Ti è mai capitato di sentirti troppo qualificato per fare un lavoro come il benzinaio, il lavapiatti, il cameriere o il pony express? Sembra assurdo, vero? Eppure è proprio così che inizia una delle commedie italiane più intelligenti degli ultimi anni. Se non l’hai ancora visto – o se è passato un po’ troppo tempo dall’ultima volta – ti consiglio di recuperare subito Smetto quando voglio, disponibile in streaming su RaiPlay. Una pellicola che diverte e colpisce con la stessa forza, diretta da Sydney Sibilia nel 2014, e che oggi, a distanza di dieci anni, suona più attuale che mai.
La storia è quella di Pietro Zinni, interpretato da Edoardo Leo, un brillante neurobiologo romano a cui il mondo accademico chiude brutalmente le porte. Tagli, riforme, fondi che spariscono: chi lavora nella ricerca lo sa bene, e chi non ci ha mai avuto a che fare, scopre grazie al film un retroscena tutto italiano. Quello di un sistema che – per paradosso – premia il servilismo e punisce il merito.
Quando l’intelligenza diventa illegale
Cosa fai quando il talento non basta? Quando nessuno ti offre un’occasione, nemmeno con un curriculum da Premio Nobel? Pietro, incastrato in un futuro da disoccupato con una compagna sempre più insofferente, decide di fare il grande salto. Ma non verso l’estero. Verso… l’illegalità. Una molecola non ancora classificata come droga diventa la chiave per creare una nuova sostanza ricreativa: tecnicamente legale, almeno per un po’.
E per farlo ha bisogno di una squadra. Così entra in scena una delle bande più geniali e improbabili mai viste al cinema: latinisti che fanno i benzinai, chimici che lavano piatti nei ristoranti, economisti che scommettono al poker. Tutti accomunati da un passato accademico brillante e da un presente ridicolo. E sono proprio questi personaggi, splendidamente interpretati da un cast affiatato (tra cui Valerio Aprea, Libero De Rienzo, Stefano Fresi), a trasformare il film in un piccolo cult.
Commedia, realtà e un pizzico di tragedia
Il punto di forza di Smetto quando voglio – disponibile anche a metà filmografia consigliata su RaiPlay – è la sua capacità di alternare leggerezza e critica sociale. Dietro ogni battuta c’è un’amarezza di fondo, quella di un Paese che produce menti brillanti ma non sa cosa farne. Il regista Sydney Sibilia riesce a costruire un equilibrio raro tra satira e realismo, senza mai cadere nel patetico.
La colonna sonora è ritmata, ironica, complice del tono frizzante del film. La regia è dinamica, con un montaggio che tiene incollati allo schermo e una fotografia urbana, colorata ma non patinata. Il tutto immerso in una Roma inedita, fatta di università grigie, benzinaie spoglie, locali notturni dal retrogusto chimico.
Non è un film perfetto, certo: qualche stereotipo di troppo, qualche forzatura narrativa nel secondo tempo. Ma è uno di quei film italiani che riesce ad avere una voce originale, riconoscibile, e che lascia il segno.
Le opinioni di chi l’ha già visto
Ed il pubblico ha apprezzato. Su Google le recensioni sono in gran parte positive con un ottimo 79%. Su IMDb, il punteggio è di 7,0 su 10, mentre su Rotten Tomatoes – dove è stato recensito anche all’estero – le valutazioni dei critici lo promuovono come una delle commedie italiane più riuscite degli ultimi anni. Alcuni giornalisti internazionali, come Jason Best di Movie Talk ha descritto Smetto quando voglio come “una farsa abilmente congegnata e una satira penetrante di una società che ha latinisti che lavorano come benzinai e professori disoccupati che minimizzano il loro passato accademico come errori giovanili“
Ora che Smetto quando voglio è tornato disponibile su RaiPlay, non hai più scuse. È il momento giusto per (ri)scoprirlo. E magari riflettere, tra una risata e l’altra, su quanto sia sottile il confine tra genialità e follia in un Paese che spesso costringe i suoi migliori cervelli… a diventare fuorilegge.
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