Se cerchi un thriller su Netflix che punti su atmosfera e intreccio, costruendo un racconto che ti tiene coinvolto fino alla fine, ecco un titolo del 2019 rimasto un po’ nascosto in catalogo. Un film spagnolo tratto dall’omonimo romanzo di Eva García Sáenz de Urturi e che affronta il concetto di ossessione e di memoria rendendoli parte principale della narrazione.
Cerca in streaming “Il silenzio della città bianca” (“El silencio de la ciudad blanca”), diretto da Daniel Calparsoro e prodotto e distribuito dalla stessa piattaforma statunitense, che costruisce un racconto investigativo che intreccia passato e presente, facendo leva su un’atmosfera cupa e su una tensione narrativa costante.
Tra i personaggi principali attori importanti del cinema e della televisione spagnola tra cui Itziar Ituño della saga di successo “La casa di carta“.
Al centro della storia c’è un investigatore segnato dal dolore, che ritorna in servizio in quanto coinvolto in un caso che tutti credevano ormai archiviato. Scendendo nel dettaglio, Unai López de Ayala, interpretato da Javier Rey, è un poliziotto che si è allontanato dal lavoro dopo aver perso la moglie, morta in un incidente mentre era incinta.
La scelta di tornare sul lavoro è la conseguenza della notizia dell’imminente scarcerazione di Tasio Ortiz de Zarate, cui dà il volto Alex Brendemuhl, principale sospettato di una serie di omicidi del passato. Intanto qualcuno ha ripreso a massacrare giovani coppie in modo brutale e sempre rituale.
L’ex profiler Unai torna così alla propria attività investigativa, supervisionato dal nuovo vicecommissario Alba Savarrieta, interpretata da Belen Rueda. Questo lo riporta nella città di Vitoria-Gasteiz, dove deve collaborare sui nuovi inquietanti e strani omicidi. Infatti fin dalle prime battute emerge un elemento chiave.
L’assassino non è un criminale improvvisato, ma qualcuno che sembra muoversi con metodo, conoscendo perfettamente il territorio e le dinamiche investigative. Il delitto presenta infatti tutte le stesse modalità della serie di crimini avvenuti vent’anni prima.
Di fronte a questa coincidenza, Unai e la sua squadra avviano un’indagine serrata, sospesi tra due possibilità ugualmente tremende: trovarsi davanti a un emulatore, oppure scoprire che, anni prima, è stato condannato l’uomo sbagliato. In entrambi i casi, però, la verità rischia di riaprire ferite mai davvero rimarginate.
La narrazione della trama si sviluppa quindi attraverso una struttura che alterna presente e passato. Gli omicidi sembrano collegati agli eventi passati creando interesse e tensione. Un aspetto questo che introduce un livello di mistero che va oltre il singolo caso.
L’indagine diventa così una ricerca nella memoria collettiva della città e ogni indizio apre nuove domande. La verità appare sfuggente. Uno degli elementi più rilevanti in questo senso è il ruolo dei media. Il film Netflix mostra come la copertura mediatica possa influenzare le indagini.
Le informazioni diffuse, spesso in modo parziale o distorto, contribuiscono a creare pressione. E di conseguenza l’opinione pubblica diventa parte del caso, aggiungendo complessità al lavoro dell’ispettore.
Il protagonista è sicuramente un personaggio segnato dagli eventi della vita. Non è un investigatore neutrale. Porta con sé un passato che influenza il suo modo di affrontare il caso. Questo elemento aggiunge profondità, ma introduce anche una componente più personale nella narrazione. L’indagine diventa, in parte, un percorso interiore nel quale tu spettatore ti sentirai coinvolto in prima persona.
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