Approdata di recente su Netflix, è una serie in costume ricca di intrighi politici, relazioni pericolose, tradimenti e lotte per il potere. Una produzione dal titolo altisonante di tipo storico, composta da 4 stagioni e 38 episodi, trasmessa originariamente tra il 2007 e il 2010 e ora interamente in streaming.
“I Tudors” è una di quelle visioni capaci di trasformare la storia in un grande racconto seriale. Al centro non ci sono soltanto battaglie e decisioni che cambieranno il destino dell’Inghilterra, ma anche matrimoni, passioni e rivalità che si consumano nelle stanze della corte.
Quest’opera racconta gli anni del regno di Enrico VIII, uno dei sovrani più celebri e controversi della storia inglese. La sua figura è inseparabile dalle sei mogli, dalla rottura con la Chiesa di Roma e dalla nascita della Chiesa anglicana. Ma qui si osservano questi eventi attraverso una prospettiva fortemente drammatica, mettendo al centro l’uomo prima ancora del sovrano.
Creata da Michael Hirst, è stata realizzata principalmente da Peace Arch Entertainment, Working Title Television e Reveille Productions, con la partecipazione di Showtime. La storia segue Enrico VIII, interpretato da Jonathan Rhys Meyers, durante gli anni più importanti del suo lungo regno.
La prima stagione si concentra su un sovrano ancora giovane, ambizioso e determinato a rafforzare il proprio potere, ma già ossessionato dalla necessità di avere un erede maschio. Il matrimonio con Caterina d’Aragona, interpretata da Maria Doyle Kennedy, entra progressivamente in crisi.
Enrico si innamora di Anna Bolena, portata sullo schermo da Natalie Dormer, e il desiderio di annullare il primo matrimonio diventa un problema destinato ad avere conseguenze enormi. Il rifiuto della Chiesa di Roma di concedere al re l’annullamento contribuisce infatti alla frattura che porterà alla nascita della Chiesa d’Inghilterra. Accanto alla dimensione sentimentale, la serie racconta così anche il complesso confronto tra potere politico e potere religioso.
Nel corso delle quattro stagioni, “I Tudors” su Netflix segue gli altri matrimoni del sovrano, le alleanze internazionali, le congiure e le trasformazioni di una corte dove la vicinanza al re può garantire privilegi ma anche trasformarsi in una condanna. La serie non vuole essere una ricostruzione documentaristica.
Michael Hirst sceglie la strada del dramma storico, condensando alcuni eventi e modificando o semplificando diversi elementi per privilegiare il ritmo e la forza del racconto. È quindi importante guardarla come un’opera di fiction ispirata alla storia, non come una ricostruzione rigorosamente fedele di ogni dettaglio.
Il volto a cui si associa di diritto la serie è quello di Jonathan Rhys Meyers, chiamato a interpretare un personaggio che la memoria collettiva associa spesso all’immagine di un uomo anziano e imponente. La scelta dell’attore irlandese, fisicamente molto diverso dal ritratto più conosciuto di Enrico VIII, fu inizialmente sorprendente, ma permette alla serie di raccontare soprattutto gli anni della giovinezza e della maturità del sovrano.
Il suo Enrico è carismatico, seduttivo e spesso brutale. Sa conquistare la lealtà di chi gli sta intorno, ma può cambiare rapidamente atteggiamento quando sente minacciato il proprio potere. La sua evoluzione è uno degli elementi più interessanti della serie: l’uomo che all’inizio appare energico e affascinante diventa progressivamente più sospettoso e autoritario.
Uno dei motivi per cui “I Tudors” continua a essere una serie particolarmente coinvolgente è la capacità di utilizzare la corte come un vero campo di battaglia. Ogni matrimonio del re produce nuove alleanze, ogni favorito può perdere improvvisamente la propria posizione e ogni parola pronunciata davanti al sovrano può avere conseguenze imprevedibili. Inoltre, costumi, scenografie e ambientazioni contribuiscono a costruire una corte visivamente sontuosa.
L’accoglienza di questa produzione a puntate è stata generalmente positiva: su Rotten Tomatoes, la prima stagione registra un 66% di recensioni positive della critica, mentre le valutazioni delle stagioni successive mostrano un andamento più favorevole, con la seconda stagione che raggiunge il 100% sulla base delle recensioni disponibili e la terza il 100%, pur su campioni numericamente più ridotti.
Il Popcornmeter complessivo relativo al pubblico è indicato all’82%, a conferma di un buon legame con gli spettatori. Su IMDb, invece ha attualmente una valutazione di 8,1 su 10, basata su oltre 110.000 voti degli utenti. Un risultato significativo per una serie che, se non è stata mai vista, è interessante recuperare.
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