Scopri l’autore Paolo Cognetti e cinque dei suoi libri più interessanti, a partire dal famosissimo “Le otto montagne”, Premio Strega nel 2017.

Stai cercando un bel romanzo contemporaneo che tocchi le corde della sensibilità in maniera leggera e piacevole? Ti piacciono le storie ambientate tra i boschi e a contatto con la natura più autentica e selvaggia? se non conosci ancora lo scrittore Paolo Cognetti, è arrivato il momento di scoprire questo autore italiano

Una personalità eclettica quella dello scrittore milanese classe 1978, autore di romanzi di grande successo, appassionanti e ricchi di spunti per chi ama le storie autentiche dalla penna raffinata. Prima matematico e alpinista, poi legato al cinema indipendente meneghino come autore di documentari e corti.

Da sempre grande appassionato di viaggi. È con il film “L’attimo fuggente” che decide di dedicarsi in maniera più totalizzante alla scrittura, cercando in lungo e il largo il suo personale “Capitano”, rintracciato infine nello scrittore statunitense Raymond Carver.

Nel 2004 arriva la pubblicazione del suo primo racconto per Minimum fax, intitolato “Manuale per ragazze di successo” per arrivare poi alla consacrazione vera e propria nel 2017 grazie alla vittoria del Premio Strega con l’acclamato Le otto montagne”, diventato 5 anni dopo una strepitosa trasposizione cinematografica con Luca Marinelli, Alessandro Borghi e Filippo Timi.

Attualmente Paolo Cognetti si divide tra le grandi città e una baita a duemila metri, forte della sua sempre intensa passione per la montagna e per le sfide nella natura.

La montagna mi ha insegnato a stare da solo, nonostante sia una dimensione che ancora mi rimane difficile. Credo che stare da soli sia la cosa che sappiamo fare di meno. Lavoriamo, comunichiamo, ci muoviamo in un ambiente complesso come la città, ma ci è difficile vivere il silenzio, il vuoto” (da Vanity Fair).

Ecco 5 libri di Paolo Cognetti che vale assolutamente la pena scoprire.

Sofia si veste sempre di nero

Lo sai che cos’è la nascita? È una nave che parte per la guerra”.

Finalista del Premio Strega nel 2013, il romanzo “Sofia si veste sempre di nero” rappresenta l’universo femminile con empatia e intensità. Si compone di dieci racconti autonomi che vedono una donna protagonista assoluta, attraverso tre decenni di storia personale.

A partire dalla sua infanzia in una famiglia borghese solo all’apparenza sana e priva di turbolenze, fino alla fase della maturità con i primi bilanci di un’esistenza di per sé molto inquieta.

Molto interessante come titolo, perché riesce a unire fluidità e leggerezza della scrittura alla profondità di pensiero e psicologica, sempre con una penna puntuale ed efficace.

Una storia che, attraverso scoperte e autoanalisi, conduce la protagonista a ricercare faticosamente il suo senso nella vita.

Le otto montagne

Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”.

Si può dire che abbia cominciato a scrivere questa storia quand’ero bambino, perché è una storia che mi appartiene quanto mi appartengono i miei stessi ricordi. In questi anni, quando mi chiedevano di cosa parla, rispondevo sempre: di due amici e una montagna. Sí, parla proprio di questo”.

Con queste parole Paolo Cognetti parla del suo libro best seller, Premio Strega 2017.

Un volume che lo ha reso noto al grande pubblico e celebre anche tra gli amanti dei bei film d’autore, grazie all’omonimo film che ne è derivato.

Questo romanzo narra la storia di amicizia tra due ragazzi, poi divenuti adulti, tanto diversi ma tanto uguali, attraverso un percorso spirituale ricco di avventure.

Pietro vive in città, è solitario e scontroso, ma trascorre le estati in montagna, dove conosce il coetaneo Bruno, che lì vive e lavora occupandosi del pascolo delle mucche.

