Scopri i 5 libri più amati di Paolo Giordano, autore di grande successo italiano. Un viaggio tra romanzi drammatici e intensi.
Stai cercando un bel libro contemporaneo italiano di un autore molto conosciuto e apprezzato? Ti piacciono i romanzi drammatici, pieni di profondità e di emozioni? Ecco cinque dei titoli più amati di Paolo Giordano.
Nato a Torino nel 1982, Paolo Giordano si è laureato in fisica nel 2007 e ha poi intrapreso il dottorato di ricerca preso l’Università degli Studi di Torino. Ha brillantemente esordito nel mondo della narrativa nel 2008 con il grande successo “La solitudine dei numeri primi”, un romanzo che si è aggiudicato il premio Campiello opera prima e il premio Strega 2008.
Molto produttivo a livello letterario, Paolo Giordano ha anche scritto per il teatro (“Galois e Fine pena: ora”) e collabora tra l’altro con il Corriere della Sera e Vanity Fair. Per l’acutezza e l’originale capacità di analisi e trasfigurazione della realtà espressa nei suoi romanzi, rappresenta un autore particolarmente amato sia in Italia, sia all’estero.
La passione di Giordano per la scrittura, originata sotto forma di gesto creativo complementare a un approccio matematico al mondo, si è trasformata in mestiere anche grazie all’affinamento delle tecniche di scrittura presso la celebre scuola Holden.
I romanzi più famosi di Paolo Giordano
La solitudine dei numeri primi
“Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto”.
Questo è il romanzo di Paolo Giordano, travolto da un successo straripante, che l’ha decretato il più giovane autore a vincere il premio Strega. Tradotto in quindici Paesi, è stato adattato per il cinema nel 2010 per la regia di Saverio Costanzo e presentato in concorso alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
La giovinezza e il delicato passaggio all’età adulta, in costante bilico tra spensieratezza e necessità di ritagliarsi il proprio posto nel mondo, è al centro della narrazione.
Protagonisti della storia sono due ragazzini torinesi, Alice Della Rocca e Mattia Balossino, le cui vite si intrecciano a causa di vicende traumatiche che ne hanno segnato l’infanzia.
Proprio come due numeri primi gemelli, che sono solitari in quanto divisibili solo per 1 e per sé stessi, e allo stesso tempo vicinissimi perché separati l’uno dall’altro da un solo numero, Alice e Mattia convergono l’una verso l’altro, attratti dal la forza di un passato terribile, ma non riescono mai a unirsi in quanto divisi da una ferita incancellabile.
Il corpo umano
“Negli anni successivi alla missione, ognuno dei ragazzi s’impegnò a rendere la propria vita irriconoscibile – finché i ricordi di quell’altra, dell’esistenza di prima, non si macchiarono di una luce fasulla, artificiale, ed essi stessi non si convinsero che niente di quello che era accaduto fosse accaduto realmente, o per lo meno, non a loro”.
Un romanzo che parla di guerra, incentrato sulla guerra vista nelle sue innumerevole inclinazioni. C’è prima di tutto la guerra combattuta al fronte, in questo caso quella in Afghanistan; poi c’è la guerra provocata dalla rabbia contro se stessi, tanto invisibile quanto pericolosa; infine c’è la guerra meno evidente ma pur sempre dolorosa e presente tra le persone, quella dei rapporti affettivi e familiari.
In questo scritto di Paolo Giordano c’è un monito: quello di ricordarsi cosa significa essere umani. Gli orrori descritti dal conflitto sono capaci di lasciare tracce tremende e incancellabili nella mente di chi li vive. La sua narrazione sempre molto reale e avvincente riesce a sedurre il lettore, trasportandolo nella psicologia dei personaggi con cui risulta semplice empatizzare.
Nello specifico, il romanzo racconta di un plotone di italiani in missione in una valle desertica in Afganistan. Ognuno di loro ha lasciato un contesto personale problematico: una madre apprensiva, una giovane fidanzata, un figlio in arrivo o importanti problemi familiari.
Quando saranno costretti ad addentrarsi in territorio nemico, ognuno dei protagonisti di questo romanzo corale deve fare i conti con ciò che ha lasciato in sospeso in Patria.
