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Il Kiwi Club è in vendita ! Chi lo compra ?

Alla fine degli anni '80 fu uno dei luoghi simbolo del divertimento avellinese. Tra serate danzanti, musica dal vivo e incontri, il Kiwi Club vive ancora nella memoria di chi lo ha frequentato.

Un cartello come se ne vedono tanti in giro, un richiamo per possibili acquirenti.

Vendesi, locale commerciale, zona centrale, ottimo affare.

Cosa c’è di tanto speciale vi starete chiedendo? Di cartelli come questo, specie nell’ultimo periodo con le attività commerciali sempre più spesso in affanno, se ne leggono a iosa passeggiando per le strade di Avellino.

Eppure, questo non è uguale agli altri. Almeno non lo è per un’intera generazione di avellinesi.

L’avviso, con il logo dell’agenzia immobiliare Tecnocasa Corso Vittorio Emanuele, è stato apposto da qualche giorno sulle porte d’ingresso di quello che un tempo era il Kiwi Club, la più straordinaria esperienza vissuta dal popolo della notte avellinese.

“Mi vien da piangere: vendesi mi sembra quasi impossibile” cantava nel 1980 Lucio Battisti.

E proprio in quegli anni vedeva la luce quello che nella seconda metà degli anni ’80 ed in particolare a partire dal 1989 sarebbe diventato il luogo per eccellenza della movida irpina e campana.

Il Kiwi Club, come ancora oggi ricorda chi in quel locale di circa 170 metri quadrati ha trascorso gran parte delle serate della propria giovinezza, fu più della classica discoteca degli anni ’90.

A trasformarlo in un luogo esclusivo, fonte di un divertimento sano che sapeva coinvolgere la meglio gioventù avellinese, fu il p.r. Lino Sorrentini, pioniere di un certo modo di far ballare e divertire i giovani (ma anche i teeen agers con le mai dimenticate feste della domenica pomeriggio) in una città che proprio in quegli anni cominciava a scrollarsi di dosso la paura del terremoto.

Una generazione, quella dei ragazzi di quegli anni, che chiedeva spazi, che manifestava l’esuberanza tipica di quell’età, un’esuberanza brillante, che voleva (e sapeva) stare al passo con i tempi.

Il Kiwi Club divenne il simbolo di quella generazione.



Un popolo trasversale, quello che affollava la pista in cui i dj Angelo Mazzeo, Dario Guida, Luca Aurigemma, giusto per citarne alcuni, lasciavano fuori da quella porta su cui oggi campeggia il cartello vendesi, le tensioni, le discussioni e i timori di ciò che da lì agli anni futuri sarebbe stata la città di Avellino.

Quasi un’isola franca, il Kiwi Club, dove l’unico obiettivo era divertirsi stando insieme.

In molti, a cominciare da chi a quella esperienza diede vita e la portò avanti per anni con successo ed impegno, hanno confessato che da quando chiuse i battenti hanno avuto un po’ di difficoltà ad affacciarsi in quel vicoletto di Via Colombo.

Una forma di rispetto per una memoria che, di tanto in tanto, si rinfresca attraverso ancora affollatissimi revival nel nome del come eravamo.

Ma se dovesse accadere che…