Un territorio sospeso tra la bellezza e la rovina, dove la natura e gli uomini si osservano come avversari. Su Raiplay c’è un film drammatico italiano che scava nel fango e nel silenzio per parlare di colpa, violenza e redenzione. È Delta, opera seconda del regista Michele Vannucci, che conferma la sua vocazione per un cinema fisico, viscerale, capace di far parlare il paesaggio come un personaggio.

Ambientato nel Delta del Po, il film racconta di Osso (interpretato da Luigi Lo Cascio, già protagonista in I cento passi, La meglio gioventù, Il traditore) e Elia (Alessandro Borghi, Suburra, Le otto montagne, Sulla mia pelle), due uomini che si ritrovano su fronti opposti di un conflitto primordiale.
Osso è un ambientalista che cerca di difendere il fragile equilibrio del fiume e della sua fauna; Elia è un bracconiere, figlio di quella terra, che vede nella caccia l’unico modo per sopravvivere. Il loro scontro, inizialmente morale, diventa progressivamente fisico, spietato, fino a trasformarsi in un duello ancestrale che travolge tutto ciò che li circonda.

Michele Vannucci, dopo l’esordio di Il più grande sogno (2016), torna con un film più maturo e radicale, sostenuto da una regia che predilige la lentezza e il silenzio alla parola.Prodotto da Kavac Film e Rai Cinema, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Emilia-Romagna, Delta è stato presentato in concorso al Festival di Locarno 2022, dove ha ricevuto lunghi applausi per la sua potenza visiva e per le interpretazioni intense dei due protagonisti.

Il Delta del Po non è solo lo sfondo, ma il cuore pulsante della storia: un paesaggio brumoso e indomabile che diventa specchio dell’anima dei personaggi. Il film si apre con la calma apparente del fiume, ma dietro quella pace si nasconde la guerra invisibile tra chi vuole preservare e chi vuole sfruttare.

Osso rappresenta la coscienza, Elia la sopravvivenza. Ma Vannucci non giudica: mostra come il confine tra giusto e sbagliato si dissolva quando l’uomo viene spinto all’estremo. Il linguaggio è asciutto, la violenza mai gratuita. Ogni gesto pesa, ogni sguardo racconta. Nel finale, la natura si riprende la scena, come se volesse ricordare che l’uomo è solo un ospite temporaneo.

Sul fronte della critica, Delta ha diviso ma non lasciato indifferenti. Per la rivista specializzata Ciak, la pellicola rappresenta “l’ennesimo prodotto italiano che cerca di uscire fuori dagli schemi tradizionali del nostro cinema”.

Il Fatto Quotidiano ha scritto che “Delta è un film che sembra vivere di un sacro fuoco estetico peculiare quando abbandona del tutto i dialoghi, le sembianze del racconto da sceneggiatura Mibact, e si lascia fluttuare nelle viscere dell’istintività dei protagonisti”. Al Corriere della Sera, il regista Vannacci in una intervista lo ha definito “il mio western fluviale”

Dal punto di vista commerciale, il film ha avuto una distribuzione limitata ma significativa. Su IMDb ha una valutazione di 6,3/10, mentre gli utenti Google gli attribuiscono un 52% di gradimento.

Delta è una delle opere più coraggiose del cinema italiano recente. Quello che propone Raiplay  è un lungometraggio che non cerca l’applauso facile, ma il rispetto del pubblico. Che pretende attenzione, ma restituisce profondità.
Un film fisico, fatto di fango, nebbia e silenzio, che parla di uomini e di confini, ma anche di un’Italia dimenticata, lontana dalle metropoli e vicina alla terra.

Luigi Lo Cascio offre una prova intensa, piena di contraddizioni, mentre Alessandro Borghi incarna l’istinto e la rabbia, portando sullo schermo un personaggio feroce e umano insieme.
Tra i due, la tensione cresce scena dopo scena, fino a esplodere in un finale che lascia il segno.

Un’esperienza cinematografica ruvida e autentica, che non si dimentica facilmente.