Divorare il cielo
“I prossimi vent’anni li passeranno insieme nella masseria lì accanto, a seminare, raccogliere, distruggere, alla pazza ricerca di un fuoco che li tenga accesi”.
Di nuovo un romanzo che racconta la giovinezza e il passaggio all’età adulta. Al centro del libro c’è una masseria pugliese immersa negli ulivi, un luogo che cambia al procedere del romanzo, in ogni fase della vita di un gruppo di ragazzini.
A raccontare tutto è una voce femminile, quella di Teresa, torinese, che trascorre le estati in quella casa della nonna. Una notte sente dei rumori e vede tre ragazzi che fanno il bagno nella sua piscina di nascosto. Da questo nasce sia un’amicizia che li legherà, sia il primo grande amore di Teresa e l’unico per tanti anni.
La ragazza racconta di sé e di questi ragazzi, in una masseria che diventa quasi una comunità. La nostalgia della fede, intensa nel senso ampio, è il cuore del romanzo. Che nasce dal desiderio di un’idea assoluta, di una chiave che possa svelare il mondo, che renda leggibile la realtà complicata della contemporaneità.
La costante nostalgia condiziona le scelte dei protagonisti di questo romanzo che, insoddisfatti, cercano di piantare le loro radici da qualche parte per farle crescere. Un romanzo sul bisogno umano di trasgredire, e tuttavia di appartenere sempre a qualcosa o a qualcuno. Una generazione assetata di senso, che conosce tutto e nonostante ciò non si riconosce in niente.
Nel contagio
“Non ho paura di ammalarmi. Di cosa allora? Di tutto quello che il contagio può cambiare. Di scoprire che l’impalcatura della civiltà che conosco è un castello di carte. Ho paura dell’azzeramento, ma anche del suo contrario: che la paura passi invano, senza lasciarsi dietro un cambiamento”.
Per chi ama i saggi di attualità, ecco quello che nasce in concomitanza con l’emergenza Covid-19. In questo libro, Paolo Giordano mette nero su bianco il concetto principale che emerge in una situazione di contagio grave come quella: l’umanità come un organismo unico. In emergenze del genere, le persone diventano parte effettiva di un tutto. E, in quello stato, la mancanza di solidarietà è prima di tutto un difetto d’immaginazione.
In un mondo connesso in maniera indistricabile, il contenimento di un fenomeno diventa molto più difficile se non impossibile. La sicurezza sanitaria in ogni parte del mondo diventa vicina a ognuno, ovunque si trovi. Un modo per ripensare insieme alla globalizzazione e alla cooperazione. L’autore trova i concetti per ragionare e per tenere a bada l’angoscia, sua e dei lettori; riflette sulle nuove abitudini a cui si è costretti e sui piaceri che si sono dovuti abbandonare; cerca di comprendere le paure e il dolore davanti all’intruso che ha fatto saltare modelli di comportamento e relazioni.
Per non dimenticare quello che è stato. “Proprio come Sigmund Freud annotava i suoi sogni appena sveglio, prima che sparissero, così Paolo Giordano ha cercato di documentare in tempo reale la sua esperienza della pandemia”. (The New York Times).
Tasmania
“Se proprio dovessi, sceglierei la Tasmania. Non è troppo piccola ma è comunque un’isola, quindi facile da difendere. Perché ci sarà da difendersi, mi creda”.
Il libro nasce nella coda della pandemia, ancora immerso nella sensazione dell’enormità di ciò che era successo. La Tasmania rappresenta un po’ la via di salvezza, ma non ne esiste una sola per ognuno. L’umanità è sempre in bilico tra minacce globali e problematiche personali, vivendo il tutto amplificato anche per opera dell’iperconnessione. Il modo in cui si influenzano a vicenda la sfera personale e quella globale è il centro di questo racconto.
Il libro parla infatti di disorientamento su un futuro che non è sempre una conseguenza coerente di quello che le persone conoscono, in prospettiva all’apocalisse imminente. Cos’è poi l’apocalisse? Per l’autore diventa quasi un dato di fatto senza enfatizzazione, cercando di vivere nuove occasioni anche in un tempo così preoccupante.
Un romanzo che parla di futuro, tempo temuto e desiderato insieme, in una riflessione profonda tra quello che non si avrà mai, quello che si può cambiare e quello che si vuole costruire.
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