Il potere non mostra sempre il suo volto più violento. A volte entra nelle stanze attraverso una promessa, un matrimonio, una carriera, una firma attesa da tutti. In questi film disponibili su Netflix, la conquista di un posto nel mondo diventa una prova interiore. Il filo comune passa da corti reali, salotti borghesi e palazzi istituzionali. Cambiano i secoli e i paesaggi, ma resta lo stesso nodo: quanto costa scegliere quando amore, ambizione e responsabilità non possono più convivere. Potere, coscienza e destino si inseguono in racconti adulti, eleganti, segnati da personaggi che sembrano avere tutto davanti e invece scoprono presto di dover pagare qualcosa.
“L’altra donna del re”
“L’altra donna del re” porta lo spettatore nella corte inglese del XVI secolo, là dove la storia privata delle sorelle Anna e Maria Bolena si intreccia con il desiderio di potere della famiglia e con la figura imprevedibile di Enrico VIII. Il film, diretto da Justin Chadwick, nasce dal romanzo di Philippa Gregory e trasforma la vicenda Tudor in un dramma storico dominato da rivalità, seduzione e calcolo politico.
La trama si muove intorno a due donne spinte dentro un gioco più grande di loro. Natalie Portman dà ad Anna Bolena un’energia tagliente, ambiziosa, quasi febbrile; Scarlett Johansson costruisce invece una Maria Bolena più vulnerabile, attraversata da sentimenti e paura. Tra loro, Eric Bana interpreta un Enrico VIII magnetico e crudele, presenza capace di trasformare ogni desiderio in minaccia.
L’atmosfera è quella del melodramma di corte, con abiti sontuosi, stanze chiuse, sguardi trattenuti e decisioni che non appartengono mai davvero solo ai personaggi. La forza del film sta nel raccontare la storia come una macchina di pressione: l’amore diventa strategia, la famiglia diventa interesse, il corpo femminile diventa terreno politico. E il destino, quando entra a corte, non concede quasi mai una seconda possibilità.
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“Pietro il fortunato”
“Pietro il fortunato” cambia scenario e conduce nella Danimarca dell’ascesa sociale, dove un giovane ingegnere lascia le proprie origini umili per inseguire successo, ricchezza e riconoscimento nell’élite di Copenaghen. Il film del 2018 è diretto da Bille August ed è tratto dal romanzo di Henrik Pontoppidan, autore danese premio Nobel, con Esben Smed, Katrine Greis-Rosenthal e Benjamin Kitter tra i protagonisti.
Il protagonista è un uomo brillante ma irrisolto. Vuole liberarsi dal peso della famiglia, dalla religione, dalla provincia, da tutto ciò che percepisce come limite. Esben Smed restituisce a Pietro una miscela intensa di talento, orgoglio e inquietudine, mentre Katrine Greis-Rosenthal introduce nel racconto una figura femminile che non è solo presenza sentimentale, ma misura morale del suo cammino.
Il film ha il respiro ampio del dramma storico europeo: tempi distesi, conflitti interiori, paesaggi che diventano specchio dell’anima. L’ambizione non viene raccontata come semplice desiderio di successo, ma come forza che può emancipare e distruggere nello stesso movimento. Ogni passo verso l’alto allontana Pietro da qualcosa di essenziale, fino a trasformare la fortuna in una domanda più amara: cosa resta quando si conquista il mondo ma si smarrisce se stessi.
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“La Grazia”
“La Grazia”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, porta il tema del potere dentro una dimensione contemporanea e morale. Paolo Sorrentino costruisce il ritratto immaginario di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica Italiana ormai vicino alla fine del mandato, chiamato a misurarsi con decisioni che toccano legge, fede, responsabilità pubblica e coscienza privata. Il film vede Toni Servillo al centro del racconto, accanto ad Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Orlando Cinque e Milvia Marigliano.
La vicenda si concentra su un uomo abituato al rigore, al controllo, alla misura istituzionale. Ma il potere, qui, non coincide con la forza: coincide con il dubbio. Toni Servillo lavora su sottrazioni, silenzi e incrinature, dando al Presidente una solennità fragile, mentre Anna Ferzetti interpreta la figlia Dorotea, figura centrale nel confronto tra ragione giuridica e sentimento umano.
L’atmosfera è più austera rispetto ad altri film di Sorrentino, attraversata però da quella sua capacità di rendere visibile l’invisibile: il peso di una stanza, l’attesa di una firma, la solitudine di chi decide per tutti. Il racconto affronta il tema della grazia, dell’eutanasia e delle scelte irreversibili senza trasformarle in slogan.
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