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In Irpinia, i Piccoli Borghi riprendono vita con i Profughi.

I comuni di Petruro Irpino e Chianche riprendono vita con i profughi: l'Integrazione è possibile. Ecco due storie belle,da leggere e da raccontare.

Il quotidiano online Repubblica ne ha parlato tramite un interessante articolo affidato all’inviata Maria Novella De Luca, e da lì la notizia si è fatta spazio nell’opinione pubblica da sempre divisa tra favorevoli e contrari.

L’immigrazione non è cosa semplice.

Sì perché parlare al giorno d’oggi di immigrazione non è cosa semplice, tra fatti di cronaca che ne evidenziano gli aspetti più brutali e riprovevoli e dibattiti infiniti a metà tra l’integrazione possibile e la necessaria espulsione.

In generale, sono sempre di più gli aspetti negativi a emergere, senza dubbio perché il negativo fa più facilmente e velocemente notizia (ma questa è una regola assoluta).



Lungi dal prendere posizioni, è altresì importante diffondere anche quelle notizie che fanno emergere aspetti più propriamente positivi della questione immigrazione.

Perché se qualcosa di buono accade, se qualcosa si muove nella direzione di una possibile integrazione è anche giusto che venga fuori.

L’Irpinia ed i suoi borghi abbandonati

Ed è appunto venuto fuori dal report che ha visto l’Irpinia e alcuni suoi piccoli borghi protagonisti di La carica dei profughi bambini che riporta in vita i piccoli borghi, una sorta di racconto di unione che fa la forza e di rinascita di piccole realtà locali ed economie spesso dimenticate.

Sono le vive voci degli abitanti del posto, intervistati per spiegare il fenomeno in atto tra le stradine dei loro paesi, a far emergere un quadro di ottimismo che non può che strappare un piacevole sorriso.

Il caso Petruro Irpino

Parla “zio Ubaldo”, ottantenne ex minatore di Petruro Irpino che, impegnato a intrattenere il piccolo Victory, nigeriano di 17 mesi, afferma che con l’arrivo del gruppo di migranti “anche noi vecchi abbiamo ricominciato a sentirci vivi, qui prima c’erano solo silenzio e funerali”.


Sì perché dall’arrivo di Victory, Testimony, Marvellous, Shiv e tutti gli altri profughi sembra proprio che le attività siano riprese e che la vita scorra in maniera più piacevole.

Con tutti questi nuovi bambini il Comune ha deciso di riaprire l’asilo, qui la scuola era chiusa da 20 anni” – continua lo “zio Ubaldo”.

E non c’è dunque da sorprendersi se la piccola Testimony trascorra le mattine con Teresa, giovane irpina che le fa da baby sitter pagandosi così gli studi mentre la mamma Pamela, nigeriana, lavora in un’azienda agricola, oppure che Precious, anche lei nigeriana, faccia il tirocinio da parrucchiera per integrarsi anche a livello sociale.

Ma ciò che accade a Petruro Irpino non è fenomeno isolato.

A Chianche, ad esempio, era ormai rimasta una sola giovane ragazza italiana, adesso invece sono presenti quindici rifugiati e c’è in programma l’apertura di un nuovo alimentari in stile etnico, mentre a Roccabascerana si contano trenta rifugiati e il sindaco Roberto Del Grosso si esprime in questi termini in merito alla situazione: “L’integrazione c’è stata, possiamo ospitarne altri”.



E questi sono solo alcuni esempi e alcune voci di un più folto numero di rifugiati che ha trovato in questi luoghi la propria dimensione, spronando anche le comunità locali a rimettere in moto attività ed economie, spingendo anche alcuni a rimanere o a tornare alle proprie terre di origine.

Insomma, un “melting pot” ben assortito e ben riuscito che vuole dare speranza a un futuro più sereno possibile e fiducia nell’altro e nel diverso, nel rispetto reciproco.

Una storia bella, bella da raccontare.



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