezia ci fornisce risposta e argomentazione.

  • Il dolore al seno è un sintomo di tumore alla mammella ?

<<No, se  il cancro fosse sintomatico, in termini di dolore, avremmo un’arma in più per identificarlo precocemente. Il cancro non fa mai male, anche quando particolarmente esteso. Può concomitare una algia mammaria legata a fattori ormonali, ma assolutamente indipendente dalla presenza di una neoplasia>>.

  • L’uso di deodoranti o la depilazione ascellare aumenta il rischio ?

<<No. I deodoranti possono determinare una infiammazione dei linfonodi ascellari, ma non incrementano il rischio di sviluppare un cancro della mammella. Alcuni di essi sono più aggressivi e possono generare fastidio, ma non esiste una correlazione come fattore di rischio>>.

  • L’utilizzo di reggiseni con ferretto aumenta il rischio ?

<<No, rappresenta soltanto un fattore di rischio per episodi infiammatori anche importanti; per questo ne andrebbe evitato un utilizzo costante. È anche la principale causa di dolore alla mammella, soprattutto nelle donne giovani con mammelle dense>>.

  • Le protesi estetiche aumentano il rischio ?

<<La mastoplastica additiva, oggi sempre più diffusa anche in età piuttosto bassa (già intorno ai 18 anni) non rappresenta un rischio di sviluppare un cancro della mammella. Purtroppo la presenza di un corpo estraneo talvolta anche piuttosto voluminoso, può ritardare la diagnosi oncologica in quanto la ghiandola risulta più difficile da studiare>>.

  • Il volume del seno ha una incidenza sul rischio ?

<<Una mammella grande non è una mammella a rischio. Piuttosto, la densità mammaria rappresenta un fattore di rischio indipendente, in relazione ad elevato tasso ormonale, come dimostrato da studi in pazienti con prolungata terapia ormonale sostitutiva in menopausa>>.

  • L’allattamento al seno e la gravidanza riducono il rischio ?

<<A prescindere dal valore inestimabile dell’allattamento, esiste una lieve riduzione di rischio nelle donne che hanno allattato, ma questo non esenta le donne dai controlli regolari periodici. I cancri diagnosticati in gravidanza, al contrario, sono spesso in uno stadio più avanzato rispetto a quello diagnosticati nelle donne non in attesa e spesso la diagnosi è tardiva per la focalizzazione della paziente sulla gestione della donna e del nascituro>>.

  • L’autopalpazione senza sospetti esclude il controllo specialistico ?

<<Assolutamente no. L’autopalpazione rappresenta soltanto un modo per conoscere la propria mammella, ma così come la visita senologica isolata, nel 2018 non ha valore se non accompagnata da indagini diagnostiche periodiche>>.

  • La prevenzione del tumore alla mammella prevede un controllo annuale ?

<<Tutte le donne a partire dai 30 anni dovrebbero sottoporsi a un controllo clinico-ecografico annuale e dopo i 40 anni un esame clinico-mammografico ed ecografico, preferibilmente contestuali ed eseguite dal radiologo senologo. Fanno eccezione a questa regola donne operate, con elevato rischio eredo-familiare in cui i profili di prevenzione o follow-up sono personalizzati>>.

  • Il tumore al seno è solo femminile ?

<<No, esiste il cancro della mammella nell’uomo ed è anche piuttosto subdolo e aggressivo. Si verifica spesso in pazienti in terapia ormonale per patologia prostatica anche benigna o patologia epatica. Di frequente la diagnosi è tardiva e la prognosi infausta>>.

Leggi anche  

Riferimenti bibliografici: I numeri del Cancro in Italia – 2016. . AIOM/AIRTUM ;  www.demo.istat.it

Claudia Mercaldo

Claudia Mercaldo

Giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione presso l'Università di Torino, collabora da diversi anni con Agendaonline.it

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