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La cantata dei pastori con Peppe Barra
Foto di Alessandra Valentino
Spettacoli

La cantata dei pastori,tra Sacro e Profano uno strepitoso Peppe Barra.

Lo Spettacolo per antonomasia, lo spettacolo con la “S” maiuscola , del Natale Napoletano.

Una tradizione che dura ininterrottamente dal 1968 (anno in cui questa opera sacra teatrale in versi, fu rimaneggiata felicemente da  Andrea  Perrucci) e che tra messe in scena, edizioni e riedizioni, versioni  varie, rielaborazioni e rivisitazioni, ha scandito i tempi del Natale a Napoli.

Uno spettacolo che da vari anni è stato riproposto nell’ambito della rivalutazione della tradizione e della sua relativa nuova valorizzazione e che insieme ai “miti” sacri e profani, ai valori indissolubili e indiscutibili del Natale, ne costituisce parte integrante ed essenziale.

Bisogna anche tener conto che l’approccio al sacro, nell’ambito teatrale è sempre stato difficile, se non proibitivo, o meglio ancora da evitare accortamente:  la paura di essere imprecisi, di risultare manieristici, di rivelarsi blasfemi, ha da sempre condizionato la volontà  e il desiderio di cimentarsi nell’arduo compito.

La cantata dei pastori con Peppe Barra
Foto di Alessandra Valentino

Ma per fortuna,  Perrucci con il suo “Il vero lume tra l’ombre” (titolo originario della Cantata dei pastori)  ha fornito un valido aiuto ed efficaci suggerimenti per affrontare la difficile impresa di una messa in scena della epocale lotta fra gl’Inferi e il Cielo.

E’ questo,  infatti,  il vero momento centrale della piece teatrale, in cui si narra delle vicissitudini di Maria e Giuseppe che, nel  loro viaggio verso Betlemme, ostacolati dai Diavoli che vogliono impedire la nascita del Messia, solo grazie all’aiuto degli Angeli  riusciranno a vincere, rendendo possibile la nascita di Gesù.

Ciò nonostante, all’improvviso accade un fatto imprevisto:  un tema così importante viene a contatto e si relaziona con il popolo ( originariamente, la rappresentazione, rigorosamente eseguita da soli uomini, avveniva esclusivamente in conventi, seminari e altri luoghi di religione) il quale se ne appropria, contaminandone la sacralità ed elevando a protagonista lo scrivano Razzullo (Orazio), iniziale mero mezzo narrativo.

Ma questa non è l’unica novità che la Cantata riceve dal popolo che, infatti, inserisce nella storia anche il barbiere gobbo Sarchiapone, dando vita,  di fatto, alla classica forza motrice della comicità, alla classica coppia comico-spalla, che con lazzi e sberleffi, propri della Commedia dell’Arte, diventano elementi importantissimi e determinanti, in una rappresentazione che da tre secoli è accompagnata da un ininterrotto successo popolare.

La cantata dei pastori con Peppe Barra
Foto di Alessandra Valentino

Ma (c’è sempre un ma…) a dispetto delle battute irriverenti, dei doppi sensi, neanche troppo nascosti, delle gag spinte, esagerate, c’è, comunque e forte, il recupero della sacralità, culminante nel momento immediatamente precedente la nascita del Bambinello: è in quell’istante che viene fuori, in modo esaltante, incontrovertibile, il sentimento religioso ed il rispetto che il popolo (non solo napoletano) nutre verso la Sacra Famiglia.

La cantata dei pastori con Peppe Barra
Foto di Alessandra Valentino

Motori efficienti, precisi, rodati, puntuali, deus ex machina di un ingranaggio teatrale efficiente e attrattivo, anello di congiunzione tra tradizione e innovazione, sono il barbiere Sarchiapone, la straordinaria Teresa del Vecchio, popolano verace, perennemente affamato, disgraziato, indolente, apatico e sgangherato e lo scrivano Strazzullo, strepitosamente interpretato da un infallibile e ineffabile Peppe Barra, tra l’altro regista e autore di questo adattamento un po’ sornione nello strizzare l’occhio al varietà.

Insieme irrompono nella storia di Maria e Giuseppe e, nel mentre la esplicitano ne costituiscono la vera innovazione con il loro linguaggio moderno e aiutandosi con informali richiami alla dissacrante attualità, contaminano e colorano la tradizione, frazionando la quiete del sacro, e confermando la validità della commistione comica come elemento attrattivo, eccellente tramite per la soddisfazione del pubblico che risponde entusiasticamente con ripetuti applausi e una prolungata chiamata in scena e ovazione finale.

Uno strameritatissimo “bravi a tutti”, senza dimenticare le esaltanti e magniloquenti scenografie di Antonio Buonocore , i lussuosi e pertinenti costumi, e  una strizzata d’occhio all’orchestra che pur “invisibile” si rivela simpatica compagna di scherzi e improvvisate gag.

Un classico dell’ Arte e del Teatro che non finisce mai di sorprendere.

(Foto di Alessandra Valentino scattate durante lo spettacolo andato in scena al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino)

LA CANTATA DEI PASTORI

di Peppe Barra e Paolo Memoli –  con Peppe Barra regia Peppe Barra – produzione Consorzio Campano Teatro e Musica – costumi Annalisa Giacci – scene Lele Luzzati – musiche Roberto De Simone

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