C’è ancora in cinema italiano che sa raccontare l’attualità con effetti dirompenti. Ne è un esempio “Effetto domino“, un film drammatico contemporaneo diretto da Alessandro Rossetto e ora disponibile in streaming su Raiplay. Tratto liberamente dall’omonimo romanzo di Romolo Bugaro, l’opera offre uno sguardo crudo e realistico sulle conseguenze di una ambiziosa operazione imprenditoriale che si trasforma rapidamente in catastrofe sociale, evocando metafore profonde sulla crisi economica, il ruolo delle banche e il peso delle scelte individuali nella collettività.
La vicenda si svolge in una cittadina termale del Nord-Est italiano, dove un impresario edile determinato (interpretato da Diego Ribon) e il suo fedele geometra (Mirko Artuso) decidono di lanciare un ambizioso progetto: trasformare venti alberghi abbandonati in residenze di lusso per pensionati benestanti, con l’idea di creare un nuovo “paradiso” dove vivere la terza età in comfort. Ma quando gli investitori e le banche ritirano il sostegno finanziario, il piano che sembrava destinato al successo implode, generando un vero e proprio effetto domino di fallimenti, tensioni economiche e ripercussioni sociali che colpiscono non solo gli imprenditori, ma anche lavoratori, famiglie e comunità locali.
Il cuore di Effetto domino è la sua capacità di tradurre un fenomeno sociale, vale a dire l’illusione del boom economico e la repentina caduta, in una narrazione cinematografica che unisce realismo documentaristico e componente narrativa drammatica. Rossetto, con una importante esperienza nel cinema documentario, porta sullo schermo una storia radicata nella realtà italiana, dove l’innalzamento dell’età media unita ai sogni di riscatto economico si scontrano con la durezza di un sistema in cui la finanza e i poteri forti rapidamente travolgono le piccole ambizioni personali.
L’approccio visivo e narrativo è asciutto, talvolta spietato: l’ambientazione termale diventa simbolo di un’Italia che cerca identità oltre il turismo e che fatica a mantenere vive le proprie risorse.
I luoghi, desolati e segnati dal declino, accompagnano i personaggi in un percorso di frustrazione crescente; il progetto, inizialmente visto come salvezza, si rivela essere una trappola che sfugge di mano. La decisione di lasciare ampio spazio a una voce narrante, quella di Paolo Pierobon voce fuori campo che guida lo spettatore attraverso gli eventi, risulta efficace nel delineare il tono quasi documentarista della pellicola.
Sul fronte dei personaggi, l’intreccio drammatico tra l’impresario e il geometra, interpretati rispettivamente da Diego Ribon e Mirko Artuso, è al centro della tensione morale e psicologica del film da vedere stasera su Raiplay. Intorno a loro ruotano altri personaggi, tra cui interpreti del calibro di Maria Roveran, Nicoletta Maragno, Roberta Da Soller, Marco Paolini, Olivier Rabourdin e Lucia Mascino, che contribuiscono a delineare un universo umano alle prese con la speranza di rivincita e la ferocia del mercato globale.
Rossetto non si limita a raccontare una sconfitta economica, ma porta alla luce le conseguenze sociali e personali dell’effetto domino generato da scelte apparentemente razionali: il sistema bancario, la speculazione immobiliare, il rapporto tra piccolo imprenditore e industria globale si intrecciano fino a creare una metafora potente sulla perdita di controllo.
Il film è stato presentato nella sezione Sconfini della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2019, ricevendo attenzione per la sua prospettiva originale su tematiche economiche e sociali.
Alcuni critici hanno notato come l’impostazione narrativa, e in particolare la voce fuori campo, renda la visione impegnativa per lo spettatore, ma molti hanno invece evidenziato l’aderenza alla realtà e la coerenza stilistica.
Sulle piattaforme di recensioni come IMDb il pubblico mostra attenzione verso il film (6,2/10 si gradimento), attenzione confermata anche dagli utenti Google (62% di gradimento). Questo perché in fondo la pellicola disponibile su Raiplay non si ferma alla denuncia sociale o alla cronaca del fallimento imprenditoriale, ma trasporta lo spettatore in una riflessione più ampia sulle dinamiche di potere che regolano il nostro presente.
