C’è un momento nella carriera di Jennifer Aniston in cui ha deciso di spingersi oltre la leggerezza di Friends, cercando ruoli capaci di raccontare la vulnerabilità femminile e le piccole battaglie quotidiane. Nei suoi occhi c’è quella malinconia sottile che appartiene a chi ha conosciuto la delusione e ha imparato a sorridere comunque.
In “Qualcosa di speciale”, (Universal Pictures, Stuber Pictures) film del 2010 diretto da Brandon Camp e oggi disponibile su Netflix, Aniston regala una delle interpretazioni più sincere della sua carriera, nei panni di Eloise, una donna che ha smesso di credere nell’amore ma che, suo malgrado, si ritrova a dover guarire le ferite di un altro cuore.
Camp, che aveva già diretto Dragonfly – Il segno della libellula, scrive qui la sua opera più intima, ispirata a un dolore personale: la perdita della madre. Love Happens (titolo originale) nasce proprio dal tentativo del regista di dare forma a un lutto, di raccontare il difficile equilibrio tra assenza e rinascita.
Un film che mescola dramma e romanticismo, come quei tearjerker (strappalacrime) americani che ti spingono a piangere senza vergogna, possibilmente da solo, sul divano di casa, mentre fuori piove e su Netflix parte la riproduzione automatica.
Il protagonista, Aaron Eckhart, interpreta Ryan Burke, uno scrittore diventato celebre grazie a un libro motivazionale che promette di insegnare a superare la perdita di una persona cara. Ma Ryan è un uomo spezzato: dietro la facciata del guru si nasconde un dolore mai risolto, quello per la morte improvvisa della moglie.
Eloise, la fioraia interpretata da Jennifer Aniston, entra nella sua vita per caso, o forse per destino. Tra i due nasce un legame lento, esitante, che non si fonda sull’attrazione ma sul riconoscersi nel dolore reciproco. E forse è proprio questo che rende Qualcosa di speciale così autentico.
Girato tra Seattle e Vancouver, il film restituisce alla città americana un’atmosfera malinconica, sospesa tra pioggia e luci soffuse, che diventa quasi un personaggio secondario. Nel cast compaiono anche Martin Sheen, nei panni del suocero di Ryan, e Judy Greer, che aggiunge al racconto un pizzico di leggerezza e ironia. La colonna sonora, elegante e discreta, accompagna le emozioni con toni malinconici e delicati.
All’uscita nelle sale, nel 2009, la critica non fu tenera. Il The Guardian scrisse che il film “si risolve in un finale cliché, con un discorso lacrimoso e un applauso liberatorio, come in un manuale motivazionale travestito da storia d’amore”.
Su Rotten Tomatoes, solo il 17% delle recensioni è positivo (media 3,9/10), ma il Popcorn Meter, che misura il gradimento del pubblico, si ferma al 37 %, segno di un’accoglienza più calorosa, anche se non entusiasta. Su Metacritic il punteggio si ferma a 33/100. Eppure, a distanza di anni, quel giudizio severo sembra un po’ ingiusto.
Su IMDb, Love Happens mantiene un 5,7/10, ma forse è il pubblico, più della critica, a coglierne la dolcezza. Sarà il potere dello streaming, o quella particolare magia del tempo che trasforma la malinconia in tenerezza, ma oggi il film piace al 65% degli utenti Google, segno che qualcosa, nel suo messaggio semplice e sincero, continua a toccare corde profonde.
Aniston è il cuore pulsante del film. La sua Eloise non è un’eroina perfetta ma una donna normale, con paure e tenerezze, che sceglie di restare quando sarebbe più facile fuggire. In lei si concentra tutta la forza del film: quella di chi affronta la vita con dignità, senza promesse miracolose ma con la certezza che anche il dolore, se condiviso, può trasformarsi in amore.
Qualcosa di speciale non è un film che stupisce, ma consola. È un piccolo rifugio emotivo, un racconto che si apre e si chiude come un respiro. E anche se il lieto fine è annunciato, resta la sensazione di aver attraversato qualcosa di vero, fragile, umano. Perché in fondo, come suggerisce il titolo, l’amore non è altro che questo: qualcosa di speciale, anche quando arriva tardi.