Il loro rapporto sullo sfondo dei paesaggi montuosi è destinato a evolversi, ognuno alla scoperta di sé e dell’altro.

Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya

Alla fine ci sono andato davvero, in Himalaya. Non per scalare le cime, come sognavo da bambino, ma per esplorare le valli. Volevo vedere se da qualche parte nel mondo esiste ancora una montagna integra, vederla coi miei occhi prima che scompaia. Sono partito dalle Alpi abbandonate e urbanizzate e sono finito nel piú remoto angolo di Nepal, un piccolo Tibet che sopravvive all’ombra di quello grande e ormai perduto. Ho camminato per 300 chilometri e superato 8 passi oltre i 5000 metri, senza raggiungere nessuna cima. Mi accompagnavano un libro di culto, un cane incontrato lungo la strada, alcuni amici: al ritorno mi sono rimasti gli amici”.

Il saggio “Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya” vuole rappresentare una sorta di volume a metà strada tra il taccuino di viaggio e il racconto illustrato frutto di esperienze personali.

Molto dettagliato e sincero, come solo un testo corrispondente a vita vissuta può essere, questo libro pone davanti all’interrogativo di vivere una montagna sapendo già di non conquistarne la cima. Il gigante è l’Himalaya, un luogo in cui è impossibile addentrarsi alla leggera.

Si tratta di una montagna molto lontana dalla visione più consueta di monte: per affrontarlo serve una spedizione vera e propria, con guide, tutto l’occorrente, un campo da montare ogni sera e smontare ogni mattina, e soprattutto buoni compagni di viaggio.

Ecco la descrizione di un viaggio speciale, quello che Paolo Cognetti intraprende sul finire del suo quarantesimo anno, tra riflessioni profonde e solide consapevolezze.

La felicità del lupo

Silvia rise. E di cosa sa gennaio? Di cosa sapeva gennaio? Fumo di stufa. Prati secchi e gelati in attesa della neve. Il corpo nudo di una ragazza dopo una lunga solitudine. Sapeva di miracolo”.

Un racconto sulle persone che vivono la montagna, che lì sono nate o lavorano con dedizione e fatica ma anche con passione.

Quella narrata in questo romanzo non è la montagna idealizzata dal turista, ma quella vera e viva tutti i giorni dell’anno. I personaggi sono persone un po’ eccentriche, che hanno scelto quei luoghi inseguendo un’idea di felicità che secondo loro è più vicina a torrenti e foreste rispetto alle infinite possibilità di una città. La storia segue cosa succede a Fausto e Silvia a Fontana Fredda in pieno inverno.

Sullo sfondo, la felicità del lupo: una felicità irrequieta, quella che può derivare dal mito de “Il richiamo della foresta”. L’uomo che ritorna alla sua essenza selvatica per rendersi più autentico e, forse, più felice.

Giù nella valle

Lo sai cosa vorrei, invece? Un bell’abbraccio da mio fratello. O anche fare a pugni, scegli tu. Ma qualcosa di vero”.

La trama del romanzo “Giù nella valle” si sviluppa attraverso amori, nel presente e nel futuro, tra sogni e delusioni, tra il legame con la terra e il costante trasporto verso luoghi lontani. Le atmosfere sono sempre quelle dei boschi, con le loro autentiche vibrazioni alla ricerca dell’umanità e del valore della natura.

Ci sono due fratelli, Luigi e Alfredo, il primo guardia forestale, nato e cresciuto in Valsesia e sposato con la milanese Elisabetta, incinta di una bimba, e Alfredo, il minore, boscaiolo tornato dopo sette anni dal Canada per liberarsi dai legami familiari.

Tra le loro vite scorre un continuo confronto-scontro, che si intreccia nelle dicotomie uomo-donna, maschile-femminile, padre-figlio, buio-luce, vita-morte, nascita-abbandono.

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