La straordinaria storia di un imprenditore che provò a realizzare un sogno da condividere. Su Raiplay non lasciarti sfuggire la possibilità di rivedere il film per la tv in due episodi che racconta le gesta di chi seppe trasformare una fabbrica in una visione sociale, un luogo in cui l’uomo e il lavoro non erano in conflitto, ma parte dello stesso ideale di progresso.
Adriano Olivetti – La forza di un sogno, diretto da Michele Soavi, non è solo una fiction biografica: è un viaggio nella mente e nel cuore di un uomo che ha creduto che la cultura potesse cambiare il mondo e che la bellezza dovesse essere parte integrante della vita quotidiana.
Olivetti era anche il nonno del regista Soavi: sua mamma Lidia era infatto la figlia del grande imprenditore piemontese. Oggi, grazie a Raiplay, questo racconto torna a parlarci con una forza intatta, come un messaggio contro la rassegnazione e l’indifferenza.
Prodotta da Rai Fiction e Casanova Multimedia, e trasmessa per la prima volta su Rai 1 nel 2013, la miniserie in due puntate ricostruisce con grande accuratezza la parabola umana e professionale di Olivetti, interpretato da un intenso Luca Zingaretti (Il commissario Montalbano, Il giudice meschino, No activity – Niente da segnalare).
Accanto a lui, Stefania Rocca (Casomai, Viol@, La bestia nel cuore) nel ruolo di Grazia, la donna che incarna l’amore e il senso di equilibrio del protagonista, e Francesca Cavallin che interpreta Paola Levi, figura ispirata a una delle più importanti collaboratrici del grande industriale.
La storia inizia a Ivrea, negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, dove il giovane Adriano eredita l’azienda del padre Camillo Olivetti, produttore di macchine da scrivere. Ma Adriano non vuole essere un semplice imprenditore: la sua ambizione è creare un’impresa che rispecchi un ideale di armonia tra economia e giustizia sociale.
Sotto la sua guida, la Olivetti diventa non solo un colosso industriale, ma anche un laboratorio culturale: architetti, scrittori, sociologi, artisti lavorano fianco a fianco per costruire un modello alternativo di capitalismo, fondato su valori etici e umani.
La sceneggiatura, firmata da Salvatore Basile, mescola il racconto biografico con momenti di grande intensità emotiva, alternando la dimensione pubblica del protagonista a quella privata.
Vediamo Olivetti sfidare i poteri economici e politici, ma anche affrontare i dubbi e le solitudini che derivano dall’essere troppo avanti rispetto al proprio tempo.
La regia di Michele Soavi (Dellamorte Dellamore, Arrivederci amore, ciao, Il sangue dei vinti) dosa bene epica e introspezione: l’impianto è classico, ma la messa in scena è moderna, visivamente potente.
Sul piano critico, il film ottenne un’accoglienza molto positiva. La Repubblica scrisse che la Rai “sviluppa la figura dell’imprenditore Adriano Olivetti come quella di un nostrano Oscar Schindler, al fine di portare sullo schermo l’immagine di una delle figure imprenditoriali più importanti in Italia nel Novecento”, mentre Il Corriere della Sera riconosce i meriti di aver riscoperto “il più rivoluzionario industriale della storia italiana, un raffinato intellettuale, un grande e innovativo editore”..
All’epoca della sua messa in onda, superò i 6 milioni di telespettatori, con uno share del 24%, segno di un interesse profondo per una figura che ha ancora molto da dire all’Italia di oggi.
Su IMDb, Adriano Olivetti – La forza di un sogno ottiene una valutazione di 7,5/10, mentre gli utenti Google lo promuovono con un 90% di recensioni positive.
Zingaretti costruisce un Adriano Olivetti empatico, idealista e vulnerabile, un uomo che sogna una comunità di lavoro fondata sul rispetto reciproco e sulla cultura. Il film ci mostra come le sue intuizioni — la responsabilità sociale d’impresa, la centralità del lavoratore, la connessione tra arte e industria — siano ancora straordinariamente attuali.
“Bisogna avere il coraggio di sognare”, dice Olivetti in una delle battute più belle del film.
E forse è proprio questa la lezione più forte che La forza di un sogno ci lascia: che un sogno, se condiviso, può davvero cambiare la realtà.
