Quella raccontata in questa miniserie Netflix è una di quelle storie che ti restano addosso perché parlano di ciò che temiamo di più: la normalità del male. È un thriller sobrio, inquietante e umano, che non cerca lo spettacolo, ma la verità.
E nel farlo, ti ricorda che il coraggio non sempre nasce dal clamore: a volte basta un solo sguardo, una sola voce, per cambiare tutto. Ad esempio, Tu ti fideresti di chi tiene la tua vita tra le mani, di chi indossa un camice e ti sorride per rassicurarti?
Ecco, questa inquietante produzione per lo streaming in 4 episodi (di circa 50 minuti l’uno) ti costringe a mettere in dubbio proprio quella fiducia che consideri sacra: quella verso chi ti cura. È una storia che si insinua sotto pelle, lentamente, fino a mostrarti come il male possa nascondersi dietro la gentilezza, e come la verità, a volte, nasca dal coraggio silenzioso di chi sceglie di guardare.
Basata su fatti realmente accaduti che sconvolsero la Danimarca nel 2016, si intitola “L’infermiera” (“The Nurse”), una produzione danese del 2023 distribuita sulla piattaforma, tratta dal libro del giornalista Kristian Corfixen.
Diretta da Kasper Barfoed, la miniserie su Netflix racconta con precisione e inquietudine la storia di Christina Aistrup Hansen, un’infermiera che per anni ha manipolato, sedato e avvelenato i pazienti di un ospedale danese, e della collega Pernille Kurzman, che ha avuto il coraggio di smascherarla.
La trama si sviluppa nel piccolo ospedale di Nykøbing Falster, dove la giovane e idealista Pernille inizia il suo primo turno di notte. È piena di entusiasmo, convinta di poter aiutare le persone. A farle da mentore è Christina, una professionista esperta, affascinante, apparentemente altruista.
Ma qualcosa, lentamente, non torna. I pazienti muoiono troppo spesso, troppo improvvisamente e, dietro la perfezione della collega, si nasconde un’ombra che cresce a ogni episodio. Questo è un thriller psicologico che gioca con la tensione più sottile: quella della fiducia tradita.
Non ci sono inseguimenti o colpi di scena spettacolari, ma una tensione costante che si nutre di sguardi, silenzi, piccoli dettagli. L’orrore non esplode, ma si insinua, proprio come farebbe nella realtà. La regia di Barfoed adotta uno sguardo realistico, quasi documentaristico.
La fotografia, fredda e pulita, riflette l’ambiente ospedaliero e amplifica la sensazione di estraneità e controllo. Ogni scena è costruita per metterti nei panni di Pernille: anche tu, come lei, non sai se fidarti o fuggire. L’interpretazione di Josephine Park nel ruolo di Christina è magnetica: riesce a incarnare una calma inquietante, un fascino che nasconde crudeltà.
Accanto a lei, Fanny Louise Bernth, che interpreta Pernille, dà vita a un personaggio fragile ma determinato, una donna che cresce nella consapevolezza del pericolo fino a trovare la forza di agire. Il cuore della serie non è solo il crimine, ma il coraggio morale di chi sceglie di opporsi.
“L’infermiera” riflette infatti sulla responsabilità personale e sulla difficoltà di denunciare il male quando si manifesta in chi dovrebbe proteggere. È anche una riflessione sulla solitudine delle donne che lottano contro un sistema che tende a non credere alle loro voci.
Il ritmo della narrazione è calibrato con cura: quattro episodi intensi, senza filler, che lasciano il tempo di respirare e di osservare come la tensione cresce, fino al momento in cui la verità diventa impossibile da ignorare.
Una visione per gli amanti dei fatti di cronaca che diventano spettacolo per la tv e che raccontano vicende tanto reali quanto sconcertanti, gradita su Google con una percentuale dell’82%, su IMDb con un 6,9/10 e su Rotten Tomatoes con un bel 94%. Sarai tra i prossimi a guardarla?
